
L'Alba degli Angeli è la cronaca di un riscatto possibile, un viaggio dal buio della marginalità dove la salvezza non arriva da un miracolo, ma dal coraggio di guardarsi di nuovo allo specchio e accettare una mano tesa. L'ex professore Enea, precipitato nella marginalità urbana, incontra Mario, fondatore dei City Angels. Tra i due nasce una sfida brutale per la dignità: un viaggio nei gironi della disperazione cittadina alla ricerca di un riscatto possibile. Sarà in una scintilla di cultura condivisa che si aprirà, inaspettata, la porta della speranza. Milano, Stazione Centrale, notte di Natale. Mentre la città corre frenetica verso i festeggiamenti, tra i marmi gelidi di Piazza Duca d'Aosta si consuma la deriva di Enea. Un tempo stimato professore universitario, custode di cultura e certezze, Enea è oggi un "naufrago urbano" che ha perso tutto: la cattedra, la moglie e la propria identità. Tutto ciò che gli resta è il fondo di una bottiglia e un loden liso che profuma di fumo e sconfitta e un carrello pieno di libri. La sua solitudine viene squarciata dall'incontro con Mario, fondatore dei City Angels. Non è il solito approccio tra chi aiuta e chi è aiutato: è uno scontro frontale tra mondi opposti. Al nichilismo schopenhaueriano di Enea - che accusa ferocemente i volontari di agire per mera autogratificazione - Mario risponde con una scommessa: un patto che non offre solo un letto e un caffè, ma la sfida brutale di ritrovare la dignità smarrita tra i carrelli della spesa e i cartoni usati come materassi. Inizia così un viaggio attraverso i gironi della disperazione. Lungo i binari e sotto i portici, nell'arco di una sola notte, Enea è costretto a guardare negli occhi gli abissi degli altri - storie di abbandono, miseria e solitudine che specchiano crudelmente la sua stessa caduta. Eppure, proprio quando il gelo sembra aver pietrificato ogni residuo di umanità, il racconto vira verso un finale spiazzante e inaspettato che svelerà il vincitore della scommessa.
In un mondo dove il silenzio degli adulti è un muro invalicabile, esiste uno spazio di verità: la giostra. Non è un semplice divertimento da luna park, non è solo un gioco, ma un catalizzatore di archetipi umani, un territorio misterioso proibito ai grandi, dove solo i bambini possono accedere. Qui, tra le luci multicolori e il tempo che sembra sospeso, le creature di latta e metallo — sfingi, unicorni e animali fantastici — smettono di essere oggetti per diventare custodi di segreti inconfessabili. Abbracciando le cavalcature simboliche e rassicuranti, ogni bambino si sente libero di dare voce alla propria condizione di vittima di terribili violenze familiari e non. Sulla giostra il dolore si trasforma in narrazione protetta, lasciando emergere una realtà che fuori non ha cittadinanza. L'unico testimone di questo oscuro microcosmo è Genesio, il giostraio di nazionalità rom. Il suo nome richiama l'origine e la rinascita. Genesio è l'adulto che sa guardare i bambini negli occhi, alla loro altezza, intuendo il malessere che si cela dietro i loro sorrisi forzati. In un parallelismo toccante, il giostraio intreccia il trauma dei piccoli con la memoria ferita del suo popolo.
Ci sono poche cose che il libraio Marzio Montecristo odia più dei matrimoni. Eppure, quando Valérie de Gramont entra nella libreria Les Chats Noirs e chiede al nonno un regalo di nozze semplicemente inaudito - acquistare tutti i libri presenti e "trasferire" la libreria là dove si celebrerà il matrimonio -, Marzio non può sottrarsi. Anche perché la richiesta non è un capriccio qualunque: Valérie e il futuro sposo, l'inglese Thomas Stuart, stanno per celebrare un matrimonio esclusivo a Serpentara, un isolotto selvaggio della Sardegna meridionale, trasformato per l'occasione in un villaggio di lusso. Quando Marzio vi sbarca con i suoi due inseparabili gatti neri, Marple e Poirot, e gli "investigatori del martedì", resta senza parole: dove prima c'erano solo rocce, vento e gabbiani, ora ci sono un residence impeccabile, un ristorante da sogno e, come per magia, una riproduzione in scala reale della sua libreria. L'incanto, però, dura poco: un brutale omicidio squarcia l'atmosfera spensierata. Su un'isola, con il mare a fare da confine e gli orari scanditi da cerimonie e protocolli, chiunque può essere colpevole, e chiunque ha qualcosa da perdere. Miliardi, rivalità, contratti, eredità: la tensione tra le famiglie dei due sposi, ricchissime, perfette in pubblico e spietate dietro le quinte, si avverte a ogni brindisi. Ma le ragioni dell'assassino potrebbero essere altrove: un segreto di famiglia, un ricatto, una vendetta covata sotto i sorrisi, o forse la più corrosiva delle passioni: l'invidia davanti a un amore esibito come un trofeo? Tra sospetti e bugie, amori segreti e tradimenti inconfessabili, Marzio e i suoi "investigatori del martedì" dovranno risolvere un rompicapo elegante e feroce, un intrigo che sa di "Dieci piccoli indiani".
