
Nel dibattito pubblico italiano, il rapporto tra politica e diritto si presenta come uno dei nodi più complessi e ambigui della vita democratica. E lo è, non poco, anche nell'ambito della giustizia penale. Giovanni Fiandaca, tra i più autorevoli studiosi italiani di diritto penale, mette in evidenza in questo libro i fattori politici che condizionano il settore dei delitti e delle pene, considerandoli nel triplice versante della legislazione, del processo e dell'attività dei giudici. E si sofferma poi sul conflitto tra politica e magistratura che, come una sorta di grande nevrosi istituzionale, continua a incidere negativamente sul funzionamento della democrazia italiana. Nella parte finale suggerisce alcune possibili vie per migliorare la qualità della giustizia penale e attenuare la conflittualità tra potere politico e potere giudiziario. Indicazioni, tuttavia, destinate a rimanere pura teoria senza una revisione profonda della politica penale nell'orizzonte di una democrazia costituzionale degna di questo nome. La questione penale, lungi dall'essere settoriale o prevalentemente tecnica, assume infatti una rilevanza sistemica perché riguarda i fondamenti e il tipo stesso di democrazia in cui vogliamo vivere.
La storia recente del mondo è caratterizzata da una dimensione di violenza tanto più inaudita e imprevedibile perché commessa nel nome di dio e delle scritture. In questo piccolo libro lungimirante e prezioso, Jan Assmann si chiede se esista una violenza intrinseca del discorso religioso monoteista. Rileggendo l'Antico Testamento, l'autore ritrova la radice storica di questa violenza soprattutto nel carattere esclusivo dell'unico dio e nell'immagine consolidata di una divinità irosa e punitiva. E tuttavia Assmann contesta che la violenza sia una conseguenza obbligata del monoteismo, per concluderne che essa nasce, piuttosto, dall'uso che della religione è stato fatto in senso politico e fondamentalista. A introdurre il libro, le belle pagine di Christian Greco.
Alle origini di una delle più straordinarie avventure dell'umanità: imparare a pensare Tutto è iniziato con una manciata di personaggi stravaganti che hanno smesso di dare la realtà per scontata. Uomini curiosi e controcorrente che, per la prima volta, hanno sollevato lo sguardo per osservare ciò che li circonda: volevano capire chi siamo davvero, se esiste una trama segreta dietro il caos apparente delle cose, come sia possibile costruire una vita felice. Dai cieli di Anassimandro all'armonia dei contrari di Eraclito, dai numeri sacri di Pitagora al dubbio di Socrate, fino ai grandi sistemi di Platone e Aristotele, la filosofia nasce così: come la prima grande indagine sulla natura e su noi stessi. Mauro Bonazzi va alle radici di questa intuizione inseguendo i filosofi nelle loro peripezie, tra la cura dell'anima e l'enigma del tempo, i bagliori dell'eros e le utopie della città. Un cammino popolato da figure memorabili, che ci costringeranno a dubitare delle nostre certezze. La dimostrazione che non c'è niente di più rivoluzionario di un'intelligenza capace di meravigliarsi per ritrovare il proprio posto nel mondo.
Come nasce Israele? Che cosa accade quando una storia antichissima irrompe nel tempo della politica, intrecciandosi con le aspirazioni nazionali, i conflitti del Novecento e gli squilibri del Medio Oriente? Mario Sznajder ripercorre la nascita e l'evoluzione di Israele, dalle origini del movimento sionista alla fondazione dello Stato nel 1948, fino ai profondi mutamenti che hanno caratterizzato il Paese negli ultimi decenni, dall'ascesa di Benjamin Netanyahu alle tensioni che continuano a ridefinirne il ruolo nella regione. Attraverso l'intreccio di storia, politica, ambizione e tradizione, ricostruisce il complesso rapporto tra identità, territorio e sovranità. Un racconto storico rigoroso e accessibile che restituisce la complessità di una delle vicende fondative e più controverse del mondo contemporaneo.
In un momento in cui la politica sembra ridursi a uno scontro senza coraggio, senza speranza e senza visione, il volume ci invita a riflettere su temi affrontati dalla rivista «Mondoperaio» e dall'Istituto Luigi Sturzo in riferimento alla costruzione di una politica adeguata alle nuove sfide. Il punto di partenza sono le idee e le posizioni emerse nei due seminari «Cristianesimo e socialismo alla prova della politica», «Le idee del socialismo ci salveranno» e in un terzo dedicato ai cattolici e al Codice di Camaldoli. Appare opportuno, inoltre, un rimando al volume «Macinare la Prima Repubblica» (pubblicato dal Mulino nel 2024), in cui si riflette sul momento virtuoso, tra la fine degli anni Cinquanta e l'inizio dei Sessanta del secolo scorso, in cui si realizzò un confronto politico, tra esponenti della cultura cattolica e di quella laica e socialista, su come guidare e aiutare l'Italia a non perdersi di fronte ai mutamenti, nei consumi e nei costumi, dettati dalla modernizzazione post-bellica. La combinazione è ancora oggi valida, capace di far emergere le condizioni da cui trarre una ispirazione intelligente e coraggiosa per affrontare l'attuale mutamento. Un passaggio radicale e drammatico che richiede un effettivo salto di qualità per fare appello al risorgere di una cultura cattolica e laica ispirata a un nuovo riformismo progressista.
