
"Questo nostro lavoro è stato ideato come un'introduzione chiara e accessibile alla riflessione pedagogica e alla pratica educativa. Si rivolge sia agli studenti che si avvicinano a questi temi, sia agli educatori e alle comunità che desiderano approfondire il significato e il valore dell'educazione oggi. In un contesto storico complesso e tra le difficoltà quotidiane, il nostro scritto vuole essere un punto di riferimento per chi sceglie di investire nella crescita e nell'accompagnamento delle persone, mantenendo viva la passione e l'impegno che danno autenticità a ogni percorso educativo". (dall'Introduzione)
Questo libro è il racconto, visto dall’interno, di una delle più autorevoli istituzioni del Paese, l’Istat; è la testimonianza di una vita dedicata a dare voce alla realtà che si scopre con i dati; è un invito a superare le diffidenze e comprendere che dietro ogni numero c’è una storia che merita di essere conosciuta. Perché i numeri sono il riflesso di chi siamo e di chi possiamo diventare.
I numeri non sono mai neutrali. Possono rendere visibile l’invisibile, rivelare ingiustizie, smascherare luoghi comuni. Eppure, quando si parla di statistiche, molti si ritraggono impauriti, immaginando tabelle sterili e grafici indecifrabili. Linda Laura Sabbadini, pioniera nella statistica sociale e di genere, ribalta questo pregiudizio e ci porta dentro il mondo affascinante dei dati, svelandone il ruolo cruciale nella nostra società. Con scrittura brillante e coinvolgente, l’autrice ricostruisce la storia recente dell’Italia da una prospettiva unica, restituendoci il ritratto di un Paese per molti aspetti diverso da quello che immaginavamo di conoscere: un Paese dove gli uomini si dilettano nel ricamo e le donne preferiscono l’enigmistica, ma anche dove più di sei milioni di italiane hanno subito violenza fisica o sessuale almeno una volta nella vita. Percentuali alla mano, mostra come la statistica non sia affatto una fredda disciplina, ma una bussola per orientarsi nel presente, un’arma per tutelare i diritti dei più deboli, il pilastro di una democrazia da difendere contro chi utilizza fake numbers per piegare la verità ai propri interessi.
Tahar Ben Jelloun ripercorre la storia del conflitto israelo-palestinese, evidenzia le responsabilità di entrambe le parti in causa, ma di fronte alla reazione militare israeliana, seguita agli attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023, non esita a usare il termine genocidio. Criticando una guerra alimentata dagli interessi personali di Netanyahu e dall'ossessione per l'annientamento del popolo palestinese, che ha portato a una condanna del premier israeliano da parte della Corte Penale Internazionale. Con passione e argomentazioni brucianti, Ben Jelloun denuncia il silenzio complice di molti Paesi europei e invita a distinguere tra critica al sionismo e antisemitismo, una parola troppo spesso usata per silenziare le voci di protesta. Non si può tacere di fronte a questi crimini, ci ricorda, perché la spirale di odio generata da questa guerra potrebbe avere conseguenze gravissime.
Oggi nell'epoca del digitale, dell'intelligenza artificiale, dell'avanzamento tecnologico che sembra non avere più limiti,l'uomo è minacciato da una potenza superiore: il pensiero che nasce dalla relazione tra tecnica e capitalismo. Si tratta di un pensiero, espressione soprattutto della tecnica, che ha lo scopo di impossessarsi della mente umana, fino agli strati più profondi, attuando una strategia di dominio. Per soggiogare l'uomo, il nuovo pensiero interviene sulla sua volontà, o per meglio dire sui processi che la formano, introducendo in via esclusiva i parametri della razionalità, efficienza, calcolo, tipiche della tecnica. Occorre, cioè, che nel mondo agiscano volontà sempre meno umane. Invertire tale processo, e, quindi, ricondurre lo sviluppo della relazione tra tecnica e capitalismo sotto il controllo umano, per l'autore, è possibile. È necessario, però, individuare con estrema precisione il punto su cui operare: non la tecnologia (per esempio, concependo vincoli giuridici, etici etc.) ma il capitalismo. La tecnologia, al contrario, deve servire per depurare il capitalismo da quei presupposti (come la corruzione, l'asimmetria informativa, gli abusi sulle retribuzioni di lavoro etc.) che - attraverso i meccanismi di funzionamento del mercato - generano le peggiori diseguaglianze sociali; il capitalismo "depurato" grazie alla tecnologia, nella tesi espressa in questo libro dall'autore, causerebbe l'attenuazione dell'influenza del pensiero tecnico sul pensiero umano.
Microfoni negli armadi, video girati con lo smartphone e milioni di persone connesse: è il mondo dei creator. In questo viaggio nella creator economy, un universo in continua evoluzione che riscrive giorno per giorno le regole dell'informazione, dell'intrattenimento e del lavoro, Andrea Girolami ci mostra come si costruisce una community, si monetizza la creatività, si affrontano le sfide del successo digitale. E lo fa attraverso dati, esperienze personali e le voci di alcuni dei creator italiani più influenti: Valentina Barbieri, Gabriele Vagnato, Alessandro Della Giusta, Giulia Torelli, Turbopaolo, Cartoni Morti, Cooker Girl e Camihawke. Un racconto lucido e appassionato per capire il presente - e il futuro - della comunicazione.
