
Chi sono i giovani di oggi? Come costruiscono la propria identità in una società segnata da fluidità, precarietà e trasformazioni digitali senza precedenti? E in che modo possono ancora riconoscere e maturare la propria vita come vocazione, come fonte di senso, progetto di vita e contributo al bene comune?
Questo volume affronta una delle questioni più urgenti del nostro tempo, offrendo un'analisi rigorosa e interdisciplinare della condizione giovanile contemporanea. Attraverso il dialogo tra pedagogia vocazionale, teologia pastorale, sociologia, psicologia dello sviluppo e studi sui media digitali, l'opera esplora le sfide che incidono sulla crescita delle nuove generazioni: crisi vocazionale e religiosa, identità liquide, social media, dipendenza tecnologica, fragilità relazionali, fenomeno NEET, eco-ansia e incertezza progettuale.
Al centro della riflessione emerge l'originale paradigma dell"alterità vocazionale", che interpreta la relazione con Dio, con gli altri e con il proprio sé profondo come chiave unificante per comprendere i processi di maturazione personale e discernimento. La metodologia empirico-ermeneutico-critico-progettuale consente di integrare l'analisi dei fenomeni culturali con proposte educative e pastorali concrete.
Pensato per educatori, animatori, formatori, sacerdoti, operatori pastorali, studenti e ricercatori, il volume offre strumenti teorici e operativi per conoscere, discernere e accompagnare i giovani nel complesso scenario contemporaneo. Un contributo innovativo che, senza cedere né al pessimismo né all'ingenuità, aiuta a leggere le trasformazioni in atto come sfide e opportunità per la crescita umana, spirituale e vocazionale delle nuove generazioni.
Mario Oscar Llanos, salesiano presbitero, dottore in Teologia Pastorale, docente di Filosofia e Scienze dell'Educazione. Laureato in Pedagogia religiosa e Pastorale giovanile, Counsellor. È Professore ordinario di Pedagogia e pastorale vocazionale, Direttore dell'Osservatorio della Gioventù e della Rivista Orientamenti Pedagogici nella Facoltà di Scienze dell'Educazione dell'Università Pontificia Salesiana, e Consultore del Dicastero per gli Istituti di Vita Consacrata e Società di Vita Apostolica della Santa Sede. Ha all'attivo numerose pubblicazioni sulla pedagogia, sulla pastorale vocazionale e la relazione d'aiuto.
Il volume, esito del confronto tra docenti della Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, raccoglie e approfondisce le sollecitazioni della Lettera apostolica di papa Leone XIV Disegnare nuove mappe di speranza. Nel solco del Patto educativo globale promosso da papa Francesco, gli autori interrogano le sfide di un tempo complesso, frammentato e digitalizzato, rilanciando l’educazione come bene comune e forma concreta di speranza. Persona, alleanze educative, creatività pastorale, interiorità giovanile, digitale umano e pace diventano le coordinate di un cammino rivolto a scuole, università, famiglie, comunità e territori: una costellazione viva e plurale chiamata a tracciare rotte condivise per le nuove generazioni.
Lettera a una professoressa è uno dei testi che più hanno segnato il dibattito sulla scuola italiana, mettendo al centro disuguaglianze, selezione e diritto all’istruzione. Nel 2027 ricorrono sessant’anni dalla sua pubblicazione, nata dall’esperienza dei ragazzi della scuola di Barbiana insieme a don Lorenzo Milani. Oggi, molte delle domande che quel libro poneva alla scuola restano aperte: chi riesce davvero a partecipare? Chi viene lasciato indietro? Quanto pesa il punto di partenza sul percorso di ciascuno?
Ricordare Lettera a una professoressa significa, allora, non soltanto tornare a un libro che ha segnato la storia della scuola italiana, ma usare ancora quelle domande per leggere la scuola di oggi e immaginare quella di domani.
Un manuale pedagogico per ripensare il rapporto tra l’essere umano e la natura. Rivolgendosi a insegnanti e educatori, gli autori propongono un percorso didattico per risvegliare una consapevolezza ecologica e sviluppare un’identità ambientale negli studenti. Arricchito di sette Unità di Apprendimento (UDA) e di un manifesto finale, il libro esplora il modo in cui la natura influenza l’esperienza umana, insieme a tecnologia, biodiversità e sostenibilità, offrendo strategie concrete per promuovere la transizione ecologica.
