
Nessun potere è assoluto. È la sfida dell’Esodo, il racconto che ha insegnato a generazioni a immaginare la libertà. Ma che cosa accade quando chi si libera si crede l’unico popolo eletto? Konrad Schmid rilegge Mosè, le piaghe, il passaggio del mare e i Dieci Comandamenti alla luce della ricerca biblica e della loro eredità politica e culturale. Dalla lotta contro gli imperi a Martin Luther King, un percorso che distingue storia e racconto, indaga la violenza religiosa e restituisce alla Bibbia la sua forza critica. Perché uscire dall’Egitto non significa risolvere, una volta per tutte, il problema della libertà. «I movimenti verso la libertà finiscono spesso in nuove dipendenze, perché le classi dominanti consolidano i propri privilegi. Libertà e dominio sono legati in modo inseparabile; la vera libertà esiste solo nell’atto della liberazione. Per questo il racconto biblico dell’Esodo è un modello particolarmente adatto per rappresentare la libertà: esso concentra infatti l’attenzione sull’evento della liberazione del popolo di Israele dall’Egitto, non sulla rappresentazione di un’esistenza libera. Per la filosofia politica contemporanea questa analisi significa che la critica deve diventare permanente: non esiste uno stato finale della libertà che, in quanto tale, sia stabile e non più capace né meritevole di critica». Konrad Schmid
Che cosa c’entra il patriarcato con la crisi ecologica? E Dio, da che parte sta? Dominare le donne e sfruttare la terra non sono storie separate: si alimentano di gerarchie e immagini che anche il cristianesimo ha legittimato. Elizabeth E. Green segue l’incontro tra femminismo, ecologia e teologia, dalle pioniere alle voci di Africa, Asia e America Latina. Con chiarezza e con ironia, mette alla prova le idee di donna, natura e Dio. Senza idealizzare la maternità né assolvere la religione, apre una domanda decisiva: può la fede che ha sostenuto il dominio aiutarci a costruire relazioni capaci di custodire la vita? «Il punto è, che sebbene critiche della tirannia della teologia classica e patriarcale, le teologhe femministe alle quali questa introduzione è dedicata non hanno alcuna intenzione di separarsi dal messaggio cristiano! Ruether, per esempio, ha sempre ritenuto che il cristianesimo, come tutta la cultura Occidentale, è sì condizionato dalla casa patriarcale nella quale è cresciuto ma non è da essa determinato. In altre parole, il cristianesimo non si riduce al patriarcato, ma lascia uno spazio di manovra che, insieme ad altri e altre, le teologhe ecofemministe stanno allargando». (Elizabeth E. Green)
Donald Trump alza una Bibbia davanti alle telecamere. Ma quale America vuole costruire nel suo nome? Tra leader religiosi che lo benedicono, consiglieri alla Casa Bianca e movimenti che invocano una «guerra spirituale», la fede diventa un programma di governo. E la sua idea di cristianesimo arriva a scontrarsi persino con papa Leone XIV. Paolo Naso racconta da dove viene l’alleanza che cementa il nazionalismo cristiano, perché milioni di credenti vi si riconoscono e come sta cambiando le istituzioni, la politica estera e il futuro della democrazia americana. Una storia che riguarda anche noi.
Che cosa resta della dignità quando il lavoro umilia, la cura si fa dominio, le istituzioni rendono invisibili i più vulnerabili e la crisi climatica minaccia l’abitabilità del mondo? Cynthia Fleury guarda la dignità a partire dal suo opposto: l’indegnità. Ne segue le ferite nei corpi, nelle relazioni e nelle democrazie, ma individua anche le vie della resistenza. Perché una vita degna non si proclama soltanto: si costruisce attraverso il riconoscimento, la cura, l’educazione e l’azione comune. «Pur definendosi come il punto assiomatico, irriducibile e simbolico, perno di ogni filosofia morale, l’idea di una "Clinica della dignità" ricorda come, nella filosofia politica e sociale, la questione della dignità sia più relazionale che sostanziale. Si tratta effettivamente di un processo di costruzione collettivo che garantisce la dignità delle interazioni sociali e la materializzazione di condizioni di vita e di lavoro degne, in relazione solidale con l’insieme del vivente. In un certo senso, la dignità non si accontenta più di essere la proprietà metafisica dell’umano: è ciò che definisce un’azione, è una dignità in azione nella produzione di interazioni reciproche, all’interno dei nostri ecosistemi umani e naturali».
