
Persona: «Professore, posso chiederle una cosa al volo?» Linguista: «Certo, mi dica...» Persona: «Ma si deve dire è piovuto o ha piovuto?» Linguista: «Si può dire in tutti e due i modi.» Persona: «Ah.» Parole che cambiano d'uso e di significato, oscillazioni e incertezze nella grammatica, trappole dell'ineleganza e della ripetizione coatta. Derive che restringono l'uso della scrittura accurata, e mettono in pericolo la parola di buona qualità. Il braccio di ferro tra l'inglese e il nostro italiano, sempre più dominato dalla lingua globale ma anche capace di avvalersene a proprio vantaggio. Le responsabilità reali della lingua per gli atteggiamenti di discriminazione sessista o razzista, e quelle meno reali che le vengono a torto attribuite. L'inadeguatezza del mezzo scritto se si vuole dialogare davvero, e i danni concreti che le chat fanno alla comunicazione. Tutti questi fenomeni caratterizzano il momento della storia che stiamo vivendo. Forse mai prima di oggi la lingua è stata un terreno così fitto di incertezze. Lombardi Vallauri le prende in considerazione una per una, analizzandole con la perizia del linguista di professione e al tempo stesso suggerendo soluzioni realistiche da adottare nel nostro quotidiano.
Per ripensare la forma del mondo. Un dialogo filosofico su disordine globale e ordini possibili. La politica contemporanea vive della tensione irriducibile tra la potenza della tecnica, volta a omologare il globo ai propri protocolli astratti e la resistenza dei grandi spazi politici, impegnati a difendere il proprio residuo potere sovrano. In questo scontro, in cui tutti gli imperi, compreso quello americano, sembrano perdere il controllo del proprio destino, il Kaos diventa la forma stessa del mondo. Anche la geopolitica, che mira a organizzare realisticamente i rapporti internazionali, lo assume come condizione di partenza, mai del tutto superabile, da cui però può nascere un ordine possibile. Ma quale? La politica riuscirà a fronteggiare le potenze congiunte della tecnica e dell'economia, che insidiano la sua stessa presenza? I due saggi che compongono questo libro interrogano tali questioni nella loro genealogia profonda e nel loro sviluppo epocale, mettendo allo scoperto le irresolubili aporie che ne discendono.
Nel 2025 i giovani hanno fatto sentire la propria voce in ogni parte del mondo. Dalle piazze del Nord Africa ai campus europei, dai movimenti per il clima alle richieste di pace e di giustizia sociale, la Generazione Z si è mostrata consapevole delle sfide globali, ma anche pronta a non rassegnarsi di fronte a difficoltà quotidiane come l'accesso alla casa, la stabilità lavorativa, la qualità dei servizi di welfare. L'edizione 2026 del Rapporto analizza il modo in cui i giovani affrontano questo complesso scenario, cercando di capire cosa frena e cosa favorisce il loro ruolo attivo nei percorsi di vita e nel contesto sociale ed economico. Attraverso una lettura comparata, il volume fotografa con rigore e sensibilità i mutamenti che attraversano le nuove generazioni, mettendo in luce i principali nodi critici e le risorse emergenti. Tra i temi approfonditi, la mobilità internazionale e le nuove forme di cittadinanza globale; le disuguaglianze economiche, territoriali e di salute; le relazioni affettive e i nuovi modi di costruire legami di fiducia; l'impatto delle fake news e dei nuovi media digitali sulla formazione delle opinioni e dei comportamenti civici; le esperienze di partecipazione al Giubileo.
Nonostante la vasta produzione storiografica sull’8 settembre, restano irrisolti nodi fondamentali: perché Roma non fu difesa? Perché, dopo l’annuncio dell’armistizio, Badoglio si rifiutò di dare l’ordine di attaccare i tedeschi? Con la desecretazione degli atti della Commissione parlamentare d’inchiesta, gli studiosi hanno avuto accesso a migliaia di pagine di testimonianze e relazioni. L’analisi di questi documenti ha rivelato omissioni, falsificazioni e contraddizioni da parte dei protagonisti, impegnati a giustificarsi e a scaricare responsabilità. I vertici militari parlarono di resa inevitabile e adottarono, per giustificarsi, una sovrastima delle forze tedesche. Elena Aga Rossi ricostruisce quei giorni per restituire verità a uno dei passaggi più drammatici della storia italiana.
La guerra di Liberazione fu insieme guerra civile contro i fascisti e guerriglia contro l’occupante nazista. Costituì il punto d’approdo del distacco popolare dal fascismo e, al contempo, un’assunzione di responsabilità civile. Quell’ansia di riscatto e quella spinta al cambiamento costituirono la volontà fondativa della democrazia italiana. Su di essa si innestò e prese forma una Carta costituzionale dal valore programmatico, che disegnava la democrazia repubblicana per cui si era combattuto. Il libro indaga questa duplice dimensione: la conquista della libertà attraverso la partecipazione e l’impegno nella lotta, e la democrazia che si fa strada nella ricostruzione della vita civile locale e che si afferma nel potere costituente. La Costituzione emerge così come un corpo vivo, frutto originale di un intreccio indissolubile di memoria critica del passato, urgenze del presente e aspettative del futuro. Un prologo, un libro aperto sul futuro.
