
Nel mondo globalizzato della postmodernità, la religione è una delle materie più studiate e discusse, e la gente spesso fa domande come: Che cos’è la religione? Può essere definita? Come ha avuto origine? In che modo la religione influenza i diversi aspetti della vita umana? Come si possono spiegare i fenomeni delle esperienze religiose, e perché esse hanno un’influenza così eccezionale sulla vita umana? Perché alcune religioni fanno emergere gli orientamenti violenti del fondamentalismo? Questo studio è un tentativo di esplorare tali temi così importanti e tratta della religione in cinque capitoli.
Jose Kuruvachira è dottore in filosofia presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma. Dal 2010 è docente di Filosofia della Religione e Storia delle Religioni presso l’Università Pontificia Salesiana di Roma. Precedentemente ha insegnato, per circa 15 anni, Filosofia della Religione, Filosofia Indiana, Induismo, Buddhismo e Islam in India. Le sue opere principali sono: Religious Experience: Buddhist, Christian, Hindu (2004); Roots of Hindutva (2005); Hindu Nationalists of Modern India (2006); Politicisation of Hindu Religion in Postmodern India (2008). Inoltre, ha pubblicato circa 90 articoli e saggi.
Don Bosco è educatore, pastore, prete, padre, maestro, amico o santo? È tutto questo e qualcosa di più! C’è una dimensione trasversale che ci sfugge, cioè una dimensione teologica, e, più specificamente, la dimensione teologico-pratica. Perciò qualificare don Bosco come teologo pratico non implica negare le altre qualifiche, ma aggiungerne una che le potenzia, un paradigma nuovo per comprendere la personalità poliedrica di don Bosco.
Il contributo di M. Midali intende affrontare due interrogativi: come si colloca don Bosco nella teologia pastorale cattolica del suo tempo? e, don Bosco meriterebbe la qualifica di teologo pratico nel senso inteso dalla teologia pratica alla quale attualmente va la sua preferenza?
Secondo B. Bordignon, per giungere ad approfondire il rapporto tra pensiero ed azione in don Bosco è importante la scelta del punto di vista interpretativo: è la visione del processo conoscitivo umano competente, con particolare riferimento all’intervento sulla realtà.
Il saggio di F.V. Anthony mira a far emergere la visione teologico-pratica di don Bosco analizzando le prospettive sottostanti la formula «buoni cristiani e onesti cittadini» in una prospettiva attualizzante.
Nel suo esposto M. Wirth cerca di documentare l’amore di don Bosco per la Bibbia, durante il periodo dei suoi studi, nei suoi scritti, nella stima e venerazione che provava verso le sacre Scritture, e prosegue a tracciare l’uso pratico, pastorale che ne fa.
All’interrogativo se sia necessario oggi aprire una questione «catechetica» su don Bosco, A. Romano risponde in prospettiva metodologico-catechetica. L’Autore parte da una precisa ipotesi di ricerca: don Bosco può essere annoverato tra i «catecheti pratici dell’Ottocento»?
Il contributo di R. Tonelli evince il filo rosso che collega i contributi degli altri relatori: cercare il cuore dell’agire di don Bosco, il meta-pensiero presente nella sua prassi.
Questo libro intende porsi come sistematizzazione della nosografia psicopatologica secondo l’approccio narrativo (narrative-based). Seguendo tale impostazione, la narratività è uno strumento di comprensione di quel testo particolare che è il discorso del paziente. Rifacendosi a varie impostazioni, il volume cerca di ridisegnare il quadro del funzionamento psichico e dei disturbi mentali, visti come ‘alterazioni’ di una trama più generale. In questo libro l’Autore fa ovviamente riferimento alla prevalente sintomatologia psichiatrica, ai vari disturbi, sapendo che questi vanno a inserirsi in un tipo di organizzazione individuale che egli chiama ‘funzionamento’, nozione che permette di comprendere quale sia l’atteggiamento dell’individuo di fronte al mondo, come il soggetto agisca e faccia funzionare il suo corpo, le relazioni di cui fa parte, gli affetti: l’essere-nel-mondo di ogni persona influenza il funzionamento mentale e il relativo quadro che può essere letto, compreso e trattato. È per questo che il libro vuole rappresentare anche un utile manuale d’intervento “narrative-based”, non limitandosi solo all’esposizione teorica.