Che cosa resta quando una città è distrutta e persino Dio sembra tacere? Giampiero Comolli rilegge le cinque elegie delle Lamentazioni come parole rivolte anche al nostro presente, segnato da guerre, rovine e solitudini. Tra poesia biblica, immagini dell’arte e meditazione, il lamento dà voce al dolore e lo rende condivisibile. Proprio mentre ogni prospettiva pare perduta, l’invocazione continua: nel silenzio si custodisce l’attesa tenace del ritorno di Dio. «A tratti, però, in questi lunghi monologhi affranti, dove la voce di lei si alterna a quella di lui, compare pure un barlume di speranza. Malgrado il silenzio inesorabile di Dio, quella donna piangente, quell’uomo straziato non sono giunti alla conclusione che il Signore tace perché non c’è, perché è morto pure lui, o perché, più semplicemente, non è mai esistito. Continuano invece ad aspettarlo e a invocarlo. È proprio in questa insistenza assurda, in questa inestinguibile speranza nel ritorno di Dio, che si nasconde la certezza sconvolgente della loro straordinaria fede». (Giampiero Comolli)
Le famose Losungen, testi biblici e meditazioni giornaliere, preparate ogni anno, a partire dal 1731, dalla Chiesa evangelica dei Fratelli Moravi (Unità dei Fratelli di Herrnhut). La presente edizione, tradotta e adattata per il lettore italiano, è la 297a. Le illustrazioni sono dedicate agli arazzi di Sylvie Maubon.
Una terza via per parlare degli angeli. Credete agli angeli? La domanda divide: per alcuni sono superstizione, per altri presenze da invocare. Daniel Marguerat apre una terza via, insieme sobria e sorprendente: tornare alla Bibbia per capire che cosa accade quando una parola, un incontro, un gesto di protezione vengono riconosciuti come visita dell’invisibile. L’angelo biblico non è una figura da catalogare né un essere alato da immaginare, ma un messaggero. Da Abramo a Giacobbe, da Balaam alla Pasqua e all’Apocalisse, questo libro invita a guardare il reale con occhi nuovi: senza rinunciare alla ragione, ma lasciando spazio al mistero che consola, inquieta e rimette in cammino. Una lettura per chi crede, per chi dubita e per chi non vuole chiudere in fretta la porta dell’invisibile.
Che cosa significa dire «noi»? Rut e Giona rispondono spiazzando ogni identità chiusa. Nel primo racconto, una donna straniera entra nella storia della promessa; nel secondo, Dio guarda con misericordia Ninive, la città nemica. Due libri brevi e potenti per interrogare il presente e scoprire nella Bibbia una parola più larga delle nostre appartenenze, capace di aprire relazione, futuro, ascolto e speranza. «La questione dell’identità caratterizza il nostro tempo. È attorno all’identità che si accendono passioni, si focalizza il conflitto, avvengono scelte politiche e si stendono agende etiche. Anche le religioni si trovano a ripensarsi entro questo orizzonte, e inevitabilmente i loro testi sacri vengono letti a partire dalla domanda identitaria. Ma le Scritture ebraico-cristiane si presentano come una grande discussione, impossibilitata a restringere ad imbuto una parola divina che è plurale. Per questo Rut e Giona non offrono un’identità tutta di un pezzo: aprono invece un dialogo in cui la fede si scopre attraversata dall’altro, e in cui la domanda su chi siamo resta aperta alla promessa di Dio». Prefazione di Paolo Curtaz.
Quella valdese è una storia di lunga durata, fatta di attraversamenti, fratture, resistenze, ri-costruzioni e aperture. Bruna Peyrot la ripercorre con uno sguardo storico ampio e una scrittura limpida, seguendo il filo delle trasformazioni che hanno segnato comunità e persone: la predicazione delle origini, la Riforma, i conflitti con il potere, l’Emancipazione, il ruolo della scuola, il contributo alla società italiana contemporanea. Un racconto che non isola i valdesi in una memoria separata, ma li ricolloca dentro la storia europea e italiana, restituendo al lettore e alla lettrice la complessità, la continuità e l’attualità di questa esperienza. Per i valdesi, la storia risulta imprescindibile perché dal passato germogliano i significati della loro identità collettiva. Non si tratta di un serbatoio chiuso, colmo di caratteristiche che definiscono i soggetti o una comunità, quanto piuttosto di un insieme dinamico di tratti che amalgamano passato e presente, offrendo posizionamenti verso il futuro. A conclusione della nostra narrazione, la domanda sul destino futuro dell’esistenza valdese e protestante potrebbe passare per tre parole-nodo: storia, identità, educazione, affinché resti vivo il rispetto del dissenso, cartina di tornasole delle società democratiche.
L’immagine del presidente Donald Trump circondato da una serie di pastori che con le mani alzate invocano su di lui la benedizione di Dio è una delle icone del fondamentalismo evangelico che, in questi anni, si è affermato ed espanso nei cinque continenti. Ma la sua storia non è recente e, dalla polemica antidarwiniana del primo Novecento alle teorie apocalittiche sul conflitto mediorientale che ci condurrebbero alla fine del mondo circolate in questi anni, il fondamentalismo evangelico mostra una lunga e complessa storia che questo volume cerca di ricostruire. All’origine il fondamentalismo evangelico fu una teologia e, soprattutto, un modo di leggere la Bibbia; nel tempo, organizzatosi in associazioni e radicatosi in alcune chiese evangeliche, è diventato anche un soggetto religioso e politico in grado di incidere nello spazio pubblico, anche nel Sud globale.

