
Cento anni dalla nascita di Joseph Ratzinger: un anniversario che non è solo memoria, ma una bussola per il futuro. In queste pagine, Mons. Giampaolo Crepaldi - vescovo emerito di Trieste, tra i massimi esperti di Dottrina sociale della Chiesa - ci conduce nel cuore del magistero sociale di Benedetto XVI, svelandone il valore intrinseco e l'inaspettata freschezza. L'insegnamento sociale del Papa teologo rivela oggi una sorprendente attualità e una straordinaria forza profetica, capace di orientare il cammino della Chiesa di fronte alle sfide della modernità, a partire dall'avvento dell'intelligenza artificiale. Attraverso un'analisi rigorosa, l'Autore ci guida alla scoperta dei fondamenti sociali del magistero di Benedetto XVI, restituendoci così l'eredità viva di uno sguardo lungimirante indispensabile per interpretare il nostro tempo.
"Le riflessioni sul De civitate dei" di p. Nello Cipriani rappresentano indubbiamente un'efficace introduzione alla lettura della maggiore opera del grande vescovo d'Ippona; l'autore ci offre sia uno sguardo sintetico sulla natura e sulla logica interna dell'opera, sia un'importantissima panoramica delle questioni fondamentali che agostino si è trovato ad affrontare. "Pochi libri hanno esercitato tanta influenza nella storia e nella cultura umana quanto il "De civitate dei" di Sant'Agostino d'Ippona. È stato detto che, dopo il Vecchio ed il Nuovo Testamento, lo scritto agostiniano è quello che ha maggiormente influito sulla civiltà occidentale ed è stato anche osservato che il De civitate era gravido di avvenire perché in esso erano contenuti in germe gli sviluppi di gran parte del pensiero politico e sociale successivo. Si aggiunga che tra i capolavori dell'Ipponate, il De civitate è senza dubbio da porre al primo posto, costituisce la somma della sua produzione letteraria, è una vasta sintesi teologica, filosofica, storica e morale, che racchiude le più sincere ed acute espressioni di quella mente superiore e di quell'animo ardente". Il testo inedito di Nello Cipriani è una, se non la maggiore, opera di approfondimento del "De civitate dei".
Dietrich von Hildebrand, tra i più grandi pensatori cattolici del Novecento e protagonista del realismo fenomenologico, offre in questo volume una meditazione rara e luminosa sul mistero della musica. Lontano dalla critica specialistica, dalla biografia e dalla semplice celebrazione, queste pagine colgono ciò che più difficilmente si lascia dire: lo spirito stesso dell’opera musicale. Con sguardo contemplativo e appassionato, Hildebrand si accosta ai tre grandi del classicismo viennese riconoscendo in ciascuno una diversa rivelazione della bellezza: in Mozart la gioia radiosa e l’armonia del vero, in Beethoven la forza interiore che trasfigura il dolore in vittoria, in Schubert la profondità poetica di una malinconia aperta all’infinito. La musica si rivela così non solo esperienza estetica, ma via privilegiata di accesso alla realtà e al senso. Arricchita da un saggio in appendice di Wagner, questa edizione italiana — tradotta e curata da Elisa Grimi — restituisce al lettore contemporaneo un testo di straordinaria intensità, introdotto dalla prefazione di Chiara Bertoglio e dalla prefazione all’edizione inglese di Manfred Honeck. Un invito ad ascoltare la musica come epifania del vero e della bellezza.
Il volume indaga il tema capitale della luce nello spazio liturgico cristiano, e attingendo alla ricca spiritualità d’oriente e d’occidente sviluppa la riflessione introdotta dalla descrizione della Creazione fatta in Genesi 1, che avviando l’alternanza del giorno e della notte inaugura la macchina del tempo e il ritmo del cosmo. Vitale per il creato, la luce è essenziale anche nella vita liturgica della Chiesa, che proprio nel tentativo di "dire l’indicibile" fa ricorso al linguaggio antico e paradossale di simboli la cui eloquenza interpella l’intelletto e coinvolge sensi, memoria, cuore. Complementare e sinergico, in tal senso, il contributo dell’architettura e dell’arte, che attraverso lo scintillio dei mosaici, i volti luminosi e ieratici delle icone, la plastica vigorosa delle masse modellate dai chiaroscuri, il bagliore etereo dei claristori o la cangiante policromia delle vetrate non cessano, oggi come ieri, di tendere a un ideale di Bellezza espressivo dell’alterità di Dio, e pur tra corsi e ricorsi storici riaffermano, attraverso una materia sempre più rarefatta, le esigenze dello Spirito.
