
«Il termine “sacrificio” rimane una di quelle parole originarie e inaggirabili, in cui l’umano stesso è in gioco, con le sue ambiguità e promesse. È quindi una categoria fondamentale, che esige una paziente e rinnovata ripresa» (A. Cozzi).
«Con il sacrificio noi siamo al centro del mistero di Cristo e dell’esistenza cristiana. Per questo una comprensione autentica del sacrificio è di capitale importanza, e ogni errore, anche teologico, è così dannoso» (B. Sesboüé).
Informazioni sull'autore
Ezio Prato, sacerdote della diocesi di Como, è professore ordinario di Teologia fondamentale nella Facoltà Teologica di Milano.
Suor Cecilia Joo Young Park propone un approccio poliedrico alla realtà complessa della compassione e della misericordia: biblico nel fondamento, filosofico nel ragionamento, religioso nella comparazione, spirituale nel vissuto e pontificio nell’insegnamento, evitando interpretazioni riduttive che ne svuoterebbero il senso. L’autrice offre così una lettura vocazionale in cui ogni chiamata nasce dalla compassione e ogni missione diventa evento di misericordia. Con autentico genio femminile, suor Cecilia ricorre alle immagini per chiarire il pensiero e mostrarne la delicatezza, come nella suggestiva metafora delle due sponde di un fiume, unite da ponti che consentono di contemplare la stessa bellezza da prospettive diverse, rendendo visibile il dinamismo tra compassione e misericordia.
Informazioni sull'autore
Cecilia Joo Young Park è una suora sudcoreana della Congregazione delle Suore di San Paolo di Chartres (SPC), prima congregazione missionaria femminile in Corea, fondata in Francia nel 1696 e oggi presente in oltre 40 Paesi. Ha conseguito il Baccellierato in Teologia presso la Pontificia Università Urbaniana di Roma e la Licenza e il Dottorato in Teologia della Vita Consacrata (Summa cum laude) presso l’Istituto Pontificio di Teologia della Vita Consacrata – Claretianum, incorporato alla Pontificia Università Lateranense. Attualmente insegna Teologia della Vita Consacrata a Seul e a Daegu e svolge ricerche sulla vocazione in rapporto alla compassione e alla misericordia. Ha inoltre offerto un contributo significativo alla riflessione e al rinnovamento della vita consacrata nella Chiesa sudcoreana in occasione dell’Anno dedicato alla Vita Consacrata e del Giubileo della Speranza 2025.
Il volume si propone, attraverso la valorizzazione della dimensione interdisciplinare, di rendere ragione della speranza che abita l’esistenza del credente anche in situazioni di sofferenza e di malattia. Tale metodo consente infatti di allinearsi a quella antropologia che costruisce il proprio discorso attraverso la connessione tra le dimensioni biologica, psicologica, sociale, spirituale, che appartengono alla vita umana. Prende forma, in tal modo, un ripensamento della teologia pastorale sanitaria nel contesto vasto e complesso delle dinamiche biofisiche e psichiche che caratterizzano l’esistenza umana nel momento in cui si sperimenta nella condizione di corpo malato incapace di bastare a se stesso. Dall’assunzione di questa prospettiva nasce la possibilità di liberare la pastorale sanitaria da mentalità che la intendono unicamente come somministrazione di pratiche devote.
"Un giorno, mentre ero intento nel lavoro manuale, iniziai a riflettere sull'esercizio spirituale dell'essere umano. Mi si palesarono improvvisamente nella mia riflessione intima quattro gradini spirituali: la lettura, la meditazione, la preghiera e la contemplazione. Questa è la scala dei monaci che li innalza dalla terra al cielo, che pur avendo pochi gradini possiede una grandezza indicibile e incommensurabile, con la base saldamente ancorata alla terra mentre la sua sommità attraversa le nubi e scandaglia i segreti del cielo". Guigo il Certosino.
Guigo II, detto il Certosino o l'Angelico (Guy o Guigues II; Francia, 1114-Saint-Pierre-de-Chartreuse, 1193) è stato un teologo e monaco cristiano francese dell'Ordine certosino, di cui fu priore generale dal 1173.
