
Lo smartphone è ormai un regalo quasi scontato alla prima Comunione. Pochi però si chiedono se sia una buona idea mettere nelle mani di un bambino uno strumento così delicato. Scegliere l’età giusta per dare a un ragazzo un cellulare è una decisione importante, perché spalanca le porte di un nuovo mondo, ricco e complesso, destinato a occupare una parte importante della vita di chi lo utilizza. Con questa guida l’autrice invita ogni genitore, insegnante, educatore a valutare attentamente i motivi per cui varrebbe la pena aspettare a regalare uno smartphone. Non per demonizzare uno strumento dalle straordinarie potenzialità, ma per usarlo al meglio.
Che cosa accadrebbe se uno psichiatra, dopo cinquant’anni di ascolto silenzioso, si sedesse per la prima volta nella poltrona del paziente e iniziasse a mettersi a nudo egli stesso? In queste pagine Vittorino Andreoli — tra i più noti psichiatri italiani — decide di compiere un atto di radicale capovolgimento: si siede sulla poltrona che fino a oggi aveva rigorosamente accolto i suoi pazienti, ponendo di fronte a sé la propria immagine, la propria "ombra" di psichiatra. Questo gesto inaugura una serie di "sedute" in cui memoria, sogni, riflessioni filosofiche e resoconti di viaggio si mescolano in un monologo che diventa un’esperienza di autoanalisi. Le due poltrone assurgono a simbolo del rapporto tra chi cura e chi cerca sollievo, ma anche di un dialogo interiore e della necessità stessa del narrare per incontrare sé stessi e gli altri; ed entro i confini dello spazio fragile e irripetibile del colloquio terapeutico, si delinea un viaggio nella memoria e nella mente, che rivela la radice stessa della "cura", che sta nell’ascolto. Ne vengono pagine intense e intime, in cui uno dei più autorevoli psichiatri italiani racconta oltre sessant’anni di vita professionale e personale, intrecciando ricordi d’infanzia, esperienze di ricerca, casi clinici e riflessioni esistenziali.
In un tempo in cui l'educazione pare aver smarrito il respiro del vivente, riducendosi a sterile trasmissione di nozioni, questo volume si erge come soglia e invocazione. Imparare gli affetti non è soltanto un titolo, ma un gesto simbolico, un atto iniziatico che invita a oltrepassare i confini dell'ovvietà per accedere a quella dimensione profonda in cui l'affettività si rivela come origine e destino dell'umano. Ispirato dal pensiero limpido e abissale di Edda Ducci, il libro intreccia filosofia, esperienza educativa e ricerca interiore, restituendo all'affettività il suo volto doppio: fragile e titanico, incarnato e simbolico, radicato nella carne e slanciato verso l’Altro.
Lontano da ogni deriva emotivista, l'affettività emerge qui come coscienza incarnata, forza originaria che precede la parola e sopravvive al silenzio. È linguaggio primordiale e tensione trascendente, tessitura invisibile che unisce memorie, legami, identità. È ciò che umanizza l'educazione, che trasforma la semplice coabitazione in comunità, il contatto in intimità, la presenza muta in incontro che salva.
Accanto al contributo di Teresa Forcades – filosofa e fondatrice della scuola Sinclètica – e a una riflessione di Cosimo Costa, il volume raccoglie le voci appassionate di giovani studiosi della Scuola di Dottorato LUMSA. Insieme, delineano un orizzonte vivo e molteplice, in cui l'affettività si svela come condizione necessaria per ogni autentico processo educativo.
Un'opera corale, intensa e necessaria, che ci richiama alla verità dimenticata dell'educare: un'arte dell'amore, un gesto che salva, un cammino che, per quanto fragile, resta l'unico degno dell'umano.
Il PDM-3 è uno strumento fondamentale per clinici, supervisori e ricercatori interessati a una diagnosi sensibile, affidabile, empiricamente fondata. Questa nuova edizione integra la prospettiva
clinico-dinamica con i risultati della ricerca e i contributi della psicologia cognitiva e delle neuroscienze. Rispetto alla versione precedente, il PDM-3 amplia la prospettiva evolutiva, rafforza il modello dimensionale, migliora l'accessibilità teorica e linguistica dei suoi contenuti.
