
Nel cuore della guerra fredda, mentre il mondo vive sotto la minaccia nucleare con diversi conflitti aperti e le religioni sono ancora divise da secoli di diffidenze e scontri, Giovanni Paolo II compie un gesto destinato a cambiare la storia: invita ad Assisi, il 27 ottobre 1986, i leader delle grandi religioni mondiali a pregare per la pace. È la prima volta nella storia. Cristiani, ebrei, musulmani, buddisti, induisti, scintoisti e rappresentanti dei culti animisti siedono gli uni accanto agli altri nella città di san Francesco. Non per confondere le religioni, ma per mostrare che la pace è al cuore di ogni esperienza religiosa. Da quella giornata nasce e si diffonde ciò che Wojtyła definì "lo spirito di Assisi": un nuovo linguaggio spirituale e umano, capace di attraversare la fine del Novecento, di globalizzarsi e di parlare ancora al nostro tempo inquieto. Con la forza narrativa dello storico e la partecipazione del testimone diretto, Andrea Riccardi ricostruisce la genesi di quell'evento straordinario: le resistenze della Curia, le tensioni internazionali, il ruolo delle religioni nella crisi del mondo contemporaneo, i sogni di fraternità oltre i muri ideologici e politici. Questo tuffo nella storia non racconta soltanto una giornata memorabile ma anche le realizzazioni che ne seguirono, fino ad oggi. Prima tra queste la trasformazione delle religioni da elemento di conflitto a risorsa di pace sulla scena globale. Da Assisi ha preso forma una delle intuizioni più profetiche del mondo contemporaneo: l'idea che il destino dell'umanità dipende anche dalla capacità delle religioni di incontrarsi, parlarsi, stimarsi e disarmarsi.
Ritorna la serie YouCat, il catechismo scritto dai giovani per i giovani, in un nuovo volume che risponde a domande, timori e curiosità sul sacramento del matrimonio. A partire dall'esperienza di una serie di coppie sposate, presbiteri e teologi provenienti da ogni parte del mondo, e con una Premessa di Papa Francesco, il libro offre spunti di riflessione e una guida pratica sul cammino verso un amore duraturo e sincero. Grazie a un linguaggio fresco e accattivante e a una struttura a "domanda e risposta", che non snatura il contenuto di documenti della Chiesa come Familiaris consortio, Deus caritas est e Amoris laetitiae, questo volume si prefigge lo scopo di guidare i giovani adulti attraverso tutte le sfaccettature della vita da single e di coppia.
Tra i riferimenti più importanti per comprendere le origini del cristianesimo gli autori dei primi scritti cristiani di poco successivi al Nuovo Testamento sono fondamentali: parliamo del piccolo trattato della Didachè, della lettera e del racconto del Martirio di san Policarpo, delle lettere di san Clemente Romano, di sant'Ignazio di Antiochia e di Barnaba, oltre a quella, di autore ignoto, a Diogneto. Questi testi vengono qui riproposti in una edizione, corredata da schede che aiutano la comprensione e la possibilità di utilizzo per i singoli e nelle comunità cristiane di oggi. Il volume è il primo di una serie con la quale la casa editrice intende riproporre ai suoi lettori e lettrici gli scritti fondamentali della Chiesa dei primi secoli, non come opere appartenenti a un lontano passato, da tramandare passivamente, ma come testi vivi, preziosi tanto per la loro originalità quanto per la capacità di parlare ancora oggi agli uomini e alle donne di fede.
Troppo amore non è amore: è allarme! Essere genitori oggi significa muoversi in bilico su un filo sottilissimo: amare senza soffocare, proteggere senza invadere, esserci senza controllare. Eppure, più ci si impegna come genitori, più l'ansia cresce. Si vorrebbe che i figli non soffrissero, non sbagliassero, non cadessero, non restassero indietro, finendo per togliere proprio ciò che li renderebbe più forti. In questo libro — che non è un manuale, ma una mappa emotiva — Giuseppe Lavenia smonta con lucidità e delicatezza l'inganno più comune della genitorialità moderna: non è l'amore a far male, ma l'amore che non lascia spazio. Con un linguaggio diretto, capace di accarezzare e colpire, Lavenia accompagna il lettore in un viaggio intenso, offrendo consigli e suggerendo pratiche concrete, gesti, frasi che curano. Una guida sincera e imperfetta, come l'amore vero. Perché crescere un figlio non significa trattenerlo. Significa lasciarlo andare sapendo che, qualsiasi distanza attraversi, troverà sempre un posto in cui tornare. Un posto che si chiama casa.
