
Nella Roma del Novecento, tra baracche e miseria, nasce Bruno Cornacchiola, uomo segnato dalla povertà, dalla ribellione e da un odio profondo verso la Chiesa. Ma il suo cammino prende una svolta inaspettata quando, alle Tre Fontane, la Vergine Maria gli appare, affidandogli messaggi di conversione, unità e speranza. Se nel 2016 la pubblicazione del Veggente squarciò la cappa di silenzio imposta dal Vaticano sull'apparizione del 1947 e svelò i segreti che la Madonna aveva comunicato al protagonista di quel prodigioso evento, "I diari del veggente" consentono ora una più ampia conoscenza dei numerosissimi messaggi soprannaturali ricevuti da Cornacchiola fino alla morte nel 2001 e delle significative annotazioni che quotidianamente egli vergava sul suo diario. Vengono così finalmente alla luce innumerevoli riferimenti alle vicende storiche della seconda metà del Novecento, spesso anticipate dalle profezie mariane ricevute dal veggente. È la testimonianza della straordinaria vicenda di un'anima tormentata, attraversata da dubbi, visioni mistiche e lotte interiori, che si trasforma in fervido cattolico e profeta dei nostri tempi. Tra persecuzioni, sogni premonitori e incontri con figure spirituali come Padre Pio e i Papi del Novecento, Bruno si trova al centro di una battaglia tra luce e oscurità, chiamato a difendere la verità in un'epoca di crisi e divisione.
Per trent'anni in Occidente ci siamo raccontati una storia rassicurante: la storia era finita. Dopo la caduta del Muro di Berlino, il futuro sembrava una strada in discesa verso democrazia, benessere e diritti per tutti. Bastava aspettare, aggiustare qualche dettaglio, correggere qualche ingiustizia, e il mondo intero ci avrebbe seguito. Poi la realtà si è fatta sentire: attentati, crisi economiche, pandemia, nuove guerre feroci, catastrofi ambientali, ondate d'odio. La parte maggioritaria del mondo ci ha detto, molto chiaramente, che quel sogno era solo nostro, la storia non era affatto finita, avevamo solo smesso di guardarla. Davanti a questa disillusione abbiamo scelto la rimozione. Invece di elaborare il lutto per un futuro che non potrà mai avvenire, oggi ci aggrappiamo alla normalità. Alla domanda «come stiamo?» ripetiamo automaticamente «va tutto bene», ma non è così. La politica si è ridotta ad amministrazione di emergenze, gestione del presente, manutenzione di algoritmi. Al posto delle visioni insegue i sondaggi, ossessionata dai dati in tempo reale. Il linguaggio politico - incapace di elaborare il trauma della fine delle certezze - si è ridotto a puro fatto tecnico. In queste pagine originali e acute, Gabriele Segre analizza il fallimento della politica senza cedere al catastrofismo. Non si tratta di piangere il mondo che avevamo immaginato e che non si realizzerà, ma di accettare che abitiamo un luogo scomodo, nel quale volenti o nolenti dovremo restare. Se la storia è ricominciata, non possiamo più chiederci «quando torneremo alla normalità», ma «come faremo ad abitare un tempo che non promette certezze». È questo il compito della politica: recuperare la capacità di sentire, desiderare insieme, dare speranza, che è poi l'unico modo onesto di rispondere alla domanda più semplice e più spaventosa: «Come stai?».
Il cinichilismo è un termine inventato per indicare un atteggiamento diffuso nella società contemporanea in cui la perdita dei valori (nichilismo) si combina con un adattamento pragmatico e disincantato a questa perdita (cinismo). Si può dire che il cinichilismo è la situazione in cui si sa che molti valori tradizionali (verità, giustizia, ideali) sono stati svuotati o messi in dubbio, ma invece di reagire o cercare nuovi fondamenti, ci si adatta consapevolmente e cinicamente, continuando a vivere puntando solo a ciò che funziona. Questo atteggiamento si traduce in una postura culturale e politica sempre più diffusa e pericolosa che attraversa l’intera piramide sociale: dai vertici del potere politico ed economico al mondo tecnologico, fino alle giovani generazioni che crescono in un contesto privo di riferimenti stabili. Il libro propone un percorso di analisi attraverso alcuni dei nodi più critici del nostro tempo mostrando come molte dimensioni della nostra epoca sembrino essere state progressivamente contaminate da questo "morbo" culturale, le cui conseguenze sono stata intuite e denunciate da una delle voci più autorevoli e illuminate del nostro tempo, Papa Francesco.