Accurato ed efficace nella valutazione della personalità (Asse P), delle capacità mentali (Asse M) e dei sintomi con la loro esperienza soggettiva (Asse S), il PDM-3 è sempre attento a valorizzare le risorse del paziente. Guida indispensabile per la formulazione del caso e la pianificazione del trattamento lungo l'intero ciclo di vita, questo manuale sottolinea il ruolo della relazione terapeutica nell'informare il processo clinico-diagnostico.
Una speciale attenzione viene dedicata ai periodi evolutivi di transizione (per es. la giovane età adulta) e a condizioni di sofferenza soggettiva legate a contesti globali (per es. pandemie, guerre, crisi climatica).
Tutti noi, più volte nella vita, attraversiamo momenti in cui la strada sembra interrompersi. Dopo un lutto, una separazione, una malattia, o semplicemente quando ci accorgiamo che la vita che stiamo vivendo non ci appartiene più. È lì che nasce il Punto Zero: uno spazio sospeso, fragile ma fertile, che ci obbliga a fermarci. Il Punto Zero ci mette davanti al senso di impotenza, ci fa sentire nudi. Eppure è proprio lì che può germogliare la trasformazione. È come la pausa del respiro: senza quel vuoto non ci sarebbe ritmo. Molti lo vivono come fallimento, ma in realtà è una soglia. Una porta che si apre. In queste pagine, Gloria Volpato ti accompagna con delicatezza e profondità, passo dopo passo, guidandoti a trasformare la tua fragilità in risorsa. Attraverso storie reali, esempi clinici, esercizi pratici e riflessioni illuminanti, scoprirai come: Riconoscere le illusioni che ti imprigionano; Riscoprire la forza del cuore al di là delle ferite; Vivere con autenticità e amorevolezza Punto Zero è molto più di un libro: è una bussola per attraversare le crisi e riscrivere la tua vita. Quando non sai più chi sei, sei pronto a scoprirlo.
Allan Schore ripercorre qui l’evoluzione del concetto di inconscio da astrazione intangibile e metapsicologica a funzione psiconeurobiologica di un cervello tangibile. L’integrazione delle più recenti scoperte nella neurobiologia e nella psicologia dello sviluppo consente una comprensione più profonda dei meccanismi dell’inconscio. Citando studi che incrociano differenti discipline, Schore elabora in modo convincente una base neurologica per le sue concettualizzazioni teoriche e applica queste riformulazioni a rilevanti questioni cliniche legate alla vulnerabilità, al trauma, alle differenze sessuali e all’autismo.
Il libro offre una comprensione teorica e clinica della famiglia e della coppia da una prospettiva psicoanalitica. Discute la psicopatologia presente in questi contesti e illustra casi clinici di conflitti di coppia, traumi, violenza e disturbi psicotici. Particolare attenzione viene data al concetto di legame, che costituisce il palcoscenico entro cui si muovono i membri del gruppo e acquista rilevanza in situazioni patologiche. L’autrice illustra differenti livelli dell’inconscio e principalmente l’inconscio interpersonale presente nella coppia e nella famiglia, mostrando le difese inter e trans-personali con cui questi sistemi si difendono dalla sofferenza mentale. In particolare, il sogno narrato nella seduta da uno dei membri può essere considerato espressione del funzionamento di tutto il gruppo o rappresentazione del legame che unisce i membri. Alla luce di queste riflessioni, alcune patologie sono considerate patologie transpersonali.
