
A dieci anni dalla pubblicazione di Amoris laetitia, il presente volume si propone come uno strumento pensato per approfondire la svolta impressa da papa Francesco alla riflessione teologica ed ecclesiale con questa esortazione apostolica. Attraverso la forma del glossario, esperti di rilievo internazionale analizzano le categorie fondamentali che compongono la "grammatica" dell'amore cristiano: dall'accompagnamento al discernimento, dalla centralità della coscienza alla riabilitazione della fragilità. L'opera mira a superare un'impostazione puramente legalistica per approdare a una «morale dell'esistenza», capace di accogliere la «meravigliosa complessità» delle relazioni umane e di integrare le ferite dei legami contemporanei nella logica del «bene possibile». Il volume non è solo un bilancio critico del decennio trascorso, ma una bussola per una Chiesa che intende abitare la realtà concreta delle famiglie come vero locus theologicus. Prefazione di Erio Castellucci.
Il volume affronta gli anni nei quali, consolidatesi le dinamiche del «miracolo economico», la Democrazia cristiana si trovò a governare un Paese profondamente mutato rispetto alla fase della ricostruzione postbellica. Il cambiamento non aveva interessato solo gli aspetti economici e produttivi, ma aveva interessato anche il tessuto sociale e antropologico, innescando un prepotente processo di secolarizzazione che, in una decina d'anni, si sarebbe materializzato nel risultato referendario sul divorzio. In questo quadro, spinta da Fanfani e Moro, i due «cavalli di razza» secondo una definizione in voga in quegli anni, la Dc imboccò la strada del dialogo con le sinistre: prima attraverso la coalizione del centrosinistra (coinvolgendo nell'area di governo il Partito socialista); poi, dal finire del decennio, attraverso la cosiddetta «strategia dell'attenzione» che Moro pose in essere nei confronti del Partito comunista. Questa seconda strada, una volta entrata in crisi irreversibile la coalizione del centrosinistra, sembrò poter prendere corpo: le elezioni del 1976 videro - secondo la definizione di Moro - «due vincitori» ai quali spettava il compito di gestire una fase di crisi conclamata, generata non solo dal quadro economico internazionale, ma anche da un'impennata della violenza politica.
"Il problema dell'empatia", un'opera di alto valore scientifico, viene qui presentata per la prima volta in lingua italiana. Posto ai confini tra filosofia e psicologia, questo studio mostra come si possa esperire la coscienza altrui, per giungere alla comprensione delle persone con cui entriamo in rapporto. «Il merito di Edith Stein è quello di aver gettato le basi dell'analisi del vissuto dell'empatia in modo piano, convincente e si potrebbe dire didatticamente efficace, chiarendo a se stessa e a noi che cosa accade in noi stessi quando incontriamo un altro essere umano e come da questo incontro si possa muovere per comprendere la sua e nostra costituzione: se è necessario passare attraverso la corporeità, si giunge, nel "sentire" l'altro, a cogliere la sua vita psichica ed una serie di atti che si possono definire "spirituali"; e in ciò consiste il primo nucleo della comunità» (dalla prefazione alla seconda edizione di Angela Ales Bello).
Il libro ricostruisce il processo di fondazione della Democrazia cristiana, partito che la maggioranza dell'elettorato italiano nel giro di pochi anni scelse per governare il Paese. Fin dalla tarda estate 1942 la proposta politica della Dc si legò strettamente alla più vasta vicenda storica nazionale: nella crisi del progetto totalitario fascista e nel tramonto della monarchica italiana l'itinerario di costituzione del partito democristiano si snodò lungo difficili tornanti, accomunando cattolici di diverse generazioni e sensibilità per aprire la via alle attese libertà politiche in un quadro di giustizia sociale. Fuori da precostituiti canoni definitori e giovandosi di inedite fonti storiche, gli studi raccolti nel primo dei sei volumi di un'ampia Storia della Democrazia cristiana ripercorrono in particolare tre passaggi decisivi: l'apparire della progettualità degasperiana e il suo misurarsi con i molteplici orientamenti politici della cultura cattolica, interagendo con l'organizzazione ecclesiale e con le più ampie strategie vaticane; la formazione e la mobilitazione della Dc in un'Italia ancora divisa dal conflitto bellico, fino a diventare un partito nazionale; le prime prove di una forza di governo in grado di affrontare delicati snodi istituzionali e di un'organizzazione politica capace di sostenere la lotta elettorale che coinvolse la popolazione italiana nel referendum tra monarchia e repubblica e nel suffragio universale per l'Assemblea costituente del 1946.