In un’epoca di crisi strutturale che da tempo investe l’Occidente, il volume intende offrire approfondimenti molteplici sulla questione del potere quale elemento decisivo di tale crisi: ne esplora i vari ambiti in cui si manifesta o si cela e le modalità con cui si forma e accresce. Quale risposta nonviolenta può essere attuata da parte dei singoli
e delle comunità? La scelta della nonviolenza attiva, là dove autenticamente vissuta e praticata, è in grado essa stessa di
esercitare un grande potere trasformativo, personale e collettivo. Essa pone al centro la partecipazione e la responsabilità che contrastano le concentrazioni di potere, contro ogni sistema oppressivo e contro la preparazione e l’attuazione di qualsiasi guerra. Il testo è stato pensato quale laboratorio di idee e di pratiche, e si connota per essere un work in progress aperto. Auspichiamo che possa essere
utilizzato quale strumento per dibattiti e lavori di gruppo, in modo tale che la riflessione continui e sia generativa di impegno condiviso.
Che cos'è la massoneria? Come è nata, quali realtà la compongono, quali riti vi si celebrano? Quali progetti persegue? E perché la Chiesa la condanna scomunicando i cattolici che vi aderiscono? È vero che Caino è considerato il primo massone? E che il luciferismo gioca un ruolo importante, decisivo.
all'ombra delle logge?
A queste e a molte altre domande risponde il presente Quaderno del Timone, scritto dallo studioso Mario Arturo lannaccone e che si conclude con una intervista a padre Paolo Siano, religioso appartenente alla famiglia dei Francescani dell'Immacolata, che ha studiato la massoneria fin nelle sue oscure profondità.
Mario A. lannaccone (Milano, 1964) scrive per mestiere, ha pubblicato molti libri di storia e storia della cultura.
Ha scritto centinaia di articoli per quotidiani e riviste.
Con il Timone ha pubblicato il romanzo La fuga ed è stato co-autore e curatore di cinque dei nostri Dizionari.
L’Atlante Geopolitico del Mediterraneo 2026 si propone come strumento indispensabile di analisi dei grandi cambiamenti in corso nel bacino del Mare nostrum, segnato dalla tragedia senza fine del conflitto israelo palestinese e sconvolto dalla guerra aperta tra Israele e Iran. Nella sezione Approfondimenti, il saggio di Dalia Ghanem racconta la percezione che di Israele hanno gli Stati arabi della regione, con uno scollamento non di rado significativo tra governi e opinioni pubbliche. Il contributo di Nimrod Goren ribalta invece la prospettiva, descrivendo come Israele percepisce se stesso dopo il 7 ottobre e restituendo la fotografia di un Paese che spesso si ritiene incompreso dagli alleati, ma in cui parte della società civile non si esime da un approfondito esame di coscienza. La sezione Schede Paesi offre poi una ricostruzione storica e una lettura aggiornata delle dinamiche politiche, economiche, sociali e internazionali degli 11 Stati della sponda sud del Mediterraneo, mentre quella dei Dialoghi mediterranei inquadra il ruolo di alcuni rilevanti attori politici nell’area e la loro reazione alla crescente instabilità che l’attraversa. Giunto alla sua dodicesima edizione, l’Atlante si conferma punto di riferimento editoriale per capire il Mediterraneo, in uno dei momenti più travagliati della sua millenaria storia.
Cosa provano davvero i giovani d'oggi? In un mondo dove le generazioni sembrano parlare lingue diverse, coltivare spazi di incontro tra giovani e adulti è oggi la sfida educativa più grande. Questo libro esplora le nuove traiettorie di crescita, unendo il rigore della ricerca sociologica ed educativa alla forza delle testimonianze dirette, e propone una lettura pedagogica volta ad evidenziare l'importanza della cura educativa e a fornire agli adulti gli strumenti per riscoprire l'ascolto e agire sulla prevenzione «prima che accada». Perché il futuro dei giovani si scrive oggi, nell'attenzione che sappiamo dare ai loro bisogni prima che diventino silenzi.
La mindfulness viene spesso intesa, da chi non la conosce o la pratica meccanicamente, come un esercizio senza scopo e senza relazione. In realtà la mindfulness è intrinsecamente relazionale, con noi stessi, con gli altri e, in senso trascendente, con i valori che vogliamo realizzare in queste relazioni. Lambiase e Cantelmi guidano il lettore a utilizzare la mindfulness per entrare meglio in relazione con noi stessi e con gli altri in modo autentico, non giudicante e orientato alla realizzazione dei valori in cui crediamo. La mindfulness permette infatti di eliminare il filtro di giudizi preconfezionati, riuscendo così a essere gentili, compassionevoli, altruisti, pazienti e generosi; migliorando noi stessi e il mondo che ci circonda.
