
La storia del primo concilio ecumenico è stata spesso raccontata in modo ideologico. Da una parte, c'è chi lo ha visto come un tradimento della semplicità evangelica perpetrato da una Chiesa ormai alleata dell'Impero Romano; dall'altra, chi vi ha letto il trionfo definitivo della verità sull'errore. Questo libro, invece, cerca di andare oltre entrambi i miti - quello negativo e quello positivo - per restituire la realtà viva del cristianesimo del IV secolo e raccontare una vicenda che ha ancora molto da dire. Nicea parla infatti di questioni tuttora attuali, come la data della Pasqua o le parole del Credo che ogni domenica si recitano a Messa. L'autore vuole aiutarci anche a comprendere aspetti fondamentali della Chiesa antica: il rapporto con il potere politico, visto che il concilio fu convocato e gestito da un imperatore, non da un Papa o da un vescovo; la dinamica dello sviluppo dottrinale, perché la controversia iniziata ad Alessandria tra Ario e il suo vescovo Alessandro si trasformò ben presto in una vera e propria "guerra teologica", durata decenni, da cui emerse faticosamente una dottrina condivisa. Soprattutto, il concilio di Nicea riguarda il rapporto tra il mistero di Dio e la cultura umana: il tentativo di ripensare la fede con parole nuove - pur con tutte le tensioni che comporta - continua a interpellare ogni generazione di cristiani, chiamata a tradurre la Parola nelle parole del proprio tempo.
Giovanni Scoto, detto l'Eriugena (sec. IX), è senza dubbio uno dei pensatori più profondi e audaci dell'Alto Medioevo, capace di unire fides e ratio, tradizione latina e tradizione greca, Bibbia e arti liberali, in un'unica e armonica costruzione filosofico-teologica. In essa l'interpretazione della Scrittura gioca un ruolo centrale e costituisce il più difficile e importante campo d'azione della ragione umana. I significati del testo biblico sono infiniti, come innumerevoli sono le sfumature di colore che si ammirano in una sola penna di pavone, perché infinita è la ricchezza di Colui che nella Scrittura si rivela nascondendosi. Il volume introduce il lettore all'ermeneutica biblica di Giovanni Scoto, presentandone il contesto culturale, la dottrina e la pratica.
Hai detto sì. Forse al parroco, forse a un'amica, forse a quella signora della parrocchia che non prende un no per risposta. Ed eccoti qui: catechista della prima comunione, nuova di zecca, con il terrore che un bambino ti chieda com'è fatta la Trinità. Come catechista, stai per partecipare all'evento missionario più grande che la tua parrocchia incontra in tutto l'anno: una porta che si apre su famiglie che altrimenti non busserebbero. Questo libro è per te. Non ti dà un programma - quello ce l'ha già la tua diocesi - e non ti trasforma in una teologa. Ti dice che cosa stai facendo davvero: non riempire di nozioni dei bambini di otto anni, ma accompagnarli dentro esperienze che restano, la comunità, la Parola, la preghiera, la messa, il perdono. Ti prepara a quello che ti aspetta: le domande sorprendenti dei bambini, il caos del giovedì pomeriggio, i genitori che a volte ti sembrano un ostacolo, chi ha bisogni speciali. Perché catechista non si diventa una volta per tutte: si resta apprendista per sempre.

