
"Padre nostro. Preghiera di tutti" è il titolo del volume che raccoglie i contributi dell’omonimo corso di aggiornamento che l’Istituto di Teologia ecumenico-patristica "S. Nicola" della Facoltà Teologica Pugliese ha organizzato nell’anno accademico 2024-25. Pensato sulla base delle parole di papa Francesco, pronunciate a Ginevra in occasione del 70° anniversario della costituzione del Consiglio Ecumenico delle Chiese, il volume raccoglie contributi di studiosi di diverse confessioni cristiane che sono stati chiamati a offrire un’interpretazione attuale delle sette domande della preghiera che Gesù ha insegnato. Ne risulta un volume dai tratti agili e vivaci che offrono al lettore spunti di riflessione sul presente ecclesiale e sociale.
Le vicende mediorientali, come tutte le altre tristi vicende internazionali di questo e del passato secolo, sono piuttosto complesse e alcune rimarranno chiuse alla nostra comprensione ancora per molto tempo. Rispetto ai grandi conflitti ottocenteschi, quelli del XX e del XXI secolo hanno mietuto molte, troppe vittime civili. Ciò ha prodotto per contrappasso la nascita di nuove categorie giuridiche, come i crimini di guerra; e di categorie morali, come quella delle responsabilità di guerra. Questo libro nasce dal proposito di riflettere sulle drammatiche vicende mediorientali dopo il 7 ottobre 2023, analizzando le quali non di rado si sono confrontate opinioni polarizzate. Dopo l’eccidio perpetrato da Hamas era necessario fissare alcune riflessioni, sia pure come azione civile scaturita da un evento tragico e inimmaginabile. Oggi la pace a Gaza e in Medio Oriente rimane un obiettivo lontano, con molteplici ostacoli politici, militari e umanitari ancora da superare. E l’idea di "un territorio due Stati" rimane non solo del tutto inattuata dal lontano 1947, ma anche piuttosto utopica, a fronte di alcune realtà che sono sotto gli occhi di tutti, e che questo libro ha cercato di cogliere nella loro essenza. Pur così a ridosso dei fatti, si è cercato di mantenere un’esposizione rigorosa, basata su un controllo attento delle fonti disponibili nell’auspicio che, in un futuro ancora imprecisato, nuovi documenti si aprano agli studiosi.
Dopo un excursus storico circa l’esercizio della potestà giudiziale da parte dei laici, la tesi cerca di analizzare il rapido fenomeno dell’apertura ai fedeli laici degli uffici nei tribunali ecclesiastici, specialmente quello di giudice, dal Concilio Vaticano II fino al motu proprio Mitis Iudex Dominus Iesus di papa Francesco (2015). La legislazione canonica rispecchia una certa ecclesiologia e risponde altresì alle necessità pratiche della Chiesa, cercando sempre un sano equilibro tra gli estremi. La tesi mostra, mediante il contributo di diversi autori, come lo sviluppo di tale normativa va infatti di pari passo con l’attuazione del Vaticano II, specialmente attraverso le categorie di popolo di Dio e Christifidelis, corresponsabilità nella missione e comunione gerarchica, munus e potestas. L’interpretazione condotta della normativa canonica, soprattutto della prassi della Segnatura Apostolica e della giurisprudenza della Rota Romana, nonché del magistero post-conciliare, tenta di dare risposta ad alcuni interrogativi circa l’esercizio della potestà giudiziale da parte dei fedeli laici, rintracciando il senso e i limiti di tale presenza insieme a quella dei chierici, nei tribunali della Chiesa.
The dissertation is divided into three chapters. The first chapter traces the history of written documents as a type of evidence in courts, beginning with Roman Law, through Medieval canon law, into the early modern period, and finally to contemporary American civil law. The course of a civil trial, and the different types of evidence that can be presented, is then considered. Finally, the requirements to produce affidavits, and the ways that they can be used are considered. The second chapter is divided into four parts. The first part examines the canons on proof in the 1983 Code of Canon Law. The second part examines the canons on the judicial examination. The third part considers the historical context that gave rise to the canonical trial, and the marks of the canonical trial. The last part looks at principium V, that is, the fifth of the ten guiding principles of the Code revision, which established uniformity in procedural law. The third and final chapter looks at the use of affidavits in American ecclesiastical tribunals. The term «affidavit» does not appear in the 1983 Code of Canon Law, nor in legislation outside of the Code; it does, however, appear in the sentences and decrees of the Tribunal of the Roman Rota, when referring to the «American way» of collecting proofs. The chapter ends with an analysis of affidavits from the perspective of procedural law, and the proper use of an affidavit while evaluating proofs, in light of the standard of moral certitude.
