
Il cinichilismo è un termine inventato per indicare un atteggiamento diffuso nella società contemporanea in cui la perdita dei valori (nichilismo) si combina con un adattamento pragmatico e disincantato a questa perdita (cinismo). Si può dire che il cinichilismo è la situazione in cui si sa che molti valori tradizionali (verità, giustizia, ideali) sono stati svuotati o messi in dubbio, ma invece di reagire o cercare nuovi fondamenti, ci si adatta consapevolmente e cinicamente, continuando a vivere puntando solo a ciò che funziona. Questo atteggiamento si traduce in una postura culturale e politica sempre più diffusa e pericolosa che attraversa l’intera piramide sociale: dai vertici del potere politico ed economico al mondo tecnologico, fino alle giovani generazioni che crescono in un contesto privo di riferimenti stabili. Il libro propone un percorso di analisi attraverso alcuni dei nodi più critici del nostro tempo mostrando come molte dimensioni della nostra epoca sembrino essere state progressivamente contaminate da questo "morbo" culturale, le cui conseguenze sono stata intuite e denunciate da una delle voci più autorevoli e illuminate del nostro tempo, Papa Francesco.
La politica di oggi è un dialogo tra palazzi. Partiti e corpi intermedi si parlano fra loro, e i cittadini restano spettatori. Il Piano B ribalta il gioco. Parla al paese e raccoglie chi non ha smesso di costruire. Nasce uno s-partito. Una proposta. Se chi governerà saprà ascoltarla, l'esperimento sarà riuscito. Mai così connessi, mai così soli. È il paradosso del nostro tempo, e dentro questo paradosso la società italiana si è frammentata. I legami di prossimità si sono dissolti, la crisi attraversa la sanità, la scuola, il lavoro, le città, la vita quotidiana. Non è solo una crisi economica. È una crisi di relazioni. I diciotto autori di questo libro la chiamano per nome: «patologia sistemica», prodotta da decenni di scelte culturali, economiche e organizzative che hanno premiato l'efficienza individuale sulla relazione, la prestazione sulla cura, la competizione sulla cooperazione. Ma non si limitano a descrivere il problema, indicano una via d'uscita. Un possibile «Piano B», che è al tempo stesso un'idea di società. Welfare, scuola, città, transizione ecologica reggono soltanto se reggono i legami che li attraversano. Salute, sviluppo, qualità della vita non si tengono in piedi con la sola contabilità delle prestazioni, ma anche con i legami che generano. Il tempo stringe, e annunciare il cambiamento non basta più. Servono istituzioni, territori e cittadini che lo pratichino. Occorre riconoscere che la relazione è infrastruttura, non corollario. E bisogna tradurre questo riconoscimento in scelte, dentro le istituzioni, nei territori, nei luoghi di lavoro. Questo libro è un invito a farlo adesso.
Per mezzo secolo l’Occidente ha basato la sua crescita economica su settori immateriali come servizi, finanza, proprietà intellettuale, economia della conoscenza. Non era sbagliato, ma dalla pandemia agli odierni conflitti, le tensioni globali ci costringono a rivedere quella certezza: l’economia immateriale poggia su risorse concrete, in molti casi rare e concentrate. Dall’intelligenza artificiale alle reti, dalla transizione verde alle «catene» delle materie prime, ciò che sembrava incorporeo rivela radici profondamente materiali. Non siamo passati «dagli atomi ai bit», siamo in un mondo che ha bisogno di entrambi, simultaneamente e in misura crescente. La poliedrica analisi contenuta nel volume suggerisce una rotta per orientarsi.
A ottocento anni dalla morte di san Francesco d'Assisi si può dire che la sua vita e il suo pensiero hanno generato molti frutti ma anche semi in attesa di fioritura. Tra questi ci sono concetti diversi, come l'Altissima Povertà e la Fraternità, che interrogano il presente e, in particolare, l'economia e il pensiero economico contemporanei. Questo volume è una raccolta di contributi che offrono alcuni spunti a partire da domande ineludibili: quanto è rimasto della profezia francescana e di Francesco nell'economia di oggi? Quali frutti e quali semi pongono in discussione i valori del sistema economico globale? Se la profezia è contemporaneamente un "già" e un "non ancora", cosa è stato fatto e cosa c'è da fare perché il pensiero e l'azione economica si incontrino con le parole "scandalose" di san Francesco? Domande impegnative che richiedono risposte scientificamente rigorose ma anche dal taglio divulgativo, affinché la profezia non rimanga strumento per pochi eletti ma diventi punto di vista attraverso il quale interrogare, ed eventualmente cambiare, il presente. Prefazione di Stefano Zamagni. Postfazione di Domenico Sorrentino.
