
Nell'ambito della giustizia, non diversamente che in altri settori, avanzano processi di digitalizzazione che promettono di eliminare errori, discrezionalità e incertezze propri della tradizionale decisione affidata ai giudici. Robotizzazione di alcune funzioni, risoluzione dei conflitti su piattaforme elettroniche, algoritmi ed estese possibilità di accesso: la digitalizzazione configura una rivoluzione non solo grafica ma anche antropologica, che rischia tuttavia di far scomparire dalle funzioni di giustizia il patrimonio simbolico che era parte del mondo giuridico. Con un'analisi che è al contempo giuridica e filosofica, il volume si confronta con questo immane cambiamento con occhi privi di pregiudizi, considerando possibili progressi e probabili regressioni della giustizia «predittiva» e degli algoritmi applicati a contratti e ad altri istituti. Questa riedizione italiana è arricchita da una Prefazione degli autori che tiene conto delle novità intervenute negli ultimi anni in ambito digitale e, specificamente, della diffusione dell'Intelligenza artificiale.
Nell’era della parola manipolata, tradita, dispersa, vuota, il racconto e la spiegazione del mondo ci possono ancora salvare? Il nostro è un tempo fragile, segnato da fratture profonde. Abbiamo smarrito l’equilibrio e siamo assediati da paure e confusione. Le parole non sembrano tanto aiutarci, anzi ci bersagliano dai media e dai social, sempre più ininfluenti rispetto alla gravità delle questioni «reali». In quest’epoca di comunicazione dirottata dalle oligarchie digitali, il linguaggio è ormai diventato un problema? Al contrario: è parte essenziale della soluzione. Ciò che serve è infatti un Omero dei nostri giorni che ci convinca che è giunto il momento di cambiare abitudini, di uscire da un sonno caotico e ipocrita. Attraverso storie, memorie e visioni che intrecciano Langhe e mondo globale, tradizione contadina e rivoluzione digitale, Oscar Farinetti e Piercarlo Grimaldi indagano la crisi antropologica del linguaggio e dei valori che lo abitano - dalla democrazia all’antifascismo - minacciati da superficialità, disuguaglianza e perdita di senso. Tuttavia, il loro non è un canto nostalgico: è una chiamata all’azione, perché salvare la parola significa salvare l’umano. Basta con l’afasia di fronte all’ingiustizia, basta con la trasformazione del dialogo in rissa, basta con la svalutazione della parola. Queste pagine disegnano un programma per recuperare il senso della comunità e la capacità di tessere narrazioni in grado di unire anziché dividere, di costruire anziché distruggere.
Il rapporto amoroso viene spesso romanticamente inteso come una fusione, una riduzione del due all’uno, una reciproca totale trasparenza. Ma questo, ci dicono Isabella Guanzini e Silvano Petrosino, non rende affatto giustizia alla vera essenza dell’intimità, che invece nasce dall’accogliere una presenza che è irriducibilmente indisponibile. L’altro deve restare altro, mai completamente posseduto. La logica del controllo è sorpassata dalla logica dell’amore, che con discrezione entra in contatto con il segreto dell’altro e il suo incantesimo. Si stabilisce così un felice intreccio di due misteri che si toccano e si cercano dandosi spazio e costruendo non un progetto di futuro pianificato e rassicurante, ma un aprirsi insieme all’avvenire, tempo dell’avvenimento che accade senza avvisare. Una riflessione a due voci sul rispetto reciproco e sull’amabilità del segreto dell’altro che custodiscono la perenne fecondità del rapporto autentico.
Il neoliberalismo non è stato sconfitto dai suoi nemici. È stato tradito dai suoi stessi trionfi: una Cina diventata superpotenza, le élite occidentali sempre più ricche e separate dal resto, le classi medie erose dall'interno. Questi tre esiti erano inevitabili: Branko Milanovic ci spiega perché e cosa ci aspetta ora. Branko Milanovic è l'economista che per primo ha dato una risposta in numeri a una delle grandi questioni del nostro tempo: perché la globalizzazione ha arricchito miliardi di persone in Asia e, al contempo, ha svuotato le classi medie occidentali? In questo libro, il più ambizioso della sua carriera, allarga il campo di indagine e racconta come quei numeri abbiano ridisegnato il mondo intero. Il filo conduttore si può riassumere in una domanda semplice e decisiva: perché è finita l'egemonia neoliberale che sembrava destinata a durare per sempre? Milanovic individua due cause. La prima: la globalizzazione ha reso la Cina una superpotenza economica e geopolitica, innescando una reazione degli altri paesi che ha sgretolato l'ordine liberale internazionale. La seconda: dentro le democrazie occidentali lo stesso sistema ha prodotto una nuova élite - colta, benestante, cosmopolita - che ha accumulato redditi da lavoro e da capitale insieme. Un fenomeno inedito che l'autore chiamaomoplutia. Il rancore di chi è rimasto fuori ha alimentato la rivolta populista e messo fine, di fatto, all'ideologia dominante degli ultimi quarant'anni. Milanovic scrive da economista, ma pensa da storico e argomenta da intellettuale civile. Il risultato è un grande saggio - nella tradizione di Polanyi e di Hirschman - capace di spiegare perché il mondo di oggi assomiglia così poco a quello promesso trent'anni fa.