Troppo amore non è amore: è allarme! Essere genitori oggi significa muoversi in bilico su un filo sottilissimo: amare senza soffocare, proteggere senza invadere, esserci senza controllare. Eppure, più ci si impegna come genitori, più l'ansia cresce. Si vorrebbe che i figli non soffrissero, non sbagliassero, non cadessero, non restassero indietro, finendo per togliere proprio ciò che li renderebbe più forti. In questo libro — che non è un manuale, ma una mappa emotiva — Giuseppe Lavenia smonta con lucidità e delicatezza l'inganno più comune della genitorialità moderna: non è l'amore a far male, ma l'amore che non lascia spazio. Con un linguaggio diretto, capace di accarezzare e colpire, Lavenia accompagna il lettore in un viaggio intenso, offrendo consigli e suggerendo pratiche concrete, gesti, frasi che curano. Una guida sincera e imperfetta, come l'amore vero. Perché crescere un figlio non significa trattenerlo. Significa lasciarlo andare sapendo che, qualsiasi distanza attraversi, troverà sempre un posto in cui tornare. Un posto che si chiama casa.
Da quando conosco l'etimologia della parola "insegnare" faccio sempre più fatica a definirmi "insegnante". In-segnare è segnare nel profondo, nel cuore, l'altro. È lasciare una traccia indelebile e non solo parole superficiali, epidermiche. Non posso definirmi "insegnante" perché bisognerebbe chiedere ai miei alunni con quale profondità li ho segnati. Quello che posso riconoscere è il segno profondo che loro hanno lasciato in me. Loro si mi hanno in-segnato. Tra queste pagine troverai tracce dei segni profondissimi lasciati dai miei alunni (e dalla scuola) in me. Un viaggio non solo per studenti, ma anche per insegnanti, genitori, educatori. Un viaggio per chiunque desideri un in-segnamento nella propria vita, a una condizione però: tornare, per qualche tempo, studenti.
«Ciascuno cresce solo se sognato», scriveva Danilo Dolci. Eppure oggi in Italia a troppi bambini e bambine e a troppi adolescenti manca di essere sognati, e loro stessi sognano poco, sognano da soli, a volte non sognano più. La povertà educativa – la privazione della possibilità di apprendere, sperimentare, coltivare talenti e aspirazioni – è uno dei volti più duri della disuguaglianza, una minaccia concreta per la tenuta democratica del paese. Promosso da Caritas Italiana, questo volume riunisce voci autorevoli della ricerca, delle istituzioni e del terzo settore per definire, misurare e soprattutto provare a contrastare il fenomeno. Dai dati alle politiche, dalle esperienze dei territori alle storie di alleanze e riconciliazioni, emerge una convinzione: nessuno educa da solo. È la comunità educante – famiglie, scuole, parrocchie, quartieri – il terreno in cui il seme del cambiamento può germinare. Un libro per chi crede che restituire ai ragazzi e alle ragazze il diritto di sognare sia responsabilità di tutti e che ogni comunità possa farsi luogo di speranza.
Scuola e famiglia vivono di codici valoriali, strumenti e responsabilità radicalmente diversi, ma non contrapposti: dono, gratuità e reciprocità del mondo familiare si incontrano con professionalità, competenze e ruoli organizzativi degli operatori nella scuola. In entrambi i mondi, però, sono necessarie una reale assunzione di responsabilità educativa e la disponibilità a correre il "rischio della relazione".
Dalla scuola primaria all'università, ogni insegnante trasmette molto più di quanto scriva nel programma: il modo in cui dispone i banchi in aula, pensa i tempi di una lezione, valuta un compito, costruisce relazioni con gli studenti… tutto comunica una visione del mondo e un sistema di credenze, indipendentemente da ciò che si intende insegnare, e spesso all'insaputa di chi insegna (prima ancora che di chi impara). Che cosa insegniamo davvero, quando pensiamo di insegnare soltanto una materia? Smith affronta la domanda con un libro fuori dal comune: teoreticamente rigoroso - dalla pedagogia medievale a Bonhoeffer fino alle scienze dell'educazione contemporanee - e straordinariamente concreto e divertente. Racconta con precisione ironica gli stratagemmi con cui gli studenti aggirano le nostre migliori intenzioni didattiche e intanto si chiede, e ci chiede, se anche la fede abbia una qualche influenza su una lezione. Ogni capitolo è un invito a guardare con occhi nuovi la propria classe e a scoprire che la pedagogia non è un insieme di tecniche, ma una casa: uno spazio in cui insegnanti e studenti vivono insieme, e che può essere accogliente oppure ostile. Un libro che cambia il modo di pensare l'insegnamento e di praticarlo; un libro sul come, prima ancora che sul che cosa. Prefazione di Marco Ronconi.
