
La lotta alla mafia comincia dalla memoria. La memoria è il primo atto di resistenza civile. Non è un esercizio del passato, ma un compito che riguarda il presente e che chiama in causa ciascuno di noi. Ricordare significa custodire i nomi, i volti, le storie; significa restituire dignità a chi è stato colpito dalla violenza mafiosa e responsabilità a chi oggi vive in una società che non può permettersi l’oblio. In questo primo Pizzino della NoMafia, con parole essenziali e dense, gli autori Umberto Santino e Andrea Cozzo invitano a non lasciare che il tempo consumi i nomi e i volti delle vittime, e a trasformare il ricordo in impegno quotidiano.
Il libro, a firma di un noto studioso che è anche molto attivo da decenni sul fronte antimafia, si propone di rispondere - brevemente ma efficacemente - alla domanda: "Cosa può fare ognuno/a di noi qui e ora per contrastare le mafie?" La risposta è articolata in 5 punti: 1. conoscerle, 2. boicottarle economicamente, 3. negare consenso elettorale ai loro complici, 4. concentrarsi nell’educazione dei minori più a rischio. Condizione preliminare e permanente, per attuare tali strategie, 5. una radicale opzione etica sul senso da dare alla propria vita.
La figura di un fedele laico esemplare: Una percorso segnato dalla passione per l'uomo, dal dramma del nazifascismo e da un'eredità cruciale per la Chiesa di oggi. Giuseppe Lazzati ha attraversato il Novecento, con tutti gli orrori e le speranze, le contraddizioni e le intuizioni che hanno caratterizzato il suo tempo. A quarant’anni dalla morte, molte sfide contemporanee non sono poi così diverse: un futuro di pace da immaginare, forze democratiche da costituire, l’emergenza educativa delle nuove generazioni e la capacità mai scontata di leggere i segni dei tempi. Da qui la necessità di una pubblicazione che, da una parte, presenti i tratti essenziali della biografia e della spiritualità di Lazzati e, dall’altra, ne riproponga l’estrema attualità del tratto umano e dell’esperienza cristiana mediante quattro "chiavi di lettura" della sua vita: la fede, l’educazione, la cultura, la politica. Ne emerge la figura di un cristiano con il sorriso, dedito tanto all’azione quanto alla contemplazione. È, questa, un’espressione di profezia della quale siamo riconoscenti al venerabile Giuseppe Lazzati.
Chiedersi se siamo felici, se lo siamo stati o se speriamo di poterlo essere, può sembrare un esercizio provvisorio e perfino ingenuo, ma alla fine è l'unica domanda che ha un senso compiuto. Ci sono libri che sfuggono alle rigide classificazioni di critici ed editori, e, parlando al cuore dei lettori, li accompagnano nel percorso spesso difficile e a volte esaltante della vita quotidiana. Sono libri capaci di indagare l'enigma della mente e l'abisso del cuore, rivelando l'unicità irriducibile di ogni essere umano e, al tempo stesso, le costanti che abitano in noi. È il caso delle Confessioni di Sant'Agostino, dei Saggi di Montaigne, dei Pensieri di Pascal, dello Zibaldone di Leopardi. E forse è il caso di "Riprendersi l'anima" di Paolo Crepet. Frugando nel proprio animo e nella propria memoria come in un bazar, per trovare sempre l'universale nascosto dietro ogni particolare, Crepet scrive il suo libro più importante, un antidoto contro l'omologazione, contro i rischi della tecnocrazia e della violenza sotterranea ed esplicita che percorre i nostri tempi. Davanti alla tentazione di cedere a chi vuole annientarci, con la guerra, con il controllo, con la tentazione di rinunciare al fuoco che arde in noi, Crepet ricorda a sé stesso, e a chi decide di intraprendere questo viaggio con lui, per cosa vale la pena vivere. Ci ricorda che l'ombra e la luce, la musica e il silenzio, la quiete e il desiderio sono tutti momenti essenziali della nostra vita. Ci fa vedere come siano necessari il caldo e il freddo e quanto il tiepido, invece, sia un pericolo, un'anestesia che ottunde i nostri sensi e le nostre emozioni. Alternando sapientemente riflessioni profonde, ricordi personali e storie meravigliose - come quella del corniciaio che non riusciva a lavorare a Guernica di Picasso, o di Mike, motociclista il cui amore ha saputo guarire una bambina - Crepet mette in scena il meraviglioso teatro delle emozioni umane e ci mostra con una chiarezza partecipe e commossa come respingere l'apatia, lo sconforto, la tentazione di cedere a chi ci vuole spenti. E, soprattutto, come riprenderci l'anima.