La Pop culture viene prodotta soprattutto negli Stati Uniti e negli ultimi decenni si è sempre piùt rasformata nella principale forma di cultura delle società avanzate. Il libro propone un modo originale di interpretarla, basato sull'analisi di pochi ma rilevanti personaggi e fenomeni di grande successo. Disney, Marilyn Monroe, Barbie, Blade Runner, Madonna, Lady Gaga, Taylor Swift, i supereroi Marvel, Grande Fratello, Squid Game sono diventati infatti protagonisti della Pop culture e, se studiati, permettono di capire i modi in cui essa agisce e si è evoluta a partire dai primi anni del Novecento sino a oggi.
L'identità di genere tra liquidità, complessità e crisi dei ruoli e delle istituzioni. Il libro offre alcuni suggerimenti di natura psicoeducativa in relazione al tema della percezione/definizione della propria identità di genere. Viene preso in considerazione l'attuale contesto socio-culturale, che si caratterizza come complesso (Edgar Morin), liquido (Zygmunt Bauman) e contraddistinto dalla cosiddetta "evaporazione del padre" (Jacques Lacan). Quest'ultima caratteristica si manifesta anche come una crisi del normativo e dell'istituzionale. Tale contesto esige l'acquisizione di sempre nuove e maggiori competenze relative alla conoscenza e alla decodifica degli innumerevoli modelli che vengono attualmente proposti, soprattutto mediante l'universo internet, nelle sue molteplici sfaccettature.
Un gesto, uno sguardo, un legame che nasce: il corpo è il primo linguaggio con cui scopriamo il mondo e diamo forma a chi siamo, facendoci comprendere e comprendendo. Fin dall'infanzia, ogni azione è un intreccio vivo di movimento, emozione e pensiero, che contribuisce alla costruzione dell'identità e alimenta la relazione con l'altro. Questo manuale propone un viaggio attraverso il corpo, la mente e le relazioni che li attraversano, dalle dinamiche tra cervello e comportamento fino alle sfide educative e alle frontiere dell'intelligenza artificiale. Lungo otto capitoli, il testo accompagna il lettore alla scoperta di come i meccanismi motori e lo sviluppo dei processi affettivi e cognitivi contribuiscano alla formazione dell'identità individuale e sociale, evidenziando la centralità del corpo nei processi di apprendimento, comunicazione e sviluppo. Il volume affronta temi fondanti della psicologia dello sviluppo con uno sguardo multidisciplinare e accessibile: dal ruolo del sistema motorio e dei neuroni specchio, ai processi di attaccamento e risonanza emotiva; dalla dimensione intersoggettiva della relazione, al potenziale educativo dello sport; fino alle riflessioni sollevate dalle trasformazioni dell'intelligenza artificiale.
Fondi di investimento, società di gestione del risparmio, grandi imprese edili, piattaforme di booking: sono loro i nuovi proprietari senza volto che ci stanno mettendo alla porta. Così le città italiane assomigliano sempre più a enormi appartamenti da milioni di posti letto, luoghi pensati per consumatori e turisti facoltosi, invece che per chi ci abita. A partire dai casi di Bologna, Roma e Milano, "Città in affitto" fotografa la crisi abitativa del nostro Paese, intrecciando storie grandi e piccole, di cittadini impoveriti e speculatori dal portafoglio internazionale. Tante voci da cui si alza una sola domanda: che fine hanno fatto le politiche abitative?
Lo scenario globale è attraversato da una dura guerra finanziaria in grado di mettere in crisi il sistema capitalistico. Da un lato del fronte troviamo i grandi fondi finanziari come Black Rock, Vanguard e State Street, i padroni del mondo, capaci finora di determinare il corso del mercato azionario. Dall'altro lato c'è invece il mondo delle criptovalute e degli hedge fund, i fondi più speculativi. Con questi ultimi si è schierato il presidente Trump con la sua amministrazione, sicuro che le criptovalute e i dazi siano l'unico modo per difendere il predominio del dollaro sull'economia mondiale. Immediatamente questa guerra ha coinvolto l'Europa, vera e propria preda ambita per la sua forte liquidità nell'ambito del risparmio, che si trova dilaniata nella scelta tra un forte riarmo che mette in discussione la spesa sociale e il welfare e il rischio di perdere l'ombrello protettivo della Nato. I paesi emergenti, raccolti nella rete dei Brics, hanno reagito cercando forme alternative alla dipendenza dal dollaro e dalla finanza occidentale. Ciò cui stiamo assistendo è un conflitto interno al capitalismo, scoppiato negli Stati Uniti e giunto in Europa, che può travolgerlo, lasciando spazio a nuovi modelli oggi sconosciuti.
Debito schiacciante, lavoro precario e mezzi di sostentamento assediati; servizi in calo, infrastrutture fatiscenti e confini induriti; violenza razziale, pandemie mortali e condizioni meteorologiche estreme; il tutto sovrastato da disfunzioni politiche che bloccano la nostra capacità di immaginare e attuare soluzioni alternative. Questo libro è un'immersione profonda nella fonte di tutti questi orrori. Il capitalismo cannibale è il sistema a cui dobbiamo la crisi attuale e Nancy Fraser diagnostica le cause della malattia e dà i nomi dei colpevoli.
Fare una storia del mare vuol dire sì parlare della nostra storia e delle nostre avventure, ma vuole anche ricordarci che siamo solo una specie tra altre specie. E che lo spazio blu che abitiamo e che sfruttiamo ci appartiene profondamente. Siamo parte del mare ed è questa forse la cosa che più conta in questa storia millenaria. Una storia del mare che racconta la geologia, gli uomini delle coste, le scoperte, le navi, le guerre, i miti. Ma anche e soprattutto i pesci e gli altri esseri marini. Un viaggio che restituisce un po’ dello stupore che il mare da sempre genera.