Editoriale Sezione monografica Alessia Bartolini, Nuove generazioni familiari e nuove alleanze educative: ripensare la relazione scuola-famiglia nella società plurale Luca Refrigeri - Noemi Russo - Lucia Mentore, Coltivare partecipazione e corresponsabilitá la comunicazione per l’interazione scuola-famiglia Elisabetta Musi, L’eclissi della partecipazione delle famiglie alla vita della scuola: una deriva dell’efficientismo formativo Livia Cadei- Chiara Sita, Oltre la delega e il conflitto: pratiche dialogiche e riflessive per rinnovare la partecipazione scuola-famiglia Christian Distefano, La consulenza pedagogica: il professionista dell’educazione come ponte tra scuola e famiglia per la promozione del benessere comunitario Paolo Barabanti, Genitori e Prove INVALSI: il ruolo della scuola. Dall’informazione al coinvolgimento verso la corresponsabilità Chiara Bellotti, La relazione tra scuola e famiglia: risorse e ostacoli da superare in prospettiva interculturale Teresa Grange - Chiara Annovazzi, Fiducia e responsabilità nell’alleanza educativa scuola-famiglia riflessioni pedagogiche a partire da una ricerca-formazione Alessandra Gigli - Chiara Borelli, Il timore di non "essere abbastanza": dati di ricerca sulle difficoltà dei genitori contemporanei e riflessioni pedagogiche sulle prospettive di alleanza educativa e sostegno alla genitorialità Andrea Lupi, Oltre la deferenza. Ripensare il coinvolgimento familiare nei servizi educativi per l’infanzia nei contesti di segregazione scolastica Pascal Perillo - Melania Talotti, Scelte e relazioni familiari. Una lettura del rapporto scuola-famiglia attraverso la voce degli studenti e delle studentesse universitari/e Giuseppe Piazzolla, Con i nostri occhi: narrazione e corresponsabilità nei servizi 0-6 tra Montessori e Metodologia Pedagogia dei Genitori Daniela Maccario - Annamaria Garibaldi, Il laboratorio Voglio fare i compiti al Rondò dei Talenti. Alleanze educative tra università, scuola, famiglie e territorio per aiutare ad imparare: una ricerca-sviluppo partecipata Federica Cappiello, La "lettera settimanale" di classe: una pratica narrativa per costruire ponti educativi tra scuola e famiglia Chiara Dalledonne Vandini, Tra casa e scuola: il momento del pasto raccontato da genitori ed insegnanti. Risultati preliminari del progetto ON FOODS Valeria Dellavedova - Adriana Sirito, Familia, infancia y adolescencia en un mundo hiperconectado Vito Balzano, Fragility and Educational Alliance: Rethinking the School-Family Relationship through a Social Pedagogy Lens Federico Zamengo - Daniel Mastrosimone - Paola Menotto - Nicolo Valenzano, Genitori e insegnanti: coltivare fiducia attraverso l’impegno civico Maria Vinciguerra - Anna Gagliano, Le diverse generazioni nella partnership scuola-famiglia: una narrative review Rosita Deluigi, Educational alliances and plural perspectives in early childhood education: decolonising school-family relationships towards active community contexts Recensione Paola Zini, "Altrove. Riflessioni pedagogiche sull’esperienza del viaggio" di Dalila Raccagni
Lo studio analizza i conflitti tra le associazioni private di fedeli e l’autorità ecclesiastica nel Diritto Canonico latino, conflitti basati su rivendicati diritti di legittimità ed opportunità nell’agire da parte di entrambe le parti e giuridicamente fondati sul can. 323 che sancisce sia l’autonomia delle associazioni private che la vigilanza ed il governo dell’autorità. Esso parte dall’analisi di questi concetti per fornire un quadro di come sono applicati nel vigente ordinamento canonico. Viene poi studiato il processo che porta alla nascita della nuova forma giuridica delle associazioni private, non presenti nel precedente Codice, per giungere ad analizzare la normativa promulgata. La ricerca prosegue esaminando alcuni casi di conflitti reali, anche recenti, trattati dai Dicasteri della Curia Romana o dal Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica. Si giunge così alle ultime due parti della ricerca ovvero: l’analisi delle possibili azioni che l’autorità può compiere per tentare di sanare il conflitto - soffermandosi in modo approfondito sulla questione del commissariamento delle associazioni private e su altri provvedimenti come la rimozione del moderatore - e, dall’altra parte, le possibili azioni che può compiere l’associazione per difendere i suoi diritti in risposta all’azione dell’autorità.
Uno sguardo impressionante sul mondo intellettuale del XIX secolo, che ci permette di addentrarci nei preparativi di un’enciclica influente come la Rerum novarum. Per il resto, la pubblicazione dello scambio epistolare tra Georg von Hertling e Brentano e la sua contestualizzazione storica rappresentano uno dei maggiori contributi alla conoscenza di entrambi negli ultimi anni. David Torrijos-Castrillejo, Universidad Eclesiástica San Dámaso, Madrid «Il tuo libro è veramente una ricostruzione validissima di un periodo fecondo intellettualmente e spiritualmente, che fa meditare» (Angela Ales Bello).
