
Negli ultimi decenni, gli abusi sessuali commessi da membri del clero hanno messo la Chiesa di fronte a una delle prove più difficili della sua storia recente. Da questa crisi è nata l’esigenza di ripensare strumenti, responsabilità e modelli di intervento capaci di garantire giustizia, tutela delle vittime e credibilità istituzionale. Con rigore scientifico e attenzione alle implicazioni umane del fenomeno, questo volume offre una lettura approfondita delle risposte elaborate dall’ordinamento canonico, ripercorrendo l’evoluzione delle norme, le politiche di prevenzione, il ruolo delle istituzioni ecclesiali e le più significative esperienze maturate in ambito internazionale e italiano. Al centro della riflessione emerge il tema della giustizia riparativa, intesa come percorso complementare alla sanzione penale e orientato al riconoscimento del danno, alla responsabilizzazione dell’autore e alla ricostruzione del rapporto con la comunità. Accanto a questo, l’opera affronta il delicato tema del recupero degli autori dei reati, alla luce delle più recenti acquisizioni della psicologia e della criminologia. Un saggio autorevole e di grande attualità che, oltre l’emergenza e la cronaca, propone una riflessione lucida sulle sfide giuridiche, etiche e pastorali poste dagli abusi nella Chiesa, indicando possibili percorsi di tutela, responsabilità e rinnovamento
La sollecitazione dello sguardo e della voce umana «Volto e voce sono sacri». Il monito di Papa Leone XIV è il punto di partenza di questo volume: un viaggio coraggioso dentro le contraddizioni della rivoluzione digitale. Nell'era dell'ipertecnologia e dei mercati dei dati, rischiamo di vivere come pesci in un acquario artificiale. Sotto il peso dell'infocrazia e dell'ipnocrazia, la democrazia evapora, le relazioni si riducono a connessioni asincrone e l'intelligenza artificiale rischia di addormentare la nostra coscienza critica.
Ma questo libro non si limita a fotografare il declino. Nella seconda parte, gli autori tracciano percorsi concreti di resistenza e speranza.
Contro la fredda razionalità degli algoritmi, emerge il bisogno urgente di "discorsi inutili" liberi dalle logiche del profitto, capaci di ridare voce alla poesia, alla filosofia e alla politica. Attraverso una pedagogia critica dell'IA un giornalismo costruttivo fondato sulla responsabilità e una riscoperta del corpo come spazio primario di empatia, il testo lancia una sfida: non subire il digitale, ma abitarlo da cittadini attivi. Un manifesto lucido e appassionato per rimettere l'umano al centro del futuro.
Renato BUTERA
Salesiano, giornalista, è professore straordinario di Teoria e tecniche dell'informazione giornalistica presso la Facoltà di Scienze della Comunicazione sociale dell'Università Pontificia Salesiana. Insegna Giornalismo, Etica e Deontologia della Comunicazione, Storia del cinema, Linguaggi cinematografici.
Paola SPRINGHETTI
Giornalista e docente presso la Facoltà di Scienze della Comunicazione sociale dell'Università Pontificia Salesiana. Insegna Info web - giornalismo, Comunicazione istituzionale sociale e Informazione dei Diritti Umani.
Come può la teologia rimanere radicata nella Rivelazione e, nello stesso tempo, aprirsi alle sfide culturali, sociali ed ecclesiali del nostro tempo? Da questa domanda nasce il presente volume frutto del confronto tra studiosi di diverse discipline teologiche e con diverse sensibilità ecclesiali. I contributi raccolti si concentrano sul rinnovamento del modo stesso di far teologia. Si propone una pratica teologica che sappia coniugare fedeltà alla Parola e ascolto della storia, tradizione e innovazione, identità e dialogo. Con un andamento circolare ed ermeneutico, il libro mostra come solo una teologia radicata nelle sorgenti bibliche, liturgiche, spirituali ed ecclesiali possa realmente uscire incontro all’umano; e come il confronto con le domande, le ferite e le speranze del presente conduca a riscoprire più profondamente quelle stesse sorgenti. Nel segno della sinodalità, dell’interdisciplinarità e della ricerca condivisa, questo volume offre piste di riflessione per una teologia capace di abitare la comune umanità e di far risuonare anche oggi la bellezza del Vangelo.
Chi sono i giovani di oggi? Come costruiscono la propria identità in una società segnata da fluidità, precarietà e trasformazioni digitali senza precedenti? E in che modo possono ancora riconoscere e maturare la propria vita come vocazione, come fonte di senso, progetto di vita e contributo al bene comune?