In un paese come l'Italia, che si pensa e rappresenta come mono-etnico e mono-religioso, la diversità indotta da fenomeni religiosi variabili è sia un dato di fatto sia una sfida culturale e politica, che fa emergere identità ibride, multietniche e multiconfessionali. La diversità di fede, incarnata dalle nuove generazioni, diventa un prisma tramite cui leggere i percorsi di crescita di giovani cresciuti in Italia, ma con un retroterra familiare di origine straniera. Anche in seguito al conseguimento della cittadinanza italiana, l'alterità religiosa, vera o assegnata dall'esterno, contribuisce ad attribuire loro un'immagine di estraneità. Il volume indaga, tra curiosità e diffidenze, la comparsa di una «cittadinanza religiosa», vista come il faticoso cammino di un'italianità ormai religiosamente plurale.
Il Novecento è stato il secolo del cattolicesimo politico in Italia, dalla sua prima sperimentazione, al suo successo e infine alla sua crisi. Si sono sviluppate in quel periodo forme organizzate di militanza e partecipazione politica di credenti che hanno proposto un'identità strettamente legata ai valori cristiani. Il volume ne segue la parabola, indagandone lo sviluppo nel tempo, tra continuità e mutamento, in un'ottica segnata dalla sua fine. L'attenzione viene posta sui risvolti organizzativi, sul rapporto con il mondo cattolico, sulle relazioni sociali e la collocazione nel sistema politico di tali gruppi e partiti. Al centro di questa evoluzione viene sicuramente posta la stagione della centralità democristiana nella storia del Paese, con l'obiettivo però di interpretarla sul lungo periodo e sulle sue estese relazioni. Una sezione comparativa collega l'approccio designato per l'Italia alle esperienze accadute in Germania, Francia, Spagna, Austria e America Latina, collocando il percorso storico in un orizzonte più ampio.
«Non sono ciò che sono, ma ciò che fanno: nella storia degli angeli si nasconde la più antica teoria del potere». Quando appaiono non si lasciano riconoscere facilmente. Hanno un aspetto ordinario, il volto e il corpo di un uomo qualunque. Ridono, piangono, parlano, litigano anche tra loro. Eppure non sono mai ciò che sembrano. Gli angeli sono di gran lunga le creature più curiose della mitologia cristiana: hanno un corpo fatto d'aria, volano e sono divini solo per partecipazione. Ma soprattutto, stando al mito, fanno parte della più antica delle società del cosmo, quella dove tutto dovrà tornare alla fine della storia. Il nome che la teologia riservava alla loro comunità era gerarchia, letteralmente 'potere sacro', la misura della fusione tra divinità, potere e socialità. Per essi, la divinità non era però una qualità del loro essere, ma la pura esperienza sociale di esseri superiori agli altri. Con la raffinata scrittura di tutti i suoi libri, Coccia racconta la storia e la logica di questi miti e mostra come essi continuino a influenzare il pensiero politico e sociale occidentale nella modernità europea.
Comunque vada a finire, lavorare stanca, e senza la generosità, l'attenzione, la freschezza delle mie meravigliose cavie, la pigrizia avrebbe preso il sopravvento. A loro, a voi, va tutta la mia riconoscenza e tutto il mio affetto. Vi guardo in questo momento, e so che questo fermo immagine non mi abbandonerà mai. Il mondo non è tutto ciò che accade, ha detto Wittgenstein. Sarà vero? A giudicare da quello che succede nel mondo reale, accadere non basta. Nessuno può pretendere un amore eterno, ma un amore che durasse meno di un secondo difficilmente si potrebbe definire tale. Il mondo è composto prima di tutto di cose che restano, e di effetti che sopravvivono alle loro cause. Non è fatto solo di enti (come ci hanno insegnato troppe volte all'Università), ma anche di operazioni tecniche, di conoscenze scientifiche, di atti di volontà. Il mondo, e il suo variopinto arredamento, è tutto ciò che resta: così dice l'autore, tra confessioni, riflessioni e deduzioni in questo libro nato dalla sua ultima lezione universitaria, e prolegomeno a una nuova metafisica del restare, non dell'essere.
Tra il 1450 e il 1850 il continente europeo fu attraversato da uomini, merci, idee e conflitti che lo legarono strettamente al Mediterraneo e al mondo più vasto. L'impero ottomano, i Balcani e il Nordafrica, la Russia e le Americhe coloniali non furono semplicemente lo sfondo della storia europea: ne furono parte integrante. Questo libro racconta la storia moderna da una prospettiva a lungo raggio, seguendo le connessioni che univano regioni e società spesso studiate separatamente. È una storia dell'Europa, dunque, ma anche una storia del Mediterraneo e dell'Atlantico, dell'incontro e del conflitto fra mondi diversi. Capire come questi legami si siano formati e trasformati significa comprendere meglio non soltanto la nascita della modernità, ma anche le profonde connessioni che ancora oggi uniscono l'Europa al resto del mondo.

