
Una terza via per parlare degli angeli. Credete agli angeli? La domanda divide: per alcuni sono superstizione, per altri presenze da invocare. Daniel Marguerat apre una terza via, insieme sobria e sorprendente: tornare alla Bibbia per capire che cosa accade quando una parola, un incontro, un gesto di protezione vengono riconosciuti come visita dell’invisibile. L’angelo biblico non è una figura da catalogare né un essere alato da immaginare, ma un messaggero. Da Abramo a Giacobbe, da Balaam alla Pasqua e all’Apocalisse, questo libro invita a guardare il reale con occhi nuovi: senza rinunciare alla ragione, ma lasciando spazio al mistero che consola, inquieta e rimette in cammino. Una lettura per chi crede, per chi dubita e per chi non vuole chiudere in fretta la porta dell’invisibile.
Che cosa significa dire «noi»? Rut e Giona rispondono spiazzando ogni identità chiusa. Nel primo racconto, una donna straniera entra nella storia della promessa; nel secondo, Dio guarda con misericordia Ninive, la città nemica. Due libri brevi e potenti per interrogare il presente e scoprire nella Bibbia una parola più larga delle nostre appartenenze, capace di aprire relazione, futuro, ascolto e speranza. «La questione dell’identità caratterizza il nostro tempo. È attorno all’identità che si accendono passioni, si focalizza il conflitto, avvengono scelte politiche e si stendono agende etiche. Anche le religioni si trovano a ripensarsi entro questo orizzonte, e inevitabilmente i loro testi sacri vengono letti a partire dalla domanda identitaria. Ma le Scritture ebraico-cristiane si presentano come una grande discussione, impossibilitata a restringere ad imbuto una parola divina che è plurale. Per questo Rut e Giona non offrono un’identità tutta di un pezzo: aprono invece un dialogo in cui la fede si scopre attraversata dall’altro, e in cui la domanda su chi siamo resta aperta alla promessa di Dio». Prefazione di Paolo Curtaz.
Quella valdese è una storia di lunga durata, fatta di attraversamenti, fratture, resistenze, ri-costruzioni e aperture. Bruna Peyrot la ripercorre con uno sguardo storico ampio e una scrittura limpida, seguendo il filo delle trasformazioni che hanno segnato comunità e persone: la predicazione delle origini, la Riforma, i conflitti con il potere, l’Emancipazione, il ruolo della scuola, il contributo alla società italiana contemporanea. Un racconto che non isola i valdesi in una memoria separata, ma li ricolloca dentro la storia europea e italiana, restituendo al lettore e alla lettrice la complessità, la continuità e l’attualità di questa esperienza. Per i valdesi, la storia risulta imprescindibile perché dal passato germogliano i significati della loro identità collettiva. Non si tratta di un serbatoio chiuso, colmo di caratteristiche che definiscono i soggetti o una comunità, quanto piuttosto di un insieme dinamico di tratti che amalgamano passato e presente, offrendo posizionamenti verso il futuro. A conclusione della nostra narrazione, la domanda sul destino futuro dell’esistenza valdese e protestante potrebbe passare per tre parole-nodo: storia, identità, educazione, affinché resti vivo il rispetto del dissenso, cartina di tornasole delle società democratiche.
L’immagine del presidente Donald Trump circondato da una serie di pastori che con le mani alzate invocano su di lui la benedizione di Dio è una delle icone del fondamentalismo evangelico che, in questi anni, si è affermato ed espanso nei cinque continenti. Ma la sua storia non è recente e, dalla polemica antidarwiniana del primo Novecento alle teorie apocalittiche sul conflitto mediorientale che ci condurrebbero alla fine del mondo circolate in questi anni, il fondamentalismo evangelico mostra una lunga e complessa storia che questo volume cerca di ricostruire. All’origine il fondamentalismo evangelico fu una teologia e, soprattutto, un modo di leggere la Bibbia; nel tempo, organizzatosi in associazioni e radicatosi in alcune chiese evangeliche, è diventato anche un soggetto religioso e politico in grado di incidere nello spazio pubblico, anche nel Sud globale.
Il capitolo 13 della Prima lettera ai Corinzi è spesso ridotto a un «inno romantico». Nicola Tedoldi lo restituisce alla sua forza originaria: agàpe, l’amore che viene da Dio e cambia la vita. In venti meditazioni il testo di Paolo diventa specchio e guida per pregare, discernere, ricominciare: nelle relazioni, nella chiesa, nel quotidiano. «Agàpe non calcola il male: l’amore non ha tra le sue facoltà quello di contare tutte le azioni, i pensieri, le parole che hanno provocato o provocano il male. Siamo destinati al perdono di un Dio senza memoria che ha dato follemente sé stesso, nel suo Figlio, solo per amore verso le sue creature. Questa è agàpe. Agàpe è agire e non reagire. Agire per il bene, per la felicità nostra e degli altri. Agàpe è agire per la pace. Agàpe perdona, cioè non conta il male, perché sa mettersi a fianco del male (non davanti e nemmeno dietro), perché riesce a disarmarlo e a convincerlo della bellezza del bene».