Questo volume affronta una delle questioni più urgenti del nostro tempo, offrendo un'analisi rigorosa e interdisciplinare della condizione giovanile contemporanea. Attraverso il dialogo tra pedagogia vocazionale, teologia pastorale, sociologia, psicologia dello sviluppo e studi sui media digitali, l'opera esplora le sfide che incidono sulla crescita delle nuove generazioni: crisi vocazionale e religiosa, identità liquide, social media, dipendenza tecnologica, fragilità relazionali, fenomeno NEET, eco-ansia e incertezza progettuale.
Al centro della riflessione emerge l'originale paradigma dell"alterità vocazionale", che interpreta la relazione con Dio, con gli altri e con il proprio sé profondo come chiave unificante per comprendere i processi di maturazione personale e discernimento. La metodologia empirico-ermeneutico-critico-progettuale consente di integrare l'analisi dei fenomeni culturali con proposte educative e pastorali concrete.
Pensato per educatori, animatori, formatori, sacerdoti, operatori pastorali, studenti e ricercatori, il volume offre strumenti teorici e operativi per conoscere, discernere e accompagnare i giovani nel complesso scenario contemporaneo. Un contributo innovativo che, senza cedere né al pessimismo né all'ingenuità, aiuta a leggere le trasformazioni in atto come sfide e opportunità per la crescita umana, spirituale e vocazionale delle nuove generazioni.
Mario Oscar Llanos, salesiano presbitero, dottore in Teologia Pastorale, docente di Filosofia e Scienze dell'Educazione. Laureato in Pedagogia religiosa e Pastorale giovanile, Counsellor. È Professore ordinario di Pedagogia e pastorale vocazionale, Direttore dell'Osservatorio della Gioventù e della Rivista Orientamenti Pedagogici nella Facoltà di Scienze dell'Educazione dell'Università Pontificia Salesiana, e Consultore del Dicastero per gli Istituti di Vita Consacrata e Società di Vita Apostolica della Santa Sede. Ha all'attivo numerose pubblicazioni sulla pedagogia, sulla pastorale vocazionale e la relazione d'aiuto.
Il volume riflette in chiave filosofica sulla relazione come tratto costitutivo della persona e suo culmine espressivo. La persona, infatti, trova nella relazione il suo compimento e quest’ultima nasce dall’incontro dialogico tra persone diverse che cercano una convergenza, pur nella dinamica polare che le unicizza. Dopo essere stata troppo spesso ridotta a categorie solipsistiche e marginali che ne hanno oscurato la portata e le possibilità di espansione, la persona viene qui rivalutata a partire dalla sua struttura metafisica, ridefinendone la dignità che passa anche per un più alto grado di autoconsapevolezza. Attraverso un percorso che intreccia storia del pensiero e analisi antropologica, emergono le strutture metafisiche e il dispositivo etico, nonché la dimensione educativa che costruisce la persona come dinamismo strutturato verso l’altro, in vista di un costante autotrascendimento. Persona si nasce, eppure si diventa soprattutto nella misura in cui si rinvigorisce la sua componente relazionale, punto di partenza nonché motore teleologico del proprio accadimento.
Parlando nel corso di una udienza generale del 3 luglio 1968 (anno cruciale per i giovani dell’epoca) Paolo VI disse: «La mediocrità, l’infedeltà, l’intermittenza, l’incoerenza, l’ipocrisia dovrebbero essere tolte dalla figura, dalla tipologia del credente moderno. Una generazione pervasa di santità dovrebbe caratterizzare il nostro tempo. Non solo andremo alla ricerca del santo singolare ed eccezionale, ma dovremo creare e promuovere una santità di popolo, proprio come, fin dai primi albori del cristianesimo, voleva San Pietro, scrivendo le celebri parole: “Voi siete una stirpe eletta, un sacerdozio regale, una gente santa, un popolo redento; ... voi, che un tempo non eravate un popolo, ma ora siete Popolo di Dio”».