L’Istituto Paolo VI di Brescia pubblica il Carteggio di G.B. Montini per il 1931, quinto delle lettere degli "anni fucini" (1924-1933). Nel 1931 si dispiega la corrispondenza epistolare di G.B. Montini con gli studenti, con i sacerdoti loro assistenti, con professori delle università, cattolici e laici, e con intellettuali italiani e stranieri. Il 1931 fu un anno drammatico per la Chiesa italiana e per la Fuci (Federazione Universitaria Cattolica Italiana), di cui Montini era assistente ecclesiastico generale. Il lavoro di riflessione culturale dei Circoli fucini comportò il rigetto di un’autarchia culturale voluta dal fascismo, comportò un’attenzione alla critica dell’idealismo e una verifica attenta e critica del pensiero laico moderno. Davanti a tutto questo lavoro i dirigenti fascisti reagirono e i rapporti furono presto molto tesi. Alla fine di maggio del 1931 la Fuci fu sciolta da Mussolini e dovettero cessare le attività dei circoli e la pubblicazione di "Studium" e di "Azione fucina". Nella forzata inazione dei mesi estivi Montini ebbe modo di confortare i fucini con lettere toccanti, finché agli inizi di settembre, dopo l’enciclica e delicate trattative, il Papa e Mussolini trovarono un accordo e la Fuci poté riprendere vita, ma tra i fucini si prese coscienza degli equivoci degli incontri di vertice, e una "seconda generazione" di giovani intellettuali cercò una nuova via per la presenza cristiana nel mondo contemporaneo.
Nell’estate del 1883, papa Leone XIII affida a un giovane prete romano una delicata «missione privata» in Svizzera. In segreto, Domenico Ferrata giunge a Berna, avviando trattative per «ristabilire la pace religiosa». Dal Kulturkampf, gli scambi ufficiali tra il Papa e il Consiglio federale sono cessati, mentre le tensioni tra cattolici e riformati rimangono vive. Nel 1873, la Svizzera rompe le relazioni diplomatiche con la Santa Sede, provocando la chiusura della Nunziatura di Lucerna, attiva sin dal 1586. Attraverso documenti inediti provenienti dagli archivi vaticani e svizzeri, La diplomazia dell’orecchio racconta come, tra slanci ed incomprensioni, Roma e Berna riescono a ritrovarsi. Gli sforzi sfociano, durante la Prima guerra mondiale, in una collaborazione umanitaria a favore della pace, promossa da papa Benedetto XV e dal consigliere federale Giuseppe Motta. Nel 1920, la riapertura della Nunziatura a Berna sancisce l’integrazione dei cattolici nella cultura elvetica, mostrando come l’ascolto — più della forza — possa ricostruire ponti tra mondi divisi.
Amico e collaboratore di De Gasperi, Igino Giordani fu il primo, a un anno dalla sua scomparsa, a dedicargli una biografia organica. Questa edizione critica, arricchita da documenti e memorie, offre un ritratto a tutto tondo dell’uomo e dello statista. Chi era De Gasperi? Dagli avversari fu chiamato austriacante per la sua formazione giovanile e l’iniziale attività politica nel Trentino austroungarico. Al riguardo, l’inedita testimonianza di Franco Cardini, qui raccolta, rivela che in età avanzata confessò la sua ammirazione per l’imperatore Francesco Giuseppe. Eppure, l’etichetta di conservatore non gli rende giustizia. In ambito britannico fu visto come un "tory di sinistra". Del resto, a dispetto di una reiterata svalutazione interpretativa, la sua visione della Dc era quella di un "partito di centro che cammina verso sinistra". Con eleganza, Giordani ricorre all’ossimoro di "restauratore di un ordine politico nuovo". Parole analoghe a quelle di Amintore Fanfani, per il quale lo statista trentino - a suo dire un rivoluzionario - cambiò l’Italia senza avventurismi né violenze, ma con lucida determinazione. D’altronde anche Giorgio La Pira, guardando all’azione dell’uomo di governo, ne esalterà il carattere di "apertura sociale verso l’avvenire". Nelle elezioni del 18 aprile 1948 trionfò sul Fronte Popolare guidato dal Pci. Fu una vittoria, come disse Attilio Piccioni, "non della paura, ma sulla paura". Riuscì allora nell’impresa della ricostruzione anche perché seppe a modo suo rivoluzionare l’agenda politica e culturale dei cattolici, individuando anzitutto nella collaborazione con l’area laica e il socialismo democratico la leva politica per risollevare il Paese dalle macerie della guerra e costruire un originale modello di sviluppo. In politica estera tracciò le linee - europeismo, scelta atlantica, ingresso all’Onu - per fondare un nuovo ruolo, e dunque un nuovo protagonismo dell’Italia - che non doveva più essere l’Italietta dell’età liberale e giolittiana. In questa nuova veste, la "biografia fondativa" di Giordani aiuta a capire meglio, oltre ogni semplificazione e luogo comune, la figura di un Padre della Repubblica, che continua a sfuggire ancora a una comprensione piena e condivisa da parte della pubblica opinione.

