
Una drammatica storia ispirata alla vita eroica di Stanisława Leszczyńska. Questa ostetrica polacca ha fatto nascere migliaia di bambini nel campo di Auschwitz, e nessuno di loro, né nessuna delle madri, è morto durante il parto. Il romanzo di Magda Knedler racconta la straordinaria vicenda di una donna coraggiosa che, nelle condizioni estreme del campo di concentramento, ha portato aiuto alle donne incinte e ai loro figli appena nati, le vittime più piccole e indifese di Auschwitz. Ad Auschwitz, Stanisława Leszczyńska non era solo una prigioniera. Era una madre. Era speranza.
Quando la Storia irrompe con la violenza della guerra, non chiede il permesso: travolge vite, spezza sogni, costringe a scegliere. Adam è un medico, un uomo innamorato, un marito in attesa di diventare padre. Crede nel futuro, nella cura, nella possibilità di aggiustare il mondo un corpo alla volta. Ma nel settembre del 1939 la Polonia viene schiacciata dall'invasione nazista e ogni certezza crolla. Dalla disfatta dell'esercito alla ferocia dell'occupazione, dalla perdita più lacerante alla nascita di una speranza disperata, Adam è costretto a varcare un confine invisibile: quello che separa l'uomo che era dall'uomo che deve diventare. Nel cuore di una foresta, insieme a ragazzi poco più che ventenni, prende forma una scelta radicale: non arrendersi. Resistere. Combattere. I ragazzi di Montecassino è un romanzo struggente sulla nascita della coscienza, sul prezzo dell'amore e sull'urgenza della responsabilità. È la storia di giovani vite comuni travolte dall'orrore, ma capaci di rispondere al male con una fedeltà incrollabile per la dignità umana. Un racconto corale dove amicizia, sacrificio e dolore si intrecciano fino a diventare destino, e dove anche nel buio più fitto una scintilla di luce continua a brillare.
Antonio è un uomo riservato, colto e gentile. Ha trascorso una vita di studi e coltivato poche amicizie: persone con cui condividere i propri interessi e qualche riflessione sul senso della vita, illuminata soprattutto dalle battute argute e luminose di un amico sacerdote. Non è mai stato un uomo devoto, ha conservato sempre una riserva di sobrietà intorno alla fede e alla vita spirituale. Un mattino Antonio comincia un viaggio, da una cittadina della Brianza fino a Roma. Questa volta non si muove per motivi di studio: è sulle tracce di un'antica confraternita, dedita all'accompagnamento dei condannati a morte nelle ultime ore del loro percorso terreno. Ma ha preso questa iniziativa per un motivo del tutto personale. Perché Antonio vuole saperne di più di questa attività di consolazione e sostegno a persone che avevano di fronte un unico, terribile destino? Che cosa lo attende a Roma? Il lettore segue il protagonista nella sua ricerca, che, si scopre, diventa per lui della massima urgenza e della massima importanza.
Sulla scia della lettera di papa Francesco sul valore della letteratura nella formazione dell'uomo, il volume si propone di contribuire alla valorizzazione della «potenza spirituale della letteratura» in quanto via gnoseologica verso la verità. Il testo letterario (sia in poesia che in prosa) possiede la privilegiata facoltà di superare i confini della realtà sensibile e approdare alla soglia del mistero. Il testo è costituito da quattro sezioni: I fondamenti (esposizione di una base teoretica e metodologica del dialogo intercorrente tra letteratura e teologia e aperto al confronto tra fede e modernità); Riscritture bibliche (raccolta di saggi su autori classici riletti secondo un percorso scritturistico); Spigolature letterarie (approfondimenti sulla profondità ontologica delle opere di scrittori contemporanei); Letteratura, Cristianesimo e incroci disciplinari (saggi sul complementare incontro tra tematiche religiose e altre scienze in direzione di una reciproca integrazione spirituale e cristiana).
"Ero a Disto, una località che, fino a due mesi prima, non sapevo nemmeno esistesse. Ed ero a più di mille chilometri da casa"
Una conversazione, colta casualmente sul treno che prende tutti i giorni, porta il protagonista, un bibliotecario, a intraprendere un viaggio inatteso e ineluttabile fino a un remoto paese della Calabria. Qui, in un museo che accoglie un solo visitatore per volta, inizia un percorso interiore che lo costringe a una faticosa scoperta di sé e a mettere in dubbio l'ordine quasi catalografico, ma solo apparente, della sua esistenza.
In un'atmosfera crepuscolare e ambigua, e in un crescendo di tensione emotiva, il romanzo parla del passato come tempo non concluso; del peccato e del rimorso; della fragilità delle relazioni; della vita come incognita che ammette molte soluzioni o, forse, nessuna.
GIORGIO ANTONIACOMI è nato e vive in Trentino. Maturità classica, laurea in Sociologia all'Università di Trento, master in management urbano all'Università di Ferrara e all'Università Bocconi. Dirigente del Comune di Trento per oltre trent'anni, si è occupato soprattutto di trasformazioni delle città. Dal 2015 al 2020 è stato direttore della Biblioteca comunale di Trento. Per Publistampa e Il Margine ha pubblicato un romanzo e alcune raccolte di racconti.
