
Prima il personaggio, poi l'uomo. O forse è sempre stato il contrario? Alla vigilia dei novant'anni, Lino Banfi apre per la prima volta lo scrigno dei suoi ricordi più intimi e profondi. Molto prima della fama, e ancor prima di trasformare il dialetto pugliese in un amato tesoro nazionale, c'era semplicemente Pasquale Zagaria nato ad Andria. In questo memoir, l'attore condivide il terrore delle bombe durante la guerra, la breve parentesi in seminario e il freddo delle notti passate per strada da ragazzo, inseguendo un sogno impossibile: diventare famoso. Dai modesti esordi nell'avanspettacolo accanto a Domenico Modugno alle prime comparsate nei film con Franco e Ciccio, il "fenomeno Banfi" ha conquistato, passo dopo passo, il cuore del Paese: decine di film da protagonista, show televisivi con milioni di telespettatori, fiction di successo lo hanno reso un volto familiare della televisione e un protagonista del grande schermo, regalandogli infine l'affettuoso titolo di "nonno d'Italia". Il suo calore unico e l'umorismo gli hanno permesso di stringere un'amicizia speciale e duratura persino con papa Francesco. Eppure, dietro la leggendaria comicità si nasconde una storia di profonda resilienza. Attraverso i momenti più bui della vita - i pensieri suicidi in giovane età, la crisi di fede, la malattia e la straziante perdita dell'amata moglie Lucia - ha sempre trovato il modo di lasciare che l'ironia lo guidasse attraverso il dolore. In questo memoir commovente e sincero, Lino Banfi esce per la prima volta dal personaggio e apre le porte del suo cuore per condividere una risata, una lacrima, una riflessione sul vero significato di una vita vissuta pienamente.
Per trent'anni abbiamo creduto di vivere nell'era della globalizzazione: mercati aperti, catene produttive planetarie, cooperazione economica destinata a rendere la guerra sempre meno probabile. Quell'illusione è finita. Oggi l'economia parla il linguaggio delle strategie militari, e al tempo stesso la guerra torna a essere più «normale». Le nazioni combattono sempre con i missili e le portaerei, ma anche con dazi e sanzioni, il controllo di tecnologie strategiche, il dominio su risorse energetiche e materie prime critiche. Le catene di approvvigionamento diventano strumenti di pressione geopolitica. Le aziende private sono arruolate nella competizione tra potenze. I generali entrano nei consigli d'amministrazione e i governi tornano a fare politica industriale per difendere la sicurezza nazionale. È la nuova epoca della geoeconomia, dove commercio, tecnologia, finanza e potenza militare si fondono in un unico campo di battaglia. In questo libro Federico Rampini racconta come siamo arrivati a questa svolta storica e cosa significa per il futuro dell'Occidente. Spiega le nuove dimensioni della rivalità tra Stati Uniti e Cina, destinata a dominare il XXI secolo; perché la Russia resta una minaccia strategica; perché la corsa alle tecnologie decisive - intelligenza artificiale, energia, semiconduttori - determinerà i nuovi equilibri di potere e come è entrato in crisi il modello europeo, un continente che per decenni ha potuto permettersi il lusso del pacifismo perché altri garantivano la sua sicurezza. La storia non ha mai smesso di essere governata dai rapporti di forza. Oggi lo scopriamo di nuovo, mentre le guerre divampano, la capacità militare riemerge come ultima garanzia della libertà, e la sua assenza può risultare fatale. Perché, nel mondo che sta nascendo, pane e cannoni tornano a essere inseparabili: la prosperità economica e la sicurezza nazionale sono ormai due facce della stessa realtà. E ignorarlo è il più pericoloso degli errori.
Crescere è un atto di coraggio. Ogni età è importante, con i suoi rischi, ma anche con le sue straordinarie potenzialità. Nella formazione di un ragazzo ogni anno può essere decisivo, soprattutto nella misura in cui un adulto è capace di essere presente. Perché, pur senza sostituirsi agli sforzi che un giovane deve saper affrontare, adulto è chi sa testimoniare una vita buona accompagnando, incoraggiando, ricominciando sempre. Anche se i giovani a volte ci guardano come fossimo estranei, siamo noi la loro "prima scuola". E per educare dobbiamo "esserci" e non delegare. Non possiamo abbandonarli in balìa di se stessi. La nostra cura per l'educazione sarà il prezioso e insostituibile tesoro che lasceremo loro in eredità.
