
Il volume raccoglie i contributi, rivisti dagli autori, presentati in occasione del Convegno Oltre la crisi: finanza responsabile e solidale tenutosi il 4 marzo 2013 presso l’Università Pontificia Salesiana di Roma.
Nel Convegno si è analizzato il tema della finanza sotto varie sfaccettature: le nuove caratteristiche delle attività finanziarie nella società contemporanea, le loro degenerazioni, la progressiva dissoluzione dei legami tra responsabilità e solidarietà nei rapporti di scambio, l’esigenza di una riforma della finanza attraverso la messa a punto di regole e valori che la rendano funzionalmente ed eticamente giustificabile. Con uno sguardo attento a suggestivi aspetti storico-filosofici e teologici (la nascita e la diffusione della moneta nel mondo antico, il rapporto tra teologia ed economia nella “Scuola di Salamanca”, il realismo dinamico di Tommaso Demaria, il pauperismo...). Senza trascurare di affrontare una vasta gamma di questioni riguardanti la recente crisi finanziaria (genesi, rapporto tra crisi finanziaria e crisi morale, relazione tra crisi finanziaria e crisi della democrazia).
Con almeno due convinzioni di fondo che animano il volume: la prima, dalla crisi si può (e si deve) uscire; la seconda, correlata alla prima, la crisi può essere un’opportunità per la creazione di nuove dinamiche e di nuovi rapporti tra società e mercato.
Sono intervenuti: Marcello Allasia, Luigino Bruni, Paolo Carlotti, Pascual Chávez Villanueva, Massimo Crosti, Stefano Curci, Piero Damosso, Giovanni Ferri, Giulio Gallazzi, Gianluca Garbi, Valerio Leone Sciabolazza, Lorenzo Leuzzi, Mauro Mantovani, Maurizio Marin, Nicola Mele, Jean Paul Muller, Graziano Perillo, Cecilia Rinaldini, Roberto Roggero, Tiziano Salvaterra, Raffaello Sestini, Alessandra Smerilli, Mario Toso.
Può la vocazione nascere e crescere senza un punto di riferimento comunitario?
Tutti conosciamo la risposta a tale quesito per l’importanza che hanno la relazione interpersonale e il cammino condiviso nella crescita del singolo. In questa epoca ancora tendenzialmente egocentrata, nel lavoro di animazione e di formazione vocazionale si scopre palesemente l’importanza di uno studio approfondito delle leggi che regolano l’aggregazione, l’accoglienza, la crescita, la condivisione e l’interscambio. Il gruppo, strumento fondamentale nell’animazione e nella pastorale, è sempre e comunque una palestra vocazionale. Nei gruppi vocazionali, il reciproco aiuto psicologico, morale e spirituale, a certe condizioni, che sono studiate in questo volume, favorisce e riesce a garantire la crescita serena e matura di ognuno.
Quindi, la crescita del singolo individuo all’interno del gruppo non è scontata, anche quando la natura comunitaria della vocazione è una sua nota essenziale. Essa esige dialogo e conduzione pedagogica, aspetti che oggi sono approfonditi e offerti dagli studiosi del Counselling di Gruppo. L’abilitazione alla gestione dei principi e delle strategie proprie di questo settore, con i migliori contributi di ogni approccio teorico, aiuteranno educatori e pastori della vocazione nell’esperienza di orientare nel cammino vocazionale perché diventi stimolante ed efficace.
Il testo studia prima la natura e le forme di vita del gruppo e della sua evoluzione; riconosce, poi, i lineamenti teorici del Counselling Vocazionale di gruppo e conclude, in terzo luogo, con un’applicazione pedagogica al campo del Counselling nei gruppi vocazionali.
In appendice, l’autore propone una serie di tecniche di animazione facilitatrici del dialogo, della conoscenza reciproca e della maturazione personale e di gruppo. Il testo, in questo modo, rende esplicite e operative le ragioni che stanno a monte della sapienza popolare quando afferma: «L’unione fa la forza».
Partendo dalla considerazione della necessità di avere una linea-guida nella formazione, tenendo conto delle priorità istituzionali e dei soggetti che chiedono l’accompagnamento per la loro crescita, questo testo insiste sulla necessità di programmare con saggezza i cammini formativi, con l’uso di tutti i mezzi e di tutte le risorse che la pedagogia mette oggi a disposizione delle persone. Esso offre una riflessione ed elementi fondamentali sui concetti di “progetto formativo”, di “itinerario formativo”, di “programmazione”, di “realizzazione dell’itinerario formativo”, e di “valutazione dell’azione formativa”.
