
Una spedizione scientifica si è trasformata in un affascinante diario di viaggio. Di questo ci racconta un Libro inconsueto, da scoprire pagina dopo pagina. Sergio Ghione (Venezia, 1949) è medico e ricercatore presso l'Istituto di Fisiologia Clinica del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Pisa. Ha una passione per la geografia e in particolare per le isole. Insieme a tre etologi e biologi marini un giorno di aprile del 1997 è partito per Ascensione, l'isola delle tartarughe.
La storia inizia a Rafiah, al confine tra Israele ed Egitto nel 1967 durante la Guerra dei Sei giorni. L'ebreo Shlomo Ben Elkana va alla ricerca della tomba dell'ebreo Kabr Yehud insieme a un vecchio beduino di nome Ahmed Hag. L'arabo lo conduce in un'oasi dove c'è un'unica palma. Sotto quell'albero si nasconde un segreto: l'arabo e l'ebreo scoprono il cadavere di un uomo vestito da beduino che ha in tasca tre datteri dai quali è nato l'albero. E' il corpo di Absalom Feinberg, poeta e agronomo ebreo. La narrazione scorre indietro nel tempo e torna al 1914 nel villaggio di Zikhron Ya'acov in Galilea dove vivono i futuri componenti di Nili, il gruppo clandestino ebreo.
Protagonisti dei romanzi di Patricia Highsmith sono spesso quei fatti della quotidianeità che si mutano in "un'allucinante vicenda", quelle pagine di cronaca in cui un'intera vita si riduce a un "trafiletto sormontato da una fotografia". Ma il sipario appena sollevato subito cala, e regna nuovamente il silenzio. Ed è proprio in questa pausa quasi infinita che la scrittrice tesse la trama di "Gente che bussa alla porta", aprendo al lettore l'uscio di casa Alderman e descrivendo il tranquillo ménage di una famiglia borghese investita all'improvviso da una folgorazione religiosa che stravolge ogni equilibrio fino a compromettere irrimediabilmente il rapporto tra il padre e il primogenito.
Nella storia della famiglia Stassos, nei cento anni che i suoi componenti vivono sul suolo americano alla ricerca di una felicità ordinaria, Michael Cunningham intreccia i fili di differenti identità, di mondi diversi destinati a entrate in collisione con gli altri e soprattutto con se stessi. Un universo di destini apparentemente liberi di seguire il proprio corso, e invece votati, quasi per diritto di nascita, a muoversi, esplorare, provare gioie laceranti e salvifici dolori.
Indefinibile per principio, la vita e l'opera di Carmelo Bene trova in questa raccolta, secondo le stesse parole dell'attore-autore, la sua espressione compiuta. Dall'autobiografismo di "Sono apparso alla Madonna" ai testi polisenso di "Lorenzaccio", "Nostra Signora dei Turchi", "Otello", "Pentesilea", "Hamlet Suite", si compone qui il monumento dell'anti-teatro italiano.
L'uomo è incapace di desiderare prescindendo da un modello, consapevole o inconscio, l'oggetto o lo scopo del suo desiderio gli è proposto o imposto da un terzo, che funge da mediatore. Il triangolo che si instaura tra personaggio, oggetto desiderato e mediatore, è uno schema costante e centrale nella struttura del romanzo. René Girard reinterpreta alla luce di questa intuizione critica e psicologica, e attraverso un'analisi sottile e affatto originale, le grandi opere e i personaggi della letteratura moderna.
Il giovane Aurélien Rochefer, vive in un paesino del sud della Francia alla fine dell'Ottocento, vuole realizzare il suo sogno, fare l'apicoltore. Gli alveari che costruisce vengono incendiati da un fulmine, mentre una mistriosa femmina nera che gli appare in sogno lo invita a raggiungerlo. Aurélien si imbarca per l'Africa, dove passerà di avventura in avventura, tra re ricchi e avidi, mercanti spietati e una Regina delle Api che gli farà un magico dono. Solo al ritorno a casa, egli troverà la forza di dedicarsi a una ciclopica impresa e saprà scoprire dentro di sé un puro amore per l'unica donna che lo ha sempre aspettato.
Sinagoga di Satana o tempio della fratellanza? Cupola mafiosa o scuola etica? Setta perversa o sacerdozio civile? E chi sono i massoni? Fratelli maledetti o figli della Luce? Comici e camorristi o templari della democrazia? Sull'Arte Reale, nata ufficialmente nel 1717 a Londra, è stato detto e scritto tutto. Da più di due secoli i suoi adepti sono messi alla gogna o sugli altari da detrattori e apologeti. Roberto Gervaso racconta la loro storia dalle origini leggendarie - pitagoriche, gnostiche, templari, rosacrociane - a oggi, soffermandosi sui loro rapporti con la Chiesa, le grandi monarchie assolute del XVIII e XIX secolo, con i totalitarismi e le democrazie del Novecento, con l'illuminismo, il romanticismo, il fascismo.
"'Diario arabo' è stato dettato dal contingente, giorno per giorno, ma l'interesse dei lettori è continuato anche dopo la guerra del Golfo. Evidentemente sono riuscito ad andare "dentro la notizia" sì da collocare i vari capitoli del diario in una dimensione non effimera. E ciò nel tentativo di spiegare "l'alterità, la mobilità del diverso". La crisi, annosa e amara, del Medio Oriente che coinvolge due grandi popoli di Dio (il palestinese, l'israeliano), ansiosi di vivere sereni in una stessa piccola terra, non è più reclusa nella geografia politica. Si è mondializzata. E i segni imperiosi della Cultura che nel Corano sono profondi ci suggeriscono la necessità di una metamorfosi disperatamente difficile." (Igor Man)
Allestita una dozzina di anni fa dal Birmingham Repertory Theatre, la commedia di Lodge è ambientata in una fattoria del Dorset. Ne sono protagonisti scrittori e aspiranti tali: i primi insegnano, i secondi imparano. Ma tutti fanno i conti con le proprie emozioni, i sogni di gloria più o meno realizzati, i bisogni di esprimere disagi e, forse, talenti.
Questo libro, reso famoso dal film di Stanely Kubrick con Peter Sellers, continua da più di trent'anni a minacciare i lettori con l'arma pacifista della comicità e della satira. La storia è quella dei tentativi per evitare la catastrofe nucleare, dopo che un generale americano, convinto che i comunisti avvelenino gli umori vitali, ha dato il via all'operazione R, escogitata per rendere più credibile il deterrente americano. Perché "Il dottor Stranamore" è ancora d'attualità? Forse la chiave di questa anarchica immaginazione è nel sottotitolo, in quell'invito paradossale a non preoccuparsi e ad amare ordigni di distruzione e di morte, senza che l'uomo che ne scatena la forza distruttiva possa vederne immediatamente gli effetti.
Intorno a Jenin non è restato nulla. La guerra ha devastato tutto. Solo corpi esangui, ricordi, e la scarpa abbandonata di un bambino, che Jenin spera di vedere ancora, a piedi nudi, alla ricerca della sua scarpa perduta. Mentre percorre questo paesaggio devastato dalla guerra, Jenin canta un'elegia di dolore e rabbia, un inno alla vita, violentata senza scrupoli dai conflitti.

