
«Quando ho avuto le bozze del lavoro di Andrea Cardullo – due volte dottore, in medicina e in teologia morale – e ho visto il titolo del secondo capitolo, Le neuroscienze del piacere, non ho avuto alcun dubbio nel cominciare la mia lettura, in modo metodologicamente discutibile, proprio da quello. Il solo titolo aveva elevato i miei livelli mesencefalici di dopamina e mi portava a immergermi con passione e curiosità in pagine dense di informazioni e di suggestioni. Riferendo più tardi questa mia condotta irrituale a don Andrea, egli mi confidava a sua volta che aveva iniziato le sue ricerche proprio dal meccanismo neurofisiologico del piacere e che quel secondo capitolo, in effetti, era stato steso per primo e con sua grande soddisfazione. Ritengo che l’essere entrambi medici e moralisti, nonostante il divario di età, spieghi a sufficienza tale sintonia intellettuale» (dalla Prefazione di p. Maurizio P. Faggioni, OFM).
Informazioni sull'autore
Andrea Cardullo (1973), presbitero della diocesi di Lucca, ha conseguito la laurea in medicina e chirurgia presso l’Università degli Studi di Pisa (2001), la licenza in teologia morale con indirizzo in bioetica (2016) e il dottorato (2023) presso la Pontificia Accademia Alfonsiana. Attualmente, nel medesimo Istituto, è professore invitato di bioetica.
Si è voluto sostenere che era già stabilito, addirittura dalle Scritture di Israele, che egli avrebbe ‘tradito’ Gesù consegnandolo alla morte; e soprattutto si è voluto ascrivere alla volontà di Dio quello che accadde, motivandolo con l’avidità di denaro o con la possessione diabolica. Ma allora è davvero possibile considerare Giuda responsabile della consegna? Che cosa sarebbe successo se non avesse consegnato Gesù? Ammettiamo che Giuda, pur amando il Maestro non meno degli altri Undici, avesse frainteso il suo modo di essere Messia, leggendolo in chiave soprattutto terrena; ma questo fraintendimento riguardava tutti i discepoli e fu superato solo dopo l’esperienza della Pasqua e della Pentecoste, che Giuda non poté vivere. Giuda si uccise quando scoprì di essere stato lo strumento involontario della consegna di Gesù alle autorità religiose di Israele, e il suo suicidio non fu un modo di disprezzare il perdono di Dio ma piuttosto, secondo la Legge, un tragico tentativo di meritarlo.
Informazioni sull'autore
Dopo la laurea in Lettere moderne alla Sapienza Università di Roma, Lilia Sebastiani ha compiuto il corso degli studi teologici, conseguendo il Baccellierato in Sacra Teologia all’Istituto Teologico di Assisi e la Licenza e il Dottorato in Teologia morale all’Accademia Alfonsiana di Roma. Svolge attività di articolista e conferenziera in materia teologica. È collaboratrice fissa di Rocca e autrice di diversi libri, oltre a contributi in opere collettive, atti di convegni e dossier.
Poco prima di morire, probabilmente nel settembre del 1226, Francesco dettò un documento che chiamò Meum Testamentum, “Il mio Testamento”. Le memorie affidate dal Santo a questo testo possono essere paragonate alle diverse facce intagliate dall’iniziativa di Dio su “frate Francesco” affinché in lui risplendesse, in modo semplice e puro, la bellezza della luce che emana dal Vangelo.
Il libro di Pietro Maranesi si confronta con questo documento cruciale e problematico in cui l’identità personale di Francesco, divenuta esperienza comunitaria, si fonde con le esortazioni ai confratelli sulle posizioni da assumere per contemplare la luce di Gesù Cristo, costituendo la base ideale per comprendere la vocazione e l’opera dei “minori”.
L’eredità preziosa racchiusa nello scrigno del Testamento è dunque lo stesso “frate Francesco” con la sua proposta cristiana modellata sul Vangelo, la cui ricchezza e la cui bellezza resteranno, per questo motivo, sempre e comunque un’eredità difficile.
Informazioni sull'autore
Pietro Maranesi è frate cappuccino e professore di Teologia e Francescanesimo ad Assisi e a Roma. Fra le sue più recenti pubblicazioni, Io frate Francesco. 5. L’eredità (Porziuncola, 2026); Per-dono per lo tuo amore. La via alla pace di Gesù e Francesco di Assisi (Messaggero, 2025); La via alla sapienza cristiana. Studi su san Bonaventura (Biblioteca Francescana, 2024).
Nel contesto culturale odierno, segnato dall’autosufficienza e dal relativismo morale, il Sacramento della Riconciliazione è spesso percepito come una pratica superata o ridotto a un adempimento formale. Riletta alla luce del comandamento nuovo di Gesù, la Confessione può tornare a essere un’esperienza trasformante, capace di donare pace, guarire le ferite interiori e rinnovare le buone relazioni: da quella con il Padre buono a quella con il prossimo e con noi stessi, per arrivare, oggi più che mai, a quella con il creato. Per questo è importante promuovere una prassi rinnovata della Confessione e, in particolare, dell’esame di coscienza, in cui il peccato non sia inteso come semplice trasgressione di norme morali ma come mancata risposta all’amore, criterio fondamentale per rileggere la propria vita.