Lontano dalle vicende terrene, si dimise nel 1176. La sua opera principale, la Scala claustralium (o Scala Paradisi) è considerata un testo di base della Lectio divina fin dal medioevo
"Nell'invitare i lettori ad assaporare tutta la profondità di questo lavoro, desidero esprimere la mia gratitudine al Gagliano per aver avuto il coraggio di percorrere sentieri poco frequentati dagli studiosi e per averci donato una visione d'insieme rispettosa del dato biblico ispirato, del dato patristico illuminato, del dato magisteriale assistito dallo Spirito Santo. La speranza del nostro autore è che il tempo presente possa sperimentare tutta la ricchezza tipologica del mistero di Maria, al fine di riscoprire la vera natura della Chiesa. Ogni credente è chiamato a restituire a Maria il posto che le compete di diritto nella Chiesa, nella riflessione teologica e nella prassi pastorale: la Vergine deve essere pensata, invocata e seguita come la vera icona della Chiesa". (dalla Prefazione di Mons. Attilio Nostro, Vescovo di Mileto-Nicotera-Tropea).
Giuseppe Gagliano (1978), presbitero della Diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea, ha conseguito il Dottorato in Teologia Dogmatica alla Pontificia Università Gregoriana. Già assistente diocesano dell'ACR, responsabile diocesano della Pastorale giovanile, docente di religione, attualmente è direttore dell'Ufficio catechistico diocesano e assistente unitario dell'ACI. A Vibo Valentia è parroco della comunità dello Spirito Santo e insegna Teologia Dogmatica all’Istituto di Studi Religiosi.
"Le pagine che il lettore troverà raccolte in questo libro non sono semplicemente un trattato teologico o un saggio di spiritualità. Esse offrono invece una riflessione viva e concreta su tre realtà che accompagnano la vita di ogni uomo e di ogni donna: il lavoro, la festa e il Giubileo. Sono dimensioni che, se vissute alla luce del Vangelo, diventano vie privilegiate per riscoprire la propria dignità e per aprirsi all’incontro con Dio. Il lavoro, che plasma la vita e diventa collaborazione con l'opera creatrice di Dio; la festa, che trasfigura il tempo ordinario in lode e comunione; e il Giubileo, che rinnova il cuore e apre a un orizzonte di misericordia e speranza. Tre dimensioni che, pur diverse, si illuminano reciprocamente e costituiscono una via concreta per vivere con responsabilità, fiducia e gratitudine la nostra presenza nel mondo" (dalla Prefazione del card. Angelo De Donatis).
Francesco Marulli (Copertino, 1979), presbitero della Diocesi di Nardò-Gallipoli, svolge il ministero di parroco, direttore dell'Ufficio per la Pastorale sociale e il lavoro della sua Diocesi e assistente regionale per la Puglia e territoriale per la Metropolia di Lecce del Movimento Cristiano Lavoratori. Ha conseguito il Dottorato in Teologia con Specializzazione in Dottrina Sociale della Chiesa alla Pontificia Università Lateranense.
Poco prima di morire, probabilmente nel settembre del 1226, Francesco dettò un documento che chiamò Meum Testamentum, Il mio Testamento. Le memorie affidate dal Santo a questo testo possono essere paragonate alle diverse facce intagliate dall’iniziativa di Dio su frate Francesco affinché in lui risplendesse, in modo semplice e puro, la bellezza della luce che emana dal Vangelo.
Il libro di Pietro Maranesi si confronta con questo documento cruciale e problematico in cui l'identità personale di Francesco, divenuta esperienza comunitaria, si fonde con le esortazioni ai confratelli sulle posizioni da assumere per contemplare la luce di Gesù Cristo, costituendo la base ideale per comprendere la vocazione e l'opera dei minori.
L'eredità preziosa racchiusa nello scrigno del Testamento è dunque lo stesso frate Francesco con la sua proposta cristiana modellata sul Vangelo, la cui ricchezza e la cui bellezza resteranno, per questo motivo, sempre e comunque un’eredità difficile.