Il numero 3/2026 di Limes, in uscita l’11 aprile, è dedicato alla guerra tra America, Israele e Iran, e s’intitola In trappola. Il volume fa il punto sulla (non) strategia israelo-americana, sulla riorganizzazione dei poteri all’interno della Repubblica Islamica e sulle conseguenze globali del conflitto, tra economia, energia e potenziali nuovi fronti di guerra. Nella prima parte, intitolata Nel fortino iraniano, il volume si concentra sul fronte persiano, analizzando sia la strategia di Teheran sia il modo in cui la Repubblica Islamica si è riorganizzata internamente. In particolare, l’analisi sarà centrata sul ridimensionamento della leadership religiosa e sulla assoluta centralità dei pasdaran, destinata a sopravvivere alla guerra e a informare di sé l’Iran del futuro. Nella seconda parte, Israele-Usa, per mano nel burrone, il volume analizza la prospettiva americana e quella israeliana. Gli articoli di questa sezione analizzano le visioni strategiche che hanno portato America e Stato ebraico a ingolfarsi in una guerra che difficilmente potranno vincere. E che apre a una nuova configurazione mediorientale, dominata dalle crescenti tensioni israelo-turche. Nella terza e ultima parte - La guerra allarga Caoslandia - il volume fa il punto sulle conseguenze globali della guerra, da un punto di vista energetico, economico e strettamente strategico. Al centro di questa sezione vi sono dunque gli effetti della chiusura di Hormuz, le ripercussioni del conflitto sul Golfo e la possibilità che le ostilità si allarghino coinvolgendo altri attori regionali.
«Guardavo la scena e non riuscivo a credere che una bulgara come me fosse seduta alla destra del presidente degli Stati Uniti.» Dalla Sofia degli anni Trenta alle macerie del dopoguerra, dall’esilio all’America del boom, fino alla Roma del giornalismo internazionale: Maria Kiselova Romersa racconta la propria esistenza come un lungo viaggio attraverso la grande Storia. Nipote del Generale Kiselov, eroe della Prima guerra mondiale, e figlia di un avvocato coinvolto nella diplomazia bulgara, Maria vede crollare in un solo giorno il mondo dell’infanzia: l’arresto del padre, la persecuzione comunista, la fuga, la povertà. Ma proprio da quel crollo nasce la sua seconda vita: costruita con il lavoro, la tenacia e l’incontro con Luigi Romersa, celebre giornalista e compagno di un’avventura umana e professionale straordinaria. Con lui, Maria incrocia figure che hanno segnato un’epoca - da Perón a Lyndon Johnson, da Tito a Salvador Dalí - e restituisce in queste pagine il ritratto vivido di un secolo in movimento.
L’immagine del presidente Donald Trump circondato da una serie di pastori che con le mani alzate invocano su di lui la benedizione di Dio è una delle icone del fondamentalismo evangelico che, in questi anni, si è affermato ed espanso nei cinque continenti. Ma la sua storia non è recente e, dalla polemica antidarwiniana del primo Novecento alle teorie apocalittiche sul conflitto mediorientale che ci condurrebbero alla fine del mondo circolate in questi anni, il fondamentalismo evangelico mostra una lunga e complessa storia che questo volume cerca di ricostruire. All’origine il fondamentalismo evangelico fu una teologia e, soprattutto, un modo di leggere la Bibbia; nel tempo, organizzatosi in associazioni e radicatosi in alcune chiese evangeliche, è diventato anche un soggetto religioso e politico in grado di incidere nello spazio pubblico, anche nel Sud globale.
Il fascismo non è un relitto del passato. Non è un’ombra confinata nei manuali di storia o nei rituali nostalgici di una minoranza. È una corrente sotterranea, carsica, che attraversa la Repubblica e riaffiora ogni volta che la democrazia si indebolisce. Tomaso Montanari parte da una domanda semplice e feroce: che cosa resta del fascismo nell’Italia di oggi? La risposta è radicale. Il male non è una parentesi chiusa nel 1945, ma una continuità che si rinnova. Dalla fine della guerra un ininterrotto passaggio di testimone tra uomini, idee, linguaggi e apparati ha consentito alla mitologia e all’ideologia politica del fascismo di sopravvivere alla sconfitta militare e alla nascita della Costituzione. Non come ripetizione caricaturale del Ventennio, ma come adattamento strategico: restano identici la visione razzista dell’umanità, l’idea di una nazione basata sul sangue, l’avversione per ogni principio di eguaglianza, il culto del capo, un modello autoritario dello Stato, l’odio per le diversità. La continuità del male demolisce il mito consolatorio di una destra conservatrice, moderata, istituzionale e disposta a stare nei confini della Costituzione. Il progetto è esattamente il contrario: abbattere la Costituzione antifascista e riportarci all’odio e alla paura. Con rigore filologico e passione civile, Montanari ricostruisce la genealogia delle idee che dominano il discorso pubblico contemporaneo: la paura del diverso come strumento di governo, l’ossessione identitaria, il dominio patriarcale, l’ammirazione per le società "spartane" che praticano l’apartheid e la violenza. Ogni parola viene riportata alla sua fonte, ogni formula ricondotta alla sua origine. Non un’invettiva, ma un atto di verità politica. Chiamare le cose con il loro nome diventa una necessità democratica. Per capire che cosa sta accadendo. Per riconoscere la matrice dell’intolleranza e del discorso d’odio. Per spezzare la continuità del male, e fermare l’ascesa dei nuovi fascisti: siamo ancora in tempo. Se li vediamo per quello che sono davvero. C’è un lungo e sotterraneo filo nero che lega le idee della destra che governa l’Italia al fascismo. Un atto di verità politica.