Il volume offre anche delle indicazioni su come programmare: determinare o meglio cercare di capire le finalità istituzionali (l’ideale d’uomo da formare); individuare gli obiettivi intermedi sulle varie tappe dell’itinerario e formularli correttamente; analizzare la situazione di partenza (il quadro di riferimento teorico e quello della situazione); selezionare i contenuti e le attività, i metodi, gli strumenti e le strategie da impiegare per raggiungere gli obiettivi educativi.
Il terreno di applicazione dei concetti qui esposti è la comunità formativa del seminario e di una casa di formazione consacrata. L’intenzione di questa riflessione e ricerca è di fornire alle case di formazione presbiterale e religiosa uno strumento pratico per l’elaborazione di progetti e la programmazione d’itinerari formativi realistici ed efficaci. Tuttavia, la proposta rimane valida per tutti i cammini possibili nel campo della formazione. La presentazione semplice degli argomenti, e lo schema pratico e chiaro delle proposte, vogliono rispondere a questa esigenza di strumento per la elaborazione dei piani formativi su vari livelli di formazione.
Cristina, eremita e poi badessa del monastero di Markyate, visse nell’Inghilterra del XII secolo. La sua vita la colloca sicuramente tra una delle più determinate e coraggiose donne della sua epoca se si prende in considerazione il concetto e il ruolo che la donna aveva nel Medioevo. Conoscerla fa ammirare la sua forza. Grazie alla sua determinazione riuscì a contraddire lo stile di vita che i suoi familiari le volevano imporre scegliendo, per volontà propria, il suo personale destino: vivere cioè una vita consacrata alla preghiera e all’ascesi nel monastero.
Nata a Huntingdon nell’anno 1100 ca., fatta sposare con inganno con Burtredo, malgrado l’ostilità dei suoi familiari porta a compimento il suo desiderio di diventare una sponsa Christi. Per ottenere questo fugge dalla casa paterna dove viveva anche dopo il suo non desiderato e mai compiuto matrimonio e dove subì moltissime persecuzioni e umiliazioni dalle persone a lei più care.
Dopo la fuga, per non essere ritrovata dal marito e dai parenti, che non smettevano di ricercarla, si nascose per diversi anni a Flamstead dall’anacoreta Alfwena, e poi a Markyate dall’eremita Ruggero. Soltanto dopo la morte del vescovo di Lincoln Roberto Bloet, che apparteneva al gruppo dei suoi detrattori, Cristina finalmente poté uscire dal suo nascondiglio e pronunciare i voti solenni nel 1131.
Il volume è diviso in due parti: la prima, che ha una funzione introduttiva, prende in esame i dati biografici di Cristina (Teodora) di Markyate. Sono analizzati i personaggi importanti che svolsero un ruolo determinante nella sua vita, tra i quali si trovano il vescovo di Durham, Ranulfo Flambard, il vescovo di Lincoln, Roberto Bloet, l’eremita Ruggero e l’abate Goffredo di St. Albans.
Inoltre si presenta la complicata e, allo stesso tempo, affascinante storia del manoscritto, conosciuto oggi con il nome di Cotton Tiberius E1, custodito nella British Library di Londra, nel quale si trova la Vita de Sancta Theodora, que Christina dicitur. Si tratta anche della questione del committente e dell’autore dell’opuscolo.
La seconda parte, invece, contiene l’edizione critica con il testo italiano a fronte.
Attraverso queste pagine desidero condividere con amici che conosco e con molti che ancora non conosco la mia esperienza personale a proposito della fede in Gesù di Nazaret, che riconosco il Signore di ogni vita e di tutta la storia. Lo faccio con la pretesa – certo non piccola – di sollecitare altre persone verso questa stessa esperienza.
Spero che risulti subito evidente l’urgenza di fare tutto questo in un gioco, forte e impegnativo, di libertà: una esperienza di libertà che vuole suscitare nuove esperienze di libertà e di responsabilità. Non mi convince l’idea, che invece convince altre persone, di avere il diritto di dire certe cose solo perché sono vere… La convinzione può valere per le formule di matematica e per le leggi fisiche; ho qualche dubbio, invece, sulla possibilità di estenderla alla vita e al suo senso.
Questo piccolo libro è dedicato, dunque, alla fede in Gesù il Signore: al suo contenuto, al suo significato, alle esigenze che suscita e alle parole che la possono raccontare.