Pietro Maranesi è frate cappuccino e professore di Teologia e Francescanesimo ad Assisi e a Roma. Fra le sue più recenti pubblicazioni, Io frate Francesco. 5. L'eredità (Porziuncola, 2026); Per-dono per lo tuo amore. La via alla pace di Gesù e Francesco di Assisi (Messaggero, 2025); La via alla sapienza cristiana. Studi su san Bonaventura (Biblioteca Francescana, 2024).
Dov'è Dio quando ne ho bisogno?, se è buono, perché non mi ascolta?, se è onnipotente, perché non fa niente con tutto il male che c'è nel mondo?. Queste domande nascono quando, di fronte al male, ci sembra che Dio sia assente. Altre volte il male viene giustificato, facendolo addirittura apparire come voluto da Dio: se Dio ha voluto questo, ci sarà un perché. In quale modo la teologia classica, la Scrittura e la liturgia affrontano il problema? Le storie di Giuseppe venduto dai fratelli e di Gesù offrono possibili risposte a queste domande. La provvidenza divina è uno dei grandi temi della fede cristiana. Da essa nascono la preghiera, la speranza e la spinta a prendersi cura di quanti sono in difficoltà, affinché tutti gli uomini incontrino il Padre che provvede a ciascuno dei suoi figli.
Nel primo libro delle sue Sentenze, Pietro Lombardo elabora la sua teologia trinitaria secondo un metodo che sintetizza i due fondamentali modelli di riflessione teologica presenti nella sua epoca, quello storico-salvifico, più legato agli ambienti monastici, quello dialettico, più legato alle scuole cattedrali.
La ripartizione degli argomenti, presentata sotto il patronato di sant'Agostino, il cui contributo, fra Padri, è quello più incisivo nell'opera lombardiana, va da ciò che, nella creazione e nella rivelazione, introduce alla contemplazione di Dio nella sua costituzione trinitaria, fino al rapporto che tale Dio ha con la sua creazione.
Al cuore di tale articolata riflessione si scorgono due temi centrali: quello della generazione divina e quello dell'immutabilità della sostanza.
Di tutto ciò si occupa il presente studio.
Matteo Rubechini ha conseguito il dottorato in teologia dogmatica nel 2025 presso la Pontificia Università Gregoriana.
Che cos'è davvero il dialogo? È solo comunicazione o è la trama profonda che ci costituisce come esseri umani? Chi è l'Altro che ci pro-voca? Cosa accade quando scegliamo davvero di ascoltarlo? Qual è il senso profondo di questo incontro?
Si può ancora incontrare l'Altro senza colonizzarlo? Il dialogo è qui esplorato come atto radicale: è responsabilità dell'Io davanti alla chiamata dell'Altro; è ricerca di una Verità nomade e dialogica; è il fondamento di una società plurale e democratica. Ma cosa accade quando il dialogo attraversa confini culturali, storici, epistemici? Come rispondere alla venuta dello straniero. al suo passato ferito? Quante voci sono state cancellate in nome di un universale costruito sull'Io? La seconda parte del testo sfida il mito dell'universalismo occidentale. Affronta le ferite ancora vive del colonialismo: la coloniality, l'epistemicidio, la conquista spirituale, il controllo dei corpi. Davanti a questo volto sanguinante che grida, può esserci pace senza un disarmo anche culturale? Se la filosofia vuole restare fedele a sé stessa, deve trasformarsi: farsi dialogica, interculturale.
Deve decolonizzarsi. Solo così potrà ri-aprire i suoi orizzonti e tornare ad ascoltare l'Altro. La meta-morfosi è urgente.
Federico Masciotti (Foligno, 1998) si è formato in Filosofia presso l'Università degli Studi di Roma "Tor Vergata", dove ha conseguito la laurea triennale, con una tesi su Emmanuel Lévinas, in Antropologia filosofica, e la laurea magistrale, nella medesima materia, con un lavoro che costituisce la base di questo saggio. Ha pubblicato presso la rivista telematica di filosofia Dialegesthai "Günther Anders è il nostro Noè.
Profilo di un pensatore diverso (2022), La persona come fondamento della democrazia. Una lettura di Maria Zambrano" (2023) e Ci sono dei personalismi. Chiarificazioni della persona (2024).