«Pur tra prolungate eclissi, la parola ‘democrazia' è sopravvissuta, nel corso di due millenni e mezzo, apparentemente uguale a se stessa. Ma dietro quella facciata immobile sono transitati vari e assai diversi contenuti. Fino all'attuale perdita di senso.» Se la storia delle parole è un indicatore dei mutamenti che accadono nella realtà, ciò è più vero che mai nel caso della abusatissima e strattonata parola ‘democrazia'. Il concetto che esprime è di per sé dirompente: non a caso fu a lungo intesa come sinonimo di ‘rivoluzione sociale' e perciò avversata. I tanti aggettivi che l'hanno accompagnata nei secoli hanno avuto e hanno come obiettivo quello di limitarne gli effetti, o invece di sottolinearli, o addirittura di farle dire il contrario di ciò che essa esprime. Nel corso del tempo, e - fenomeno straordinario - da un capo all'altro del pianeta, la parola ‘democrazia' ha creato passione tenace, allarme e, più spesso di quanto siamo disposti ad ammettere, finta adorazione. Insomma, ‘democrazia' non è mai un approdo stabile e conclusivo: è piuttosto una idea-forza, un obiettivo, un orizzonte. In queste pagine, una straordinaria sintesi storica e insieme una coraggiosa interpretazione.
«Le parole non sono innocenti: capire come ‘genere' si è trasformato in spauracchio globale significa capire molto di più del mondo in cui viviamo.» Da termine grammaticale neutro è diventato un concetto filosofico, sociologico e politico tra i più discussi del nostro tempo. Come si è arrivati fin qui? Vera Gheno ripercorre la storia di questa parola - attraverso dizionari, trattati scientifici, documenti vaticani e dichiarazioni politiche - per mostrare come il suo significato si sia trasformato nel corso dei decenni, e perché oggi faccia così paura a molti. Dall'antropologa Margaret Mead alla filosofa Judith Butler, dallo psichiatra Robert Stoller alle conferenze ONU degli anni Novanta, fino alle offensive retoriche dei movimenti anti-gender e alle politiche di Trump, Meloni e Orbán: "Genere" ricostruisce con rigore e chiarezza il percorso che ha trasformato una categoria analitica in uno spauracchio globale. Pagina dopo pagina, capiremo che non è del gender che dobbiamo avere paura, ma di chi usa questo termine come una minaccia.
La vicenda di Anneliese Michel, giovane tedesca morta nel 1976 dopo una lunga e drammatica esperienza segnata da sofferenza, fede e controversie, resta uno dei casi più discussi del nostro tempo. Tra diagnosi mediche, esorcismi, processi e interpretazioni contrastanti, la sua storia si colloca al confine tra scienza e soprannaturale, tra fragilità umana e mistero divino. Questo libro ricostruisce la sua attraverso testimonianze, documenti e riflessioni spirituali, emerge un percorso che interroga su questioni radicali: che cos’è davvero la possessione? Dove termina la malattia e inizia il mistero? Non una semplice cronaca, ma un’indagine che tocca i grandi temi dell’esistenza: il dolore, il male, la libertà, la fede.
La lettura non è un'abilità naturale, ma una straordinaria conquista culturale capace di trasformare il nostro cervello e il nostro modo di stare al mondo. Mentre il numero di lettori cresce a livello globale, cambia il modo di leggere, ma tra carta e schermo le differenze cognitive non sono molto marcate. Attraverso le più recenti ricerche di neurolinguistica e salute pubblica, le autrici mostrano come leggere significhi promuovere comportamenti che potenziano le abilità cognitive e relazionali. Particolare rilievo assume la distinzione fra testi narrativi e informativi: i primi favoriscono il coinvolgimento emotivo e la simulazione mentale, i secondi l'analisi e la costruzione della conoscenza. Dall'infanzia all'età adulta, fino all'invecchiamento, la lettura migliora la qualità della vita. In questo percorso, le biblioteche divengono veri archivi della salute: spazi di inclusione e benessere per comprendere il mondo contemporaneo.
La spiritualità nella cura è tema nuovo nel contesto italiano e i dati di scienza ne affermano ampiamente il valore non sostituibile nei momenti di vita in cui malattia o lutto mettono in discussione la conoscenza di noi stessi.
L'esperienza umana, gli studi scientifici e le grandi tradizioni di pensiero concordano su un punto: la spiritualità è un bisogno naturale e fondamentale dell'essere umano, come respirare o dormire. Coltivarla favorisce serenità, forza interiore, libertà di scelta e benessere.
Con uno sguardo al contesto internazionale ed europeo, e una disamina della realtà italiana, questo testo si interroga sull'importanza della spiritualità nelle cure palliative: presenta dati scientifici, modelli teorici e buone pratiche per integrare la dimensione esistenziale nell'assistenza al fine vita.