Nel 2025 i giovani hanno fatto sentire la propria voce in ogni parte del mondo. Dalle piazze del Nord Africa ai campus europei, dai movimenti per il clima alle richieste di pace e di giustizia sociale, la Generazione Z si è mostrata consapevole delle sfide globali, ma anche pronta a non rassegnarsi di fronte a difficoltà quotidiane come l'accesso alla casa, la stabilità lavorativa, la qualità dei servizi di welfare. L'edizione 2026 del Rapporto analizza il modo in cui i giovani affrontano questo complesso scenario, cercando di capire cosa frena e cosa favorisce il loro ruolo attivo nei percorsi di vita e nel contesto sociale ed economico. Attraverso una lettura comparata, il volume fotografa con rigore e sensibilità i mutamenti che attraversano le nuove generazioni, mettendo in luce i principali nodi critici e le risorse emergenti. Tra i temi approfonditi, la mobilità internazionale e le nuove forme di cittadinanza globale; le disuguaglianze economiche, territoriali e di salute; le relazioni affettive e i nuovi modi di costruire legami di fiducia; l'impatto delle fake news e dei nuovi media digitali sulla formazione delle opinioni e dei comportamenti civici; le esperienze di partecipazione al Giubileo.
Questo libro nasce dall’esperienza diretta dell’autore nella comunicazione politica italiana. Prima all’interno del MoVimento 5 Stelle, come braccio destro di Gianroberto Casaleggio negli anni in cui i social media hanno trasformato per sempre il rapporto tra potere e consenso. Poi con Esperia, il nuovo progetto editoriale che Dettori ha cofondato nel maggio 2025 per confrontarsi consapevolmente con la guerra narrativa che attraversa l’Occidente, anche alla luce delle riflessioni raccolte in queste pagine. La tesi dell’autore è chiara: nel nostro tempo le autocrazie hanno saputo usare meglio delle democrazie gli strumenti della narrazione. Per questo serve una nuova consapevolezza strategica, insieme alla capacità di raccontare l’Occidente senza complessi di inferiorità. Questo libro è insieme il racconto di un’esperienza e l’invito a trasformarla in metodo: lo stesso che ha contribuito al successo del M5S e che oggi sostiene il progetto Esperia. Perché la battaglia decisiva non è per il potere. È per le menti e per i cuori.
Lo sviluppo umano integrale è un processo complesso, fondato su relazioni che si costruiscono nei diversi contesti in cui la persona vive e agisce. Per il magistero cattolico, esso riguarda ogni persona e tutta la persona, considerata come unità armonica di corpo, mente e spirito. Tuttavia, esistono reali minacce a tale sviluppo: tra queste, l’abuso mina l’integrità della persona e produce conseguenze disabilitanti sul corpo, sulla mente e sullo spirito. Senza un adeguato supporto, la vittima si vede privata delle opportunità necessarie per sviluppare le capacità fondamentali descritte da Martha Nussbaum nel suo Capabilities approach, e che le permetterebbero di fiorire. La prospettiva del Safeguarding implica la responsabilità di tutti nel costruire relazioni, spazi e processi sicuri. Il volume mostra come questa pratica rappresenti un ponte e un’opportunità di dialogo tra l’idea di sviluppo umano integrale e il modello delle capacità, offrendo una visione che integra etica, antropologia e cura della persona.
Dove vanno a finire i soldi che diamo allo Stato? Perché il lavoro è tassato più delle rendite? Perché i nostri salari sono tra i più bassi d’Europa? Perché la benzina non cala quando scende il prezzo del petrolio? Molti di noi nella vita quotidiana si trovano ad affrontare piccole e grandi questioni dell’economia su cui raramente si hanno idee chiare anche perché la materia spesso è presentata in modo oscuro, con frasi fatte e pochi esempi pratici. Ecco la ragione principale di questo libro in cui Carlo Cottarelli offre finalmente risposte dirette e comprensibili ai molti dubbi che ci assillano. E, anziché basarsi su numeri, tabelle e formule, parte dalle domande che ci poniamo leggendo i giornali, facendo la spesa, pagando le tasse, per sfatare i falsi miti sul debito pubblico, il carrello della spesa, i costi della politica e la disoccupazione e aiutarci a comprendere i meccanismi della moneta, dei mutui o della finanza. Ci spiega così con semplicità, ma mai semplicisticamente, come funziona la pressione fiscale, quali sono le difficoltà di ridurre la spesa pubblica e perché gli economisti non prevedono (sempre) le crisi. E allarga infine lo sguardo allo scenario internazionale analizzando come la Cina è diventata la più grande economia al mondo, perché i rischi di una guerra tra le grandi potenze sono aumentati e come analizzare gli andamenti degli investimenti in oro o in criptovalute. «Il Pil misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita degna di essere vissuta», diceva Bob Kennedy, ed è in parte vero, ma forse è meglio capire come funziona che demonizzarlo. Ecco perché è utile poter contare finalmente su un’Economia facile alla portata di tutti.