"Stiamo assistendo all'erosione delle fondamenta della nostra prosperità. Stiamo scivolando verso una maggiore dipendenza e insicurezza, e offriamo il fianco a chi vorrebbe sfruttare la nostra debolezza per dividerci. Stiamo diventando, passo dopo passo, meno liberi di scegliere il nostro destino. L'Unione Europea esiste per garantire che non venga mai meno il rispetto dei valori fondamentali dell'Europa: democrazia, libertà, pace, equità e prosperità nella cornice di un ambiente sostenibile. Se l'Europa non sarà più in grado di garantire questi valori ai suoi cittadini, avrà perso la sua ragion d'essere." Il vecchio ordine mondiale è andato in frantumi. Sul versante economico, l'Italia e l'Europa sono in ritardo nelle sfide tecnologiche e devono fare i conti con l'aggressività delle due vere superpotenze, gli Stati Uniti e la Cina. Su quello politico, la pace di cui l'Unione Europea è stata la principale garante non esiste più, travolta da guerre feroci di cui non si vede la fine. In questo scenario, Mario Draghi - che nel 2012, da presidente della BCE, ha salvato l'euro durante la crisi del debito sovrano e nel 2021 è diventato presidente del Consiglio nel pieno della pandemia - è stato chiamato a redigere un rapporto sulla competitività europea che traccia le linee guida per il rilancio dell'Unione. Questo libro è la più lucida analisi del nuovo, turbolento mondo in cui viviamo, e un appello per difendere, in nome dei valori su cui si fonda l'Europa, la nostra stessa libertà. Paradossalmente, "le forze che oggi mettono alla prova l'Europa stanno compiendo qualcosa che decenni di pace e prosperità non sono riusciti a fare: stanno spingendo gli europei a riconoscere, ancora una volta, ciò che hanno in comune e ciò che sono disposti a costruire insieme": è oggi il momento di impegnarsi affinché l'Europa si riappropri del futuro.
Tra la fine del Medioevo e la prima Età moderna, in alcune città e in alcuni Stati italiani la straordinaria vivacità commerciale rende necessaria l’invenzione di una serie di strumenti operativi e previsionali che avranno un grande successo nei secoli. Quello era il tempo in cui le obbligazioni erano scritte in genovese, i banchieri internazionali parlavano toscano, i broker assicurativi sottoscrivevano polizze in veneziano. Era il tempo in cui gli italiani - pur suddivisi in tanti Stati spesso in guerra fra loro - insegnavano al resto del mondo come accedere al credito senza incorrere nei fulmini ecclesiastici sull’usura, come consolidare il debito pubblico, come far fruttare i risparmi e come evitare di farsi rovinare da un naufragio. Sembra incredibile ma anche uno strumento così attuale come la criptovaluta mostra sorprendenti somiglianze con lo scudo di marco, una valuta virtuale e sottratta al controllo dei governi messa a punto dai banchieri di Genova tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento. Nei capitoli di questo libro, Alessandro Marzo Magno ricostruisce un affresco vivacissimo di un tempo lontano a cui dobbiamo così tanto del nostro presente.
È definitivamente tramontata l'idea, affermatasi dopo la caduta del Muro di Berlino e la fine della Guerra fredda, che vedeva il mondo ben avviato verso un ordine internazionale fondato su interdipendenza, democrazia e progresso condiviso. A un quadro geopolitico sempre più complesso corrispondono oggi, amplificati con la seconda presidenza Trump, il ritorno al protezionismo e l'indebolimento della cooperazione economica, con una crisi evidente della globalizzazione. Di qui la domanda, anche per l'Europa, su come ricostruire un livello di collaborazione tra Paesi sufficiente per rispondere alle grandi sfide globali: dalle diseguaglianze alla transizione ambientale e a quella digitale, dalle dinamiche demografiche ai rischi di nuove pandemie, dai conflitti dirompenti alla proliferazione nucleare.
Quanti modi ci sono per parlare dell'economia di un paese? La parola letteraria e le analisi economiche, considerate spesso agli antipodi fra gli "strumenti" a disposizione degli intellettuali e degli studiosi per raccontare la storia, nel libro di Luigino Bruni trovano un terreno di sintesi e armonia nelle opere di Ignazio Silone, Carlo Levi e Giovannino Guareschi. E oggi? Le crisi contemporanee hanno ancora un lessico comune con le opere dei tre autori? Il libro va alla ricerca di categorie universali e di lunga durata che sappiano fare, con la letteratura, i conti in tasca al mondo.
Ecologia e ambientalismo. Due tensioni ideali inizialmente sovrapponibili, oggi in antitesi. Attraverso un percorso storico e culturale, l’autore racconta la genesi, l’ascesa e le contraddizioni dell’ambientalismo politico moderno. Dalla "decrescita felice" al cambiamento climatico, dal superamento dei limiti naturali al Green Deal europeo. Ma, per contrapposizione, il volume è soprattutto un invito a riscoprire l’ecologia conservatrice, i suoi riferimenti culturali, il suo senso del sacro e le proposte che ne scaturiscono circa la vita e la morte, il rapporto con gli animali, la terra e le risorse disponibili, l’energia e l’innovazione tecnologica. Un libro polemico e visionario, che mira a restituire alla parola ecologia il suo significato più autentico: la cura della nostra casa, senza rinunciare alla libertà.
