
Nell’antichità i greci usavano due termini diversi per definire il tempo: chronos per indicare lo scorrere dei minuti (e quindi la sua natura quantitativa) e kairos per indicare la natura qualitativa dello stesso, ovvero l’abilità di fare la cosa giusta al momento opportuno. Una delle sensazioni più comuni oggi è quella di sentirsi sempre fuori tempo, in ritardo rispetto alla vita. Ma ciò che proviamo è il bisogno di essere schiavi del tempo che scorre o vogliosi di un tempo vissuto? Spesso ci perdiamo nella classica frase «Scusa, non ho tempo…», lo facciamo in maniera convinta, quasi come se la categoria temporale non dipendesse da noi, bensì il contrario. I rischi del chronos sono dietro l’angolo: la tendenza a sentirsi fuori tempo ci induce spesso a sentire il vuoto della frenesia per poi fuggire in un altrove che ci ripropone gli stessi nuclei problematici. Alfredo Altomonte con questo testo ci dice che non è mai troppo tardi per cambiare strada, per sentirsi amati e amare. Non è mai troppo tardi per diventare sé stessi. Per farlo, però, dobbiamo ricominciare a respirare. Respirare è inteso come stare, stare nel vuoto, sentirlo e non fuggire, mentre tutti invitano a correre, riempire il vuoto con le cose del mondo. Nessuno, o quasi, dice invece che ogni tanto è giusto fermarsi, che va bene anche quando ci si sente persi e che non si è rotti solo perché non si sa dove si sta andando.
Che cos’è un’omelia: un genere letterario, una pratica liturgica, un atto comunicativo, un evento performativo della Parola? E in che modo la Bibbia non solo nutre l’omelia, ma talvolta la genera al proprio interno? I contributi qui raccolti esplorano il rapporto complesso e fecondo tra Scrittura e predicazione. Secondo un andamento cronologico, indagano testi, forme e contesti del discorso omiletico: dai grandi discorsi deuteronomici alla parola profetica, dalla sapienza "sovversiva" del Qohelet all’omiletica neotestamentaria, dalle strategie retoriche paoline alla predicazione patristica e rabbinica. Ne emerge un genere per sua natura dinamico, capace di adattarsi a contesti storici e assembleari differenti, senza perdere la propria tensione trasformativa. Pur nella solidità dell’impianto scientifico, il volume adotta uno stile agile che invita anche il lettore non specialista a rileggere testi noti da prospettive inattese, mettendo in luce l’omelia come luogo privilegiato di incontro tra parola scritta e parola pronunciata, tra interpretazione e vita. Perché l’omelia, quando accade davvero, non si limita a spiegare la Scrittura: la rende evento.
A un anno dalla morte di Papa Francesco, questo volume raccoglie alcune delle "pietre d’inciampo" che il suo magistero ha disseminato nel cammino della Chiesa. Non un bilancio storico né un’apologia, ma un percorso attraverso parole, gesti e scelte che hanno provocato, interrogato, talvolta spiazzato. Evangelizzazione e proselitismo, relativismo e tradizione, misericordia e giustizia, primato e sinodalità: ogni "pietra" è una domanda aperta, un invito a sostare e a pensare. Con lo stile diretto e appassionato che gli si riconosceva, le pagine di Francesco ci invitano a ripercorrere alcuni passaggi decisivi del suo pontificato, mettendo in luce la sua insistenza su una Chiesa in uscita, ospedale da campo, più attenta ai processi che alle formule, più premurosa verso le ferite che preoccupata di difendere confini. Per ogni "pietra-, alcune riflessioni di fratel MichaelDavide accompagnano il lettore in un esercizio di discernimento che non cerca risposte facili, ma custodisce la tensione tra fedeltà e rinnovamento. Perché il Vangelo non è proprietà da difendere, ma dono da riconoscere e da condividere. Un libro per non dimenticare, ma soprattutto per continuare a camminare.
