
Nei libri VIII e IX della Storia ecclesiastica, Eusebio di Cesarea tratta dell'ultima persecuzione contro i cristiani e dunque dei rapporti fra l'Impero Romano e il cristianesimo. Muovendo dal commento di questi due libri, l'autore si sofferma sull'elaborazione storiografica, compiuta da Eusebio, delle informazioni e della documentazione in suo possesso e del loro adattamento agli scopi dell'opera. La narrazione della persecuzione, come, in generale, quella di tutta la sua storia della Chiesa fanno infatti parte di un genere che può essere certamente definito "storiografia apologetica". Eusebio non intende fornire un quadro relativamente equilibrato e chiaroscurato del fenomeno della persecuzione contemporanea, ma individuarne e dimostrarne la direttrice essenziale nella vittoria del cristianesimo dei martiri nella definitiva guerra fra l'impero pagano ed il cristianesimo, in un complicato rapporto fra verità storica ed elaborazione ideologica.
Nel XIII secolo, un’aria di rinnovamento spirituale attraversò l’Europa, guidato in gran parte da donne straordinarie che, pur fuori dai confini degli ordini religiosi tradizionali, cercarono un’unione profonda e personale con dio. Tra queste figure spicca Hadewijch d’Anversa, beghina, poetessa e mistica, la cui voce potente e appassionata emerge oggi come un tesoro spirituale poco conosciuto. Questo libro restituisce vita e spessore a un movimento spirituale spesso dimenticato: quello delle beghine, donne libere, intelligenti e visionarie, capaci di pensare dio oltre i limiti imposti dal loro tempo. Una meditazione sull’amore divino, una riflessione sull’esperienza mistica e un omaggio alla forza spirituale e intellettuale delle donne.
Uno studio approfondito per comprendere l’ultima grande controversia cristologica, sulla quale si sono confrontati i teologi e i Padri della Chiesa a partire dall’inizio del VII secolo fino ai primi anni dell’VIII: Gesù Cristo aveva due energie e due volontà, una in quanto uomo e una in quanto Dio, oppure ne aveva una sola? Attraverso la storia di questa controversia, vengono illustrati i protagonisti delle due fazioni avverse: da una parte i monoenergiti e i monoteliti, all’altra i dienergiti e i diteliti. I protagonisti più famosi dei due schieramenti di questa disputa teologica furono da una parte Sergio di Costantinopoli, Ciro di Pharan e Pirro di Costantinopoli, dall’altra Sofronio di Gerusalemme, Massimo il Confessore, papa Martino I e papa Agatone. Nel volume si trova anche tutta una serie di testi per lo più inediti e mai tradotti finora in italiano, molto utili per comporre un quadro esauriente di questo aspetto della storia della riflessione cristiana.
Questo testo è il frutto di una lunga ricerca spirituale ed ecumenica che si è arricchita negli anni da tante esperienze di prossimità vissute già all’inizio degli Anni ’80 presso i principali monasteri ortodossi della Romania, rivolgendo una particolare attenzione al monastero di Sâmbăta de Sus e alla sua potente irradiazione mistica e culturale. Tra le tante esemplari figure della spiritualità ortodossa romena, la scelta si è concentrata su tre eminenti testimoni, ancora quasi sconosciuti in Occidente, ovvero: p. Arsenie Boca (proclamato santo nel 2025 dalla Chiesa Ortodossa Romena), p. Teofil Părăian e la monaca poetessa Zorica Lațcu (maica Teodosia), della quale si offre in questa raccolta una scelta significativa delle sue poesie, di particolare bellezza e potenza evocativa. Ripercorrendo la testimonianza biografica e spirituale di queste figure, presentando testi scelti e inediti, possiamo metterci in cammino lungo sentieri di ineffabile bellezza, verso l’incontro con Dio attraverso il mistero dell’amore. L'insieme della raccolta offre uno scorcio di straordinaria sapienza e bellezza sull'esperienza mistica e monastica dell'Ortodossia romena, mostrando alcuni tratti fondamentali della "paternità" e "maternità" spirituale, nella luce di un cristianesimo filocalico che rischiara l'orizzonte del nostro tempo presente.
Due testi fondamentali delle origini della Chiesa: "La didachè" o dottrina degli Apostoli è una sorta di compendio degli obblighi morali individuali e sociali che caratterizzano la vita del cristiano. "Il pastore di Erma" un testo classico scritto da Erma, fratello di Pio, vescovo di Roma tra il 142 e il 155. Il testo vuole rendere pubblica la rivelazione concessa a un profeta cristiano invitando tutti alla penitenza, a non cedere al rilassamento, a cambiare vita per il perdono dei peccati. Due testi fondamentali dell’epoca dei Padri Apostolici che sono da meditare anche oggi.
«Ignorare che l'uomo ha una natura "ferita" e incline al male (cf. Aug., gr. et pecc. or. 1,55), è causa di gravi errori nel campo dell'educazione, della politica, dell'azione sociale e dei costumi» (cf. Ccc 407). Il quotidiano progredire dell'impegno cristiano consente l'emergere dei frutti dello Spirito (cf. Gal 5, 22-23), ma non è annientata la resistenza sorda che proviene dalle opere della carne (cf. Gal 5, 19-21). La grazia della Redenzione certamente trasforma l'uomo, ma non elimina la necessità di lottare per vivere in una continua conversione di vita.