Dalla Postfazione del Card. Marcello Semeraro
Il volume presenta la figura misteriosa di Melchisedek, che nella Genesi compare dal nulla e nel nulla scompare, non prima di aver benedetto Abramo. Nel resto dell’Antico Testamento Melchisedek riaffiora solo nel Salmo 110. Destano dunque vivo interesse le riflessioni fiorite su questo personaggio in due ambiti letterari diversi, ma entrambi radicati nel contesto socio-religioso giudaico del II secolo a.C. - I secolo d.C.: la Lettera agli Ebrei, un’opera omiletica del Nuovo Testamento, e quattro manoscritti rinvenuti nelle grotte della comunità giudaica di Qumran. Su questa figura anticotestamentaria la Lettera agli Ebrei manifesta qualche dipendenza da tali manoscritti? Per rispondere a tale domanda, l’Autore conduce un’analisi comparativa dei testi. Così, su un versante, individua nel personaggio qumranico tre identità eterogenee: un uomo, un arcangelo e Dio stesso, denominato Malkîsedeq, cioè «Re di Giustizia». Sull’altro, evidenzia l’originalità della Lettera agli Ebrei, che proclama Cristo «sommo sacerdote per sempre secondo l’ordine di Melchisedek».
Il volume raccoglie gli Atti del secondo seminario del progetto Esperienza educativa salesiana che l'Università Pontificia Salesiana e la Pontificia Facoltà di Scienze dell'Educazione Auxilium hanno avviato in preparazione alla ricorrenza dei 150 anni del celebre scritto di don Bosco sul Sistema Preventivo. Questa tappa del percorso si è concentrata sulla crescita dei giovani, sulla costruzione dell'identità e sulle sfide legate alla maturazione della coscienza personale.
Prendendo le mosse dallo sguardo di don Bosco sui giovani, il seminario ha elaborato la questione in ottica psico-pedagogica, filosofica e teologica, cercando di promuovere una prospettiva transdisciplinare e un fecondo dialogo di saperi. Quali sono i compiti di sviluppo delle diverse tappe della crescita? Come reinterpretare oggi l'antropologia sottesa alla visione di don Bosco? Quale domanda spirituale abita l’inquietudine dei giovani?
A queste domande cercano di rispondere i saggi del volume, attingendo alla tradizione salesiana e promuovendone l'attualizzazione. I contributi, frutto di solida ricerca accademica ma scritti con linguaggio ampiamente accessibile, costituiscono un ottimo strumento formativo per educatori, formatori e ricercatori interessati a ripensare il Sistema Preventivo per i giovani di oggi.
Le relazioni padre-figlia/tiglio in alcune Religioni del Libro Sacro. Percorsi e prospettive raccoglie e rielabora contributi del Convegno internazionale di studi svoltosi il 7 marzo 2025 presso la Facoltà di Scienze dell'Educazione Auxilium, offrendo a un pubblico più ampio una riflessione rigorosa e attuale su un tema complesso e ancora poco esplorato. In continuità con il precedente lavoro Madre.
Le relazioni madre figlia/figlio in alcune Religioni del Libro Sacro. Percorsi e prospettive, l' opera ne condivide impostazione metodologica e finalità, aprendo tuttavia a prospettive nuove e più audaci.
Se il legame madre-figlio appare spesso come un connubio quasi indissolubile, la figura paterna è stata a lungo interpretata attraverso stereotipi o marginalizzata nel dibattito scientifico. Questo volume colma tale lacuna, indagando il ruolo del padre nelle diverse tradizioni religiose e nei molteplici contesti socio-antropologici, culturali e spirituali.
Attraverso un dialogo interdisciplinare che coinvolge le scienze sociali, psicologiche, pedagogiche, economiche e comunicative, emerge l'immagine di una paternità intesa come relazione viva, da costruire con presenza, responsabilità e cura, all'interno di una società segnata da sfide inedite e nuove opportunità.
Un testo di riferimento per studiosi, educatori e per chiunque desideri comprendere più a fondo i significato e il valore delle relazioni paterne oggi.
Per molti cristiani, la Sindone è un’icona che raffigura la Passione di Cristo, il culmine del suo sacrificio d’amore per l’umanità. Le ferite visibili sul corpo dell’uomo della Sindone richiamano le sofferenze descritte nei Vangeli: la flagellazione, la coronazione di spine, la crocifissione, la trafittura del costato. In questo senso, la Sindone diventa un potente strumento di meditazione sulla Passione di Cristo, un invito a contemplare l’amore di Dio che si è fatto uomo e ha sofferto per noi. Tuttavia, la Sindone non è solo un’immagine di sofferenza ma si colloca al cuore del messaggio cristiano: la speranza nella Resurrezione. La Resurrezione di Cristo è la promessa che la morte non ha l’ultima parola, che la vita, alla fine, trionfa. San Paolo, nella Prima Lettera ai Corinzi, si chiede: «Dov’è, o morte, la tua vittoria?» (15,55). La Sindone, pur nel suo silenzio, in un mondo segnato dalla sofferenza, dalla malattia e dalla morte, sembra rispondere a questa domanda con un’eco di speranza.