Che cos’è davvero la modernità e in quale punto della storia ci troviamo oggi? Lucido e provocatorio, questo libro indaga le radici e gli sviluppi del "Moderno" - quella cruciale fase storica della civiltà occidentale inaugurata dal pensiero di Cartesio e ancora operante nelle nostre vite. Adottando il rigoroso metodo interpretativo di Augusto Del Noce, l’autore non si limita a una cronaca degli eventi, ma legge la storia moderna e contemporanea nella sua essenza più profonda: come "storia filosofica". Attraverso la lente delnociana, la nostra epoca contemporanea rivela il suo volto più inquietante: quello di una tarda modernità in cui si è affermato e consolidato un pervasivo nichilismo di massa. Ma in questo viaggio filosofico, tra le derive del presente, l’autore non è solo. Ad accompagnarlo c’è un complice inaspettato: il latinorum. Con un fraseggiare in un latino "birbone", ironico e dissacrante, il testo si snoda tra i concetti chiave del pensiero occidentale utilizzando la lingua di Cicerone. Un espediente letterario che avrebbe fatto sorridere Alessandro Manzoni e che richiama irresistibilmente l’arguzia - e le resistenze - di uno dei personaggi più celebri dei Promessi Sposi: Don Abbondio.
Il rito romano della Messa, a cui partecipa la maggior parte dei cattolici nel mondo, si è formato gradualmente nel corso dei secoli. In questo sviluppo storico - dall’Ultima Cena alla riforma del Concilio Vaticano II, passando per la formazione delle prime preghiere eucaristiche, le diverse formulazioni nel Concilio di Trento, il periodo medioevale e le sue varie codificazioni - l'autore, Uwe Michael Lang, in questo saggio individua e sottolinea quali sono gli elementi caratteristici del rito romano, consegnando al lettore una sintesi originale e completa. L’autore attinge a solide risorse magisteriali, storiche e teologiche, non in una prospettiva polemica, ma con l’obiettivo di comprendere la fede. L’obiettivo è aiutare tutto il popolo di Dio a partecipare consapevolmente alla liturgia della Chiesa, che è l’espressione della sua identità più profonda.
Chi era davvero san Rocco, oltre l’immagine del santo taumaturgo? Questo libro racconta la sua vita come cammino umano e spirituale: un pellegrino del XIV secolo che incontra Cristo nei volti dei poveri, dei malati e degli esclusi, attraversando la peste, la solitudine, l’ingiustizia e il silenzio. Non un eroe idealizzato, ma un uomo libero, capace di donarsi senza riserve fino alla morte anonima in prigione. Tra memoria storica e tradizione agiografica, emerge una santità essenziale, fatta di prossimità e fedeltà quotidiana, che continua a parlare all’uomo di oggi. San Rocco non offre soluzioni facili. Indica una strada.
Il volume riunisce in un unico racconto i quattro Vangeli tradotti integralmente dal greco da Giuseppe Sandri. L’autore, fermamente convinto della verità storica dei fatti ivi narrati, realizzò una "cucitura" di tutti i brani evangelici, evitando aggiunte, detrazioni, manipolazioni e fusioni. In questa nuova edizione una guida alla lettura evidenzia, frase dopo frase, parola per parola, i relativi evangelisti che si alternano come nell’armonia di un unico tema musicale. Confrontando i vari Vangeli si constata ovunque una concordanza sorprendentemente precisa tra di essi, a riprova che le diverse testimonianze attestano un unico fatto storico, così come la tradizione cattolica ha sempre dichiarato. Il libro offre anche un ritratto intimo e profondo di Giuseppe Sandri. Attraverso i suoi scritti personali e una raccolta di aneddoti, viene tratteggiata la figura di uno studioso e di un uomo di fede che ha dedicato la sua vita a far risplendere la Verità del Vangelo.
In un tempo senza tempo, nella sua casa-eremo a Sils-Maria, Nietzsche incontra Agostino. Che cosa potranno mai dirsi, nel lungo tramonto del nichilismo? Eppure, nel serrato intreccio tra filosofia e vita, essi scoprono di avere molte cose in comune: una sete assoluta di amore, di bellezza, di verità. E quelle domande brucianti sul significato del vivere per le quali entrambi hanno speso la loro vita: le stesse domande che albergano nel cuore di ogni uomo e che in questo impossibile e immaginario dialogo entrano in un tenace corpo a corpo tra due anime che solo una forma teatrale può rendere in tutta la sua drammaticità. Nietzsche, il distruttore. Agostino, l’inquieto cercatore di un Dio che di schianto ha fatto irruzione nella sua esistenza, spezzandone il cerchio apparentemente chiuso. È il perenne conflitto tra Cristo e Dioniso, che in ogni tempo si contendono il cuore dell’uomo.
La non esistenza di Dio come circostanza di probabilità nulla, la Trinità di Dio come implicazione del suo amore, il male come eccezione del bene, il senso della vita come "piano inclinato" da risalire attraverso il "sacrificio offerto", il libero arbitrio come nostra facoltà di "architetti" chiamati a collaborare alla costruzione del Regno di Dio, la resurrezione come esperienza subitanea post mortem, l'inferno come "luogo" di sofferenza eterna comunque beneficiato della provvidenza divina, il purgatorio come misericordiosa "mano tesa" di Dio verso l'uomo, il paradiso come "luogo" di beatifica attuazione del materialismo cristiano". Con un approccio singolare, ma rispettoso, questo agile volume tratta delle verità della fede cattolica, per cercare di comprenderle meglio. Un valido aiuto per affrontare le questioni esistenziali della nostra vita.

