
Un viaggio tra scienza, arte, mito ed emozioni: le piante come non le avete mai lette. Ci sono persone che parlano con le proprie piante, trovano conforto in un bosco, si commuovono davanti a un fiore in boccio. Ci sono poi gli scienziati che ne studiano le strategie evolutive, le relazioni invisibili e i meccanismi biologici sorprendenti, decifrandone il genoma. In mezzo c'è un terreno comune: quello in cui sapere e sentire si incontrano. In questo volume, una biologa di fama internazionale intreccia scienza, mito, arte e vita personale per esplorare il legame profondo - e spesso frainteso - tra gli esseri umani e il mondo vegetale. Dalla Dafne di Anselm Kiefer ai boschi urbani, dai simboli antichi alle sfide del Green Deal e del femminismo, alle conseguenze ecologiche della guerra, ogni pagina apre finestre inedite sul rapporto tra esseri umani e piante. Un racconto intimo e curioso di una relazione in cui forse si nasconde un'altra chiave per comprendere qualcosa di più anche di noi stessi.
«C’è un silenzio che ci accompagna da sempre, ma che abbiamo imparato a ignorare. È il silenzio degli animali. Un silenzio che non è assenza di voce, ma una lingua diversa, fatta di sguardi, di movimenti minimi, di respiri trattenuti. Gli animali parlano, ma non con le parole: lo fanno con la vita stessa, con il loro esserci nel mondo in modo discreto, umile, necessario.» Dacia Maraini ha sempre scritto del suo rapporto speciale con i nostri «fratelli» del mondo animale. Di quanto siano importanti per noi «umani» e di quanto sia decisivo difenderne i diritti e capirne le sofferenze. E in queste pagine, che raccolgono racconti, memorie e interventi pubblici, ribadisce il rispetto per l’ambiente (che non è solo nostro), la ferma opposizione alle pratiche di sfruttamento o al rito insensato della caccia; spiega la sua scelta vegetariana e condanna gli allevamenti intensivi. E lo fa soprattutto raccontando delle storie: di compagni di vita, di cani «che ragionano» e «a volte volano», di gatti «che si credono pantere», di «gabbiani intelligenti», di lupi, orsi, cervi e molte altre creature meravigliose (non esclusi topi e galline). Le sue favole e le sue riflessioni appassionate esplorano il legame profondo in grado di unirci a esseri tanto diversi, eppure tanto simili a noi. Per comprendere infine come essi «non ci chiedano parole, ma gesti. Non proclami, ma presenza. E forse, in quel semplice atto di rispetto, potremmo finalmente riconciliarci con la parte più autentica e gentile di noi stessi».
Si può salvare qualcosa dell’idea illuminista di progresso o lo shock del Novecento l’ha resa definitivamente inservibile? Senza di essa, quale appiglio ci rimane per far fronte alla catastrofe ambientale e lasciare un mondo abitabile a chi verrà dopo di noi? Simone Pollo propone una riflessione acuta e attuale, volta a pensare la morale nell’era dell’Antropocene, in cui l’umanità contempla come mai prima la prospettiva della propria fine. Un antidoto contro il senso di disfatta, capace di riscattare noi stessi e il futuro del pianeta, coltivando ancora un po’ di fiducia nella possibilità del progresso.
Quasi all’improvviso, negli ultimi anni l’intelligenza artificiale ha rivoluzionato il nostro mondo. Dopo l’arrivo di PC e di Internet, una nuova trasformazione tecnologica ribalta il nostro modo di lavorare e di interagire e per la prima volta lascia intravedere un futuro in cui le macchine si sostituiranno all’uomo. Ma come siamo arrivati a tutto questo? Federico Neri, in Italia uno dei pionieri dell’AI applicata al linguaggio, ha vissuto da testimone privilegiato trent’anni di rivoluzione tecnologica e ci accompagna in un viaggio che parte dalle prime regole simboliche degli anni Novanta fino ai moderni Large Language Model, dai laboratori universitari agli incontri riservati con l’intelligence, dalla semantica dei brevetti militari ai sistemi generativi moderni. Non è solo un resoconto dell’evoluzione degli algoritmi, ma un racconto del loro farsi, un libro in cui biografia e tecnologia si intrecciano: gli aneddoti personali rivelano le emozioni, le paure e le speranze delle persone che stanno dietro ogni avanzamento. In un’epoca in cui l’AI suscita tanto entusiasmo quanto timori legittimi, lo sguardo di chi ha ‘parlato agli algoritmi’ per tre decenni può essere una bussola preziosa, può farci comprendere meglio l’intelligenza artificiale nella sua totalità, dalle radici tecniche alle implicazioni etiche, aiutandoci a orientarci verso la direzione che stiamo prendendo.