Le vicende mediorientali, come tutte le altre tristi vicende internazionali di questo e del passato secolo, sono piuttosto complesse e alcune rimarranno chiuse alla nostra comprensione ancora per molto tempo. Rispetto ai grandi conflitti ottocenteschi, quelli del XX e del XXI secolo hanno mietuto molte, troppe vittime civili. Ciò ha prodotto per contrappasso la nascita di nuove categorie giuridiche, come i crimini di guerra; e di categorie morali, come quella delle responsabilità di guerra. Questo libro nasce dal proposito di riflettere sulle drammatiche vicende mediorientali dopo il 7 ottobre 2023, analizzando le quali non di rado si sono confrontate opinioni polarizzate. Dopo l’eccidio perpetrato da Hamas era necessario fissare alcune riflessioni, sia pure come azione civile scaturita da un evento tragico e inimmaginabile. Oggi la pace a Gaza e in Medio Oriente rimane un obiettivo lontano, con molteplici ostacoli politici, militari e umanitari ancora da superare. E l’idea di "un territorio due Stati" rimane non solo del tutto inattuata dal lontano 1947, ma anche piuttosto utopica, a fronte di alcune realtà che sono sotto gli occhi di tutti, e che questo libro ha cercato di cogliere nella loro essenza. Pur così a ridosso dei fatti, si è cercato di mantenere un’esposizione rigorosa, basata su un controllo attento delle fonti disponibili nell’auspicio che, in un futuro ancora imprecisato, nuovi documenti si aprano agli studiosi.
Che cosa cercano davvero i ragazzi di oggi? In un tempo segnato da solitudine, distrazione e fragilità crescente, la scuola si trova al centro di una sfida decisiva: educare non solo alla conoscenza, ma al significato della vita. Questo libro raccoglie anni di esperienza educativa vissuta in prima linea tra i banchi. Attraverso episodi concreti, dialoghi e riflessioni nate dal rapporto quotidiano con gli studenti, l’autore mette in luce le domande più urgenti che abitano il mondo giovanile: il bisogno di essere riconosciuti, la paura di restare soli, la ricerca di una felicità che non sia fragile e provvisoria. Più che un semplice diario scolastico, queste pagine offrono un contributo al dibattito educativo contemporaneo, mostrando che il cuore dell’educazione non è una tecnica o un metodo, ma la presenza di adulti capaci di guardare i ragazzi con verità e responsabilità. Un testo rivolto a insegnanti, educatori e genitori che desiderano comprendere meglio le sfide educative del nostro tempo e affrontarle con uno sguardo nuovo.
Che cos’è l’Occidente? Una realtà geografica, una costruzione astratta, una sorta di illusione ottica? È l’invenzione di alcuni popoli che hanno tentato di definirsi e, nel tempo, di imporre su altri la propria sovranità, oppure traduce aspirazioni e valori autentici? Questo viaggio parte da un concetto, l’umanesimo - cardine dell’identità occidentale -, per portarci nel cuore della nostra cultura condivisa, da Alessandro Magno ad Annibale e dal mito di Eracle alla predicazione di san Paolo. Entriamo nella tensione tra umano e divino, tra fede e ragione, che percorre la nostra storia. Indaghiamo concetti centrali nell’antichità romana, come virtus, honos e fides, su cui si fondano la vita pubblica e la possibilità stessa di una convivenza. Seguiamo la costruzione della civitas, l’intuizione di un mondo tenuto insieme non solo dalla forza, ma da un diritto condiviso che nasce dalla comune umanità e che dà forza alla res publica. Misuriamo il peso delle religioni e delle autocrazie. Vediamo come la guerra ribalti gli schemi e possa dissolvere conquiste di secoli. Giovanni Brizzi ci guida fino alle radici del nostro modo di pensare, di immaginare il patto sociale, di essere cittadini. Comprendiamo, così, come ciò che accadeva duemila anni fa sia specchio e misura di ciò che accade oggi. Perché la riflessione su cosa siano i valori occidentali, su cosa ne resti e chi ne sia il custode, è una chiave per decifrare la società in cui viviamo e il modo in cui scegliamo di viverci.