Questo libretto ripercorre, con pensieri brevi e spesso pungenti, le verità cristiane fondamentali, soprattutto quelle più dimenticate. Un certo cristianesimo secolarizzato le considera fuori moda. In realtà sono quelle che rischiarano di luce soprannaturale la vita dell'uomo e il suo destino. Non c'è neppure una parola di Gesù che sia superata. "Cielo e terra passeranno, ma le mie parole non passeranno".
Le statistiche, ma soprattutto la nostra personale esperienza, parlano chiaro: la società è minata da una serie di dipendenze dalle quali non riusciamo a liberarci e che avvelenano la nostra vita a tutte le età, a cominciare dalla loro forte diffusione tra i giovani. In questo libro, il professor Silvio Garattini, il medico e scienziato più celebre d'Italia, e il magistrato e docente universitario Valentino Gardi, esperto di materie giuridiche, spiegano ogni aspetto del problema, con uno sguardo diretto soprattutto alla necessità di liberarsi per sempre da questi veleni e alla possibilità di prevenirne la dipendenza e agire per contrastarla efficacemente. La scienza mostra cosa accade nel nostro corpo sotto l'influsso del fumo e dell'alcol, la medicina illustra i possibili percorsi alternativi alla dipendenza e la legge, con i limiti che impone e i valori che difende, ci aiuta in un percorso difficile ma doveroso, che può portarci a una vita di qualità e a una migliore convivenza civile.
In un mondo dove il silenzio degli adulti è un muro invalicabile, esiste uno spazio di verità: la giostra. Non è un semplice divertimento da luna park, non è solo un gioco, ma un catalizzatore di archetipi umani, un territorio misterioso proibito ai grandi, dove solo i bambini possono accedere. Qui, tra le luci multicolori e il tempo che sembra sospeso, le creature di latta e metallo — sfingi, unicorni e animali fantastici — smettono di essere oggetti per diventare custodi di segreti inconfessabili. Abbracciando le cavalcature simboliche e rassicuranti, ogni bambino si sente libero di dare voce alla propria condizione di vittima di terribili violenze familiari e non. Sulla giostra il dolore si trasforma in narrazione protetta, lasciando emergere una realtà che fuori non ha cittadinanza. L'unico testimone di questo oscuro microcosmo è Genesio, il giostraio di nazionalità rom. Il suo nome richiama l'origine e la rinascita. Genesio è l'adulto che sa guardare i bambini negli occhi, alla loro altezza, intuendo il malessere che si cela dietro i loro sorrisi forzati. In un parallelismo toccante, il giostraio intreccia il trauma dei piccoli con la memoria ferita del suo popolo.
Cosa significa comunicare bene oggi, nell'epoca dei social media, degli influencer e dell'intelligenza artificiale? E cosa può insegnarci, in questo scenario, una figura vissuta duemila anni fa? In questo libro, Giorgio Agagliati propone una lettura sorprendente e attuale della figura di Gesù, che non solo è il cuore del messaggio cristiano, ma è anche stato un comunicatore straordinario, capace di parlare a tutti, attraversando le epoche. In un percorso agile e concreto, l'autore analizza gli stili comunicativi di Gesù — il dialogo, la narrazione, la provocazione, l'empatia — per mostrarne l'incredibile efficacia anche nel mondo contemporaneo. Dalle strade dell'Impero romano ai social network, dalla predicazione orale alle piattaforme digitali, emerge un filo rosso: la Buona Notizia si diffonde attraverso strumenti e linguaggi sempre nuovi, ma resta ancorata a un modello insuperabile. Con un taglio pratico e accessibile, il libro si rivolge a catechisti, educatori, comunicatori, influencer e follower (cui è dedicato un "decalogo"), a chiunque desideri annunciare — o semplicemente comprendere — il Vangelo in modo autentico e incisivo. Perché, ieri come oggi, la vera sfida non è solo dire qualcosa, ma dirlo bene.