Le società avanzate di oggi si presentano a prima vista come complesse e poco comprensibili. Corrono sempre più veloci, tra schermi, social media e una realtà sempre più dematerializzata. Molte le etichette proposte per definirle, ma finora nessuna si è rivelata pienamente soddisfacente. Quel che appare, però, evidente a tutti è che viviamo in una ‘società sovreccitata’. I media digitali producono una successione accelerata di ‘choc’ informativi che impattano su una struttura sociale composta da individui resi più vulnerabili dall’ideologia neoliberista che ne ha polverizzato le strutture portanti. Attraverso 10 concetti chiave - dal ‘capitalismo estetico’ all’‘iperconsumo’, dall’‘iperdivismo’ al ‘corpo-flusso’ e al ‘biocapitalismo’ - l’autore si chiede se le caratteristiche del mondo attuale siano radicalmente nuove rispetto a quelle della modernità tradizionale e non piuttosto il risultato di una loro intensificazione.
Perché, nonostante la crisi delle vendite, continuiamo a riconoscere autorevolezza e serietà ai quotidiani? Perché certe testate sembrano più oggettive di altre? Cosa rende un articolo ‘credibile’? Per la semiotica si tratta di effetti di senso, giochi di simulacri e costruzioni narrative, risultato di precise strategie discorsive che costruiscono impressioni di realtà. È di queste strategie - delle loro differenze e delle loro modalità - che il libro si occupa, decifrando quelle con cui viene gestita l’informazione. Lo fa esercitandosi soprattutto sui quotidiani, ma offre spunti e strumenti utili per ‘smontare’ l’informazione tout court, sia essa su carta, on line o in televisione. In questa edizione, il libro si arricchisce di una postfazione sulla disinformazione attuale e sui suoi tratti distintivi.
In un tempo in cui l'educazione pare aver smarrito il respiro del vivente, riducendosi a sterile trasmissione di nozioni, questo volume si erge come soglia e invocazione. Imparare gli affetti non è soltanto un titolo, ma un gesto simbolico, un atto iniziatico che invita a oltrepassare i confini dell'ovvietà per accedere a quella dimensione profonda in cui l'affettività si rivela come origine e destino dell'umano. Ispirato dal pensiero limpido e abissale di Edda Ducci, il libro intreccia filosofia, esperienza educativa e ricerca interiore, restituendo all'affettività il suo volto doppio: fragile e titanico, incarnato e simbolico, radicato nella carne e slanciato verso l’Altro.
Lontano da ogni deriva emotivista, l'affettività emerge qui come coscienza incarnata, forza originaria che precede la parola e sopravvive al silenzio. È linguaggio primordiale e tensione trascendente, tessitura invisibile che unisce memorie, legami, identità. È ciò che umanizza l'educazione, che trasforma la semplice coabitazione in comunità, il contatto in intimità, la presenza muta in incontro che salva.
Accanto al contributo di Teresa Forcades – filosofa e fondatrice della scuola Sinclètica – e a una riflessione di Cosimo Costa, il volume raccoglie le voci appassionate di giovani studiosi della Scuola di Dottorato LUMSA. Insieme, delineano un orizzonte vivo e molteplice, in cui l'affettività si svela come condizione necessaria per ogni autentico processo educativo.
Un'opera corale, intensa e necessaria, che ci richiama alla verità dimenticata dell'educare: un'arte dell'amore, un gesto che salva, un cammino che, per quanto fragile, resta l'unico degno dell'umano.
