
Uno dei maggiori storici italiani del Novecento esplora il fenomeno della guerra: dal dominio della fanteria e degli scontri diretti nel mondo antico alla cavalleria medievale; dalla rivoluzione dell'artiglieria negli assedi e nei campi di battaglia alla costituzione di eserciti permanenti e centralizzati. Fino al Novecento, il secolo di Auschwitz e Hiroshima, con due conflitti mondiali seguiti dalla guerra fredda. L'analisi di Arsenio Frugoni, corredata da un ricco apparato iconografico, mostra come il fenomeno bellico rifletta le trasformazioni politiche, economiche e sociali delle diverse epoche. Un libro quanto mai contemporaneo: «Le guerre che recentemente si sono combattute, o che sono in corso, il continuo pericolo che la "coesistenza" di potenze dai diversi interessi e dalle contrastanti ideologie possa rompersi d'improvviso, sono realtà del tempo di "pace" che stiamo vivendo. Ma la realtà della guerra, così come la realtà della miseria, dell'ignoranza, dell'ingiustizia, non sono condizioni necessarie della società umana».
Dopo il 1945 sembrava essersi realizzata in Europa l'aspirazione condivisa alla pace. Ma le guerre nei Balcani, l'invasione russa in Ucraina e l'esplosione del conflitto nella striscia di Gaza hanno riabilitato la guerra come strumento di risoluzione delle controversie e contribuito alla militarizzazione dell'opinione pubblica e alla corsa al riarmo. La guerra appare sempre più come destino inevitabile e la pace come nient'altro che una parentesi. L'appello di Andrea Riccardi è quello di riscoprire il «senso di appartenenza a una comunità globale di destino» e restituire spazio al dialogo e alla diplomazia. Il vero coraggio è quello di chi sceglie la pace e si impegna per farne, oggi e per il futuro, «l'obiettivo della politica, l'aspirazione dei popoli, il fine della storia».
Anche senza l'ausilio della filosofia, tutti gli uomini hanno una coscienza immediata del bene attraverso i sentimenti: è buono ciò che è amato con retto amore. Su questo presupposto Brentano fonda un'etica emozionale universale: se ciò che è buono lo è per ognuno allo stesso modo, il bene deve essere voluto, senza restrizioni, da tutti e per tutti, anche a prezzo di sacrificare il piacere individuale. E, anzi, dovrebbe essere cercato anche se non ne derivasse alcuna felicità. Il volume affronta i corollari di questo principio, le sue applicazioni alle scelte concrete e il rapporto tra etica e diritto: esiste una legge morale naturale valida per tutti gli uomini in ogni tempo e luogo? Come agire per il meglio se non possiamo conoscere le conseguenze delle nostre decisioni? In che misura il dovere etico dev'essere anche dovere giuridico? Un classico, nella curatela di Adriano Bausola, che ha aperto la strada alle indagini successive sull'etica e le emozioni e – ricorda nella Postfazione Vincenzo Costa – aiuta a riscoprire i nodi del dibattito contemporaneo sull'origine e la legittimità dei concetti morali.
Proclamato “venerabile” dalla Chiesa cattolica, Giuseppe Lazzati (1909-1986) fu una figura importante del movimento cattolico italiano nel Novecento. Dopo l'8 settembre 1943 rifiutò di aderire al fascismo e per questo fu deportato nei lager nazisti. Tornato in Italia, partecipò all'Assemblea Costituente e fu parlamentare fino al 1953. Accademico di rilievo, divenne rettore dell'Università Cattolica di Milano. La sua esperienza umana, politica e religiosa viene ripercorsa – in una conversazione con i curatori – dall'amico e compagno di impegno Giuseppe Dossetti, anch'egli costituente e leader della sinistra democristiana, che li vedeva, a fianco di Giorgio La Pira e Amintore Fanfani, animati da forti ideali etici e spirituali. Dopo la sconfitta nel confronto con la linea degasperiana, Lazzati e Dossetti abbandonarono la politica attiva, ma continuarono a lavorare, nei rispettivi ambiti, per la riforma della Chiesa e per la promozione della cultura e del laicato cattolico, restando sempre coerenti con i valori che li avevano guidati.
La pedagogia fondamentale di Edith Stein è stata definita in vari modi, ad esempio come “pedagogia della Grazia” o come “educazione del cuore”; per parte mia scelgo di intenderla come una forma originale di pedagogia cristiana dello spirito: è lo spirito “il fiore dell'essere”, la piena, felicissima fioritura della persona. Ora, mi pare emerga dalla riflessione su questi scritti la convinzione che, come il nostro venire ad essere e la nostra esistenza sono un mistero, quasi fosse custodito un segreto nel dono che ciascuno di noi è; così si deve affermare che anche l'educazione si presenta come una realtà carica di mistero. L'azione educativa per Edith Stein impegna massimamente la nostra libertà e, quanto risulta ancor più ineffabile, la Libertà stessa di Dio.