Tutto comincia negli anni Trenta, in un laboratorio nel centro di Roma, con una scoperta inizialmente mal compresa, dalla quale nasce un’arma capace di cancellare la nostra stessa civiltà. Rovelli racconta la storia della bomba atomica seguendo il filo sottile che unisce curiosità scientifica, paura, ambizione e responsabilità, in un mondo in cui, con la nuova corsa al riarmo, si riaffaccia in modo drammatico il rischio della catastrofe nucleare. Attraversiamo quasi cento anni tra episodi cruciali e momenti poco noti, dalle ricerche di Enrico Fermi e del gruppo di fisici europei prima della guerra, al Progetto Manhattan e ai bombardamenti atomici americani su Hiroshima e Nagasaki, che causarono oltre 200.000 morti civili; dai dimenticati tentativi italiani di dotarsi di una bomba atomica propria, fino alla situazione attuale, in cui l’Italia, senza che ci sia stata una discussione pubblica su questa scelta, ospita bombe atomiche altrui. Perché la bomba non è stata realizzata in Germania, la nazione scientificamente più avanzata dell’epoca? Perché gli scienziati, rimasti separati da una parte e dall’altra del conflitto mondiale, non sono stati capaci di comprendersi? Cosa insegna il fatto che la Corea del Nord, che ha scelto di avere la bomba, è rimasta intatta, mentre la Libia, che vi ha rinunciato, è un paese devastato? Perché gli Stati Uniti hanno usato l’atomica in Giappone a guerra praticamente vinta? Quanto è diventata instabile oggi, con la crescita del numero delle grandi potenze nucleari, la logica della deterrenza, cioè il fragile equilibrio del terrore? Con il suo stile chiaro e rigoroso, Rovelli non offre risposte consolatorie, ma ci mette di fronte a questioni concrete. Ci ricorda gli innumerevoli malintesi e gli errori di giudizio da parte della politica, che nel passato hanno portato a massacri insensati, e ci invita a chiederci se non ne stiamo facendo di simili. Ci spinge a interrogarci sul rapporto tra conoscenza e responsabilità individuale e collettiva. "La cattiva coscienza dei fisici" diventa così la storia di una scoperta straordinaria e, insieme, la cronaca di una questione oggi ignorata ma drammaticamente urgente.
Il volume in ricordo di Vittorio Cigoli raccoglie i contributi di colleghi e allievi di diverse generazioni, italiani e stranieri, che hanno lavorato con lui su temi e in ambiti che riguardano la psicologia clinica e la psicologia sociale, le pratiche di ricerca e quelle dell’intervento, la formazione e l’insegnamento. A partire dal pensiero teorico e applicativo di Vittorio Cigoli, gli Autori evidenziano diversi aspetti peculiari del fare psicologia, riconducibili però a un medesimo modo di sentire e vedere la scienza psicologica nella sua complessità e sempre in ricerca di verità. Il libro si articola in tre parti, precedute da una bibliografia ragionata delle pubblicazioni di Vittorio Cigoli e da una selezione delle sue parole, raccolte come frammenti di un’eredità che continua a interrogare e a generare. La prima parte del volume è dedicata ai fondamenti epistemologici del Modello Relazionale-Simbolico a cui Cigoli ha rivolto grande parte dei suoi studi e delle sue ricerche: l’origine psicodinamica, il dialogo con altri paradigmi teorici contemporanei, l’importanza del livello simbolico nelle relazioni, la funzione dei rituali e delle feste nell’esperienza umana, il ruolo dell’immagine per accedere alla relazione, lo sguardo relazionale delle dinamiche comunitarie e l’intreccio indissolubile tra ricerca e clinica. La seconda parte tratta alcuni temi che hanno attraversato tutto il lavoro di Cigoli: la continuità e la trasformazione dei legami familiari a fronte di eventi come la separazione e il divorzio, l’affido e l’adozione, la malattia. I contributi evidenziano inoltre gli apporti del suo pensiero clinico alla terapia e alla mediazione familiare, nonché le opportunità del lavoro in ambito sociale e comunitario. La terza parte, infine, restituisce il dialogo profondo con i colleghi italiani e internazionali che Vittorio Cigoli ha coltivato con generosità e curiosità intellettuale. Contributi di: Monica Accordini, Caterina Arcidiacono, Filippo Aschieri, Marta Bonadonna, Donatella Bramanti, Scott W. Browning, Giulio Costa, Antonello D’Elia, Federica Facchin, Paola Farinacci, Stephen E. Finn, Chiara Fusar Poli, Marialuisa Gennari, Caterina Gozzoli, Ondina Greco, Raffaella Iafrate, Davide Margola, Elena Marta, Costanza Marzotto, Aldo Mattucci, Sara Molgora, Marina Mombelli, Matteo Moscatelli, Corrado Pontalti, Camillo Regalia, Rosa Rosnati, Emanuela Saita, Eugenia Scabini, Giancarlo Tamanza, Carles Pérez Testor, Luciano Tonellato, Marcellino Vetere.