La mistica beghina Matilde di Magdeburgo ha avuto una grande influenza sul panorama religioso e culturale medievale, ed è stata riscoperta nel XX secolo. Nel suo tempo, Dio era considerato un’entità trascendente, autoritaria e lontana dalla vita del credente, che obbediva alla sua legge con riverenza e timore. Lei scardinò questa idea, dipingendo il Signore che si manifesta intimamente all’amata anima e che si trova in ogni cosa. Senza mai fondere sacro e profano, fece ampio uso di immagini erotiche per descrivere il suo rapporto col Signore, così profondo da rivelarsi come unione d’amore. Quel linguaggio, e il suo modo di vivere la spiritualità, scatenarono contro Matilde una parte della gerarchia ecclesiale, che lei coraggiosamente sfidò rivelandone l’immoralità nel suo libro Das Fliessende Licht der Gottheit (La luce fluente della divinità), uno dei capolavori della mistica.
«Maestro, di dove sei? Dove abiti?». È la domanda che due discepoli rivolgono a Gesù all’inizio del Vangelo di Giovanni. Non si tratta di una domanda qualsiasi, di pura curiosità. I due discepoli non chiedono a Gesù un indirizzo postale, ma di rivelare la propria identità: Chi sei per davvero? Chi potresti essere per me? Da qui la risposta di Gesù: «Venite e vedrete». In questo suo nuovo volume padre Calogero ci fa camminare idealmente con Gesù, ci fa ripercorrere con la mente e con il cuore i luoghi della salvezza, quei luoghi in cui Gesù ha mosso i primi passi, ha insegnato, ha incontrato e guarito uomini e donne oppressi dal male e dal peccato. Camminando con il Maestro non solo capiremo chi è stato veramente Gesù di Nazareth, ma incontreremo anche noi stessi, le nostre domande, le nostre paure, le nostre ferite. Nazareth, Betlemme, il Giordano, il deserto… potranno essere anche per noi luoghi in cui riconoscere la presenza del Signore e sperimentare la salvezza strada facendo.
In queste pagine l’autore racconta la propria caduta e la sorprendente rinascita alla luce di un incontro: quello con Cristo, attraverso il mistero della Sindone. La sua è una storia comune e insieme radicale, fatta di crolli improvvisi — lavoro, relazioni, certezze — e di una chiamata silenziosa che nasce nel buio del dolore. Nel dialogo intimo con la Sindone, l’autore scopre che anche il fallimento può essere abitato, che la fragilità può diventare luogo di rivelazione e che la vita, quando sembra perdersi, può invece essere restituita. Le pagine sono quelle di un diario sincero (rimandano a più riprese a quelle appassionate di sant’Agostino nelle Confessioni), di un cammino lento e ostinato, dove tra lacrime, preghiere e domande senza risposta affiora la possibilità più inattesa: essere amati proprio lì dove tutto sembra finito. Paolo Pomata offre una testimonianza luminosa per chi cerca un senso nelle proprie ferite e desidera riconoscere la presenza di Dio nella trama misteriosa della realtà, con un libro che si fa preghiera.
Viviamo in un’epoca in cui siamo costantemente connessi: un messaggio è sufficiente per raggiungere chiunque, ovunque. Eppure, mai come oggi ci sentiamo soli. La "connessitudine" è la solitudine mascherata da connessione: una condizione in cui le relazioni appaiono superficiali, i legami fragili, e la presenza degli altri non colma il vuoto che sentiamo dentro. Questo libro esplora, con un approccio psicologico accessibile, le cause profonde della solitudine relazionale nel mondo iperconnesso: dall’isolamento emotivo nelle coppie alla mancanza di empatia nei rapporti sociali, fino alla dipendenza da stimoli digitali che anestetizzano il vero incontro umano. Attraverso esempi, riflessioni e strumenti pratici, Siamo soli? guida il lettore verso una consapevolezza più profonda del proprio modo di entrare in relazione. Un invito a ritrovare connessioni autentiche, con gli altri, ma soprattutto con sé stessi. Perché, se impariamo a stare con la nostra solitudine, impariamo anche a incontrare quella degli altri. E lì, in quell’incontro, la solitudine può diventare compagnia. L’attenzione è la prima lettera dell’alfabeto dell’amore: è il dono di essere presenti, di ascoltare con il cuore e di coltivare la cura che dà vita a ogni relazione.