Costanza ha undici anni quando, dopo un anno vissuto in Libia con la famiglia, improvvisamente torna in Italia per passare tre mesi in una delle colonie estive organizzate dal Duce. Costanza è convinta che il Duce vegli su di lei come un padre amorevole, così le è stato insegnato in famiglia, e fa di tutto per difendere la fede che nutre per lui. Ma dopo il 10 giugno 1940, quando l’Italia entra in guerra, Costanza prende improvvisamente consapevolezza della realtà: non tornerà a casa e dovrà lottare per difendere ciò che rimane della colonia, insieme con le sue compagnie e a Raoul, un partigiano che le salva la vita e la accompagnerà nei primi, timidi passi verso l’età adulta.
L’autrice ricostruisce una vicenda che ha segnato la sua infanzia e, con lei, la sua stessa persona. Si ricompone così il mosaico della vita di una bambina che nei primi anni Ottanta attraversa la nascita e la perdita del fratello minore per una grave malattia. È la lei adulta che racconta in prima persona la sua storia. Un flashback che lascia spazio ad una duplice narrazione: quella della bambina che viene descritta in terza persona, e le parole che l’adulta rivolge a sé stessa nel presente. Una riflessione sul significato che un lutto può avere su un bambino e la necessità di dargli voce attraverso le parole.
Serena Martini, chimica di professione, sommelier per passione e doti naturali, mamma perennemente indaffarata in mille occupazioni diverse. Corinna Stelea, sovrintendente di polizia con un forte senso del dovere, un metro e novanta di professionalità e tenacia. Le loro strade, in un modo o nell’altro, finiscono per intrecciarsi e convergere in irresistibili avventure investigative, in questo caso radicate in un passato molto remoto. È morta Chiara Sbrana. Investita sulle strisce pedonali, non è mai stato trovato il pirata della strada, ma ci sono forti sospetti, fortissimi, che il responsabile sia il fidanzato Gregorio. Chiara lavorava per uno studio di architetti specializzato in ristrutturazioni e prima di rimanere vittima dell’incidente si era rivolta a Serena, da poco titolare di un nuovo laboratorio di consulenza chimica, per far analizzare dell’intonaco. Per vederci chiaro in questa morte incomprensibile Corinna ha ancora bisogno della sua amica. Tanto più che il particolare dell’intonaco alimenta il sospetto che la morte abbia a che fare, più che con il fidanzato, con il lavoro della vittima, in particolare con un appartamento da ristrutturare in centro storico a Pisa, appartenuto alla fine degli anni Ottanta a Giulio, studente universitario con una storia piuttosto triste: una vita sregolata in conflitto con i genitori, droga, sesso e una morte per AIDS, ma guai a parlarne in famiglia. Il fratello Alberto ora vuole liberarsi del passato di Giulio, macchiato, agli occhi del padre, dalla colpa di essere gay, e dell’appartamento ereditato. Ma l’immobile, all’interno di un palazzo del Trecento nel quale per anni ha abitato l’artista Benozzo Gozzoli, nasconde con ogni probabilità tesori di valore inestimabile. Forse i sospetti di Corinna non sono poi così insensati, e Serena e le sue indagini chimiche unite al fiuto formidabile come sempre le saranno di vero aiuto.
Splendore e declino di una grande famiglia sulle rive del Danubio. All'alba del Novecento, nel loro castello nel sud dell'Ungheria, i Lázár accolgono l'ultimo nato, al tempo stesso miracolo e maledizione. Il piccolo Lajos von Lázár non assomiglia ai genitori: pelle quasi trasparente e occhi azzurri come l'acqua, viene subito considerato estraneo, inquietante, di cattivo auspicio. Sándor, il padre patriarca, si vergogna di suo figlio, la cui presenza sembra risvegliare forze oscure e soprannaturali nel visionario zio Imre. Ma l'arrivo di Lajos è solo l'inizio. Segreti, passioni proibite, colpe indicibili e traumi si intrecciano e si tramandano di generazione in generazione per oltre mezzo secolo, dalla fine dell'Impero asburgico al 1957, passando per due guerre mondiali, l'avvento dei totalitarismi, le rivoluzioni, la persecuzione degli ebrei. La Storia entra nelle vite dei protagonisti, le loro vicende private convivono con la violenza del reale: mentre il mondo attorno a loro cambia irrimediabilmente, anche i Lázár sono travolti da tragedie e sconfitte, ma non rinunciano mai a una struggente, incessante ricerca dell'amore. Una magistrale opera-mondo con il ritmo che solo uno scrittore ventenne sa imprimere alla Grande Storia, raccontando l'impetuoso destino di una nazione attraverso la saga di una famiglia straordinaria.
