
Isoapostole, profetesse, diaconesse. Questi i ritratti delle sante dei primi secoli cristiani, oggi ben poco conosciute. A lungo ammirate per il coraggio nell'affrontare le strazianti torture di un martirio subìto per la fede in Cristo, negli ultimi decenni sono state ridimensionate e da molti dimenticate per le loro vite giudicate leggendarie. Oggi si inizia timidamente a riscoprirle, sovente con intenti femministi che però non rendono pienamente onore alle donne e sante che furono. Le loro storie traboccano effettivamente di eventi e dettagli eccezionali, ma la santità è un'adesione totale a Cristo, in una vita segnata da traversie e prove. Le dodici donne qui presentate sono molto di più di meri modelli di castità e coraggio: furono apostole attive nell'annuncio del Vangelo, donne di alto rango che abbandonarono lussi per una vita di penitenza, diaconesse attive nella Chiesa delle origini e soprattutto coraggiose testimoni che non ebbero timore di rinunciare a promessi sposi, famiglie, status sociale, una vita agiata per aderire totalmente a Cristo. Santa Tecla si autobattezzò nella vasca delle foche che l'avrebbero dovuta uccidere, Santa Maria Egiziaca si esiliò nel deserto per 47 anni dopo essersi convertita sulla porta del Santo Sepolcro, le sante Agata, Lucia, Caterina affrontarono torture con sorprendente dialettica e singolare coraggio, Santa Nino evangelizzò l'intera Georgia con un ardore che stupì i contemporanei. Donne folgorate da Cristo, incarnano storie eccezionali, qui restituite nella loro freschezza attraverso la ricca letteratura che hanno generato e immagini scelte che, tratteggiandone i volti, permettono di incontrarle ancora oggi.
Che cosa intende davvero Agostino quando parla della civitas Dei? È un ideale politico, una comunità invisibile, una realtà escatologica o il volto storico della Chiesa nel mondo? In questo saggio giovanile, Joseph Ratzinger affronta una delle questioni più decisive dell’eredità agostiniana: il significato della Città di Dio e il suo rapporto con la storia, la Chiesa e le forme terrene del potere. Nel confronto critico con Wilhelm Kamlah, il futuro Benedetto XVI sottrae Agostino sia alle letture teocratiche sia a quelle puramente idealistiche, restituendo alla civitas Dei la sua densità ecclesiale, spirituale e storica. Accompagnato da autorevoli commenti, il testo interroga temi ancora attualissimi: Chiesa e Stato, libertà religiosa, secolarizzazione, presenza pubblica del cristianesimo e destino della città degli uomini. Un’opera breve ma intensa, che invita a tornare ad Agostino per comprendere le tensioni profonde del nostro tempo.
"Le riflessioni sul De civitate dei" di p. Nello Cipriani rappresentano indubbiamente un'efficace introduzione alla lettura della maggiore opera del grande vescovo d'Ippona; l'autore ci offre sia uno sguardo sintetico sulla natura e sulla logica interna dell'opera, sia un'importantissima panoramica delle questioni fondamentali che agostino si è trovato ad affrontare. "Pochi libri hanno esercitato tanta influenza nella storia e nella cultura umana quanto il "De civitate dei" di Sant'Agostino d'Ippona. È stato detto che, dopo il Vecchio ed il Nuovo Testamento, lo scritto agostiniano è quello che ha maggiormente influito sulla civiltà occidentale ed è stato anche osservato che il De civitate era gravido di avvenire perché in esso erano contenuti in germe gli sviluppi di gran parte del pensiero politico e sociale successivo. Si aggiunga che tra i capolavori dell'Ipponate, il De civitate è senza dubbio da porre al primo posto, costituisce la somma della sua produzione letteraria, è una vasta sintesi teologica, filosofica, storica e morale, che racchiude le più sincere ed acute espressioni di quella mente superiore e di quell'animo ardente". Il testo inedito di Nello Cipriani è una, se non la maggiore, opera di approfondimento del "De civitate dei".
È ancora attuale san Tommaso nel pensiero filosofico e teologico? In quale misura la riflessione contemporanea continua a basarsi sulla sua opera? Hanno provato a chiederselo, in una ricerca congiunta, l’Istituto Teologico di Basilicata, l’Università degli studi della Basilicata (Dipartimento di studi umanistici) e la Scuola di Anagogia di Bologna. I risultati sono condensati in questo volume, in cui i vari studiosi approfondiscono aspetti diversi della problematica. L’intervento di Giuseppe Barzaghi offre una lettura anagogica del tomismo: il conoscere non è mediazione tra soggetto e oggetto, ma luogo di una coincidenza intenzionale in cui l’apparire stesso diventa intelligibile. A partire da questo denso contributo si articolano gli altri testi, dove vengono approfonditi punti di vista differenti e prese di posizione da parte dei grandi autori del secolo passato.