«La Nuova Teologia Pop Fondamentale – l’espressione è di Bracalante – è esattamente questo: il coraggio di andare dove le domande di Dio emergono, anche quando emergono in forme inattese» (dalla Prefazione di Giuseppe Lorizio)
Pregare appartiene al nostro essere creaturale. La preghiera è il primo respiro della vita, forse l'atto più originario, spontaneo e naturale, eppure, paradossalmente anche il più misterioso, arduo e soprannaturale. La Preghiera dell'essere di Daniele Cogoni non è tanto un classico trattato storico-religioso sulla liturgia e la preghiera, sebbene ne abbia vigile accortezza, ne presupponga lo sfondo e ne attinga molte fonti, quanto l'ardito e riuscito intento di penetrare nelle significazioni più intime e profonde dell'essere orante, esplorando le nascoste radici spirituali e mistiche, ma anche ontologiche, esistenziali, psicologiche, affettive, in una visione integrale e unitaria della persona e della conoscenza. (Dalla prefazione di Natalino Valentini)
L’inno al creato di Ben Sira fa parte di quei testi biblici che si interrogano sulla relazione tra Dio, il cosmo e l’essere umano. Dopo aver approfondito la struttura, i limiti della pericope e la sua collocazione, questo volume, frutto di una lunga ricerca, prova a «ricostruire» Sir 42,15-43,33 partendo dai manoscritti del Cairo e di Masada. Dal commento esegetico emerge il sentimento ambivalente che Ben Sira vuole istillare nei suoi discepoli: meraviglia per la bellezza degli elementi della natura, ma anche senso del limite di fronte alla potenza del creato, di cui possiamo contemplare «solo una scintilla». L’ultimo capitolo, con uno sguardo all’attualità, alle prese con il negazionismo climatico o con la banale indifferenza, offre ulteriori spunti di riflessione, esaminando nuove ermeneutiche ecologiche bibliche, alla luce della Laudato si’ e di autorevoli voci in ambito ortodosso e protestante, per trarre, infine, opportune conclusioni sulla cura della Casa comune.
L’antropologia spirituale di Fausto di Riez, abate e vescovo del V secolo, prende vita in questo studio come una teologia vibrante che intreccia creazione e redenzione alla luce della centralità della libertà umana, costantemente sostenuta e trasfigurata dalla grazia divina. L’essere umano, creato a immagine di Dio uno e trino e chiamato alla somiglianza, custodisce nella sua struttura originaria una tensione viva verso il bene, anche se segnata dalla ferita del peccato. È lo Spirito Santo, sorgente di comunione trinitaria e sigillo della fedeltà divina, a rendere possibile l’unità interiore dell’uomo, guidandolo attraverso un cammino esigente, segnato dall’esperienza ascetica, verso la pienezza della redenzione nel Figlio di Dio. La prospettiva teologica evidenziata nel libro rivela l’armonia profonda del disegno salvifico: la grazia di creazione, la grazia di redenzione e la tensione escatologica confluiscono in un unico dinamismo, che unisce e abbraccia nell’amore il dono divino e la risposta libera e responsabile dell’uomo.
Queste meditazioni ci fanno rivivere e assimilare l’affascinante ricchezza del Mistero dell’Incarnazione, centro della fede cristiana. Ne mostrano le concrete esperienze di vita cui ci apre la via. Ne mettono in luce il realismo, quale condivisione di tutte le dimensioni della nostra umanità: la relazionalità, la sessualità, l’inserimento in una cultura, la stessa fragilità. Vogliono essere un’iniziazione alla “meditazione” come dialogo d’amore con Dio che ci assimila alla sua vita, fine ultimo di tale Mistero. Il Figlio di Dio ha infatti condiviso la nostra natura umana perché noi potessimo condividere la sua natura divina, diventare figli di Dio in tutta verità.
Il centenario francescano è ormai in atto, a ottocento anni dalla morte di Francesco d’Assisi (1226-2026). Un secolo fa questa ricorrenza – che offrì al podestà di Assisi, Arnaldo Fortini, l’occasione per dare un volto nuovo alla città – fu abilmente sfruttata dalla propaganda politica, fino a far indossare a Francesco i panni di un convinto patriota. Oggi, con maggiore aderenza alla storia, si preferisce ricordare l’impegno che egli mise a sedare le contese e a instaurare nuovi patti di pace.
In queste pagine l’autore raccoglie articoli pubblicati in quotidiani e riviste, in particolar modo ne L’Osservatore Romano e in San Francesco Patrono d’Italia. I testi sono presentati nella loro forma originaria, con l’aggiunta dei riferimenti alle Fonti Francescane per agevolare quanti desiderano approfondire la lettura.