In questo libro intenso e provocatorio, l'autrice accompagna madri e padri in un viaggio profondo dentro sé stessi, là dove nascono le radici invisibili del loro modo di educare. Attraverso un'analisi lucida e senza sconti, viene esplorato come la maturità emotiva, la capacità di ascolto e il vissuto personale possano influenzare — spesso inconsapevolmente — la crescita dei figli. Quante volte, senza accorgercene, chiediamo ai nostri bambini di colmare vuoti che non appartengono a loro? Quante volte comportamenti apparentemente innocui nascondono il bisogno dell'adulto di trattenere, invece che accompagnare? Al centro di questa riflessione emerge il delicato e spesso frainteso concetto di "seduzione" in ambito genitoriale: non come provocazione, ma come dinamica sottile che rischia di mettere i bisogni dell'adulto davanti a quelli del bambino. Un invito potente a invertire la prospettiva: rimettere il bambino al centro, con i suoi desideri autentici, e riscoprire il ruolo del genitore come guida capace di "tendere verso la vita". In queste pagine è nascosto un prezioso e rivoluzionario repertorio di gesti affettuosi, per riscoprire il valore delle coccole come fondamento di una relazione sicura, rispettosa e profondamente nutriente. Un libro che non offre risposte facili, ma apre domande necessarie. E che può cambiare, nel profondo, il modo di essere genitori. Prefazione di Roberta Giommi.
Bastano qualche foglio di carta e delle matite colorate per catturare l'attenzione di un bambino. A volte, per la disperazione di genitori e educatori, non serve neppure il foglio: qualunque superficie è adatta. Che sia mezzo di intrattenimento o di involontario vandalismo, il disegno dei bambini è però soprattutto espressione della loro personalità, del loro mondo interiore, delle problematiche che spesso non sanno esprimere a parole. Esperta psicopedagogista, Evi Crotti ci guida in un'agile panoramica dei significati nascosti in una selezione di disegni realizzati da bimbi e bimbe che ha incontrato in prima persona. Partendo dagli scarabocchi per finire con i disegni più strutturati, nessun dettaglio viene trascurato. Dopo aver chiuso il libro, non potremo fare a meno di guardare con occhi diversi le immagini disegnate dai piccoli e di entrare nel mondo nascosto che hanno deciso di mostrarci. Prefazione di Simone Bruno.
Il primo vocabolario dell'anima per chi opera nel sociale: dove la tecnica si ferma, inizia la ricerca di un senso che trasforma il «fare» in autentica cura dell'umano. «Mai come in questo tempo uomini e donne avvertono che non è sufficiente "fare bene" ciò che sono chiamati a fare; desiderano comprendere il significato del loro agire, il contributo reale che offrono alla costruzione del bene comune, la visione dell'essere umano che sostiene le loro scelte. Quando il lavoro perde il suo orizzonte di senso diventa fatica muta, talvolta alienazione. Quando invece è riconosciuto come partecipazione a un'opera più grande, allora anche la fatica si trasfigura in responsabilità condivisa.» Parte da qui il percorso che questo volume intende tracciare affrontando il tema del lavoro sociale, con le sue complessità, specificità, fatiche, opportunità. In particolare, gli autori approfondiscono un tema raramente affrontato nella formazione professionale: il rapporto tra spiritualità e lavoro sociale, proponendosi di dare risposta, o meglio di "stare dentro" le domande di senso di chi lavora in ambito sanitario e di cura: come tenere insieme princìpi etici condivisi e pluralismo spirituale? Come custodire la dignità della persona senza imporre una visione confessionale? Domande sul senso del dolore, sul valore del limite, sulla fragilità delle relazioni.
A seguito della crisi internazionale, certificata dalla "terza guerra mondiale a pezzi", e del fallimento del mondo multilaterale, ci si trova di fronte a un ordine mondiale che sembra costruirsi senza Dio. Il libro cerca di indagare quali risposte a questo nuovo ordine possano venire dalla dottrina sociale della Chiesa. E in che modo essa possa "adattarsi" ai nuovi diritti, alle nuove guerre, alle nuove richieste di pace.