L'antologia riunisce, con una impostazione del tutto originale, un intento divulgativo e un taglio agevole, testi che nella poesia italiana delle origini appartengono alla tradizione del canto di lode e di contemplazione. Il punto di partenza è costituito dalle Laudes creaturarum di san Francesco, a cui variamente si ricollega la sensibilità di diversi generi: laude anonime estrapolate da vari laudari, testi didattici sulle verità ultime della fede (Giacomino da Verona, Bonvesin da la Riva), laude d'autore (da Iacopone da Todi fino a Girolamo Savonarola), cantari religiosi in ottave (come nel caso del senese Niccolò Cicerchia) e sacre rappresentazioni. Si tratta di una costellazione di opere poetiche pensate in origine per rivolgersi a un uditorio ampio e variegato, dotate di una forte carica comunicativa e caratterizzate da una potente immaginazione. Questa raccolta colma un vuoto editoriale, non essendoci sul mercato antologie con approccio simile, e intende inserirsi, con una propria singolarità, all'interno delle celebrazioni dell'ottavo centenario della morte di san Francesco (1226-2026).
Esce in Italia l’opera definitiva su suor Maria della Trinità, la clarissa di Gerusalemme la cui causa di beatificazione sta suscitando un interesse crescente in tutto il mondo cattolico. Non è solo una biografia, ma un’immersione nei testi autografi di una delle mistiche più affascinanti del novecento. Racconta con una penna nuda e vibrante la sua conversione: dal deserto dell’ateismo e della malattia fino al "colloquio interiore" con una voce che le parlava nel silenzio del chiostro. Arricchito da lettere inedite, poesie e testimonianze dirette, il libro svela il carisma di una donna che ha saputo trasformare la sofferenza in un’offerta d’amore universale.
Tra il 1895 e il 1897, nel clima vivace della Belle Époque, la giovane carmelitana Teresa di Lisieux ricevette dalla priora il compito di fissare per iscritto la sua storia spirituale. Nacque così un testo autobiografico, semplice ma intensissimo, che inizialmente non aveva l'ambizione di diventare un'opera letteraria. Le pagine dei suoi manoscritti, poi confluite nella Storia di un'anima, rivelano però una straordinaria profondità: Teresa racconta in prima persona il suo itinerario di fede, la vita quotidiana nel convento, le piccole difficoltà, le aridità e la fiducia totale in Dio. Il suo stile limpido e disarmante conduce il lettore dentro una spiritualità che trasforma la semplicità in sapienza.
L’universo in uno sguardo è la traduzione in lingua italiana del De ordine placita quaedam thomistica di Santiago Maria Ramirez, uno dei grandi maestri della scuola tomistica domenicana del XX secolo. L’opera si sviluppa attorno alla nozione di ordine quale criterio di sintesi del pensiero filosofico e teologico di san Tommaso d’Aquino. Le più profonde sentenze dell’Aquinate fungono da base per questa proposta teoretica. Ampio spazio è concesso alla dottrina dell’analogia in tutti i suoi modi. D’altra parte è proprio l’analogia che consente di perlustrare e illustrare l’ordine dell’universo. L’opera, di cui non era mai stata realizzata la traduzione in lingua italiana, è un’occasione per riportare lo sguardo sulla complessa lucidità del pensiero tomista. Introduzione di Giuseppe Barzaghi.
Il volume raccoglie contributi dedicati alla cultura dei Goti tra IV e VI secolo, con particolare attenzione alla traduzione gotica della Bibbia attribuita a Vulfila, uno dei testi fondamentali dell’età tardoantica e il più antico documento di ampia estensione conservato in una lingua germanica. Attraverso approcci filologici, storici, teologici e archeologici, i saggi indagano il complesso intreccio tra identità germanica, tradizione romana e cristianesimo. Ampio spazio è riservato all’arianesimo e alla sua ricezione nel mondo goto, alle forme della trasmissione testuale e manoscritta, nonché alle dinamiche politiche e culturali che segnarono il regno ostrogoto in Italia. Nel loro insieme, i contributi offrono un quadro articolato di un’epoca di transizione cruciale per la formazione della cultura europea.