La tematica che il volume affronta è particolare, ristretta, affascinante, anche se la demonologia in generale, e gli studi che abbordano il pensiero dell'Ipponate a riguardo sono pochi, il presente contributo ci permette di comprendere la complessità del problema del male e la non rassegnazione ad esso che nasce dalla speranza della sua liberazione in Cristo.
Nel libro, infatti, s'indaga con sant'Agostino la condizione degli angeli decaduti: Chi sono? Perché sono precipitati? Quali le conseguenze della loro caduta? Perché hanno dei limiti? Qual'è il loro rapporto con l'uomo e il creato? Qual'è la reazione che il cristiano può avere?
FRANCESCO SCARSELLA, nasce ad Avezzano (AQ) nel 1982.
Dottore in Teologia e Scienze Patristiche. Ha frequentato gli studi Filosofici e Teologici a Roma presso la Pontificia Università Gregoriana, e quelli Patristici presso il Pontificio Instituto Patristico Augustinianum. Viene qui offerto il testo del suo studio sulla demonologia di sant'Agostino.
Il nostro tempo sembra suggerire che una vita politica buona sia impossibile. Eppure, la speranza va riattivata proprio dentro la concretezza dell'esistenza sociale. Da qui nasce l'interrogativo che attraversa queste pagine: il potere è destinato a ridursi a mera forza o può trasformarsi in uno spazio di servizio e responsabilità condivisa? L'autore non guarda solo alle élite, ma al potere che ognuno esercita nella propria quotidianità. Attraverso una rilettura attuale del De civitate Dei di Agostino, il saggio mostra come l'impegno personale possa farsi ministerium e la politica un'occasione di offerta all'altro. In questa prospettiva, la Chiesa come «comunità di perdona» assume un ruolo decisivo per abitare la città dell'uomo, ripensando il legame profondo tra fede, cittadinanza e responsabilità civile.
Riflessioni raccolte durante l'insegnamento del catechismo o in chiesa, semplici frasi, confidenze a parrocchiani, coadiutori, pellegrini che hanno incontrato Giovanni Maria Vianney, il Curato d'Ars. Un prete sconcertante e straordinario, del quale il suo vescovo diceva: «Io non so se sia istruito, ma quello che so bene è che lo Spirito Santo si prende cura di illuminarlo».
La straordinaria eloquenza che valse a Giovanni Crisostomo (349-407), già celebre presbitero di Antiochia, l'elezione a patriarca di Costantinopoli, gli meritò anche l'appellativo di "bocca d'oro": Crisostomo, appunto. Accanto alle doti oratorie, egli mostrò una incrollabile fedeltà alla Parola, che risuonava nella sua vita non meno che nei suoi discorsi, e un'attenzione amorevole per i poveri e per gli ultimi. Questo atteggiamento gli procurò molti nemici tra i ricchi e i potenti, anche nei ranghi del clero, che lo avrebbero ripagato con l'esilio. Persino nella cattiva sorte, tuttavia, Giovanni rimase lieto nella speranza, paziente nella tribolazione e perseverante nella preghiera. Questa antologia propone i passi più belli della sua vastissima produzione letteraria, solo in parte già tradotti in italiano.
"La Storia di san Domenico" di Humbert Vicaire, per rigore critico e costante attenzione all'oggettività storica, si distacca nettamente dal genere devozionale e letterario di una certa agiografia del passato. In essa il celebre domenicano si prefigge di far emergere, senza forzature né manipolazioni, l'uomo vivo, compassionevole ed esigente, operoso e contemplativo, schietto e diplomatico; riesce a evidenziare il santo autentico, con drammi e limiti, nella sua rigorosa coerenza e intuitiva genialità; giunge a coglierne il genuino messaggio di amore per la povertà, che trova in Domenico la fedele realizzazione della prima beatitudine evangelica. L'interesse di questo volume supera perciò quello della pura e semplice biografia, facendo luce sull'intera società civile religiosa dell'inizio del secolo XIII.
Il volume affronta uno dei drammi più attuali della vita spirituale, il contrasto tra apparenza e verità, attraverso le figure di Bucharev e Rasputin. L’archimandrita Teodoro Bucharev è stato uno dei più importanti teologi russi dell’Ottocento; Grigorij Rasputin è stato un religioso e mistico, consigliere privato dei Romanov e figura molto influente su Nicola II di Russia nei primi anni del Novecento. Seguendo i percorsi di questi due personaggi, vengono presentati due modi opposti di vivere il monachesimo e, più in profondità, la stessa esistenza cristiana. Da una parte, il monachesimo interiore, nascosto e autentico; dall’altra, una religiosità esteriore, carismatica ma priva di vera trasformazione del cuore. Sullo sfondo, la tradizione del monachesimo russo e i suoi elementi fondamentali aiutano a comprendere il contesto storico e spirituale. Il libro invita il lettore a riscoprire il discernimento e a scegliere la verità davanti a Dio, oltre ogni maschera.