Si può fare esperienza della trascendenza? Nel cuore della vita quotidiana si può intravedere un orizzonte di ulteriorità inafferrabile, e addirittura entrare in relazione con esso? Il libro cerca una risposta a tali domande, lasciandosi guidare soprattutto da tre idee: il quotidiano, in cui s'incarna e "parla" il vissuto personale, non è un luogo amorfo e indifferenziato, ma custodisce e può rivelare una inesauribile profondità spirituale; in tale profondità la trascendenza "si dice in molti modi", mai compiutamente saturabili nell'orizzonte della finitezza; rispetto tale orizzonte, solo l'infinito può "fare la differenza", fino a scrivere la Trascendenza con la lettera maiuscola, attraversando tutte le sue approssimazioni analogiche. A partire da queste idee, il libro invita a percorrere sette sentieri che attraversano luoghi e tempi della vita, tutti orientati al bene trascendente, in un crescendo di ordine partecipativo: lo stupore che sorprende, l'esistenza che "sporge" sulla finitezza, la fragile reciprocità dei legami, l'intelligenza che comprende, la libertà con le sue vertigini d'infinito, la storia tra incompiutezza e speranza, l'amore ovvero il Terzo che accomuna. L'intento paradossale di aprire il pensiero alla trascendenza, entrando in dialogo con l'esperienza vissuta, si avvale della compagnia di testimoni esemplari - uomini e donne, noti e meno noti, di epoche e con sensibilità e competenze diverse - capaci di esplorare questa sconfinata "terra di mezzo", intrecciando riflessione e narrazione, in un difficile equilibrio lungo il crinale in cui nella persona umana finito e infinito s'incontrano. Solo la trascendenza garantisce l'infinità dell'infinito e insieme la dignità del finito. La trascendenza è la differenza di finito e infinito che abita e illumina il quotidiano, innalzando la persona oltre se stessa.
La Democrazia Cristiana, 1946-1954: dall'Assemblea costituente alla morte di De Gasperi. Gli anni della fondazione della democrazia e della ricostruzione postbellica: quelli dei governi da lui guidati nella "fase costituente" della Repubblica e dell'affermazione maggioritaria di un partito che De Gasperi non voleva «di massa» ma «di popolo», «partito nazionale» che doveva «rappresentare tutta la nazione» e i suoi multiformi interessi sociali. Le "grandi riforme" dei governi De Gasperi trasformarono profondamente la struttura della società italiana, in particolare il Mezzogiorno; contribuirono ad allargare le basi di consenso al regime democratico. In politica estera, inoltre, il «centrismo» degasperiano rese possibile l'adesione dell'Italia al Piano Marshall e consentì di tradurre la «scelta occidentale» in una coerente politica di cooperazione nel quadro delle relazioni internazionali disegnato dalla guerra fredda; assicurò l'ingresso nel Patto Atlantico e la partecipazione al processo di integrazione europea in una prospettiva federalista. Si rivelò, nel contesto interno e internazionale del dopoguerra, l'unica coalizione di governo capace di garantire la sicurezza della Repubblica, il consolidamento della Costituzione e la stabilità di un indirizzo politico orientato alla "difesa della democrazia" con il metodo democratico.