Questo volume introduce il lettore a una tradizione spirituale la cui originalità, ricchezza, a volte arditezza, apre a orizzonti inediti e sorprendenti. Chiamando a raccolta alcuni dei maggiori esperti italiani, esso si propone di promuovere la conoscenza di una componente essenziale del cristianesimo, quella rappresentata dalla mistica siriaca. Gli autori sono presentati in ordine cronologico, coprendo un arco temporale che va dal IV all’VIII secolo: Efrem il Siro († 373), lo Pseudo-Macario (fine IV sec.) e Giovanni il Solitario (prima metà del V sec.), attivi al tempo della Chiesa indivisa; Giacomo di Sarug († 521), espressione della nascente Chiesa siro-occidentale; Isacco di Ninive (VII sec.), Dadišo‘ Qatraya (VII sec.), Simone di Taibuteh (VII/VIII sec.), Giovanni di Dalyata (VIII sec.) e Giuseppe Hazzaya (VIII sec.), appartenenti tutti alla Chiesa siro-orientale. Gli scritti di questi mistici siriaci, autentici maestri dello spirito pur talora poco conosciuti, si rivelano capaci di nutrire la riflessione del lettore — cristiano e non — anche dei nostri tempi.
Chi è stato davvero Padre Pancrazio? Non solo il fondatore della Fraternità Francescana di Betania, ma un Cappuccino, uomo di Dio, amico di Padre Pio, capace di trasformare l’incontro con il Vangelo in una forma di vita concreta, semplice e profondamente fraterna. Questa biografia, la prima ufficiale realizzata dalla sua più grande Fondazione, la Fraternità Francescana di Betania, ripercorre il suo cammino umano e spirituale: dall’infanzia segnata dalla povertà e dalla fede genuina, agli anni della formazione cappuccina, fino alla lunga esperienza a Loreto e alla nascita di una fraternità ispirata alla Betania evangelica. Attraverso ricordi, testimonianze e scritti, emerge il volto di un padre, di un fratello e di un uomo innamorato di Dio, che ha saputo indicare a molti una strada di comunione, minorità e speranza. Un racconto che non idealizza, ma custodisce una memoria viva, capace ancora oggi di parlare al cuore.
In queste pagine, nate dalle riflessioni proposte a papa Leone XIV e alla Curia Romana per il ritiro del 2026, Erik Varden accompagna il lettore in un itinerario spirituale che restituisce alla scelta cristiana la sua radicalità e la sua promessa di luce. Assumendo come guida la sapienza di san Bernardo di Chiaravalle e le sue celebri meditazioni sul Salmo 90 (Qui habitat), l’autore esplora le dinamiche della lotta interiore: dal combattimento contro le "passioni nocive- alla ricerca di una libertà autentica che non si piega alle mode del momento. Ponendo in dialogo la grande tradizione monastica e le inquietudini della modernità, Varden affronta con coraggio i temi della verità, della giustizia e delle ferite - personali ed ecclesiali - che attendono di essere trasformate dalla Grazia, e ricorda che la gloria di Dio non è un ideale lontano, ma una presenza operante nel quotidiano. Ne emerge una proposta esigente ma liberante: un testo di meditazione e discernimento per chiunque desideri "portare il proprio fardello fino alla fine", scoprendo che, nel dono di sé e nel silenzio dell’ascolto, ogni peso può farsi leggero.

