
Cosa resta di una generazione, quando smette di trasmettere conoscenze o valori? Si perde il legame simbolico che consente di abitare il mondo in modo sensato. È questa la tesi centrale di Catherine Chalier, che in quest'opera interroga le radici filosofiche e bibliche della crisi educativa delle società contemporanee - senza nostalgia per il passato, ma anche senza facili soluzioni per il futuro. In un dialogo costante con la sapienza greca e la profezia ebraica - da Platone a Levinas, da Aristotele a Rosenzweig - l'autrice distingue tre modalità fondamentali del trasmettere: raccontare; spiegare e dimostrare; ascoltare e testimoniare. Ciascuna ha la propria logica e i propri rischi. E ciascuna è oggi minacciata dalla riduzione dell'educazione a trasferimento di mere informazioni tecniche. Sullo sfondo si delinea la questione del digitale: questa è un'epoca in cui il flusso costante di stimoli ha sostituito "il calore della parola fatta di carne e di spirito" - il che suona come un richiamo alla nostra responsabilità. Un'opera che propone una riappropriazione critica della tradizione come risorsa viva e come atto d'amore verso chi viene dopo.
Un oggetto, un'immagine, un gesto: il simbolo tiene insieme ciò che si tocca e ciò che resta invisibile, è il ponte fra realtà concreta e dimensione spirituale. Alfabeto dell'anima percorre questo ponte una voce alla volta. Dalla A di "acqua" alla V di "vino", in ordine alfabetico, Anselm Grün interpreta i simboli della natura (alberi e fiori), della vita quotidiana (casa e candela), della numerologia e della tradizione biblica e liturgica (altare, croce, pane e incenso). Attingendo alla psicologia del profondo di C.G. Jung, li legge come chiavi d'accesso all'inconscio collettivo e alla saggezza dell'anima, intrecciando filosofia greca, miti antichi e fede cristiana, fino a rendere il mondo "trasparente" verso il divino. Ne nasce così, un simbolo per volta, una piccola via di guarigione e di libertà interiore. Perché i simboli concentrano il nostro sguardo sull'essenziale, su ciò che conta davvero.
Che cosa significa "pensare Dio altrimenti"? Non costruire un'alternativa al cristianesimo, ma portarlo fino in fondo: oltre l'immagine di un Dio-Ente supremo separato dal mondo, verso una comprensione del divino come principio vivente e relazionale che tutto fonda e tutto attraversa. È questa la proposta del monismo relativo, il paradigma al cuore di questo saggio. In sei densi capitoli Paolo Gamberini propone un sistema nuovo e davvero innovativo, una rilettura della fede cristiana nei suoi principi fondamentali: l'incarnazione, la Trinità e l'identità stessa di Dio, alla luce di una teologia che integra scienza, filosofia e spiritualità non-duale. Il risultato non è un'astrazione speculativa: è un percorso a cui il lettore è invitato «non come spettatore passivo, ma come viandante che, passo dopo passo, oltrepassa i confini della dualità». Un'opera destinata a fare scuola e a intercettare l'interesse di tutti coloro che ancora si interrogano ma non si riconoscono più in nessuna delle risposte date finora (compresa quella cristiana) in chiave teistica.
Il libro dei salmi Esegesi
«Ho invidiato i prepotenti» (Sal 73,3) (pag. 4)
Donatella Scaiola
«Fino a quando, Signore?».