Il volume riporta gli Atti della Giornata dell’Università, celebrata il 13 marzo 2013, sul tema: “La ricerca a servizio dell’educazione. Il contributo della Università Pontificia Salesiana e dei Centri Associati”. Oltre ai docenti e agli studenti dell’UPS, vi hanno partecipato anche i Centri associati all’UPS dell’Italia, i quali pure praticano la ricerca empirica in educazione e formazione: il Centro di Venezia-Mestre e il Centro di Torino-Rebaudengo, che hanno presentato loro ricerche specifiche; il Centro di Vitorchiano, che ha partecipato con la presenza degli studenti. Sono stati presenti anche rappresentanti del Centro di Firenze-Massa e quello di Roma-Ifrep.
Nella tradizione universitaria dell’Università Pontificia Salesiana da sempre la Giornata dell’Università è di primaria importanza nel corso dell’anno, perché stimola il senso dell’appartenenza istituzionale, mostra ad evidenza la modalità comunitaria dell’apprendimento, indica la prospettiva finalistica del processo di apprendimento tipico dell’istruzione e formazione superiore.
La ricerca scientifica porta ad un insegnamento, ad una formazione e ad uno studio solidi e validi, perché sostenuti previamente e sostanziati di ricerca. Oggetto di tale forma conoscitiva per la Giornata di quest’anno è stata la ricerca scientifica a servizio dell’educazione. Gli interventi hanno riguardato le seguenti aree di ricerca: educazione-evangelizzazione, educazione interculturale, educazione-sviluppo, adolescenza e relazioni interpersonali, adolescenti e famiglia, pedagogia sociale.
Partendo dalle fonti della letteratura teologico-spirituale, l’autore articola e giustifica i fondamenti epistemologici di un progetto di teologia spirituale che trova nell’esperienza vissuta il terreno di incontro con le altre discipline teologiche e il punto focale della propria specializzazione. La fede infatti si esprime attraverso l’esperienza vissuta ed è chiamata a svilupparsi in essa. L’esperienza, da parte sua, è frutto della fede, passa attraverso la fede e in essa si evolve.
Questo volume ha carattere didattico e introduttivo. È frutto di anni di insegnamento e condivisione con studenti e colleghi. Accenna appena a questioni ancora discusse nell’ambito dell’epistemologia della teologia spirituale, ma si preoccupa di offrire al lettore una articolazione logica e coerente circa l’intero impianto della disciplina, basandosi sulle convergenze ormai acquisite dai cultori della teologia spirituale. Il lettore è aiutato ad approfondire le singole questioni riguardanti la natura, il metodo, le fonti e il carattere intra e interdisciplinare della teologia spirituale. A questo sono mirati gli abbondanti suggerimenti bibliografici, l’indicazione degli obiettivi all’inizio di ciascun capitolo e la proposta di lettura ragionata di alcuni testi fondamentali.
Nell’elaborazione di questo studio, l’autore, – seguendo l’esempio di Giovanni della Croce, nel suo invito all’anima a salire il monte della perfezione –, vuole assomigliare al viaggiatore che si reca in terre nuove, lasciandosi guidare certamente dalle proprie conoscenze, sia pure avvolto nell’incertezza, ma anche dalle informazioni degli altri, nel tentativo di superare conoscenze precedenti (cf. 2N 16,8).
Jesús Manuel García è docente di teologia spirituale e direttore dell‘Istituto di Teologia spirituale dell’Università Pontificia Salesiana di Roma. Nato a Moral de Hornuez (Segovia - Spagna), ha iniziato gli studi nel «Centro de Estudios Superiores» di Madrid e ha continuato l’iter formativo nell’Università Pontificia Salesiana di Roma. È Consultore della Congregazione dei Santi e membro del Comitato di direzione della rivista «Mysterion». L’ultima pubblicazione presso la nostra editrice è un’opera in collaborazione: Teologia e spiritualità oggi. Un approccio intradisciplinare, Roma, LAS, 2012.
L’oratorio salesiano è più che un’istituzione, un’opera, una struttura: è uno spazio mentale, un cuore che vibra e ama, un atteggiamento pastorale che deve ispirare tutta la Pastorale giovanile delle FMA e dei tanti educatori ed educatrici che vivono per e con le giovani e i giovani, cercando di cogliere nel quotidiano i segni della presenza di Dio, vivendo autenticamente la comune identità umana e la vocazione educativa e, nei contesti cristiani, la vocazione battesimale nello stile e secondo le caratteristiche del carisma salesiano.