Una mappa operativa di 12 schede pratiche nate dall'ascolto diretto degli adolescenti per aiutare educatori e famiglie a promuovere un benessere digitale consapevole e libero da allarmismi stereotipati. ALLEN@MENTI AI TEMPI DELL'IA affronta una delle sfide educative più cruciali del nostro tempo: abitare l'ambiente digitale insieme alle nuove generazioni senza cedere ad allarmismi o moralismi sugli schermi. Il volume, ricco di spunti e strumenti operativi, nasce sul campo dall'incrocio di due esperienze concrete della Diocesi di Crema in collaborazione tra il Servizio per la Pastorale Giovanile e degli Oratori e il Consultorio familiare Insieme. Attraverso la metafora dell'educatore come "allenatore emotivo", il testo offre un metodo e gesti pratici per insegnare a nuotare nella corrente del web. Lo strumento di lavoro si articola in 12 schede, ciascuna dedicata a un'abilità fondamentale per promuovere il benessere digitale in oratorio: non ricette pronte, ma piste concrete di lavoro, semplici e accessibili. L'idea è quella di un utilizzo flessibile e quotidiano: una scheda alla volta, un piccolo passo, un esperimento educativo da provare e rileggere insieme. Adulti e giovani sono guidati ad affrontare temi caldi come la gestione della noia, il riconoscimento delle fake news, la fatica della concentrazione, la sovrastimolazione e la costruzione dell'identità online, offrendo percorsi condivisi per restare protagonisti della propria vita. Nato dentro il mondo digitale, lo riconosce come parte integrante della vita: non un territorio da evitare, ma uno spazio da abitare con consapevolezza, responsabilità e fiducia.
Hanno bisogno di te, ma non ti vogliono accanto. Desiderano la tua presenza, ma ti impongono una distanza. Cosa ci stanno chiedendo i nostri figli quando si comportano in modo così contraddittorio? E come esserci senza invaderli, restare senza soffocarli, ascoltarli senza l'ansia di correggerli? Forse non ci eravamo mai sentiti così disarmati davanti alla sofferenza dei nostri figli. Eccessi, sfide aperte all'autorità degli adulti: quella espressa dagli adolescenti nel recente passato era spesso una sofferenza rumorosa, visibile, talvolta spettacolare. Oggi, accanto a queste forme di disagio, se ne diffondono di più silenziose e difficili da decifrare. Il dolore non esplode verso l'esterno: si ritira. Quando provano a parlarne, ragazze e ragazzi si limitano spesso a frasi brevi, apparentemente vaghe: «Non sto bene», «Non ho voglia di niente». Siamo abituati a pensare che il dolore, per essere compreso, debba prima di tutto essere formulato. Ma a volte il dolore è muto, si limita a esistere. Così la sofferenza trova altre strade. Nel sonno che scompare o diventa eccessivo, nella stanchezza che non passa, nel ritiro, nel silenzio, nel rapporto difficile con il cibo, nella fatica di affrontare le attività di ogni giorno. Ma cosa cercano di dirci i nostri figli con il loro modo di stare male? Michela Marzano, attraverso l'ascolto quotidiano di studenti e giovani, prova a entrare dentro il disagio adolescenziale contemporaneo, proponendone una lettura diversa. E ricordandoci che il modo in cui una generazione soffre dice qualcosa del mondo in cui vive. Di noi adulti, non meno fragili e disorientati, chiamati non tanto a risolvere il loro dolore quanto a restargli accanto anche quando la relazione fa male.
Il volume nasce da un'esperienza formativa realizzata nella provincia di Palermo, dedicata alla promozione della continuità educativa nel sistema 0-6 e rivolta a educatrici dei servizi educativi e insegnanti della scuola dell'infanzia. A partire da questa concreta buona pratica, il libro mette a fuoco criteri di senso e di metodo utili al lavoro quo diano di educatori e insegnanti, offrendo uno strumento formativo replicabile anche in altri contesti. Il percorso ha avuto un forte carattere interdisciplinare, intrecciando prospettive di pedagogia generale e speciale, teorie di psicologia dello sviluppo e dell'età evolutiva, modelli psicodinamici e di psicologia generale e costrutti di scienze delle attività motorie. Accanto ai seminari teorici, ampio spazio è stato dedicato al confronto tra le partecipanti, alla condivisione delle cri cità incontrate e alla valorizzazione degli apprendimenti maturati nei servizi educativi. Ne emerge un modello formativo fondato su partecipazione, riflessività professionale e circolarità delle pra che educative, capace di rafforzare la qualità dell'educazione nella fascia 0-6.