Dal referendum del 2 giugno 1946 alle elezioni del 27-28 marzo 1994 si snodano i quasi cinquant’anni della prima fase del «lungo dopoguerra italiano». Questo volume concentra l’attenzione sul ruolo delle istituzioni repubblicane e sul loro continuo intrecciarsi con le trasformazioni sociali, economiche e politiche del Paese. Le istituzioni in movimento, dunque, mai immobili: dal consolidarsi e poi incrinarsi del sistema politico al protagonismo mutevole dei partiti, dalle metamorfosi del modello di governo al progressivo ridimensionamento del Parlamento. Sullo sfondo, il peso decisivo del presidente della Repubblica, l’entrata in scena delle Regioni a statuto ordinario, la vitalità delle autonomie locali, il ruolo della Corte costituzionale, l’azione dei grandi corpi dello Stato, delle magistrature, dei sindacati e degli interessi organizzati, i primi passi dell’unità europea. Una riflessione che illumina le continuità e le fratture della democrazia italiana nella sua fase più delicata.
Sul tetto della sua casa ardeva un fuoco devastatore e al posto degli angeli volavano serpenti nel cielo scuro. Non vennero pastori ad adorarlo, ma gli abitanti di Babilonia. Il bambino non incarnava umiltà: nel suo corpo abitava la vana sapienza del mondo. Agli emissari del Gran Maestro, giunti a interrogarlo, parlò come un adulto... Prima che l'Europa fosse attraversata dal mito dei Templari, un altro ordine di monaci guerrieri aveva già alimentato per secoli le paure e le speranze collettive del continente: gli Ospitalieri di Rodi. Tutto ebbe inizio nel Trecento, con una lettera inviata dal loro Gran Maestro alle potenze europee per annunciare la nascita, a Babilonia, di un bambino misterioso: con ogni probabilità l'Anticristo, il nemico degli ultimi giorni. La notizia venne accolta con sgomento e curiosità, si propagò nello spazio e nel tempo, ritornando a più riprese, fino alla Rivoluzione francese. Ma chi era davvero quel bambino? Che cosa bisognava fare per fermarlo? Ed era poi una buona idea fermarlo? La storia di questa falsa notizia, capace di intercettare tanto i ritmi profondi dell'immaginario quanto quelli più convulsi delle congiunture politiche e religiose, rivela come miti e paure possano plasmare intere società e aiutarci a sapere di più sul loro conto.
Non una semplice biografia. Un'indagine su Francesco e le tensioni di un'epoca, su un nuovo modo di stare nel mondo, contraddicendolo. Lontano da agiografie consolatorie e facili sentimentalismi, questo libro restituisce la forza disarmante di un uomo che fu segno di contraddizione, capace di attraversare i conflitti e di disinnescarne le logiche. Un racconto in quattordici tappe, che invita a leggere la realtà a partire dallo sguardo di Francesco: la città medievale segnata da faide, il sogno cavalleresco e le sue delusioni, il denaro come potere e peccato, la penitenza radicale, la Chiesa tra splendore e crisi, la costruzione paziente d'una fraternità, la notte oscura dell'anima. Attorno a Francesco prendono vita mercanti e lebbrosi, recluse e pellegrini, profeti ed eretici, papi e sultani. Il ritratto finale rivela un uomo dai molti volti - penitente, obbediente, folle di Dio, mistico - che costruisce unità là dove c'è divisione e annuncia la pace dove regna il sospetto.
Quali erano i rapporti tra le popolazioni arabe e il mondo romano? Dall’età preromana, segnata dall’esperienza del regno dei Nabatei, attraverso l’età imperiale in cui fiorirono città multietniche ai confini del deserto come Palmira, fino all’epoca di Giustiniano e all’ascesa dei Jafnidi, il volume segue un lungo percorso di trasformazioni politiche e culturali. Al centro dell’analisi è un’area del Vicino Oriente a lungo considerata periferica, qui restituita nella sua funzione di spazio di mediazione e di scambio, inserito nelle dinamiche dell’impero romano. Grazie a un uso sistematico delle fonti letterarie, epigrafiche e archeologiche, il libro offre una rilettura complessiva dei rapporti tra Roma e le società arabe, contribuendo a ridefinire il quadro storico precedente all’avvento dell’Islam.
Si fa presto a dire "sta scritto nella Bibbia": ventitré secoli, distanze enormi, riscritture continue, testi scoperti o ritrovati. Come il Libro dei Libri è divenuto la fonte spirituale dell'Europa
Il libro dei libri è un libro di libri: tradotti, a volte travisati, ritrovati in modo rocambolesco, dottrinalmente esclusi o inclusi, uno specchio delle travagliate vicende religiose del continente. Considerati ispirati da Dio, scritti e letti da uomini, i testi biblici hanno bisogno, per essere compresi, di interpretazione: impegno senza fine che ha affinato metodi di analisi e di critica utilizzati anche in altri ambiti letterari e saperi. Attraverso i viaggi, spesso avventurosi, dei manoscritti e degli stampati – dal Vicino oriente all'Europa o all'interno del vecchio continente – sono ricostruite le tappe principali della storia e della diffusione dei testi sacri di ebrei e cristiani, tra la tarda antichità e l'età moderna: dagli originali ebraici e greci alle principali versioni, fino alle edizioni critiche contemporanee.
Giovanni Maria Vian già ordinario di Filologia patristica all'Università di Roma La Sapienza, redattore e autore dell'Istituto della Enciclopedia Italiana, è direttore emerito dell'Osservatore Romano, che ha guidato dal 2007 al 2018, ed è editorialista del Domani. Con il Mulino ha pubblicato La donazione di Costantino (20102) e Andare per la Roma dei papi (2020). Tra i volumi più recenti: I libri di Dio (Carocci, 2020), L'ultimo papa (Marcianum Press, 2024), entrambi tradotti in francese e spagnolo, e La scommessa di Costantino (con Gian Guido Vecchi, Mondadori, 2025).