Il grido dei Sal 79-80 (pag. 9)
Tiziano Lorenzin
«Cresce lungo il cammino il suo vigore» (Sal 84,8) (pag. 14)
Ombretta Pettigiani
il Sal85: il ritorno di Dio e dell’uomo nel gioco dell’amore (pag. 19)
Alessandro Coniglio
Il silenzio di Dio e la crisi della promessa. I Sal 88 e 89 (pag. 24)
Marco Pavan
Approfondimenti
Riprese neotestamentarie
«Aprirò la mia bocca con parabole» (Mt 13,35) (pag. 29)
Mirko Montaguti
Questioni
I Salmi e la storia di Israele (pag. 34)
Stefano Mazzoni
I salmi nella liturgia crisrtiana
I salmi nel ritmo della liturgia delle ore (pag. 39)
Pietro Angelo Muroni
Rubriche Bibbia e scuola
Oltre la superficie delle cose (pag. 44)
Gian Paolo Bortone
Lettura ebraica dei Salmi
Il Divino fonte inesauribile di bontà (pag. 48)
Furio Aharon Biagini
Versi per Dio
L’unico Dio possibile (pag. 51)
Ardea Montebelli
Apostolato biblico
Buone pratiche: altri cammini con la parola di Dio (pag. 54)
Alessandra Bellofiore
Vetrina biblica
Recensioni (pag. 56)
Arte
E io dove mi metto? La salita di Gesù al Calvario
di Hieronymus Bosch (pag. 59)
Marcello Panzanini
Inserto staccabile Dalla supplicazione alla lode
«Ricorderò le tue meraviglie di un tempo» (Sal 77,12)
Laura Bernardi
Strumento di lavoro per la comunicazione di fede, il suo intento non è di sostituirsi ai responsabili delle comunità cristiane, ma di offrire loro un qualificato contributo per animare in modo sempre più adeguato e incisivo le assemblee liturgiche.
Strumento di lavoro per la comunicazione di fede, il suo intento non è di sostituirsi ai responsabili delle comunità cristiane, ma di offrire loro un qualificato contributo per animare in modo sempre più adeguato e incisivo le assemblee liturgiche.
Quando l'ostia viene impastata con farine di un grano cresciuto su terre sfinite dai pesticidi e l'uva raccolta da una manodopera straniera sfruttata, che cosa stiamo portando all'altare, esattamente, per la consacrazione? Da questa domanda Benoît Sibille muove un'argomentazione tagliente sulla complicità involontaria fra liturgia e tecno-capitalismo. La sua tesi è: l'insistenza moderna sulla presenza reale di Cristo ha finito per renderci realmente indifferenti al pane e al vino, ai suoli, ai corpi che li lavorano, ai gesti contadini. Contro un rito senza mondo, Sibille propone un materialismo della fede: l'eucaristia non è una tecnica di salvezza che usa pane e vino come strumenti neutri, ma il gesto in cui un mondo concreto diventa Regno. Nessuna ortodossia senza ortoprassi; nessuna transustanziazione che assolva un pane di morte. A discutere il libro, in appendice, due contributi inediti: Qui Roma di Andrea Grillo e Qui Parigi di Marco Gallo.
Può Dio farsi uomo? E, se sì, che cosa significa questo per Dio stesso e per il pensiero che tenta di comprenderlo? Ecco la domanda radicale che Hans Küng affronta nel suo Hauptwerk filosofico, scritto per il bicentenario della nascita di Hegel (1970) e qui riproposto in una edizione ampliata, con una Introduzione e nuovi testi inediti per il pubblico italiano. Conducendo il lettore in un serrato confronto con l'intero arco del pensiero hegeliano - dai frammenti giovanili sulla religione fino alla Filosofia della religione della maturità -, Küng mostra come l'idea dell'incarnazione di Dio costituisca il nucleo più profondo e più problematico della filosofia Hegel. L'intento non è celebrare né liquidare il sistema hegeliano, ma interrogarlo teologicamente: che cosa resta della fede cristiana con Hegel e dopo Hegel? La cristologia può ancora dire qualcosa di credibile sulla presenza di Dio nella storia? Il volume, oltre che una rigorosa introduzione al pensiero teologico di Hegel, è al contempo un'autobiografia intellettuale: Küng ripercorre la propria formazione dalla neoscolastica tomista all'esistenzialismo di Sartre, fino all'incontro decisivo con l'Idealismo tedesco. Le riflessioni filosofiche tardive - tra cui i discorsi per i dottorati honoris causa di Genova e Madrid - completano il quadro, estendendo il dialogo tra fede e ragione ai temi dell'etica mondiale, del diritto e della nascita dell'intellettuale nel mondo islamico. Un'opera che, a più di cinquant'anni dalla prima edizione, non ha esaurito la propria forza di provocazione.