Parlare di incertezza in questo tempo può apparire scontato di fronte alle crisi che si stagliano nei grandi orizzonti internazionali. Ma c'è un'incertezza sul futuro dell'Italia, radicata nel suo ruolo a livello internazionale, che ha anche un'origine endogena: ha a che fare con gli esiti a cui l'hanno condotta le classi dirigenti che l'hanno guidata nell'ultimo abbondante trentennio. L'incertezza riguarda ormai la collocazione dell'Italia nel quadro internazionale, il fronte delle istituzioni che hanno registrato forti discontinuità nella legislazione elettorale, nelle riforme costituzionali, financo nella rielezione dei presidenti della Repubblica. Anche dal punto di vista delle questioni del lavoro, della sanità, dell'economia, della fiscalità, il clima che si registra resta sempre quello dell'incertezza. Capire come questa percezione si sia materializzata nel nostro paese è al centro di queste pagine che da diversi punti di vista, e in vari campi di osservazione, provano a ricostruire gli ultimi decenni della Repubblica. Molti dei cambiamenti avvenuti hanno condotto ad esiti ben lontani da una transizione ordinata dalla Repubblica dei partiti che avevano scritto la Costituzione. La transizione si è allungata a dismisura ed è divenuta incertezza.
Il volume ricostruisce l'influenza che la scuola di Tubinga, inaugurata da Johann Sebastian Drey e Adam Möhler nella prima metà dell'800, ha avuto sul pensiero cattolico, tedesco e francese, della prima metà del ‘900. Centrato sull'idea del cattolicesimo come complexio oppositorum esso offriva una prospettiva dinamica che univa fede e ragione, unità e pluralità, tradizione e rinnovamento. Si trattava di una prospettiva originale che fuoriusciva dalle alternative che contrassegnavano la cultura cattolica della prima metà del ‘900, divisa tra reazione e modernismo, nella direzione di una Chiesa contrassegnata da una vitale dialettica polare. Il modello consentiva, altresì, di immaginare un'Europa multipolare dove il contrasto tra Francia e Germania, al centro della Prima guerra mondiale, poteva trovare un suo superamento. Esponenti di questa corrente sono, nell'ambito tedesco, Romano Guardini, Erich Przywara, Peter Lippert, Karl Adam e, in quello francese, Henri de Lubac, Pierre Chaillet, Yves Congar e Gaston Fessard. In tutti il modello della polarità rappresenta un paradigma di pace e di conciliazione. Esso si opponeva alla lettura che Carl Schmitt offriva della complexio, una lettura falsamente irenica che celava un disegno conflittuale. Il volume restituisce così all'attenzione una pagina poco nota e scarsamente indagata del pensiero cattolico europeo tra le due guerre mondiali. Un modello che, riproposto espressamente da papa Francesco durante il suo pontificato, non ha perso la sua fecondità anche nel quadro, fortemente polarizzato, che contrassegna il mondo contemporaneo.
Lungo il Novecento il cristianesimo latinoamericano ha vissuto una profonda trasformazione dovuta alla crescente diffusione di numerosi gruppi protestanti. Il presente volume ricostruisce in modo organico l'attenzione della Santa Sede verso la questione protestante in America Latina nella prima metà del secolo, offrendo un contributo storico fondato su materiale archivistico inedito, in particolare relativo al pontificato di Pio XII. Pur caratterizzata da una forte religiosità e da evidenti segnali di vitalità, l'America Latina attraversa in quegli anni una fase segnata da una crescita protestante sempre più ampia. Nel 1944, su indicazione di Pio XII, la Santa Sede promuove un'inchiesta volta a comprendere con precisione la situazione religiosa del continente e a predisporre un'adeguata strategia pastorale. Si avvia così un rilancio istituzionale del cattolicesimo latinoamericano, accompagnato dal rafforzamento dell'impegno ecclesiale mediante il coinvolgimento di nuove forze e l'invio di religiosi e membri del clero europeo e nordamericano. Gli anni del pontificato pacelliano rappresentano una stagione decisiva, in cui il cattolicesimo del continente matura una più consapevole responsabilità nel contesto universale della Chiesa.