Il Pensiero cristiano ha una proposta precisa: risalire (quoad nos) al Padre da cui (quoad se) tutto discende. Ecco la proposta nella grande Forma di Occidente [tomo I: Agostino, Ildegarda, Bonaventura, Tommaso, Dante]: una sinfonia metafisica, stretta intorno alla Via, il Verbo Incarnato, riconduce all’Atto stesso dell’essere, il Padre donde la Generazione del Figlio (in cui è innestata la partecipazione degli enti) e con il Figlio la Processione dello Spirito co-amato. Ecco la proposta nella grande Forma di Oriente [tomo II: Cappadoci, Dionigi, Massimo, Damasceno... Italogrecità, Florenskij, Evdokimov]: lo Spirito nel creato concreto illustra Gesù teandrico, Volto del Padre, dal quale il Figlio è generato e lo Spirito - Ermeneuta divino - procede. Le Tradizioni occidentale ed orientale sono colte in dialogo con grandi teologi contemporanei (Balthasar, Ratzinger) in rapporto anche a nodi speculativi odierni, dall’antropologia alla liturgia [t. III].
Il Pensiero cristiano ha una proposta precisa: risalire (quoad nos) al Padre da cui (quoad se) tutto discende. Ecco la proposta nella grande Forma di Occidente [tomo I: Agostino, Ildegarda, Bonaventura, Tommaso, Dante]: una sinfonia metafisica, stretta intorno alla Via, il Verbo Incarnato, riconduce all’Atto stesso dell’essere, il Padre donde la Generazione del Figlio (in cui è innestata la partecipazione degli enti) e con il Figlio la Processione dello Spirito co-amato. Ecco la proposta nella grande Forma di Oriente [tomo II: Cappadoci, Dionigi, Massimo, Damasceno... Italogrecità, Florenskij, Evdokimov]: lo Spirito nel creato concreto illustra Gesù teandrico, Volto del Padre, dal quale il Figlio è generato e lo Spirito - Ermeneuta divino - procede. Le Tradizioni occidentale ed orientale sono colte in dialogo con grandi teologi contemporanei (Balthasar, Ratzinger) in rapporto anche a nodi speculativi odierni, dall’antropologia alla liturgia [t. III].
Bonaventura da Bagnoregio non ha composto un opera dedicata espressamente alla Vergine Maria con quel carattere organizzato al quale siamo abituati quando ragioniamo in termini di saggi di teologia sistematica. Il suo «pensare», il suo «argomentare» e il suo «dire» sulla Vergine Maria, che dipendono sostanzialmente dalla sua cristologia, si trovano presenti, in misura più o meno consistente, in quasi tutte le sue opere, in forme e occasioni diverse: questioni dottrinali, commenti ai vangeli, conferenze, opuscoli spirituali e francescani, sermoni. Pur muovendosi nel solco di una tradizione consolidata, il maestro francescano ha impresso alla sua riflessione mariologica il carattere originale della propria forma mentis et cordis pervasa da un pronunciato afflato spirituale e affettivo. Mentre illustra e celebra l'incomparabile grandezza di Maria, Bonaventura ne tiene ben presenti i risvolti in ordine sia alla sua influenza spirituale, sia alla sua funzione esemplare.
La gloriosa Vergine Maria Madre di Dio ha sperimentato in modo assolutamente singolare e ci insegna la partecipazione amorosa ai «sentimenti» del suo Figlio, il Signore nostro Gesù Cristo, contraddistinta dai sensi spirituali. Inoltre, Bonaventura insegna ed esorta appassionatamente a ricorrere alla sua potente intercessione presso il Signore Gesù, poiché lei è stata costituita dalla Santa Trinità Madre di misericordia, Avvocata di grazia e Porta del cielo. Organizzato secondo queste traiettorie tematiche, il saggio elaborato da Vincenzo Battaglia propone la ricostruzione organica e completa del pensiero mariologico del Dottore Serafico.
VINCENZO BATTAGLIA O.F.M. è professore emerito della Pontificia Università Antonianum; dal 2002 al 2017 è stato presidente della Pontificia Accademia Mariana Internazionale. Numerose le pubblicazioni a sua firma. Tra le più recenti: Sentimenti e Bellezza del Signore Gesù. Cristologia e contemplazione 3 (EDB 2011); Il profumo dell'amore. Un percorso di cristologia affettiva (EDB 2016); «E il Signore!» (Gv 21,7). Invito ad un'esperienza cristologica (PUA 2022); Il Cantico dei Cantici nella interpretazione di Bonaventura da Bagnoregio (EBF 2024).

