
Mettendo in dialogo il volto di Dio e i volti umani che ha incontrato, muovendosi sapientemente tra la narrazione biblica e le storie di coloro che accompagna, l'autrice valorizza alcuni grandi testi delle Scritture per far luce sulle questioni contemporanee relative alle relazioni con sé stessi e con gli altri, con la sessualità e con l'amore. Delinea così i contorni di una vita posta sotto il segno della dolcezza, dimensione che può fortificare le nostre vite affettive e riaprire alla fiducia le nostre storie ferite. Leggendo le riflessioni qui condivise in una prospettiva ottimista sull'umano, biblicamente fondata e audace nell'invitare al coraggio del possibile, si è aiutati con delicatezza a ritrovare i fondamenti umani e cristiani per una vita giusta, buona e bella.
La straordinaria eloquenza che valse a Giovanni Crisostomo (349-407), già celebre presbitero di Antiochia, l'elezione a patriarca di Costantinopoli, gli meritò anche l'appellativo di "bocca d'oro": Crisostomo, appunto. Accanto alle doti oratorie, egli mostrò una incrollabile fedeltà alla Parola, che risuonava nella sua vita non meno che nei suoi discorsi, e un'attenzione amorevole per i poveri e per gli ultimi. Questo atteggiamento gli procurò molti nemici tra i ricchi e i potenti, anche nei ranghi del clero, che lo avrebbero ripagato con l'esilio. Persino nella cattiva sorte, tuttavia, Giovanni rimase lieto nella speranza, paziente nella tribolazione e perseverante nella preghiera. Questa antologia propone i passi più belli della sua vastissima produzione letteraria, solo in parte già tradotti in italiano.
"Questo libro è un audace attraversamento nel deserto delle domande, che la vita non risparmia a nessuno. I padri, che quel deserto lo hanno abitato e vissuto, sono presentati come interlocutori vivi, capaci di entrare nelle nostre domande, soprattutto in quelle che non sappiamo formulare bene o che ci fanno un po' paura" (dalla Prefazione di Roberto Pasolini). Le domande mettono in cammino, scomodandoci ci rendono cercatori di vita più che di risposte. Domande come "che atteggiamento tenere di fronte a una relazione intricata?" o "come gestire l'ira che troppo spesso mi prende?"; "è possibile non perdere la speranza?" o "come non lasciarsi travolgere dal vortice della vita quotidiana?" non si accontentano di risposte da manuale, anelano a un incontro, un faccia a faccia con persone che queste stesse domande le hanno attraversate fino a maturare un'esperienza di vita. Questo libretto si propone appunto di favorire questo dialogo tra le nostre domande e alcune grandi figure della tradizione monastica: Antonio e Sincletica, Benedetto e Isacco... Personaggi forse ormai sconosciuti ai più o avvertiti come distanti e inaccessibili, e invece così disponibili, così umani per chi accetta di incontrarli come persone, anziché limitarsi a studiarne i testi.
Per tutta la tradizione cristiana, l'incarnazione del Figlio di Dio è, insieme alla sua successiva passione e resurrezione, l'evento centrale della storia umana. Ma qual è il suo significato concreto, in grado di parlare anche alle nostre vite di uomini e donne del terzo millennio? Se dalla chiesa d'occidente esso è stato letto prevalentemente come redenzione dal peccato e dal male, l'oriente cristiano vi ha invece colto un cammino a cui è invitato ogni essere umano, quello della divinizzazione. Cammino che, come mostra l'autore, parte dalla Scrittura per condurci, attraverso la sapiente mediazione della liturgia e la testimonianza dei padri della chiesa, a una vita umana più equilibrata e armoniosa, capace di riconoscere la bontà e la dignità della creazione.
Non c'è possibilità di cura ospitale del mondo fuori di noi senza un'ospitalità terapeutica del mondo dentro di noi. Fermarsi nel cuore del mondo significa guardare il mondo "da dentro", con uno sguardo contemplativo, e ospitarlo in noi.
Papa Francesco, dono di Cristo alla sua chiesa e al mondo intero, ha fatto molto in dodici anni per cambiare parecchie situazioni malsane e questioni problematiche. Ha lottato per presentare il vero volto di Cristo e della chiesa, che è misericordioso, compassionevole e giusto. Il papa ci ha rivelato l'amore de facto, non a parole!
La dimensione sovversiva della lentezza non rende pienamente ragione della sua natura. La lentezza è azione più che reazione, ha un valore spirituale che consente al tempo di essere tempo, alla durata di esistere, all'uomo di essere uomo, ovvero al mondo di essere mondo e all'uomo di abitarlo in pienezza.
Il cuore delle nostre società - lo vediamo - oscilla tra l’indifferenza e il fanatismo. L’ammirazione potrebbe esserne l’antidoto? Secondo l’autrice è una possibile via. Questo atteggiamento, infatti, è capace di decentrarci per volgerci verso un evento straordinario che ci sorprende, di spingerci gioiosamente fuori da noi stessi senza indebolirci, di renderci modesti senza rimpicciolirci e di farci crescere senza renderci narcisisti. L’ammirazione ci può guarire da quella grande malattia che è l’indifferenza al reale, che sceglie di percorrere vie di fuga illusorie. L’ammirazione indica un’altra via, quella di una relazione più adeguata, più equa e più libera con la realtà che ci circonda… e anche più gioiosa. Joëlle Zask non ci offre una definizione dell’ammirare, ma è interessata invece a indagare i movimenti e le relazioni che essa mette in moto.
Quale significato hanno, per un cristiano, le diverse religioni? Cosa dicono alla sua fede e della sua fede? Con questo libro l’autore ci introduce nella logica della "ricapitolazione delle alleanze", quel cammino di salvezza che si attua in Noè, Babele, Abramo e Israele, avendo il proprio compimento in Cristo. Attorno a Gesù, il Figlio di Dio, si radunano tutte le alleanze stipulate tra Dio e l’essere umano, ciascuna nella sua specificità, conservando la propria singolarità nella comunione da lui inaugurata. La pluralità viene così salvaguardata come elemento del piano divino.
Gli scritti di Atanasio l’Athonita (ca 925-997), per la prima volta tradotti in italiano insieme ad altri documenti coevi e corredati da una ricca introduzione storico-critica, presentano un singolare incrocio tra le più alte aspirazioni della vita monastica - che Atanasio nutrì per l’intera sua esistenza - e la loro faticosa incarnazione in una vita quotidiana che deve tenere conto di limiti naturali, personali e comunitari. Atanasio, attirato alla vita monastica dal desiderio di silenzio e di solitudine, e rifugiatosi sul Monte Athos per eludere la sua fama crescente che gli attirava numerosi ammiratori, qui scoprì e accettò la sua chiamata a essere guida di una comunità cenobitica sempre più numerosa e variegata. A distanza di oltre mille anni, i suoi scritti ci trasmettono una sapiente sintesi tra il desiderio di Dio e l’obbedienza alla vita.

