
Il tempo di Dio è in quel “Tutto è compiuto”, nel Figlio diletto che dall’alto della croce invita il buon ladrone a quell’oggi in cui potrà essere con lui, in Paradiso. È la pazienza dell’agricoltore che attende la maturazione, o lascia ancora un anno il suo albero perché si decida a dare frutto, o che lascia crescere grano e zizzania. È l’amore benigno e paziente di quel Padre che ogni giorno sa di poter sperare nel ritorno a casa del figlio che si è voluto allontanare. Da queste pagine di meditazione e preghiera emerge una verità, semplice quanto spiazzante: i tempi di Dio non coincidono con i nostri. Nei Salmi torna più volte la supplica dell’uomo a Dio affinché risponda al grido della sua anima, intervenga, operi. E spesso questa esortazione è caratterizzata da una domanda: “quando?”. Eppure, nel tempo di Dio c’è un grande mistero, c’è tutta la bellezza del suo progetto, che prende senso se osservato da una prospettiva più ampia, che non ci appartiene ancora, ma di cui evidentemente siamo capaci.
Una indagine di natura storico-critica che intende ripercorrere le principali tappe che segnarono l’evoluzione dell’Ordinario della Messa, tra il Concilio di Trento (Messale Romano del 1570) e la riforma del Vaticano II (Messale Romano del 1970). In che forma il Concilio Vaticano II ha segnato il modo di partecipare e di celebrare l’Eucaristia? Quale ricchezza nella partecipazione alla Messa ha introdotto il messaggio conciliare?
Come è descritta la donna nei Testi Sacri? In essi più che in altri, la donna è raccontata come l'altra parte dell'umanità, la metà che la edifica e la completa e in quanto tale capace di colmare quel senso di solitudine e di mancanza che è nell'uomo. In questo però ella ha una grande responsabilità, non è chiusura ma apertura all'altro, al tutto, a Dio. Deve trascendersi, diventare respiro, anelito, come dice Irigaray soffio cosmico: "Sembra che il soffio femminile rimanga allo stesso tempo più collegato all'universo, Il divino al femminile assicura un ponte tra il mondo umano e il mondo cosmico, tra la natura micro e macro-cosmica, tra il corpo e l'universo. Per la donna, il mondo, a cominciare da se stessa, non si deve riscattare o risuscitare solo domani o in cielo, ma da oggi, sulla terra. Lei deve diventare creatrice dell'umanità, generatrice spirituale e non solo naturale".
Come presentare alla pietà cristiana tutto l'immenso, sconfinato mistero che avvolge la Vergine Maria, in cui anche noi siamo avvolti? Senza smarrirsi, senza confondersi, senza tergiversare, in queste pagine si riprendono le più importanti preghiere che la Chiesa le rivolge: l'Ave Maria, il Salve Regina, il Magnificat e le Litanie Lauretane, nelle quali vi sono tutti i titoli che la Chiesa ha conferito alla nostra Madre Celeste e attraverso i quali scoprire il segreto che porta nel suo cuore. Da ogni pagina scaturisce una meditazione. Ogni pagina prende il fedele per mano e lo accompagna a comprendere le parole che compongono queste immense preghiere, sviscerandone il significato e tentando una devota e desiderosa incursione nel mistero di Maria.
La figura di Giorgio La Pira è un esempio mirabile di incrocio tra centralità del Vangelo, vita di preghiera, amore per la Chiesa, militanza associativa e dedizione per gli altri. La passione per Dio e la passione per i fratelli nella vita di Giorgio La Pira furono una cosa sola. Dobbiamo essere grati a Luca Micelli che in questo testo, semplice, immediato e insieme efficace, propone un primo approccio alla figura di La Pira, che speriamo possa essere utile a far conoscere la santità della sua vita, quella santità che non lo portò ad allontanarsi dalla realtà ma a sapervi essere dentro in modo più profondo.
Riscattare il valore del matrimonio e la sua fondamentale autenticità. Recuperare il concetto della famiglia nel suo insostituibile ruolo. Tutelare i figli dalle perplessità genitoriali.
Domande e risposte impegnative, una storia di ricordi e profonde meditazioni.
La tesi in Diritto Ecclesiastico sulla Diplomazia Pontificia, già recensita dal vaticanista Giacomo Galeazzi de La Stampa, viene ampliata, modificata e resa fruibile sotto forma di manuale scientifico e divulgativo. L'autore è al suo esordio letterario.
Leggendo questo libro, in cui sono raccolte le varie interpretazioni teologiche della figura e del ruolo di San Giuseppe, succedutesi nel corso dei secoli, usando la chiave di lettura dei “modelli”, il lettore apprezzerà innanzitutto la grandezza inesauribile del santo di Nazareth a cui corrisponde, per contrasto, il silenzio in cui è avvolto nelle Sacre Scritture, quasi per rappresentare un modello di Chiesa che di fronte al mistero della presenza del Signore si pone in atteggiamento di silenzio e di collaborazione. Così il Signore si manifesta in tutta la sua luce e potenza. Esiste una continuità di fondo che lega assieme i vari “modelli” teologici su di lui e che li rende in certo qual modo unitari. Ciò dipende essenzialmente dal ruolo che ha svolto; egli non può essere sostituito da nessun altro per il compito avuto di prendersi cura di Gesù e di proteggere l’integrità di Maria. Alle giovani generazioni va consegnato un ritratto in cui il padre adottivo di Gesù sia presentato come persona forte, responsabile, equilibrata e decisa. In un’epoca di crisi valoriale, come quella che stiamo vivendo, in cui si va perdendo il senso della dimensione spirituale della persona e del suo essere relazionale, a vantaggio di un individualismo eccentrico e referenziale, il padre adottivo di Gesù ci insegna ad essere attenti all’altro, ad affrontare la vita con energia ed equilibrio, a vivere con sapienza.
“I sacerdoti santi sono peccatori perdonati e strumenti di perdono. La loro esistenza parla la lingua della pazienza e della perseveranza; non sono rimasti turisti dello spirito, eternamente indecisi e insoddisfatti.(...) Preti così non s’improvvisano: li forgia il prezioso lavoro formativo del Seminario e l’Ordinazione li consacra per sempre uomini di Dio e servitori del suo popolo. (...) Del resto, fratelli, voi sapete che non servono preti clericali, il cui comportamento rischia di allontanare la gente dal Signore, né preti funzionari che, mentre svolgono un ruolo, cercano lontano da Lui la propria consolazione”. (dal Messaggio di Papa Francesco alla 67a Assemblea Generale della Conferenza Episcopale Italiana: Assisi, Novembre 2014).
È sempre importante fare memoria di un evento che ha segnato la storia, poiché conduce il lettore a lasciarsi provocare sul presente, dando vigore a quelle radici che necessitano di essere nutrite per progettare e costruire il futuro. In quest’ottica mi sembra non solo opportuno, ma anche bello, l’intento di don Pino De Simone di riproporre in una visione unitaria i tanti suoi articoli, pubblicati sul periodico diocesano della nostra Chiesa di Rossano-Cariati a proposito del Concilio Vaticano II. È un’occasione preziosa per ripercorrere a distanza di cinquant’anni le intuizioni, i fermenti, le prospettive di una Chiesa che ancora oggi, come allora, necessita di freschezza evangelica.

