
Nel contesto culturale odierno, segnato dall’autosufficienza e dal relativismo morale, il Sacramento della Riconciliazione è spesso percepito come una pratica superata o ridotto a un adempimento formale. Riletta alla luce del comandamento nuovo di Gesù, la Confessione può tornare a essere un’esperienza trasformante, capace di donare pace, guarire le ferite interiori e rinnovare le buone relazioni: da quella con il Padre buono a quella con il prossimo e con noi stessi, per arrivare, oggi più che mai, a quella con il creato. Per questo è importante promuovere una prassi rinnovata della Confessione e, in particolare, dell’esame di coscienza, in cui il peccato non sia inteso come semplice trasgressione di norme morali ma come mancata risposta all’amore, criterio fondamentale per rileggere la propria vita.
«La Nuova Teologia Pop Fondamentale – l’espressione è di Bracalante – è esattamente questo: il coraggio di andare dove le domande di Dio emergono, anche quando emergono in forme inattese» (dalla Prefazione di Giuseppe Lorizio)
Pregare appartiene al nostro essere creaturale. La preghiera è il primo respiro della vita, forse l'atto più originario, spontaneo e naturale, eppure, paradossalmente anche il più misterioso, arduo e soprannaturale. La Preghiera dell'essere di Daniele Cogoni non è tanto un classico trattato storico-religioso sulla liturgia e la preghiera, sebbene ne abbia vigile accortezza, ne presupponga lo sfondo e ne attinga molte fonti, quanto l'ardito e riuscito intento di penetrare nelle significazioni più intime e profonde dell'essere orante, esplorando le nascoste radici spirituali e mistiche, ma anche ontologiche, esistenziali, psicologiche, affettive, in una visione integrale e unitaria della persona e della conoscenza. (Dalla prefazione di Natalino Valentini)
L’inno al creato di Ben Sira fa parte di quei testi biblici che si interrogano sulla relazione tra Dio, il cosmo e l’essere umano. Dopo aver approfondito la struttura, i limiti della pericope e la sua collocazione, questo volume, frutto di una lunga ricerca, prova a «ricostruire» Sir 42,15-43,33 partendo dai manoscritti del Cairo e di Masada. Dal commento esegetico emerge il sentimento ambivalente che Ben Sira vuole istillare nei suoi discepoli: meraviglia per la bellezza degli elementi della natura, ma anche senso del limite di fronte alla potenza del creato, di cui possiamo contemplare «solo una scintilla». L’ultimo capitolo, con uno sguardo all’attualità, alle prese con il negazionismo climatico o con la banale indifferenza, offre ulteriori spunti di riflessione, esaminando nuove ermeneutiche ecologiche bibliche, alla luce della Laudato si’ e di autorevoli voci in ambito ortodosso e protestante, per trarre, infine, opportune conclusioni sulla cura della Casa comune.
L’antropologia spirituale di Fausto di Riez, abate e vescovo del V secolo, prende vita in questo studio come una teologia vibrante che intreccia creazione e redenzione alla luce della centralità della libertà umana, costantemente sostenuta e trasfigurata dalla grazia divina. L’essere umano, creato a immagine di Dio uno e trino e chiamato alla somiglianza, custodisce nella sua struttura originaria una tensione viva verso il bene, anche se segnata dalla ferita del peccato. È lo Spirito Santo, sorgente di comunione trinitaria e sigillo della fedeltà divina, a rendere possibile l’unità interiore dell’uomo, guidandolo attraverso un cammino esigente, segnato dall’esperienza ascetica, verso la pienezza della redenzione nel Figlio di Dio. La prospettiva teologica evidenziata nel libro rivela l’armonia profonda del disegno salvifico: la grazia di creazione, la grazia di redenzione e la tensione escatologica confluiscono in un unico dinamismo, che unisce e abbraccia nell’amore il dono divino e la risposta libera e responsabile dell’uomo.
