
Gesù è l’Emmanuele, il "Dio-con-noi": questo grande annuncio attraversa come un filo rosso l’intero Vangelo secondo Matteo, dalla nascita del Messia (1,23) fino alla promessa finale del Risorto (28,20). Nove studiosi italiani - otto esegeti e un esperto d’arte -si cimentano qui con il primo vangelo per offrirne una lettura unitaria e accessibile, guidata proprio dal tema dell’Emmanuele. Come una presenza carsica che affiora costantemente nel racconto, il mistero di Dio-con-noi illumina ogni aspetto della narrazione matteana: dai racconti dell’infanzia ai miracoli, dalle citazioni dell’Antico Testamento ai grandi discorsi, dal tema della vita comunitaria fino alla passione e risurrezione. Il volume accompagna il lettore in un percorso affascinante, che rivela come l’evangelista Matteo presenti Gesù mediante l’intera trama narrativa, intrecciando egli stesso «cose nuove e cose antiche». Completa il libro una suggestiva rassegna di opere d’arte che hanno interpretato, nei secoli, il mistero dell’Emmanuele. Nato dalla collaborazione di studiosi uniti da passione e competenza, questo libro offre al grande pubblico una chiave di lettura originale e coinvolgente per accostarsi al più noto dei vangeli, scoprendo in ogni pagina il volto di Colui che è venuto per rimanere sempre con noi.
L’esperienza della preghiera è un elemento centrale della teoria e della prassi spirituale, non solo cristiana. D’altra parte, l’avanzata secolarizzazione delle società europee, l’erosione della metafisica classica e l’ambivalente "ritorno" e ri-politicizzazione della religione fanno sì che la preghiera diventi una questione aperta. In questo contesto Isabella Bruckner si propone di reinterpretare il tópos della preghiera sulla scia delle opere di Michel de Certeau (1925-1986) alla luce dell’elaborazione psicoanalitica di Jacques Lacan. Ne emerge così un’approfondita analisi degli studi interdisciplinari del teologo francese, storico e ricercatore sulla spiritualità e la mistica cristiana, identificando nel desiderio (désir) il punto di riferimento essenziale per riconoscere la preghiera come un luogo di confronto del soggetto con la sua mortalità e la sua vulnerabilità, uno strumento per realizzare il desiderio in modo simbolico. Un testo che sfida i paradigmi e genera dibattito, accolto con entusiasmo dal mondo accademico e vincitore del Karl-Rahner-Preis dell’Università di Innsbruck.
Il mondo attorno a noi è un grande cantiere: instabile, sorprendente, faticoso. Anche la nostra vita personale, familiare, comunitaria sembra un edificio continuamente in ristrutturazione. Spesso, sfiduciati, ci ritroviamo a lamentarci di fronte alle tante difficoltà. In questo libro - frutto di un’esperienza pastorale e spirituale concreta - l’abate Martin Werlen ci invita a gettare uno sguardo diverso, nuovo, sui "cantieri" della vita e a riconoscere l’incompiutezza come risorsa, come opportunità per riscoprire sentimenti di solidarietà e di fiducia nel futuro. Riflettendo sull’esperienza della ristrutturazione di un’antica canonica, ma anche sui passi biblici e provocazioni teologiche, impareremo a restare ancorati al terreno della realtà, a guardare le "impalcature" non come ostacoli ma come strumenti di crescita, a trasformare l’incertezza in slancio creativo, a costruire relazioni autentiche nell’epoca dell’individualismo valorizzando i contributi altrui, ad abitare la fragilità come spazio di grazia e di incontro. un invito rivolto a tutti - credenti e non - a smettere di lamentarsi (o di sognare mondi illusori) e a diventare operai di una speranza che abbraccia il mondo. Per cominciare ad agire con fiducia su solide fondamenta - e anche esercitando un pizzico di umorismo.
L’opera riflette sull’eucaristia come elemento centrale dell’umano e della cultura occidentale. Falque prende avvio dalla domanda: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?» (Gv 6,52), che ancor oggi mette in luce una aberrazione. È impossibile assuefarsi alla massima singolarità del sacrificio eucaristico. La teologia cerca di comprenderlo (transustanziazione, Agnello immolato, agápē), la filosofia affina le categorie in gioco (corpo, animalità, érōs). Ambedue si scoprono messe in questione e stimolate. «Il banchetto di nozze dell’Agnello» (Ap 19,9) è un mistero, certo, ma proprio in quanto tale potrebbe offrire l’alibi per dispensarci dallo sforzo di pensare. Partendo invece dalle grandi questioni della tradizione, illuminate dalla storia della filosofia, Falque esplora gli aspetti esistenziali e dogmatici dell’eucaristia e mette in relazione la corporeità di Cristo con l’umanità dell’uomo. «Questo è il mio corpo» non è solo una questione di confessione (liturgia eucaristica), ma anche di struttura antropologica (scambio sponsale) e di cultura (paradigma dell’Occidente).
Cosa ci aspetta dopo la morte? Che cosa dobbiamo temere o sperare? siamo destinati al nulla o a un altro tipo di esistenza? Che cos’è «la vita del mondo che verrà»? Sono domande che da sempre inquietano l’umanità e a cui la Bibbia offre risposte sorprendenti, tutt’altro che immediate. Gérard Billon e Sophie Ramond ci guidano in un affascinante viaggio attraverso l’Antico e il Nuovo Testamento, rivelando come la speranza nella vita dopo la morte si sia sviluppata gradualmente all’interno della fede biblica. Partendo dall’esperienza di liberazione del popolo d’Israele dalle forza del male e della morte nell’Antico Testamento, gli autori esplorano le prime timide aperture alla speranza nel libro di Giobbe, nei Salmi nella visione delle ossa inaridite di Ezechiele: lì l’idea di una risurrezione per i giusti inizia a farsi strada. Con l’avvento del Nuovo Testamento, la figura di Gesù Cristo diviene la chiave di volta per comprendere il mistero della vita eterna: la sua risurrezione inaugura una speranza nuova per l’umanità, celebrata nel cuore della liturgia eucaristica con la proclamazione della sua morte, risurrezione e del suo imminente ritorno. Ripercorrendo con rigore filologico e chiarezza espositiva le Scritture, Billon e Ramond ci invitano a riscoprire la ricchezza e la complessità della tradizione biblica sull’aldilà, mostrando che se il nostro futuro si gioca davvero in ciò che viviamo oggi, allora la domanda "Quale vita dopo la morte?" è destinata a diventare "Quale vita prima della morte?".

