
Serviva proprio un altro libro sul concilio Vaticano II? Sì, è indispensabile se si vuole andare oltre le fonti, oltre la storia e la redazione dei documenti, per cogliere direttamente il cuore pulsante di questo evento. Ecco la sfida raccolta dai quattro teologi impegnati in questo volume, a cura di Marco Vergottini, che con serietà e un linguaggio fresco ed efficace offrono una rilettura teologico-fondamentale dell’evento che, oltre sessant’anni fa, ha impresso una svolta alla cattolicità. Gesù Cristo, il sacramento, la chiesa e l’umano: sono queste le quattro direttrici da seguire per comprendere l’intentio profundior, cioè lo spirito che ha intimamente animato il concilio e che ne ha plasmato i frutti, sfidandoci ancora oggi a lasciarci interpellare come credenti. Una magistrale opera di sintesi, che presenta il "succo" del Vaticano II ma allo stesso tempo il suo "impensato", ciò che il concilio non ha detto e che ha lasciato come compito da svolgere all’odierna comunità cristiana.
Perché le funzioni di prete, diacono, vescovo sono riservate ai soli uomini? È davvero scritto nel vangelo che le donne non possono essere apostole di Cristo? In questo manifesto coraggioso e rigoroso, la teologa francese Sylvaine Landrivon ci conduce nella casa di Betania per riscoprire figure femminili troppo a lungo dimenticate o fraintese. Sviluppando un’analisi innovativa dei testi evangelici, l’autrice rivela come Marta e Maria di Betania, insieme alla Maddalena, abbiano avuto un ruolo fondamentale nella rivelazione della missione di Gesù. Con audacia intellettuale e profonda erudizione, Landrivon propone un’ipotesi rivoluzionaria, facendo leva su un dettaglio del testo originale che apre prospettive completamente nuove sulla comprensione del ruolo delle donne nel cristianesimo primitivo: Magdal, in ebraico, significa "torre" e non indica necessariamente una città... Eppure questo non è solo un libro di esegesi biblica. Dalla ricerca teologica, l’autrice passa all’azione concreta, mostrando come le prime comunità cristiane si radunassero nelle case, dove le donne ricoprivano ruoli di leadership. Come si può, allora, sostenere oggi un modello ecclesiale esclusivamente maschile? Un libro destinato a chi cerca di comprendere il rapporto tra Gesù e le donne, per ritrovare (ed è urgente!) la freschezza delle origini cristiane. Prefazione all’edizione italiana in forma di lettera aperta a papa Leone XIV.
Nella nostra epoca si percepisce come esaurita una certa fase storica. Questo "esaurimento" si manifesta primariamente come crisi delle Chiese istituzionali, afflitte da perdita di autorità, di credibilità, di capacità di orientare, ma si estende a una più ampia crisi di fiducia nella società. Jürgen Werbick ci invita ad andare oltre: indica un cammino che richiede coraggio, ma che è divenuto ineludibile. Egli propone anzitutto una severa analisi della condizione attuale del cristianesimo, riconoscendo che la "clericalizzazione" della fede biblica è giunta al termine e che la liberazione della fede da un sistema di Chiesa autoreferenziale è già iniziata. Una serie di domande urgenti risuonano lungo il testo: Che cosa non va gettato via? Che cosa va compreso in modo nuovo, più biblico, più umano? Che cosa è stato falsificato nel corso della storia e ora, purificato, deve riemergere in primo piano? La comprensione unidimensionale della tradizione e l’assolutizzazione del ministero gerarchico hanno imprigionato la fede, annota il teologo tedesco. Egli allora propone una Chiesa partecipativa, che vive una comunione di mutua dipendenza e servizio, nella quale Dio si comunica mediante lo Spirito attraverso al condivisione dei carismi. Questo libro incoraggiante offre una prospettiva di speranza, stimolando discussioni e dibattiti sulle cose che oggi sono davvero determinanti per essere cristiani. È un invito a riscoprire la vocazione più profonda del cristianesimo in un tempo di crisi, a camminare con Dio, a osare una fede che non teme l’ignoto e trova la sua forza nella debolezza e nella solidarietà con i poveri.
Richard Rohr ci sfida a dividere la vita in due metà. Nella prima costruiamo la nostra identità, definiamo i nostri obiettivi e cerchiamo la nostra sicurezza. Nella seconda, invece, sviluppiamo una sensibilità più spirituale, ma insieme sperimentiamo la realtà del fallimento, della perdita e della caduta. Siamo tentati di pensare, allora, che, giunti a quel punto, si debba soltanto lasciar "scorrere" il tempo. È proprio distinguendo queste due traiettorie che Rohr sorprende il suo lettore: la caduta non è la fine ma è solo l’inizio, è ciò che ti porta in alto, che ti rialza e ti fa crescere. Le sofferenze, gli errori, le perdite non sono incidenti da evitare, bensì punti di forza per rivedere e ripensare il "contenuto", la profondità autentica di quell’identità che abbiamo costruito nella prima parte della nostra vita. Cadere verso l’alto è un’esplosione senza tempo, è scoprire il proprio vero sé nel dialogo delle due metà della vita di ciascuno. Un libro che offre speranza nei momenti di dolore, coraggio nelle esperienze di afflizione. Una riflessione che ci ispira a superare il nostro egocentrismo per trovare e realizzare a pieno il profondo significato della nostra esistenza, unica e preziosa.