Silvio Ciappi, psicopatologo clinico e forense, è docente di psicologia e sociologia della devianza presso l’Istituto Progetto Uomo della Università Pontificia Salesiana di Roma. Ha all’attivo oltre cento pubblicazioni in tema di psicologia giuridica, psichiatria forense, criminologia e sociologia della devianza. Già magistrato onorario ed esperto criminologo presso la Corte d’Appello di Firenze, è membro dell’American Psychological Association (APA), del Mental Health, Law and Policy Institute del Dipartimento di Psicologia della Simon Fraser University (Vancouver, BC Canada) ed esperto della Commissione Europea e di altre organizzazioni internazionali in tema di prevenzione dei comportamenti devianti. Ha svolto studi e ricerche in USA e in Canada ed è visiting lecturer presso prestigiose istituzioni accademiche internazionali.
Il libro raccoglie le Lettere Circolari di don Juan E. Vecchi, ma offre anche delle tematiche di fondo ricorrenti, documentate dalle fonti, che permettono al lettore e agli studiosi di concentrare la riflessione su contenuti scelti, talvolta comuni, spesso originali e peculiari dell’autore, persona di vasta cultura e di fine sensibilità pedagogica. Dalle Lettere emergono i segni dei tempi, gli itinerari della Chiesa, il rinnovamento che i Sinodi e i documenti del Magistero hanno stimolato nell’intera Famiglia Salesiana e nel Movimento Giovanile Salesiano, nel passaggio da un secolo all’altro, in un nuovo millennio, ricchi di entusiasmo e di speranza, proiettati verso nuovi orizzonti di fede e di evangelizzazione, di fronte a sfide educative e pedagogiche senza precedenti.
Tra i temi portanti del messaggio di don Vecchi si segnalano: una vera predilezione per i giovani, l’approfondimento di un metodo, uno spirito e una qualifica degli evangelizzatori, l’amore per la Chiesa, lo spiccato impegno di rinnovamento della Vita Consacrata, l’animazione delle comunità, l’appello a qualificarsi nell’arte della comunicazione del Vangelo, il lavoro autenticamente pastorale e spirituale, il pensiero ai destinatari più poveri, l’invito al coraggio e alla speranza.
Al volume è allegato un CD che offre una scelta di circa 450 parole-chiave o argomenti che danno origine a circa 17.000 espressioni tratte dalle lettere con procedure di metodologia di analisi testuale. La raccolta di voci con corrispondente citazione bibliografica e collegamenti ipertestuali mostra molti dettagli contenutistici raggruppati che possono essere una base e un riferimento obiettivo e organizzato per ulteriori studi e approfondimenti mirati, soprattutto di tipo comparativo e con il repertorio di lettere di precedenti rettori maggiori.
Marco Bay, salesiano coadiutore, insegna all’Università Pontificia Salesiana di Roma nella Facoltà di Scienze dell’Educazione.
Questo libro offre una lettura del primo vangelo, poiché tale è considerato il vangelo di Marco dagli studiosi, come vademecum per l’educazione alla fede, mettendo in evidenza il motivo, le mete e la metodologia pedagogica usate da Gesù nell’educazione dei suoi discepoli.
L’autore considera Marco un autentico manuale di formazione per i seguaci di Gesù. Tale è stato per i primi lettori del vangelo, la comunità dell’evangelista, e tale deve continuare ad essere per coloro che vogliono essere discepoli di Gesù e vogliono sapere come riuscirvi.
Dopo una introduzione che giustifica questa impostazione, si ripercorre, seguendo il filo del racconto evangelico, l’itinerario formativo che Gesù ha seguito con i suoi discepoli. Il percorso viene diversificato in tre grandi tappe di addestramento (Galilea, cammino verso Gerusalemme, Gerusalemme) chiaramente differenziate dal luogo, nei contenuti, nel metodo e nelle mete dell’istruzione che Gesù imparte ai suoi. Alla fine, e come conclusione, in un epilogo si abbozzano i tratti fondamentali della pedagogia di Gesù.