Nella seconda parte del libro le Linee guida olandesi (2018) tradotte per la prima volta in italiano, un vero e proprio punto di partenza per comprendere e rinnovare l'approccio alla cura della persona nella sua interezza.
Cecilia Pagni è medico chirurgo. Laureatasi a Firenze si è poi formata come specialista in Medicina Generale. Ha conseguito un Diploma di I livello in Tanatologia presso l'Università degli Studi di Padova, e un Diploma di II livello in Cure Palliative e Terapia del dolore presso l'Università degli Studi di Bologna.
Diplomata alla Scuola di formazione per Assistente Spirituale in Cure Palliative istituita da TuttoèVita ETS, Luce per la Vita, FCP, SICP. Dal 2016 esercita come medico palliativista e attualmente è dirigente medico presso l'Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari della Provincia Autonoma di Trento.
Cosa accade quando l'accoglienza di richiedenti asilo e rifugiati prende for ma nelle case delle persone comuni?
Il progetto Rifugio Diffuso nasce nel 2008 da un'iniziativa della Città di Torino che diventa così il primo comune in Italia a sperimentare un progetto di accoglienza in famiglia rivolto a rifugiati e richiedenti asilo. Il progetto offre ai beneficiari vitto, alloggio, percorsi di sostegno e accompagnamento attraverso la collaborazione di associazioni, organizzazioni di volontariato, singoli cittadini e nuclei familiari. Nel 2015 il progetto viene portato all'interno del sistema di accoglienza nazionale, coinvolgendo negli anni successivi oltre duecento rifugiati e più di sessanta nuclei ospitanti. Nel 2025, le modifiche al manuale di rendicontazione del sistema nazionale sembrerebbero chiudere di fatto la stagione di Rifugio Diffuso, aprendo una fase di incertezza, che rende ancora più significativo riflettere sul portato di questa esperienza.
Le pagine di questo libro ricostruiscono la storia del progetto e raccontano alcune esperienze di accoglienza, dando voce alle famiglie che hanno ospitato e ai rifugiati che sono stati accolti. Emergono così le piccole vittorie di un'inclusione costruita sulle relazioni e sul vivere insieme quotidiano, condividendo lo spazio della casa, ma anche le fatiche dell'incontro e delle condizioni strutturali e istituzionali che modellano la condizione dei rifugiati in Italia.
Magda Bolzoni, sociologa, lavora presso il Dipartimento Interateneo di Scienze, Progetto e Politiche del Territorio del Politecnico di Torino. Si interessa di migrazioni, migrazioni forzate e diritto d'asilo e le sue ricerche affrontano temi di stratificazione socio-spaziale, disuguaglianze e trasformazioni urbane.
Davide Donatiello, sociologo, lavora presso il Dipartimento di Culture, Politica e Società dell'Università di Torino. Ha svolto attività di ricerca su integrazione socio-economica degli immigrati, iniziative di accoglienza per rifugiati e richiedenti asilo, sfruttamento della manodopera straniera nelle filiere agroalimentari, accesso ai servizi socio-sanitari di persone con background migratorio.
Con il tono dell'autobiografia intellettuale e lo stile pacato di una riflessione giunta ormai al livello delle sue motivazioni fondamentali, Augusto Del Noce offre al lettore, in questa opera postuma, la più matura formulazione della sua interpretazione «transpolitica» della storia contemporanea. Il rinnovato confronto con la filosofia di Gentile è motivo di ripensamento filosofico del processo della storia italiana dal Risorgimento al fascismo, un processo decisivo per comprendere il destino stesso della nostra civiltà. L'incontro di Gentile con il fascismo non deve essere visto, per Del Noce, come strumentale né motivato da interessi estrinseci: occorre pensare piuttosto a una parabola emblematica di una coerenza filosofica estrema, connaturata a un pensiero che volle presentarsi come riforma non solo politica bensì anche religiosa.
Da oltre trent’anni l’idea del declino dell’Occidente domina il dibattito pubblico, tra crisi economiche, polarizzazione politica e sfide globali sempre più complesse. Ma quanto questo racconto corrisponde davvero alla realtà? In questo saggio lucido e documentato, Paolo Messa smonta la retorica del declinismo mostrando come essa sia diventata, più che un’analisi, una narrazione strategica spesso alimentata e amplificata dai regimi autoritari per indebolire la fiducia nelle democrazie liberali. Attraverso dati, confronti storici e analisi geopolitiche, l’autore dimostra che l’Occidente non è una civiltà al tramonto, ma un sistema in profonda trasformazione: resiliente, innovativo e capace di autocorrezione. Lungi dall’essere un segno di crisi irreversibile, il dissenso, il pluralismo e l’autocritica rappresentano la sua forza vitale. Un libro che invita a distinguere tra percezione e realtà e a riconoscere, senza trionfalismi e senza fatalismi, perché l’Occidente è ancora vivo.