I saggi contenuti in questo volume, in prima edizione italiana, mostrano in modo organico la peculiarità del «realismo cristiano» di Niebuhr, una teoria politica tra le più originali del Novecento che ha ispirato negli Stati Uniti il New Deal di Roosevelt. Niebuhr propone una teologia politica antiperfettista dell'esistenza umana e della storia, che mira a comprendere realisticamente in tutte le sue contraddizioni la vicenda personale dell'individuo e la vicenda globale dell'umanità. Sono analizzati, con chiarezza e disincanto, i grandi temi della politica: ottimismo\pessimismo nella vita delle democrazie liberali, il ruolo delle utopie nella azione politica, la pace e la Chiesa, le illusioni di un governo mondiale, il dilemma nucleare, i limiti da porre al potere militare anche in caso di guerra. La sua attualità è una difesa della tradizione democratica che si ispira al pensiero di Sant'Agostino.
Michel de Certeau, storico e teologo gesuita, ci conduce in un viaggio attraverso i territori della contemporaneità, alla luce dei nodi epistemologici che hanno caratterizzato la sua opera. L'obiettivo è analizzare le pratiche quotidiane nella società di massa: dalle preghiere della classe operaia alle politiche culturali dei luoghi del sapere in una società democratica (a partire dalle grandi istituzioni, come il Centre Georges-Pompidou di Parigi); dall'impegno "in prima persona" dei cristiani al rapporto tra storia, finzione e scienza. Con uno stile inconfondibile, de Certeau descrive una fenomenologia dell'Altro e ne declina le strutture e i meccanismi dentro discipline differenti: la storia, la mistica, la psicoanalisi, la sociologia del quotidiano, la teologia, la teoria della cultura.
Con la forza di un pastore e la lucidità di un grande osservatore del nostro tempo, Papa Francesco in questo suo ultimo Messaggio, nell'anno del Giubileo, indica la via per una comunicazione che non venda illusioni o paure, ma offra ragioni per sperare. Un cammino che passa attraverso la guarigione dal protagonismo, l'ascolto profondo e la riscoperta del volto dell'altro, per "disarmare" parole troppo spesso intrise di odio e semplificazioni. Un testo che si rivolge a ogni persona, ricordando che la speranza è sempre un progetto comunitario, un "camminare insieme" verso un futuro di fraternità e cura. «Chi spera non è ingenuo o poco realista. Chi spera cerca la pace quando ancora c'è la guerra, il perdono quando ci sono solo la sofferenza e la rabbia, il fratello quando c'è un nemico. Chi spera vede quello che c'è sebbene sia nascosto, quello che è possibile nella misura in cui lo si vuole e lo si costruisce, pagandone il prezzo di sacrificio, pazienza, insistenza» (Matteo Maria Zuppi). Prefazione Vincenzo Corrado Stefano Pasta, Introduzione Commenti di Riccardo Battocchio, Stefania Careddu, Alessandra Carenzio, Gino Cecchettin, Vincenzo Corrado, Antonio Cuciniello, Annalisa Guida, Colum McCann, Arnoldo Mosca Mondadori, Denis Mukwege, Gabriele Nissim, Fabio Pasqualetti, Stefano Pasta, Sergio Perugini, Alessandro Rosina, Paolo Ruffini, Milena Santerini, Giovanni Scarafile, Nello Scavo, Rita Sidoli.
«Come è arrivato Husserl alle sue questioni e alle sue conclusioni? È plausibile la sua idea secondo cui la fenomenologia è il fondamento sul quale bisogna edificare tutta la scienza e tutta la filosofia? E come dobbiamo intendere la sua affermazione secondo cui la fenomenologia è una scienza rigorosa sebbene essa rinunci a una validità esaustiva e definitiva? In che senso essa prosegue nell'impresa che fu inizialmente compiuta dalla scienza e dalla filosofia greca?» Sono le domande alla base di questo saggio, legato a un corso tenuto presso l'Università di Praga nel 1964/1965. Non solo un'esposizione approfondita del pensiero fenomenologico husserliano, ma anche una raccolta di spunti interpretativi decisivi per l'elaborazione della fenomenologia asoggettiva, la proposta teoretica, formulata qualche anno dopo questo lavoro, con cui Jan Patocka intende superare il soggettivismo di Husserl e ripensare la fonte di manifestazione della realtà trascendente come indipendente, tanto dall'oggetto quanto dal soggetto. "Introduzione alla fenomenologia di Husserl" si afferma, perciò, come un libro centrale nel corpus delle opere del filosofo ceco e come uno strumento imprescindibile per orientarsi lungo le strade della fenomenologia patockiana.