Il lettore accorto avvertirà che sono state trattate le scene – e non tutte – che si incentrano sul rapporto di Gesù con i suoi discepoli, di modo che possa emergere con maggiore chiarezza l’iter pedagogico che Gesù educatore impone a chi lo segue. Presentare il discepolato di Gesù come un processo evolutivo restituisce al rapporto personale con Gesù il suo carattere dinamico e progressivo. Chi è deciso a seguire Cristo oggi, potrà leggere come anticipato nei cammini percorsi dai primi discepoli il proprio cammino di fede. Ed una volta ripercorsi tali cammini, la loro compagnia diverrà imprescindibile per chi è impegnato nel seguire le orme del Signore Gesù. Perché oggi riescono ad essere credibili solo coloro che non parlano per sentito dire.
La bellezza della latinitas classica trova un’eco stupenda anche nei tesori della liturgia. I più antichi sacramentari (il Veronense, il Gelasiano e il Gregoriano) racchiudono testi eucologici la cui armonia letteraria – al di là dei contenuti teologici – fa percepire la ricchezza terminologica e insieme un cursus che invita all’ammirazione e alla dossologia, mentre esprime un messaggio il cui valore travalica i secoli.
Il Sacramentarium Veronense è una delle più antiche fonti liturgiche che testimonia la lex orandi della Chiesa di Roma attorno ai secoli V-VII. Ma quei testi, da un documento all’altro, sono presenti anche oggi in molte pagine del Missale Romanum. Da qui lo stretto rapporto che si stabilisce anche tramite la fonte liturgica tra il passato e l’oggi, nella costruttiva dialettica fra traditio e progressio.
Lo studio di questa fonte ha rivelato molte ricchezze terminologiche e soprattutto teologiche, a partire dalla sua scoperta nel sec. XVIII nell’Archivio Capitolare di Verona. Il presente lavoro costituisce una testimonianza eloquente di tale ricchezza. L’Autore, infatti, in quattro capitoli guida quasi per mano il lettore a cogliere il dato di fatto: è nella liturgia e attraverso di essa che la vita del credente nasce, si sviluppa e trova il suo più pieno senso, in vista del compimento futuro.
Non si può comprendere la realtà del cristiano se non a partire dal mistero di Cristo (cap. I). Per questo è essenziale muoversi dalla conoscenza e dalla esperienza della persona e della vita di Cristo per cogliere il modello e realizzare la progressiva configurazione a Lui (cap. II). Nella tensione per il raggiungimento di questo traguardo si pone la condizione: quale profilo deve assumere la vita del credente? (cap. III). Le conclusioni (cap. IV), sempre alla luce dei testi eucologici, permettono di percepire con chiarezza lo stretto rapporto tra vita e celebrazione; e in questa linea l’esame di terminologie e di sintagmi costituisce la chiave per una comprensione letteraria e soprattutto teologica della fonte liturgica esaminata.
Tra le varie attenzioni del Pontificium Insti-tu-tum Altioris Latinitatis non può mancare quella rivolta alla latinitas liturgica, unitamente alla latinitas canonica et ecclesiastica. Nelle pagine del volume il lettore può toccare con mano il metodo e i contenuti che scaturiscono dall’esame di un documento liturgico.
Emblematico e attuale pertanto il presente lavoro. Emblematico perché offre un esempio di metodologia applicata alla fonte liturgica; un metodo che vale per ogni fonte liturgica, antica o recente. Attuale, non solo perché molti testi sono presenti anche nell’odierno Missale Romanum, ma soprattutto perché aiuta a comprendere la ricchezza di un documento che coinvolge la vita di persone che hanno aderito e continuano ad aderire a Gesù Cristo attraverso la celebrazione dei suoi Misteri.
Il volume raccoglie una serie di saggi di teologia sacramentaria, accomunati dall’interesse per il profilo fondamentale della riflessione, alla ricerca delle categorie e degli approcci che meglio consentono di elaborarla. Il titolo del volume, Il rito di Gesù, ne segnala l’orientamento. Esso attesta l’assunzione delle provocazioni emerse nel dibattito liturgico contemporaneo, che ha sollecitato la teologia a ripensare la nozione di sacramento, attribuendo più chiaro risalto alla sua identità di azione rituale. Esso sottolinea però anche l’esigenza di far emergere la “singolarità” del sacramento cristiano, evitando il rischio che il riferimento cristologico appaia come un semplice incremento di significato rispetto ad una nozione di rito già precostituita.