"In questo libro spiego, capitolo dopo capitolo, come avvicinarsi all’anima: è il solo modo di superare le nostre nevrosi. Molte persone vengono in psicoterapia per risolvere il problema del disagio che invade la loro interiorità. Pensano che l’ansia, la depressione o le ossessioni derivino da una vita sbagliata o da ferite inguaribili; ma ciò che realmente manca loro è il contatto con qualcosa di nascosto, di invisibile, che pure fa parte di noi. Nella nostra interiorità abita un sapere antico, qualcosa che agisce incessantemente e si prende cura di noi, anche quando non ce ne accorgiamo. Questa è l’anima. In tutti questi anni il mio lavoro mi ha insegnato che nessuno guarisce ragionando sui disturbi. La cura non consiste nel parlare, ma nel percepire il disagio in modo differente, senza alcun pensiero. Non è raccontarsi, ma far sì che l’anima agisca e ci curi. I primi segni di miglioramento si manifestano quando smettiamo di parlare di noi stessi, quando cerchiamo nella nostra interiorità qualcosa che non ha niente a che vedere con quello che chiamiamo ‘il trauma’ o ‘la causa’ del disagio. Questo libro è dedicato a chi si sente perduto e si ostina a lottare contro i disagi, o si rassegna a considerarli inguaribili. Invece quei disagi sono la via per incontrare i saperi dell’anima. Via via che abbiamo sempre meno in mente noi stessi, quando non sappiamo più chi siamo veramente, accadono meravigliose guarigioni."
I saggi raccolti in questo volume, pur partendo da punti di osservazione specifici, vogliono offrire una comprensione traversale e interale dell' affettività in un dialogo costante con le dinamiche che pervadono l'attuale contesto socio-culturale. vari punti di vista offerti, da quello filosofico quello psicologico, da quello neuro-scientifico a quello pedagogico-didattico, mirano da un lato ad enucleare fondamenti antropo-etici dell'affettività per l'essere umano, dall'altro a perfezionare strategie educative, pratiche pedagogiche e attività didattiche volte a promuovere le relazioni affettive nei contesti educativi per una formazione interale della persona umana. In una società segnata dalla patologizzazione delle dinamiche intra e inter-personali, questo libro intende piuttosto pro-muovere un agire educativo volto all'implementazione e alla piena espressione della vita affettiva dell'essere umano la quale, nel suo essere sfida quotidiana, apre per l'esistenza orizzonti di compimento e di realizzazione che concretano la qualità buona della vita.
"Natura umana e condotta" rappresenta un testo fondamentale nel dibattito sui rapporti tra individuo e ambiente e sulla funzione trasformativa delle pratiche sociali. La premessa di Dewey è che la condotta umana non è determinata esclusivamente da tratti intrinseci e fissi ma è plasmata dalla continua interazione fra le tendenze innate e il contesto sociale. Gli individui non sono prodotti passivi del loro corredo genetico ma agenti attivi che interagiscono con l’ambiente circostante. Le applicazioni pedagogiche di tale teoria sono molteplici poiché è proprio nel momento educativo che Dewey riconosce il fulcro per la trasformazione sociale, intesa come cambiamento dei paradigmi di pensiero. Gli adulti hanno per Dewey il compito di predisporre un ambiente sufficientemente flessibile e plastico su cui la generazione successiva possa esercitare un’azione creativa, improntata alla ricostruzione continua del patrimonio ereditato e non alla sua passiva conservazione.
Nell’esperienza di vita quotidiana, è inevitabile imbattersi nella dialettica io-noi. In un tempo segnato dalla lacerazione del tessuto sociale e dalla radicalizzazione dei conflitti, nel quale l’io è sempre più centrale ed è stimolato ad accrescersi a discapito di un noi che sembra dover scomparire, tale binomio sta soffrendo una profonda crisi. La riflessione sulle relazioni diventa, più che mai, urgenza culturale e spirituale. Emilia Palladino affronta questo nodo essenziale e riflette sulla costruzione di un sistema paritario di relazioni, sulla possibilità di ricucire gli strappi e di ridare vita a un noi che si configuri come uno spazio di costruzione e di rischio condiviso. Si disegna qui un itinerario che, senza facili ottimismi, restituisce concretezza alla possibilità di una convivenza sociale fondata sulla cura, sulla prossimità e sul rispetto radicale dell’altro e dell’altra. L’autrice fornisce strumenti analitici per comprendere la complessità delle relazioni umane, nella consapevolezza che il noi non è un dato immediato, ma una costruzione fragile inserita in una trama relazionale che, per essere davvero umana, non può mai ridursi a dinamiche di potere, di prestazione o di scarto.

