
La Chiesa ha riscoperto il suo compito di accompagnare. Il contatto con situazioni nuove, accostate sospendendo il giudizio e indicando il bene realmente possibile, sta interpellando profondamente anche la teologia morale. Sebbene spesso percepita come semplice fonte di norme e divieti, oggi essa può ritrovare quel ruolo di guida che l'aveva caratterizzata in Tommaso d'Aquino e Alfonso Maria de' Liguori. Superando una concezione meramente applicativa della pastoralità, il libro mostra come proprio l'accompagnamento sia stato storicamente il luogo in cui l'insegnamento morale ha preso forma. L'interpretazione teologica delle pratiche di vita e la cura delle parole possono inoltre contribuire ad aggiornare le norme quando il loro linguaggio non illumina più adeguatamente le coscienze. Tre casi concreti - coppie conviventi, persone LGBT+, percorsi di procreazione medicalmente assistita - rivelano la fecondità di questo approccio, capace di coniugare verità, discernimento e attenzione alla realtà. Prefazione di Luciano Moia. Postfazione di Stella Morra.
Il principio di pastoralità, evidenziato dagli studi di Christoph Theobald sul Vaticano II, sostiene che l’evangelizzazione può avvenire solo coinvolgendo attivamente le persone destinatarie, perché il Vangelo è una realtà già operante in loro. Tale principio, che ha avuto un rinnovato impulso nel magistero di Francesco, riconosce alla relazione pastorale la dignità di luogo teologico, con una portata più ampia rispetto alla mera applicazione o all’organizzazione. Esercitare una pratica teologica – cioè un’interpretazione teologica della prassi comprendente la prassi stessa – supera il paradigma applicativo comunemente attribuito anche alla teologia morale. Questo approccio le consente di aggiornare il suo insegnamento nelle questioni in cui, solo fondandosi sulla Scrittura e sulla legge naturale, essa non riesce a illuminare adeguatamente le coscienze. Dopo aver ricostruito il principio di pastoralità e la sua recezione, questo studio attua un percorso transdisciplinare per individuare metodi di riflessione adeguati, trovando particolare affinità nella postura metodologica del sociologo Pierre Bourdieu. Attraverso i suoi strumenti d’indagine, l’ascolto attivo del campo dei cristiani Lgbt+ verifica la fecondità di questo metodo, in coerenza con il principio di pastoralità. Emerge così una terza via rispetto all’approccio induttivo o deduttivo, superando l’opposizione tra teoria e prassi, e tra oggettivismo e soggettivismo.