Queste meditazioni ci fanno rivivere e assimilare l’affascinante ricchezza del Mistero dell’Incarnazione, centro della fede cristiana. Ne mostrano le concrete esperienze di vita cui ci apre la via. Ne mettono in luce il realismo, quale condivisione di tutte le dimensioni della nostra umanità: la relazionalità, la sessualità, l’inserimento in una cultura, la stessa fragilità. Vogliono essere un’iniziazione alla “meditazione” come dialogo d’amore con Dio che ci assimila alla sua vita, fine ultimo di tale Mistero. Il Figlio di Dio ha infatti condiviso la nostra natura umana perché noi potessimo condividere la sua natura divina, diventare figli di Dio in tutta verità.
Il centenario francescano è ormai in atto, a ottocento anni dalla morte di Francesco d’Assisi (1226-2026). Un secolo fa questa ricorrenza – che offrì al podestà di Assisi, Arnaldo Fortini, l’occasione per dare un volto nuovo alla città – fu abilmente sfruttata dalla propaganda politica, fino a far indossare a Francesco i panni di un convinto patriota. Oggi, con maggiore aderenza alla storia, si preferisce ricordare l’impegno che egli mise a sedare le contese e a instaurare nuovi patti di pace.
In queste pagine l’autore raccoglie articoli pubblicati in quotidiani e riviste, in particolar modo ne L’Osservatore Romano e in San Francesco Patrono d’Italia. I testi sono presentati nella loro forma originaria, con l’aggiunta dei riferimenti alle Fonti Francescane per agevolare quanti desiderano approfondire la lettura.
La fragilità del clero e l’umanizzazione delle sue ferite è un libro coraggioso e necessario che attraversa, senza sconti né retorica, le zone d’ombra del ministero presbiterale. Attraverso storie vere, clinicamente fondate e umanamente intense, l’autore dà voce a una sofferenza spesso silenziosa: solitudine, stanchezza emotiva, crisi vocazionali, disagio psichico, burnout. Lungi dall’offrire soluzioni facili, il testo propone uno sguardo integrato – psicologico, spirituale e teologico – capace di restituire dignità alla fragilità, riconoscendola non come fallimento ma come luogo possibile di verità e di cura. Un invito rivolto alla Chiesa tutta a custodire l’umanità dei suoi pastori, perché solo un clero riconciliato con le proprie ferite può annunciare un Vangelo credibile e incarnato.
Il libro inquadra la relazione tra Bibbia e teologia morale, analizzando il funzionamento di alcuni recenti modelli ermeneutici. Nella loro varietà e ricchezza, essi esprimono la fecondità dell'attuale ricerca.
Si propone un percorso in tre capitoli. Nel Capitolo I si presenta la riflessione dell'enciclica Veritatis splendor (1993) di Giovanni Paolo I, studiando in particolare inn. 36-37 e il documento della Pontificia Commissione Biblica, Bibbia e Morale. Le radici bibliche dell'agire morale (2008). Nel Capitolo II vengono analizzati sei modelli a partire dal soggetto: patristico-scolastico; del Comandamento; della legge naturale; della liberazione; della teologia biblica dell'esperienza morale; categorie selettive. Nel Capitolo III vengono studiati sei modelli a partire dal testo ispirato: il modello dell'ermeneutica simbolica; della narrazione; della lettura trasformante; della poetica affettiva; della ricerca dei paradigmi; della triplice via.
Chi era Bartolomeo Sorge? Questo volume attraversa la sua biografia e i suoi scritti, restituendo il profilo di uno dei protagonisti della vita della Chiesa e della società italiana dal post-Concilio ai nostri giorni. La sua riflessione offre un contributo significativo alla teologia morale e, nello specifico, alla comprensione della questione politica, oggi tra le più urgenti. Con Sorge emerge l'idea che ogni cristiano, nello stile del dialogo, sia chiamato a una formazione politica – non opzionale – della coscienza, per rispondere pienamente alla propria vocazione di uomo e credente nella società.
«La scrittura di Michele Caputo, sorretta da un encomiabile lavoro di ricerca e analisi delle fonti, è fruibile anche ai non addetti ai lavori. Sarà che le parole di Sorge, fino all'ultimo, sono state limpide e schiette, lasciando trasparire una lucidità di pensiero in grado di guidare, ancora oggi, chiunque desideri avvicinarsi a lui con onestà intellettuale» (dalla Prefazione di C. Tintori).

