
Perché è probabile che ci siano altre forme di vita nel Cosmo? Perché i continenti si spostano? Perché Homo sapiens è l'unica specie umana sopravvissuta? Le risposte di Piero Angela ai grandi perché sull'Universo e su di noi. A cura di Massimo Polidoro. Tavole illustrate di Marcello Crescenzi È stata la curiosità infantile, ha sempre detto Piero Angela, a portarlo a studiare e poi a trasmettere conoscenza agli altri, fino a diventare un Maestro per generazioni di italiani. Perché si nasce, perché si muore, perché il Sole, l'aria, la Luna e i pianeti? Perché gli alberi e perché l'Universo? Perché l'uomo, perché gli animali, perché le stagioni? Sono le domande che lui si faceva da piccolo, e faceva instancabilmente a genitori e insegnanti, come tutti i bambini svegli. A quelle domande, allora, trovò risposta in un bel libro illustrato. Era intitolato Il libro dei perché, e troneggiava nella sua minuscola biblioteca. Oggi la lezione di Piero Angela, quella di coltivare un'inesauribile curiosità verso tutto ciò che ci circonda, di non accontentarci di una vita mediocre ma di crescere attraverso la conoscenza e la razionalità, trova concretezza in un libro ricco di storie, di aneddoti e di scienza, impreziosito da quattro splendide tavole illustrate sull'Universo, l'Evoluzione, l'Uomo e la Scienza. Un libro che parte dalle domande che sono il motore del metodo scientifico e arriva alle risposte ritrovate e selezionate da Massimo Polidoro, amico e stretto collaboratore di Piero Angela, cercando nell'archivio personale del grande giornalista in cui sono conservati centinaia di testi, interviste, conferenze di settant'anni di carriera. Le origini dell'Universo e dell'uomo; l'avvento e le prospettive della scienza; chi siamo, da dove veniamo e dove andremo: un libro che con chiarezza, precisione e passione risponde ai quesiti universali, ma anche a quelli particolari che l'essere umano si pone ogni giorno.
La Cina non diventerà mai come gli Stati Uniti. E non perché non possa, ma perché non vuole. Il libro indaga le radici profonde di una contesa che non riguarda soltanto potere ed egemonia, ma differenti idee dell’essere umano, della società e del governo. Da un lato l’Occidente figlio di Hobbes che ha costruito la propria modernità sul dominio, l’espansione e la paura. Dall’altro la Cina erede di Confucio, che pensa la modernizzazione come armonia e continuità tra tradizione e innovazione. Attraverso un percorso che intreccia filosofia, storia, politica ed economia, il volume offre un confronto chiaro e provocatorio fra il progetto globale americano e quello cinese, fino ad arrivare alla contesa tecnologica e alla trasformazione di un ordine globale sempre più policentrico. Il cosiddetto Occidente, con gli USA in primis, sarà in grado di adattarsi a un mondo mutato e accettare la sfida posta da Pechino? In gioco, c’è la scelta tra guerra e pace. Prefazione di Luciano Canfora.
Sulla natura umana è un’opera unica - pubblicata postuma - a cui Winnicott si è dedicato lungo tutto l’arco della vita. Nel tentativo di sistematizzare il suo pensiero sulla natura umana e sullo sviluppo, fa emergere alcune delle intuizioni più feconde della psicoanalisi contemporanea: il ruolo costitutivo dell’ambiente, la natura psicosomatica dell’esperienza, l’idea di un neonato attivo e creativo fin dall’inizio, il carattere intrinsecamente costruttivo della vita psichica. L’autore descrive lo sviluppo come un processo "normalmente doloroso e segnato da conflitti", ma al tempo stesso esprime una profonda fiducia nella sua evoluzione positiva quando avviene nella continuità di una relazione. La forma stratificata e in parte incompiuta del libro non è un limite, ma l’espressione stessa del pensiero di Winnicott, che affida al lettore il compito di proseguire e sviluppare le sue ipotesi. Questa edizione rivista e aggiornata restituisce la complessità originaria delle pagine dell’autore, rendendo il loro contenuto ancora attuale.
"Napoli è una metafora universale della condizione umana e delle sue contraddizioni, passioni, ossessioni, capace di superare ogni barriera linguistica e culturale." Napoli è molto più di una città. È uno spazio interiore dove l’anima trova il suo rifugio, in una fitta rete di mediazioni tra naturale e soprannaturale, tra sacro e profano, tra vivi e morti. Dalla Napoli barocca del Cunto de li cunti a Caruso, dal teatro di Eduardo a Io speriamo che me la cavo, dalla Smorfia alla Pelle di Curzio Malaparte, da Totò a Maradona: la magia di Napoli parla a tutti noi. Le sue strade, i suoi volti e le sue tradizioni diventano simboli di un’esperienza umana che va oltre i confini fisici della città. Il racconto di Marino Niola ci invita a esplorare il lato più intimo di Napoli, "che ha il disincanto negli occhi e l’iperbole sulle labbra, la misura nella mente e la trafittura nel cuore. La tana perfetta di un popolo che ha l’esagerazione nel genoma". Un luogo che parla all’anima e invita a un confronto autentico con se stessi e con il mondo.
