
"Mondanità spirituale" è l'espressione teologica e morale di un peccato che riguarda tutti ma in particolare gli uomini di Chiesa.
Lo ha descritto per primo dom Vonier, monaco benedettino nel libro Lo Spirito e la Sposa, che è alle origini del concetto.
La Libreria Editrice Fiorentina lo ha pubblicato la prima volta nel 1949 a cura di Renzo Poggi, uno dei più solidi amici di Giorgio La Pira.
Papa Francesco dalla sua prima omelia e poi ripetutamente ha parlato della mondanità spirituale per una riforma della Chiesa che parta da una conversione proprio di coloro che si sentono già convertiti.
Come cattolici cediamo alla mondanità spirituale tutte le volte che facciamo il bene, rifiutiamo la ricchezza, il lusso e la mondanità materiale, ma lo facciamo per umanitarismo, per moralismo, per una religione dell'uomo che sembra avere accenti nobili, ma che non è la fede in Gesù.
La Chiesa così, ha detto Papa Francesco, diventa "una ONG [organizzazione non governativa] assistenziale" dietro di cui, come insegna dom Vonier, può nascondersi il diavolo.
Un libro importante per capire e collaborare al messaggio di conversione di Papa Francesco, per questo la Libreria Editrice Fiorentina ripubblica il libro in copia anastatica 65 anni dopo la prima edizione.
Un insieme ecumenico di affermazioni morali convergenti da parte di portavoce di molte religioni. Chiamati a pronunciarsi da Vandana Shiva, gli autori indicano i limiti che la scienza deve rispettare per continuare a scoprire sempre nuovi tesori nell'infinita memoria dei semi, impronta della volontà e dell'amore del Creatore per la terra come comunità di esseri viventi.
"La cospirazione cristiana" è la trascrizione dell’incontro tenutosi a Camaldoli nel maggio 2002, preparato da una Lettera aperta, “La terza via”, una visione etica antica e nuova oltre le ideologie della destra e della sinistra che hanno monopolizzato le idee politiche per oltre due secoli. Il dialogo di Camaldoli, coordinato da Giannozzo Pucci, ha il suo centro nelle relazioni di Giuseppe Sermonti sulla scienza e di Ivan Illich sulla tecnica. L’incontro di Camaldoli è stato l’ultimo avvenimento pubblico di più giorni a cui ha partecipato Ivan Illich prima della sua morte, nel dicembre del 2002. Dialogo coordinato da Giannozzo Pucci. con interventi di Paolo Blasi, Giovanna Carocci, Fabrizio Fabbrini, Domenico Galbiati, Francesca Garavini, Antonio Martino, Giosuè Mursia, Sergio Paderi, Giorgio e Anna Tavecchio in appendice: Giorgio Campanini, don Carlo Cappi, Ernesto Burgio, mgr. Franco Gualdrini, Muska von Nagel (mother Jerome)
Un itinerario di dialoghi pieno di testimonianze inedite che ripercorre le tappe della vita e dell'ispirazione cristiana di Giorgio La Pira.
Riprodurre in prosa i versi di Dante è più incisivo che farne la pur utile parafrasi. Perché "spiega" il testo con un'espressività e una cadenza più simili a quelle della poesia. Così che la si può apprezzare con più calma nei suoi aspetti formali, che possono essere meglio approfonditi. I due testi che sono stampati in parallelo spingono anche a valutare in quello ammodernato le soluzioni lessicali, sintattiche e stilistiche: discuterle e integrarle è un modo di studiare la Divina Commedia. Grazie a Dante l'idioma italiano è nato adulto. Perciò la prosa moderna è singolarmente affine alla lingua del poema "antico". Ed è facile fare entrare chiunque capisca l'italiano d'oggi nel mondo poetico e morale di Dante: il più suggestivo e formativo concepito nella storia della cultura occidentale. Un mondo da proporre specie ai giovani e a chi, forestiero, ha però appreso l'italiano.
Un libro profetico perfettamente adatto all'epoca che stiamo vivendo e che richiede un cambiamento profondo in tutti gli aspetti della società.
Questa raccolta di saggi, esposti in occasione del II Convegno Nazionale dell'Associazione Cattolici Vegetariani che si è svolto a maggio 2012, pur affrontando un tema per nulla inedito, ha comunque qualcosa di originale: è la prima riflessione specifica in Italia sorta in ambito cattolico.
Nel gesto di affetto di Maria verso Gesù nell'orto dopo la resurrezione, come nel profumo versato prima della passione c'è tutto l'amore per l'umanità di Gesù che contiene anche la sua divinità, un po' come in questo libro dove si affaccia anche più di una volta anche il problema del rapporto tra fede e ragione. I due termini, non in contrasto secondo l'insegnamento della Chiesa cattolica, sono considerati da molti come inconciliabili. Sui fuochi accesi periodicamente in uno scontro che si alimenta di equivoci e disinformazioni, queste pagine possono scendere come una brezza rasserenante. Se accadrà, il merito non è di chi ha steso queste riflessioni, ma di Gesù di Nazaret, sicuro amico della ragione e maestro di piena umanità.
Un piccolo e pratico manuale da collezione per riscoprire la ricchezza della varietà alimentare che si è persa o dimenticata, ottimo come regalo per sè e per gli altri.
Il problema della fame è presente molto spesso nelle nostre vite di occidentali indaffarati solo come una cattiva coscienza un po’ vaga. Eppure non si pensa che la fame nel terzo mondo è divenuta endemica a causa della colonizzazione da parte dell’Occidente e che tutte le politiche e le tecniche usate per combatterla non hanno fatto altro che incrementarla. La grande industria ha infatti esteso la propria produzione espropriando i piccoli contadini, mentre la liberalizzazione dei prodotti agricoli è andata di pari passo con il protezionismo delle grandi multinazionali e una progressiva chiusura verso le piccole produzioni agricole e i loro coltivatori. “La fame: perchè?”, traduzione italiana dal francese dell’agronomo e studioso François de Ravignan, ripercorre i dibattiti cui l’autore ha partecipato e fornisce un quadro esaustivo sui caratteri della fame nel mondo d’oggi, i rischi gravi che fa correre e, di fronte a questi, le capacità fisiche del pianeta di rispondere ai bisogni della sua intera popolazione, oggi e in futuro. In particolare, l’autore si sofferma sul ruolo essenziale dei contadini, dei più poveri, nell’affermare la loro dignità facendo regredire la fame. “I contadini poveri - afferma de Ravignan - hanno enormemente innovato, moltiplicando le loro associazioni, precisando le loro rivendicazioni, rendendo efficaci le loro azioni. (...) Sicchè ci si può chiedere se non siamo già all’alba di un risveglio politico dalle conseguenze impreviste”.