L’idea di fondo è che nelle forme simboliche dell’agire liturgico si sintetizza l’appello che la rivelazione divina indirizza all’uomo e il dono di grazia che gli offre. L’efficace comunicazione della grazia, però, non si attua se non sollecitando la coscienza a compiere quel “lavoro” che costituisce la sua vita: il lavoro di credere. Proprio a rendere possibile, nelle diverse situazioni della vita, tale dono laborioso è indirizzato il rito di Gesù che è il sacramento.
Andrea Bozzolo, Salesiano sacerdote, ha conseguito nel 1992 la Laurea in Lettere Classiche presso l’Università di Torino e nel 2002 il Dottorato in Teologia Sistematica presso la Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale di Milano. Insegna Teologia sacramentaria presso la Sezione di Torino della Facoltà di Teologia dell’Università Pontificia Salesiana, di cui dal 2008 è anche Preside. È membro della redazione di Rivista Liturgica e docente incaricato di Teologia Sistematica presso la Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale di Milano. Ha pubblicato: La teologia sacramentaria dopo Rahner. Il dibattito e i problemi, LAS, Roma 1999; Mistero, simbolo e rito in Odo Casel. L’effettività sacramentale della fede, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2003.
La scelta di scrivere questo testo, soprattutto per quegli studenti che – giunti in una Istituzione Universitaria – non hanno mai studiato (oppure lo hanno fatto solo ad un livello iniziale) filosofia, nasce da alcune constatazioni. Una di esse è che, alcuni ambiti disciplinari come l’educazione, la comunicazione, i procedimenti psicologici e terapici avvengono sempre all’interno di un sistema socio-politico-economico-ideologico, nel corso di processi storici e nel gioco dialettico delle culture e delle tendenze emergenti del tempo.
Per tal motivo si crede che anche lo studio e la formazione di competenze adeguate per interventi qualificati in campo educativo, psicologico o nel sistema sociale di comunicazione richiedano di avere un minimo di coscienza di questo quadro contestuale.
Il testo è “introduttivo”: intende semplicemente aiutare gli inizi di questa comprensione; avviare ad essa. Con ciò si viene a specificare ulteriormente la scelta di campo fatta: non si interessa della filosofia in se stessa, ma solo in quanto aiuta a comprendere le idee dominanti, le attese profonde e le speranze “alte” del nostro tempo, che stanno alla base o pervadono le scienze dell’educazione e la comunicazione sociale della contemporaneità.
Carlo Nanni è Rettore Magnifico della Pontificia Università Salesiana di Roma e Docente ordinario di Filosofia dell’educazione presso la medesima istituzione.
Gabriele Quinzi è Docente stabilizzato di Metodologia pedagogica evolutiva e familiare presso la Pontificia Università Salesiana di Roma.
Guido Baggio è laureato in Economia e commercio, dottore di ricerca in Filosofia e Docente nella Facoltà di filosofia presso la Pontificia Università Salesiana di Roma.
Luciano Pace è dottore di ricerca in Filosofia dell’educazione e Docente di Religione cattolica nella Scuola pubblica.
Il libro studia i rapporti tra educazione e evangelizzazione alla luce della cosiddetta “nuova evangelizzazione”. Ma più precisamente cerca di mostrare tutta la portata del detto “evangelizzare educando e educare evangelizzando” che si vuole realizzare nella pastorale in genere e in quella giovanile in particolare o anche là dove si vuole educare alla vita buona del Vangelo. Per questo si indica anzitutto un modello comprensivo di rapporti tra evangelizzazione e educazione e si fa opera di coscientizzazione dei presupposti conoscitivi e antropologici che lo rendono comprensibile e attuabile. Dopo di che sulla base delle indicazioni che vengono dai recenti documenti ecclesiali (Educare alla vita buona del Vangelo, i Lineamenta e l’Instrumentum Laboris del XIII sinodo dei Vescovi, la lettera Apostolica “Porta fidei”, ma anche alcune omelie di Benedetto XVI e il Messaggio al Popolo di Dio, di cui si danno ampi stralci nelle tre appendici finali), si delineano gli ambiti, i luoghi e gli itinerari (il dove, il cosa e il come) dell’educare e dell’evangelizzare nell’orizzonte della nuova evangelizzazione. Segue un capitolo dedicato alla formazione di educatori/evangelizzatori operosi, gioiosi e testimonianti sulla scia di Gesù Maestro. In questa linea si può dire che il libro si presenta come un utile strumento per l’azione educativa/pastorale, specie per e dei giovani.