Siamo così geniali da aver inventato l'intelligenza artificiale, così limitati da aver bisogno del suo aiuto in ogni circostanza e così sciocchi da non riuscire a decidere se era la cosa giusta da fare? L'intelligenza artificiale ci è amica o ci sfrutta? Invece di chiedersi se il mondo sarà rovinato o tratto in salvo dall'innovazione tecnologica, il libro esamina, con l'aiuto della storia e di molti esempi concreti, la nascita, la crescita e la realtà presente della tecnologia come un nuovo potere: il potere digitale. Il potere digitale è diffuso, pervasivo, persuasivo e ha natura poliedrica. È il potere esercitato dalle grandi piattaforme tecnologiche nella sfera economica, sociale e politica, ma è anche un modo nuovo di esercitare il potere pubblico, influenza il modo in cui gli individui interagiscono singolarmente e collettivamente ed è strumento di competizione fra blocchi geopolitici. Il potere digitale è concentrato in mani private, ma i suoi benefici e i suoi rischi sono così rilevanti da richiedere necessariamente scelte collettive a tutela di diritti e valori ai quali non vogliamo rinunciare.
Perché gli Stati fanno la guerra? Da più di mezzo secolo Kenneth N. Waltz offre una risposta tanto semplice quanto profondamente innovativa. In un'opera che è insieme storia delle idee politiche, critica metodologica e modello teorico, ripercorre - da Tucidide a Kant, da Machiavelli a Marx - le interpretazioni che nel tempo hanno cercato di spiegare le origini della guerra: dalla natura umana all'organizzazione interna degli Stati, fino alla struttura anarchica che regola la convivenza internazionale. Questa tripartizione - le "tre immagini" - ha fornito una bussola concettuale indispensabile ancora oggi per orientarsi nel dibattito contemporaneo su sicurezza, cooperazione, potere e istituzioni globali. Un testo per comprendere le grandi correnti teoriche delle relazioni internazionali contemporanee e capire come funziona - e perché spesso fallisce - la politica estera delle nazioni.
L’IA porta la rivoluzione digitale a un nuovo livello sistemico, l’autoriproduzione. Una capacità di potenza e di pensiero senza precedenti. Quali sono le implicazioni politiche? Un libro spartiacque che dà un nome al fenomeno più incisivo della politica contemporanea: la trasformazione della democrazia in digicrazia.
Nel luglio del 2025, Omer Bartov pubblica sul "New York Times" un articolo dal titolo I’m a Genocide Scholar. I Know It When I See It, che scatena un dibattito enorme perché dimostra che l’azione di Israele a Gaza è, a tutti gli effetti, un genocidio. In questo libro, Bartov pone delle domande a cui ancora non si è data risposta: come è stato possibile trasformare il sogno del sionismo in un incubo? Come è avvenuta la trasformazione del sionismo da movimento di emancipazione e liberazione ebraica a ideologia di Stato basata sull’etnonazionalismo, l’esclusione e il dominio violento sui palestinesi? Come si è potuta avere una comprensione distorta della lezione morale dell’Olocausto? E quali sono le ragioni del diffuso sostegno a queste politiche genocide da parte dei cittadini ebrei di Israele? Al centro di questa visione del mondo vi è la convinzione che l’intera terra fra il fiume Giordano e il Mediterraneo appartenga agli ebrei e che la missione dello Stato sia quella di realizzare il diritto storico a questa terra. Ma non ci sarà pace finché sette milioni di ebrei governeranno su sette milioni di palestinesi senza alcuna prospettiva di uguaglianza. L’enorme shock del 7 ottobre avrebbe dovuto essere il momento giusto per prendere atto che il paradigma stesso del sionismo doveva essere drasticamente modificato. Illuminante e urgente, "Nell’abisso" è un libro fondamentale per chiunque cerchi di comprendere uno dei conflitti più violenti e devastanti di questo secolo.