Senza un soldo e senza aver ottenuto grandi risultati dagli anni passati all'accademia d'arte, John-Calum Macleod torna a casa, sull'isola di Harris, nelle Ebridi Esterne. E scopre che nulla è cambiato, tranne lui. Nella fattoria sferzata dal vento dove è cresciuto, Cal riprende controvoglia la sua vecchia vita, incastrato fra i due poli della sua infanzia: il padre John - allevatore di pecore, tessitore di tweed e pilastro della locale chiesa presbiteriana - e la nonna materna Ella, una donna di Glasgow dalla lingua tagliente che da decenni mantiene una fragile pace con il genero. Mentre Cal si domanda se tra le brulle colline della sua terra si nascondano altri uomini solitari, John osserva con sgomento quel figlio dai capelli lunghi che non pare avere alcuna intenzione di redimersi. Con il passaggio dalla stagione dell'agnellatura a quella della tosatura, ogni equilibrio sembra sul punto di spezzarsi, e i fili che tengono unita questa piccola comunità si fanno sempre più intrecciati, fino a stringersi in nodi inestricabili. John figlio di John è un romanzo straordinario sul dovere, la pazienza e il potere trasformativo della verità. Un'opera magnifica che, come ha scritto l'"Observer", è "il lavoro letterario più compiuto di Stuart fino a oggi", e che mostra l'autore all'apice della sua forza creativa.
Questo libro di Cesario Milo, un poeta che scrive in prosa, è difficile da definire perché l'autore, rimanendo ben radicato nella Bibbia e trovando nella realtà le conferme a quel che dice, loda il compassionevole e il guerriero, la purezza come mezzo per vedere oltre le seduzioni del mondo e le folli notti d'amore con la sposa. Sussurra che il sogno più grande di un uomo viene direttamente da Dio e che anche Dio sogna. Afferma che nella vita non si può tollerare tutto, ma anche che il valore immenso di una persona comprensiva si capisce solo quando si è deboli. Questo libro è un viaggio in quel canto nuovo che è ogni anima che ama Dio. Cesario Milo non manca di ricordarci più volte - ed è evidente che egli ne ha fatto esperienza - la cosa più importante da conoscere nella vita: grazie all'infinita misericordia di Dio nulla è mai perduto; anche nelle tenebre più fitte Dio dà sempre a chi Lo invoca il raggiante pensiero che gli permette di tornare a vedere la vita non solo vivibile ma meravigliosa.
Nel raccontare il suo dolore, Adèle Van Reeth non narra solo la morte del padre, ma anche le conseguenze di quella perdita, la vita che continua con la tristezza, con l'assenza, con il "mai più". E, pur dicendosi "inconsolabile", sceglie di vivere, senza negare la lacerazione del distacco e rendendo onore alla mancanza. Un libro che aiuta e consola, nonostante il vuoto incolmabile della perdita.
E se i personaggi di un romanzo prendessero davvero vita? Nella misteriosa Torino, capitale italiana dell'esoterismo, il ginecologo Leonardo Prandi, scrittore mancato, riceve una profezia destinata a cambiare la sua esistenza: ogni storia che scriverà diventerà realtà. Tra antichi tarocchi, amori impossibili, coincidenze inquietanti e segreti che sembrano guidare il destino, il confine tra finzione e vita si dissolve. Un thriller sentimentale che unisce mistero, magia e passione, conducendo il lettore fino a un finale sorprendente.
Una drammatica storia ispirata alla vita eroica di Stanisława Leszczyńska. Questa ostetrica polacca ha fatto nascere migliaia di bambini nel campo di Auschwitz, e nessuno di loro, né nessuna delle madri, è morto durante il parto. Il romanzo di Magda Knedler racconta la straordinaria vicenda di una donna coraggiosa che, nelle condizioni estreme del campo di concentramento, ha portato aiuto alle donne incinte e ai loro figli appena nati, le vittime più piccole e indifese di Auschwitz. Ad Auschwitz, Stanisława Leszczyńska non era solo una prigioniera. Era una madre. Era speranza.

