
In questo volume Jean Delumeau, storico tra i più conosciuti e apprezzati, tratta l'idea di paradiso e delle sue rappresentazioni nel cristianesimo occidentale. L'opera è divisa in due parti: la prima ripercorre il tentativo, durato vari secoli, di localizzare il luogo fisico del paradiso terrestre dal quale, secondo il racconto della Genesi, vennero cacciati Adamo ed Eva. La seconda affronta la tematica del punto di vista della trascendenza. L'ampia documentazione presente nel volume è funzionale a una meditazione, su base storica, del tema della speranza. Il cristianesimo ha sempre contrapposto alle incomprensioni e i conflitti del mondo l'anelito a un avvenire d'amore e di comunione. Il paradiso è il luogo del riconoscimento e dell'amore dei nostri cari davanti a Dio. Questa speranza ha saputo resistere al crollo di popoli e di civiltà ed è insita nella fede cristiana nella resurrezione, ma è anche presente nel cuore di ogni uomo.
Ogni giorno siamo esposti a una grande quantità di informazioni, spesso contrastanti, su cosa sia giusto mangiare, quali alimenti evitare e quali diete seguire. Questo eccesso di messaggi, non sempre basati su solide evidenze scientifiche, rischia di generare confusione e rendere più difficile compiere scelte consapevoli. Con l'aiuto di esperti e con indicazioni pratiche chiare e fondate, scopriamo perché l'alimentazione determina la salute, quando mangiare, quanto mangiare, cosa mangiare e quali sono i cibi da limitare e perché. Il secondo "tascabile della salute", una collana di agili volumi che illustra quanto siano importanti le abitudini di vita per il nostro benessere, per stare meglio e vivere più a lungo.
In un tempo dominato dai social network e segnato dalle condanne facili, nel quale ogni parola rischia di suscitare un giudizio e persino il silenzio è sospetto, il Cardinal François Bustillo propone un saggio di grande lucidità spirituale. Con un linguaggio sobrio e aperto, l'autore denuncia la cultura del sospetto, riflettendo sul modo in cui essa spezza i legami sociali e trasforma l'altro in un bersaglio da condannare al silenzio. Si viene così condotti nel cuore di un «cantiere relazionale» urgente, in cui costruire una ribellione spirituale contro il sadismo mediatico e l'individualismo che inaridisce i cuori: è il cammino necessario per passare dalla tirannia dell'ego all'autenticità dell'io, fino a ritrovare la bellezza feconda del noi. Più che siglare un atto d'accusa, queste pagine lasciano intravedere una sorgente di speranza, dando voce a un appello vibrante perché la lapidazione delle parole possa lasciare spazio alla forza della benedizione, per ricostruire, sulle macerie della diffidenza, un'umanità capace di abitare il mondo con indulgenza, rispetto e autentica libertà.
Non siamo più capaci di riposarci nei momenti vuoti: in una sala d'attesa, in treno, prima di dormire. Riempiano ogni pausa e ogni silenzio con parole, rumori e contenuti digitali. Anche nei weekend o in vacanza sentiamo sempre il bisogno di "fare- qualcosa. Abbiamo perso l'abitudine a star fermi, senza obiettivi, semplicemente presenti. Ed è per questo che la cifra della post-modernità sembra essere la spossatezza. Da questo innegabile presupposto Anna Maria Foli parte per riscoprire l'ozio come pratica quotidiana di rigenerazione. Attraverso un affascinante percorso storico e filosofico l'autrice mostra come il vero riposo non sia semplice inattività, ma una scelta indispensabile per ritemprare corpo, mente e spirito. Non più noia o inerzia, dunque, ma un territorio fertile in cui maturano creatività, equilibrio e libertà interiore. Un libro di forte richiamo trasversale, che suggerisce pratiche concrete e rituali accessibili a tutti: dalla camminata lenta all'arteterapia, dalla meditazione alla lettura, dal digital detox al knitting (lavorare a maglia), dal birdwatching (osservazione degli uccelli) allo sleeptourism (turismo del sonno), per finire con corroboranti immersioni nei "luoghi del silenzio" e nelle oasi naturalistiche. Riposare — oggi — è più che mai un'arte.
Nine ha sedici anni e questa sera non andrà alla festa del liceo. Titania, sua madre, ha deciso diversamente. Dopo aver prelevato la figlia all’uscita di scuola, si dirige verso una destinazione sconosciuta, una capanna isolata sulla riva di un lago. È tempo che Nine venga a conoscenza di un passato accuratamente nascosto. Chi sono Octo, Orion e Rose-Aimée? Chi vive in quella misteriosa capanna? A chi appartiene la bici rossa che sta sotto la scala? In una lunga notte di rivelazioni Nine scopre l’incredibile storia della sua famiglia. Una notte passata in bianco. Una veglia lunga trent’anni. Il momento della vita in cui niente è più come prima. Età di lettura: da 13 anni.
In questo libro sono raccolti insegnamenti e parole di Madre Teresa. Non è stata lei a metterli insieme, nell'ordine in cui qui vengono offerti. A Madre Teresa pare non sia mai venuto in mente di scrivere un libro; lei si riconosce soltanto, o meglio, soprattutto, il dovere di agire e di donarsi agli altri. Madre Teresa non è un'oratrice straordinaria. Non va in cerca di parole difficili, di espressioni ricercate. Adopera piuttosto un linguaggio familiare, una grammatica semplice, un tono naturale e spontaneo. Le sue parole sono però assai efficaci. Lo sono in forza della loro chiarezza. Ma sono efficaci specialmente per un altro motivo: Madre Teresa non suggerisce agli altri nulla da fare che lei stessa non si sia imposta prima di fare. In altre parole: Madre Teresa vive e incarna da sé e in se stessa ciò che insegna e raccomanda agli altri.
«Come credente tra i credenti invito a contemplare nel volto del Figlio una magnifica umanità che illumina anche il tempo dell'IA… Anche quando le macchine eccellono nell'efficienza, il centro della storia rimane un volto umano che chiede di essere guardato. Questo volto umano è la pienezza verso cui cammina la storia». (Leone XIV)
Un manuale che fornisce gli strumenti introduttivi allo studio della linguistica del discorso e li applica agli studi biblici. Un testo che fornisce nella prima parte un’introduzione alle proprietà del discorso e alle diverse metodologie di studio e, nella seconda, presenta una serie di esempi tratti dall’Antico Testamento, con ampio commento ed esposizione delle caratteristiche discorsive che condizionano anche l’interpretazione del testo.
Nel quarto vangelo Gesù è un giudeo che nutre speranze per i giudei. Tutto il vangelo è "ebraico". perché pensato e scritto nell'ambito dell'ermeneutica biblica, dell'escatologia e delle feste liturgiche che hanno il loro centro nel tempio di Gerusalemme.
Come spiegare la presentazione polemica e negativa dei giudei in un vangelo così "giudaico"? Per rispondere a questa domanda, Di Luccio, esperto conoscitore del contesto ebraico del primo cristianesimo, scandaglia i capitoli che l'evangelista Giovanni ambienta durante le feste dei giudei, in modo particolare quelle del tempio. Ne ricava che esse hanno la funzione di spiegare la novità che la messianicità di Gesù apporta in relazione a tutto il sistema religioso giudaico imperniato sul culto al tempio di Gerusalemme.
Grazie a questa prospettiva, temi chiave come l'acqua e la luce acquistano nuova profondità, illuminando in modo innovativo la cristologia del quarto vangelo. L'attenzione al contesto giudaico permette inoltre di chiarire il ruolo dei "giudei" nel racconto evangelico.