Ebrei e cristiani: figli dello stesso Padre, legati da una storia comune e da ferite non ancora rimarginate. In tempi in cui la guerra e la propaganda rimettono in circolo antigiudaismo e antisemitismo, Ambrogio Spreafico propone una bussola per non smarrire il cammino del dialogo. Con rigore biblico e attenzione alla realtà contemporanea, ricostruisce la svolta di Nostra aetate, rilegge testi controversi del Nuovo Testamento alla luce di una corretta esegesi, e mostra come la fedeltà alla propria identità possa aprire all’incontro. Un libro necessario per chi cerca parole responsabili, non slogan, e per chi vuole tenere viva la speranza della convivenza. Con prefazione di Riccardo Di Segni.
Francesca Tasca racconta due vite che si sfiorano nel tempo ma prendono strade incompatibili. Valdo, ricco cittadino di Lione, vende tutto, sceglie la povertà radicale e mette in piedi una rete di predicatrici e predicatori laici che parlano alla gente comune nelle piazze, nelle case, fuori dal controllo del clero. È un cristianesimo senza tonsura, senza permesso, senza mediazioni gerarchiche. Francesco d’Assisi sceglie anch’egli povertà e itineranza, ma le consegna alla Chiesa: obbedienza, riconoscimento, Regola. Tasca mostra come la linea che separa la «santità» dall’«eresia» non sia soltanto teologica, ma passi attraverso il potere di decidere chi può parlare, chi può predicare, chi può esistere.
La dottrina della creazione non appartiene ai classici temi di controversia interconfes-sionale, ma ciò non significa che si tratti di una questione secondaria. Al contrario essa permea tutto il pensiero di Lutero ed è basilare non solo per la sua visione del mondo, della politica e dell’etica, ma anche per temi così centrali come la giustificazione, i sa-cramenti e l’escatologia. Il presente volume indaga la rilevanza della creazione nelle sue forme di creatio prima, continua et nova, con l’intento di aprire nuovi orizzonti di com-prensione della teologia luterana. Il commento ai primi sette giorni della creazione (Genesi 1,1 - 2,3) all’interno del grande ciclo di "Lezioni sulla Genesi", a cui Lutero ha dedicato gli ultimi dieci anni della sua vi-ta (1535-1545) e che rappresenta in qualche modo una somma della sua teologia, è qui tradotto in italiano per la prima volta. Firmano come autori Franco Buzzi, Michele Cassese, Mirjam Jekel, Dieter Kampen, Dietrich Korsch, Markus Krienke, Stefano Leoni e Lubomir J. Žak. La traduzione delle "Lezioni sulla Genesi" di Lutero è di Nico De Mico con introduzione e note di Franco Buzzi.
Dalla scuola di Finkenwalde - il seminario clandestino organizzato nel 1935 dalla Chiesa confessante tedesca - nasce il testo più limpido di Bonhoeffer sulla cura d’anime: non un trattato, ma un invito a custodire la Parola dentro le relazioni. Qui trovano orientamento tanto presbiteri e studenti quanto lettrici e lettori non specialisti: chi accompagna un figlio, un amico, una classe, un gruppo. Pochi principi forti — ascoltare prima di parlare, dire l’essenziale, servire senza protagonismi — diventano criteri praticabili nella vita quotidiana. Amato in ambito evangelico e cattolico, questo long seller Claudiana continua a unire rigore e umanità, suggerendo gesti concreti per tempi incerti. Per chi guida e per chi cerca, una misura sobria che libera e responsabilizza.
Il Discorso della montagna: tutti ne hanno sentito parlare, pochi lo hanno davvero letto. Beatitudini, mitezza, «porgere l’altra guancia», l’essere sale e luce: parole spesso travisate o ridotte a slogan moralistici. Beati i poveri, i miti, gli operatori di pace… Ma chi ci crede ancora? Ernesto Borghi rilegge il Discorso della montagna senza retorica, con passione e chiarezza. Ne emerge un Vangelo sorprendentemente concreto: non un ideale irraggiungibile, ma un cammino per chiunque desideri una vita piena e relazioni autentiche. Un volumetto tascabile, immediato e intenso, da portare con sé come bussola quotidiana.