Più che una storia, queste pagine sono una testimonianza che permetta ad alcuni di ricordare, ad altri di conoscere l’impegno sociale e politico di un Michele Celidonio, che si è prodigato con passione per la comunità di Sulmona e del Centro Abruzzo, nell’intento di favorirne lo sviluppo, difendendone gli interessi nelle più alte sedi istituzionali. Un libro che mette in risalto il suo profondo legame con il territorio, allo scopo di rinnovarne lo spirito e l’identità, seguendo un percorso attraverso epoche diverse, dai tempi difficili del secondo dopoguerra, in cui la mancanza di occupazione spingeva migliaia di persone a cercare un futuro migliore oltreoceano, ai tempi del boom economico negli anni ‘60, segnati dal suo impegno politico e imprenditoriale. Un libro che parla di memoria e di senso di appartenenza, offrendo a chi lo sfoglia un’occasione preziosa per riscoprire un personaggio di Sulmona e il suo appassionato impegno civile.
Il volume esplora il tema della povertà abitativa intrecciando alla riflessione teorica, dati nazionali e l’esperienza del territorio modenese. Partendo dal caso del condominio Prato Verde, si racconta come, quelle che sono considerate fragilità economiche, strutturali e personali, sono il precipitato di un’esigenza interattiva che riguarda tutta la Comunità. Viene presentata, dunque, la ricerca Città Abit-Abile, progetto che ha consentito di fotografare il grado di responsabilità e le risorse della Comunità locale, e il Termometro Sociale strumento usato per misurare la coesione e promuovere percorsi di sviluppo delle competenze abitative dei cittadini. Ne emerge un cambio di paradigma: da un modello assistenzialistico che consuma le risorse disponibili ma non insegna ad usarle, si transita alla promozione di responsabilità condivisa, che considera il valore d’uso delle risorse e come gestirle, per cui la casa non si configura, solo, come tetto, ma luogo di interazione che genera valore e cittadinanza attiva, quindi: capitale di coesione sociale per l’intera Comunità.
Il volume raccoglie settanta contributi per i settant’anni del cardinale Matteo Zuppi, proposti da autori di generazioni diverse, di vari continenti e culture, uniti dalla stima che li lega all’arcivescovo di Bologna e presidente della CEI. Il filo che unisce i testi è la pace, che don Matteo ha inteso fin dall’inizio come il cardine del suo ministero pastorale. Gli scritti indagano la pace a cui richiamano le Sacre Scritture, come è stata ed è interpretata nel corso della storia, come ha costituito un segno profetico e un sogno, per tanti, un impegno e un rischio, un richiamo incessante e una necessità impellente, di fronte al dolore e alla distruzione. Fanno da cornice la teologia, l’esegesi biblica, la storia della chiesa, l’ecclesiologia, la liturgia, la profezia, il martirio, l’incontro con le altre religioni e culture.
«C'è un filo rosso che unisce tutte queste storie. Non è solo il genere. È la forza della relazione tra donne come spazio di libertà e verità. Non sempre pacificata, spesso dolorosa, ma sempre viva.» (Dacia Maraini). Nel corso di un secolo, dal 1926 a oggi, l'amicizia tra donne in Italia ha attraversato le trasformazioni di un Paese in cambiamento. Si sono intrecciate storie di Resistenza, di lotta, di scoperte e di sogni condivisi. In questo libro, ogni coppia di amiche è un capitolo di questa evoluzione: dalle prime battaglie femministe alle voci che hanno scosso la cultura e la politica, dal mondo dell'arte alla letteratura, dallo spettacolo all'editoria. Grazia Deledda e Biancofiore, Maria Montessori e Annie Besant, Ada Gobetti e Bianca Guidetti Serra, Carla Lonzi e Carla Accardi, Elvira Sellerio e Luisa Adorno, Dacia Maraini e Piera degli Esposti ma anche Fausta Cialente e Sibilla Aleramo, Rossana Rossanda e Luciana Castellina, Gae Aulenti e Rosellina Archinto, Raffaella Carrà e Alessandra De Stefano, Chiara Valerio e Michela Murgia... Ogni legame ci racconta come le donne si ritrovano sempre nell'intreccio dell'amicizia che, con silenziosa e tenace determinazione, costruisce la storia. Introduzione di Dacia Maraini.