«Questo presente, privo di ogni faticosa formazione, stufa perché è un accumulo di attimi e fatti isolati e sfuggenti, come brandelli di un tessuto non più ricomponibile. Una volta, dietro a ogni uomo o cosa c’era un background: artigianale, contadino, militare, aristocratico, sacerdotale, commerciale, professionale, industrial-borghese e intellettuale. Ogni persona e circostanza risuonavano di echi in una polifonia di livelli sociali, epoche e luoghi, entro un tessuto umano carnale e sapienziale significativo. Tutto riecheggiava del tutto, essendone a un tempo la parte e l’intero. Ogni uomo aveva dignità - nei modi, nel vestire, nel sentire e nel pensare -, tra gli estremi del mendicante e del nuovo ricco. Oggi massa e classe dirigente prediligono una realtà allo spezzatino. Io me ne sto il più possibile nell’ozio ‘operoso’, come si sarebbe detto una volta. Appena ne esco vengo invaso da torrenti di turisti che nulla vedono e intendono, salvo lo specchiarsi unicamente nel cellulare. È come se gli individui, uniformati da un’uguaglianza più consumistica che democratica, si fossero incollati gli uni agli altri nel costume e nel comportamento. Le città non hanno quasi più abitanti: se chiedi a qualcuno d’indicarti una strada non la conosce, pur lavorando da tempo in quel luogo, perché i palazzi del centro sono ormai ridotti ad assemblaggi di Bed and Breakfast e Case Vacanza. Terra e cielo sono ormai un colossale meccanismo comandato da pochissimi padroni che ammaliano infima plebe e ricchissimi i quali, faticosamente oppure facilmente, acquistano cose e distrazioni solo per disfarsene al più presto volendone altre ancora».
Alle 16,30 del 10 giugno 1924, a Roma, sul lungotevere Arnaldo da Brescia, un uomo viene caricato a forza su un’automobile. L’uomo è Giacomo Matteotti, indomito avversario del fascismo e di Benito Mussolini. Non sarà mai più visto vivo. Un delitto che è stato senza dubbio il più grande ‘caso’ della storia italiana, raccontato come se nessuno l’avesse fatto prima: la scena del crimine; la meccanica; gli esecutori e i loro mandanti; i possibili moventi. Infine, come in ogni delitto, c’è un ‘dopo’, le molteplici ‘vie di fuga’ dall’affaire: dai processi del 1926 e del 1947 al destino di ciascun protagonista nel corso del ventennio. Ma soprattutto c’è la vittima: chi era, chi è stato Giacomo Matteotti? E perché proprio lui?
L’opera rappresenta un unicum nel panorama degli studi grafologici in quanto si configura come il primo volume dedicato allo studio della grafologia comparata. Non si tratta solo di una semplice ricostruzione storica della disciplina né di una rassegna delle teorie dei più importanti pionieri ma anche di un dialogo strutturato tra le principali scuole europee che, pur nelle loro differenze linguistiche, culturali e metodologiche rivelano una comune propensione verso la comprensione del carattere dell’individuo attraverso l’interpretazione del gesto grafico. "Lineamenti di grafologia comparata" si pone, dunque, lo scopo di mostrare ai lettori come quelle che a prima vista sembrano divergenze tra i diversi approcci siano, in realtà, preziosi punti di contatto: diversità che non dividono ma si completano; prospettive che non si escludono ma si integrano in un’ottica di arricchimento reciproco.
Tassello dopo tassello, verità dopo verità, il libro di Anna Maria Turi, giornalista investigativa, ricostruisce per intero la vita del fisico Ettore Majorana, scoperchiando eventi celati e soprattutto le grandi svolte esistenziali trascurate finora dall’analisi storica e dalla mancata applicazione dei metodi dell’inchiesta. La ricostruzione si conclude con l’ultima fase della vita dello “scomparso”, che è spirato là dove da sempre aveva desiderato trovarsi: l’eremo del saio e del silenzio. Il libro fornisce ampia documentazione fotografica anche della sepoltura dove Ettore oggi riposa in pace. La sua vita è stata complessa e travagliata. Il “genio” speciale, il “cittadino di due mondi” che stava “coi piedi per terra e la testa alta verso il cielo”, è stato oggetto di stupore, ma anche di incomprensione, invidia e inganno nel suo vagare da una terra all’altra, da un continente all’altro. Presso i fisici era circolata la voce della sua presenza in Argentina. Ma “quelli del Nobel” costruttori di bombe atomiche non fecero nulla, anzi, si cucirono la bocca: Majorana doveva restare nel limbo delle vite sospese, solo un’icona, una reliquia da non rivivificare. A suo discapito, l’aver affermato che la scienza del suo tempo si era messa su una strada sbagliata. Quest’inchiesta, tuttavia, se alza il velo sul colpevole silenzio di alcuni, riconosce i meriti di quanti, con raccolte di documenti e, in qualche caso, con viaggi transoceanici sono andati di persona nel “Nuovo mondo” a cercare notizie dello “scomparso”. Il libro vuole anche essere di utilità. Termina infatti col vibrante appello rivolto a quei volenterosi disposti a cercare le ultime carte di Ettore Majorana là dove egli ha concluso i suoi giorni – e non ha potuto non mantenere la vecchia abitudine di scrivere formule sui pacchetti di sigarette e sui tovaglioli del ristorante. Infatti nella ricca biblioteca del monastero egli forse non fumò, ma la carta non gli mancava.