Ogni ambiente e istituzione educativa FMA è casa e, per essere pienamente tale, deve poter offrire la stessa esperienza pastorale di don Bosco e di Maria Domenica
Mazzarello e presentarsi come realizzazione attuale di quel riferimento ideale che è stato fin dagli inizi l’oratorio.
María del Carmen Canales fma
Consigliera generale
per la Pastorale giovanile
San Giovanni Bosco, iniziò il suo ministero nelle periferie torinesi tra poveri giovani, bisognosi di tutto. Non si limitò a dar loro pane e istruzione. Propose fin dal principio “un metodo di vivere breve e facile, ma sufficiente” per diventare “la consolazione dei parenti, l’onore della patria, buoni cittadini in terra per essere poi un giorno fortunati abitatori del cielo”. Nacque una scuola di santità giovanile feconda di frutti. Vent’anni più tardi, con la fondazione della Congregazione Salesiana, i suoi orizzonti si ampliarono; il suo magistero spirituale si approfondì, divenne più radicale, totalizzante. Ma proprio in questo movimento che accentuava il primato assoluto di Dio e le esigenze della sequela, emerge più chiara anche la sostanza di quella “facile” proposta spirituale fatta ai giovani del primo Oratorio. Il nocciolo infatti è lo stesso, anche se espresso con la semplicità di un linguaggio disadorno e quotidiano.
Questa antologia ha lo scopo di mettere il lettore a contatto con quel clima, farlo entrare negli orizzonti interiori di don Bosco, renderlo familiare con il suo magistero spirituale e il suo linguaggio. Non è una presentazione organica della sua spiritualità, ma una raccolta di “insegnamenti” su come vivere da buoni cristiani e da buoni Salesiani in modo integrale.
Il volume è composto di quattro parti: 1. Don Bosco guida spirituale dei giovani; 2. Indirizzi di vita per un cristianesimo coerente e d’azione; 3. Consacrati a Dio per la sua gloria e per la salvezza dei giovani; 4. Raccomandazioni finali di un padre e preoccupazioni di un fondatore.
L’Autore della presente raccolta di studi ignaziani offre al lettore impegnato – che desideri accostare i Padri della Chiesa antica in modo non superficiale e cursorio, ma misurandosi direttamente con i loro testi – il frutto delle sue ricerche su Ignazio di Antiochia durate oltre un trentennio (1980-2012). Solitamente si conosce il vescovo e martire antiocheno quasi solo come lo strenuo difensore della sottomissione al vescovo (nihil sine episcopo) e per qualche altra sua affermazione incisiva sul suo martirio (macinato dai denti delle belve). Ignazio è molto di più di queste drastiche riduzioni stereotipe.
Man mano che si procede nella lettura di questi studi, F. Bergamelli traccia a tutto tondo i lineamenti essenziali e caratteristici che mettono bene in luce lo stile letterario unico e la personalità vigorosa e originale di uno dei personaggi più straordinari e attuali del cristianesimo antico.
«La lettura attenta di don Bergamelli – afferma Enzo Bianchi nella prefazione – ci restituisce la profondità e la vastità del pensiero di Ignazio, lasciando parlare i suoi scritti. L’autore si fa umilmente servo delle lettere non solo per il rigore del metodo storico critico con cui le accosta, ma anche per la traduzione stessa che intende rimanere “il più fedele possibile all’originale” senza rinunciare alle “arditezze proprie” dello stile unico di Ignazio; ne risulta quasi un calco del testo greco, uno stile denso, contratto, che costringe a riflettere e a non scorrere superficialmente queste righe così dense di teologia, oltre che di afflato mistico. E questo lavoro di traduzione e di lettura unisce all’acribia un amore appassionato per i Padri della Chiesa, per la Chiesa, per Ignazio stesso».
Pertanto il lettore che vorrà misurarsi direttamente con i testi ignaziani, magari anche nel dettato originale, sotto la guida esperta dell’Autore, non rimarrà deluso nella sua fatica e, alla fine, scoprirà un volto nuovo, inedito e polivalente del martire: un innamorato di Cristo, della sua umanità e del suo sangue; un appassionato della Chiesa «secondo il tutto» (cattolica) riunita attorno all’Eucaristia e al vescovo; un mistico anelante al martirio, come ‘una freccia scoccata al bersaglio’ che nessuno ormai può fermare; un «Uomo proteso verso l’Unità».