Dove vanno a finire i soldi che diamo allo Stato? Perché il lavoro è tassato più delle rendite? Perché i nostri salari sono tra i più bassi d’Europa? Perché la benzina non cala quando scende il prezzo del petrolio? Molti di noi nella vita quotidiana si trovano ad affrontare piccole e grandi questioni dell’economia su cui raramente si hanno idee chiare anche perché la materia spesso è presentata in modo oscuro, con frasi fatte e pochi esempi pratici. Ecco la ragione principale di questo libro in cui Carlo Cottarelli offre finalmente risposte dirette e comprensibili ai molti dubbi che ci assillano. E, anziché basarsi su numeri, tabelle e formule, parte dalle domande che ci poniamo leggendo i giornali, facendo la spesa, pagando le tasse, per sfatare i falsi miti sul debito pubblico, il carrello della spesa, i costi della politica e la disoccupazione e aiutarci a comprendere i meccanismi della moneta, dei mutui o della finanza. Ci spiega così con semplicità, ma mai semplicisticamente, come funziona la pressione fiscale, quali sono le difficoltà di ridurre la spesa pubblica e perché gli economisti non prevedono (sempre) le crisi. E allarga infine lo sguardo allo scenario internazionale analizzando come la Cina è diventata la più grande economia al mondo, perché i rischi di una guerra tra le grandi potenze sono aumentati e come analizzare gli andamenti degli investimenti in oro o in criptovalute. «Il Pil misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita degna di essere vissuta», diceva Bob Kennedy, ed è in parte vero, ma forse è meglio capire come funziona che demonizzarlo. Ecco perché è utile poter contare finalmente su un’Economia facile alla portata di tutti.
Come governare per garantire il bene comune in un mondo che spinge verso l’uniformità e l’accentramento dell’esercizio del potere? La risposta si trova nel governo sussidiario. Opponendosi all’autocrazia e alla dittatura, il principio di sussidiarietà promuove un modello poliarchico che non solo tutela l’autonomia delle singole componenti, ma assicura anche il vero decentramento e la ripartizione delle competenze in ogni livello decisionale. È il principio che, di fronte alla globalizzazione, permette l’unità delle differenze, creando una società multipolare e multiculturale. Il volume esplora il pregio di questo modello, evidenziandone la cruciale applicazione nelle diocesi e negli istituti religiosi. Il testo offre strumenti e riflessioni per un buon esercizio della potestà dei responsabili, specialmente nell’amministrazione dei beni temporali per un’efficiente perequazione finanziaria. Un saggio fondamentale per comprendere come un’equa ripartizione dell’esercizio del potere e delle risorse sia la chiave per un governo efficace nelle comunità.
Il dollaro sarà ancora la moneta di riferimento mondiale? Che effetti avranno i dazi e le sanzioni internazionali? Le compravendite dei titoli di Stato saranno eseguite solo da investitori e risparmiatori o ci potrebbero essere attacchi speculativi coperti da Stati ostili che distorcerebbero il libero mercato? Questo è il primo libro italiano sulla guerra finanziaria, che evidenzia la necessità di definire una dottrina avente principi, criteri e linee operative. Chi assume decisioni deve possedere gli strumenti per misurare gli impatti su Stati, imprese, cittadini. Da anni, giornali e telegiornali affrontano tematiche ricorrenti nella guerra finanziaria, che grava sulle vite di tutti: dalle sanzioni alla Russia fino ai dazi voluti da Donald Trump, dai BRICS e dallo SCO alla de-dollarizzazione del Sud-Globale, dal Golden power alle nuove rotte di navigazione, dalle speculazioni finanziarie alle riserve auree, dal decoupling al de-risking, dalle proxy-war fino alle infrastrutture critiche, dalle commodities alle terre rare, dai computer quantistici all’AI. In Francia è dal 1995 che ci sono leggi per la guerra economica e dal 1997 vi è persino l’Ecole de Guerre Economique. L'Italia ha un debito/PIL tra i più grandi al mondo, ma non possiede una propria dottrina consolidata sulla guerra finanziaria, carenza che la espone a rischi pericolosi. Tuttavia, il posizionamento occidentale del Sistema-Italia conserva grandi opportunità. La collocazione geografica dell’Italia la favorisce nelle relazioni con la Santa Sede dello statunitense Papa Leone XIV, con il Mediterraneo post-guerra di Gaza e con l’Africa.