Racconta Andrea Camilleri che «La Stampa» gli aveva chiesto - siamo nel 1998 - una serie di racconti da pubblicare in estate sul quotidiano. «Io ci pensai un po’ su e mi ricordai che ero stato a lungo indeciso sul nome da dare al commissario Montalbano. Avevo allora due nomi che mi giravano nella testa: uno era Montalbano e l’altro era Collura, cognomi tipicamente siciliani se altri mai ve ne furono. Poi mi venne l’idea di rendere grazie a Vázquez Montalbán e così optai per il commissario Montalbano. Ma ora dovendo scrivere dei racconti mi venne in mente di trovare un personaggio fisso. E subito è stato come una sorta di risarcimento nei confronti del commissario Collura: qualunque fosse diventata la funzione di questo personaggio che ancora non era nato, comunque si sarebbe chiamato Collura, visto che, poveraccio, era rimasto nell’anonimato rispetto a Montalbano che io avevo scelto come protagonista dei miei gialli. La seconda cosa che mi venne in mente, perché mi piace scommettere con me stesso, era quella di avere la possibilità di fare delle indagini all’interno di un luogo esattamente delimitato. È un po’ il giochetto che spesso fa Agatha Christie quando sceglie l’Orient Express o un aereo per le sue storie. E quindi scelsi una nave da crociera perché offre una possibilità enorme di incontri con persone diversissime tra di loro. Nacque così il commissario di bordo che non è un vero e proprio poliziotto, ma colui che si occupa del buon andamento della crociera». Piccoli e grandi misteri, che Cecè Collura, che si è preso un periodo di riposo dopo essere rimasto ferito in una sparatoria, risolve nel corso della traversata. Camilleri si diverte e ci diverte con otto storie di sparizioni, tutte risolte brillantemente e bonariamente. Qualche anno dopo la pubblicazione fu chiesto a Camilleri che fine avesse fatto il commissario Collura: «Dopo il periodo di congedo per convalescenza, so che Collura è tornato in polizia. Ma non mi ha più né scritto né telefonato».
Per oltre un decennio Borges è stato professore di Letteratura inglese e nordamericana all'Università di Buenos Aires, incarico che aveva ottenuto presentando, anziché un folto curriculum, questa semplice dichiarazione: «Senza volerlo, mi sono qualificato per questo posto per tutta la vita». Il che già lascia intuire quanto poco ortodossi fossero i suoi corsi, tanto più che Borges non nascondeva di giudicare la letteratura «in un modo edonistico», sulla base cioè del piacere che suscitava in lui («leggere qualche pagina di Dickens ... significa aver trovato un amico per tutta la vita» dichiara), ed esortava gli studenti a lasciare senza remore qualsiasi libro che trovassero noioso, perché la lettura «deve essere una forma di felicità». Per nostra fortuna il corso del 1966 è stato registrato e trascritto: potremo così ascoltare la viva voce di Borges mentre, incurante di steccati storiografici e teorie critiche, conduce gli studenti nel cuore delle opere più amate, abbandonandosi a una narrazione trascinante e contagiosamente appassionata e ricordandoci che solo la letteratura può aiutarci a interpretare la letteratura.
Nel bosco di Monta Clare, Missouri, una mattina del 1975 un adolescente scompare. È l'inizio di un'epopea lunga trent'anni. La storia di un legame che nessun buio riuscirà a spegnere. Quando il tredicenne Joseph «Patch» Macauley viene rapito, Saint Brown, la sua compagna di scorribande, è determinata a riportarlo a casa. Ma Patch rimane prigioniero in uno scantinato per quasi un anno. Solo una ragazza di nome Grace gli fa visita di tanto in tanto e parla con lui, nascosta dall'oscurità. Tornato libero, Patch è ossessionato dall'idea di ritrovarla, e di dare la caccia all'uomo che gli ha rovinato l'esistenza. Mentre i mesi si trasformano in anni e la speranza diventa disperazione, Saint, nell'ombra, lo segue e lo protegge nella sua ricerca. Anche se scoprire la verità può significare perdersi per sempre.
Sybil Van Antwerp ha settantatré anni, cura il giardino della sua bella casa che le regala splendide fioriture primaverili e non ama vivere fuori, nel mondo. Nella vita di prima è stata un'avvocatessa stimata, una moglie e una madre, ma ora predilige un'attività su tutte: scrivere lettere. Ha iniziato all'età di nove anni e non ha mai smesso, nemmeno nell'era digitale, nemmeno ora che la vista vacilla. Scrivere missive è una meravigliosa attività umana, su questo non ha dubbi. I suoi destinatari sono molteplici, dalle amiche al vicino signor Lübeck, al gentile assistente di un'agenzia che si occupa di test del dna. E poi tiene la corrispondenza con scrittrici e scrittori, con cui condivide il proprio giudizio sui loro romanzi e certe visioni della vita. E con Harry, un giovane con difficoltà a integrarsi. Quando si scrive, sostiene, bisogna andare piano; perché "la fretta può farci mettere su carta cose che non intendevamo e ci si svuota". Tra i chiaroscuri della vita di una donna che si avvicina alla vecchiaia, c'è anche un destinatario non identificabile a cui Sybil confessa il suo dolore più grande, senza però inviare alcuna lettera. E solo quando questa sofferenza implacabile, un mistero che sembra inafferrabile, troverà la sua piena voce sul foglio, Sybil potrà finalmente cercare, di nuovo, il suo posto nel mondo. Tutte le mattine di Sybil è un romanzo irresistibile che trascina il lettore in un universo ricchissimo di sfumature, sentimenti mai rivelati, e testimonia un amore incrollabile per la vita. Tutte le mattine di Sybil ha vinto il Women's Prize for Fiction 2026.