In futuro saremo dominati dall'AI? Fino a che punto le macchine sono davvero «intelligenti»? Qual è il confine tra l'uso etico della tecnologia e la sua potenziale sopraffazione? Con uno sguardo differente rispetto alla letteratura contemporanea sul tema ed un approccio audace e originale, questo saggio descrive la posizione della Chiesa nell'era digitale ed esamina il più importante documento ecclesiastico pubblicato sull'argomento, Antiqua et nova (2025), offrendo al lettore una guida normativa fondamentale. L'alternativa proposta dall'autore alla «rivoluzione tecnologica» è un cammino verso una «rivoluzione umana».
Il titolo del libro, già di per sé emblematico: "La nuova Torre di Babele" vuole indicare la tendenza di fondo che anima lo sforzo "titanico" che l’uomo persegue nel ricercare la sua salvezza attraverso la scienza e la tecnologia ma a prescindere da Dio. L’Intelligenza artificiale, l’ipertecnologia e il transumanesimo appaiono come strumenti dell’uomo di oggi, simili alle lingue degli antichi uomini, che nel racconto biblico tentavano di innalzare la torre per giungere fino al cielo e sfidare Dio. Ma Dio ha punito la loro superbia confondendoli in modo che non si potessero più capire. Forse lo stesso destino attende questo nuovo sforzo titanico dell’uomo di oggi? La tecnologia ci incanta ma anche ci disincanta. Pretende di farci felici? La felicità non ce la darà la nuova Torre di Babele che l’umanità costruisce oggi. Il cristiano sa di trovare la felicità in quello che chiama il Cielo e che di fatto è il ritorno a Dio.
Se si chiede a un fi glio della tradizione occidentale che cosa sia la filosofia, la risposta più probabile sarà che è l’esercizio del pensiero critico. Ma, se si fa la stessa domanda a qualcuno che coltivi la filosofia essendo radicato in un’altra tradizione, costui risponderà che essa è iniziazione alla vita. È in questo secondo senso, più pregnante e integrale, che Panikkar si è aperto all’esperienza fi losofica, a cui inerisce inscindibilmente un valore teologico e spirituale. Questo per lui ha comportato un cammino di maturazione che consente di portare a convergenza i significati riconosciuti nella ricerca e il modo di esistere. Dalla Prefazione di Roberto Mancini
Come si sopravvive al dolore di chi abbiamo di fronte? Come non farsi travolgere, quando sembra occupare tutto lo spazio disponibile? Esiste un confine sottile in cui la professione diventa missione e i progetti personali di vita cedono spazio alla compassione; è in questo territorio che si muovono i testimoni intervistati da Marina Piccone: medici, missionari, psicoterapeuti, caregiver e volontari che hanno scelto di non distogliere lo sguardo, ma di restare. Con un mosaico di esperienze di dedizione e prossimità, il testo esplora il lavoro invisibile della cura e il suo costo emotivo e fisico, dando voce a chi tocca con mano le ferite del mondo sino, a volte, a farsi spezzare il cuore… ma senza mai soccombere! Le testimonianze raccolte mostrano quanto il confine tra chi cura e chi è curato sia fragile, e come l’esposizione continua al dolore dell’altro possa lasciare tracce profonde, spesso ignorate dal discorso pubblico e dalle istituzioni. E se la geografia del dolore che si traccia in queste pagine interroga il nostro modo di intendere il gesto di responsabilità e di cura, restituisce al contempo dignità a un’esperienza fondamentale eppure marginalizzata, nella sua capacità umana di generare speranza tramite la forza rivoluzionaria della tenerezza.