Che cosa dicono oggi la biologia e le neuroscienze sull’essere umano - e quale eco trovano queste scoperte nella parola dei vangeli? In questo libro Thierry Magnin conduce un dialogo franco e meditativo tra scienze della vita e visione cristiana dell’uomo: dalla plasticità cerebrale all’epigenetica, dalla genesi della coscienza ai limiti dei bias cognitivi, fino alle pratiche del discernimento spirituale. Si tratta di un lavoro molto articolato, denso e ricco di riferimenti teologici, scientifici, filosofici, e spirituali, dal taglio meditativo e dialogico. Non è un trattato neutro né una difesa aprioristica della fede: è un viaggio critico e contemplativo che mette in risonanza dati empirici ed esperienza religiosa, per rispondere a una domanda semplice e centrale: come possiamo diventare più vivi? Rivolto a scienziati, teologi, operatori pastorali e a tutti coloro che cercano senso in un’epoca di tecnoscienze e incertezze, questo libro offre strumenti per comprendere meglio la nostra apertura al mondo e per orientare responsabilmente scelte personali e collettive. Grazie al suo approccio rigoroso ma accessibile, Magnin mostra che la ricerca scientifica e la parola di vita del vangelo possono, insieme, illuminare la dignità dell’uomo incarnato.
In questo saggio magistrale Klaus Held, uno dei più autorevoli eredi della fenomenologia di Husserl e Heidegger, indaga le radici e il futuro della fede biblica applicandovi gli strumenti della "fenomenologia del mondo". Rovesciando la tradizionale opposizione tra Atene e Gerusalemme, ne mostra la radice esperienziale comune e svela come la metafisica abbia tessuto un "vestito di idee" che ha nascosto l’esperienza originaria di Dio nel "mondo della vita". È necessario, dunque, riscoprire il "mondo della fede" a partire dall’esperienza del popolo d’Israele, per metterla a confronto con la filosofia greca e, infine, con il suo configurarsi come fede cristiana. In questo quadro vengono analizzate con lucidità esperienze fondamentali come la speranza e l’amore del prossimo, interpretando quest’ultimo, sulla scorta della parabola del buon Samaritano, come un atto che supera i confini della cerchia familiare. Il carattere religiosamente straordinario e non convenzionale del messaggio di Gesù è il primo passo che conduce a quella che Held profila come la futura tragedia della fede monoteista: essa è destinata ad autodistruggersi perché, nell’epoca dell’esperienza globalizzata dell’unico mondo, si presenta nella sua forma pura e proprio così, paradossalmente, potrebbe giungere a conclusione. Il libro, che unisce rigore filosofico e passione per le grandi domande, offre una diagnosi spietata del nostro presente e una chiave di lettura indispensabile per comprendere il destino della fede nella civiltà occidentale.
La preghiera è un pilastro dell’esperienza umana. È un’azione che consideriamo spesso intuitiva, ma che racchiude in sé una profonda complessità e un legame intrinseco con il nostro modo di comprendere il mondo e noi stessi. Ebbene, questo libro esplora il legame essenziale e stimolante tra preghiera e conoscenza, all’intersezione fra teologia e filosofia. Con un’analisi dettagliata di venti testi biblici selezionati - quindici dall’Antico Testamento e cinque del Nuovo - che rappresentano diverse forme di preghiera (quella domanda, di supplica, di riconciliazione, di lotta, di ringraziamento), Clemens Sedmak intraprende una lettura ravvicinata" volta a far emergere le dimensioni epistemologiche insite nell’atto di pregare. È un tentativo di porre domande ai testi biblici per ottenere una comprensione più ricca di cosa significhi pregare e di cosa riconosciamo di Dio e di noi stessi nel farlo. Il libro mette in luce come la preghiera e la conoscenza si influenzino reciprocamente in una relazione tridimensionale: la conoscenza plasma la preghiera; la preghiera conduce a una conoscenza più profonda; e, insieme, conoscere e pregare modellano la vita nel mondo sociale. Sedmak, offrendo spunti che vanno oltre la superficie, e così affrontando questioni cruciali ed estremamente stimolanti, esplora come la preghiera possa condurre a una visione sacramentale del mondo, dove il visibile e l’invisibile si connettono. Una ricerca che è «tanto preghiera quanto riflessione sulle preghiere».