«Scappa, Serafina.» È con queste parole che l'anziano Geremia, in un pomeriggio caldo di sole, mi mette in allarme. Ma ancora non posso immaginare che questa terra sta per mutare volto e temperamento, forse per sempre. Nella Zona libera della Carnia, finora, la guerra è stata una tempesta distante, che ha strappato gli uomini dai nostri paesi ma non ha ancora lacerato del tutto gli animi. Quello in arrivo è però un vento nuovo e spaventoso, che soffia da Est e porta sconvolgimenti. E da oltre il grande fiume giungono infine carovane di cavalieri delle steppe, con copricapi di pelliccia e lunghe spade ricurve, che entrano nelle nostre case prendendone possesso. La nostra terra è la loro terra promessa, questa non è un'invasione ma un insediamento. Io, che da sempre abito un luogo di confine, chiamata a custodire i respiri e a evocarli; io, che da sempre ho in me il cuore delle donne che mi hanno preceduto e il soffio della donna che voglio essere; io vivo con sgomento questi giorni fatti di fuochi da campo accesi sulle assi dei pavimenti lustri, di animali riparati nelle cucine, di saccheggi e violenze. Ma vedo anche la meraviglia dei cammelli che pascolano nei campi, lo stupore fanciullesco degli invasori nel salire su una bicicletta, le danze russe nelle piazze, alla luce di antichi fuochi, le loro donne guerriere, i canti liturgici ortodossi, lo splendore delle icone. Io, che sono ombra, non posso più stare al liminare: devo farmi luce, in questa lunga notte, per trovare l'alba. Con Ed è un poco la notte e un poco l'alba, Ilaria Tuti disvela la compassione nella barbarie, l'incontro nello scontro, l'esodo nell'invasione e, infine, la speranza nella tragedia. Racconta l'incontro tra due popoli che sulla carta dovevano sottomettere e soccombere, e che infine hanno imparato a conoscersi, trovando in ciascuno un riflesso dell'altro. E ci mostra che è possibile superare ciò che sembra insuperabile, sopravvivere allo sconvolgimento del proprio mondo, perdere ogni cosa e ricominciare. È possibile perché non lo ha fatto qualche eroe immaginario, lo hanno fatto i nostri anziani, continuando a cercare la vita dove sembrava essere rimasta solo cenere.
Il nuovo romanzo di Andrea Molesini è un romanzo di famiglia, di guerra, di amore, racconto al figlio, fluviale e inarrestabile di un uomo prossimo alla morte che ha combattuto nella Seconda guerra mondiale attraversando il secolo. Momenti cruciali della storia italiana vengono ripercorsi intrecciandosi alla vita del padre dell’autore, Aurelio, nato nel 1907. Con il figlio non ha mai avuto rapporti facili, molti silenzi e non detti. Babbo Rolli, così lo ha sempre chiamato Andrea, si lascia andare ai ricordi proprio nel momento in cui, malato - siamo negli anni Settanta -, sente sopraggiungere la fine. Libertà e coraggio sono i fili conduttori della sua vita, al figlio racconta di mare e di guerra, ma soprattutto i venti mesi dell’occupazione nazista, dal settembre ’43 al maggio ’45. All’indomani dell’8 settembre Aurelio, progettista del genio della Marina militare nei cantieri di Genova, fugge verso Venezia e porta con sé i disegni del nuovo scafo che sta realizzando. Durante il cammino incontra tedeschi, italiani sbandati, donne, partigiani, repubblichini. Giunto sulla Laguna viene contattato dai partigiani e consegna loro i disegni della nave L’Aquila. La narrazione dei fatti del passato, emozionante, a tratti concitata, intensa, si alterna con le visite del figlio in ospedale, le suore, le infermiere, la dottoressa che lo ha in cura; sotto il letto una valigia piena di vecchi ritagli a supportare il racconto delle vicende. Nello scorrere delle pagine veniamo a sapere tante cose della vita di Babbo Rolli e anche di Andrea, soprattutto della sua passione letteraria. I due nella condivisione della memoria a poco a poco si riavvicinano mentre il racconto giunge al suo epilogo insieme alla vita di Rolli. La scrittura è sempre il valore aggiunto dei romanzi di Molesini, potente, musicale, poetica, che aderisce al dettaglio realistico senza rinunciare al vigore della metafora.
La raccolta di racconti ingannevolmente «lineari» e «realisti» che un Borges ormai settantenne volle scrivere all'insegna del giovane Kipling.

