
Una rigorosa e amabile “guida” alla vita eterna.
Cos’ha detto Gesù a proposito del paradiso e della vita eterna? I cristiani si chiedono mai come sarà il paradiso? Le domande che si pone Pippo Corigliano, da quarant’anni portavoce dell’Opus Dei in Italia, hanno lo scopo di illuminare uno degli aspetti più pregnanti e meno conosciuti delle Sacre Scritture.
Mentre, infatti, dell’inferno e del purgatorio si discute spesso e talvolta a sproposito, del paradiso e di ciò che ci attende dopo la vita terrena si parla poco e male.
E, invece, mai come oggi l’uomo ha bisogno di sentirsi dire che il paradiso c’è e ci sta aspettando. Con uno stile chiaro e limpido, l’autore analizza i passi più suggestivi offerti dalla lettura dei Vangeli, con particolare attenzione al tema della vita eterna che Gesù affronta più volte insieme ai suoi discepoli. Argomenti come la fede, la vita interiore dopo la morte e l’esistenza di un aldilà dove possa inverarsi l’atteggiamento del buon cristiano di fronte al mondo diventano elementi di riflessione positiva da applicarsi alla vita quotidiana, sia che si parli di amicizia, di amore, di lavoro o di affetti verso il prossimo. Un libro stimolante e pieno di fiducia nelle virtù dell’uomo, per conquistare il paradiso.
Pippo Corigliano ha diretto il centro dell’Opus Dei a Napoli fino al 1970. In seguito è entrato a far parte della commissione regionale dell’Opus Dei in Italia, l’organo di governo delle attività dell’Opera nel nostro Paese, occupandosi della comunicazione dell’istituzione. Nel 1980 si è trasferito a Roma a dirigere il nuovo Ufficio informazioni dell’Opus Dei. Da sempre segue le attività formative dell’Opera con i giovani. Da Mondadori ha pubblicato Un lavoro soprannaturale (2008).
******* LA NOSTRA RECENSIONE DEL LIBRO *******
L'uomo moderno, oggi fugge dinnanzi all'idea della morte; come evento naturale, da una parte, viene mistificato e scongiurato, dall'altra viene banalizzato tramite la sua “diffusione” nelle serie televisive e nella letteratura più leggera. Nella quotidianità si nasconde il concetto di morte intesa come drastica fine ma diviene normale mascherare i più piccoli da scheletri, streghe, zombi e quant'altro. L'attuale dicotomia tra la vita ed i costumi della società viene scossa dalla semplice esposizione di realtà superne che troviamo nel libro del portavoce dell'Opus Dei, Preferisco il Paradiso, la vita eterna: com'è come arrivarci. In un certo senso questo agile volume costituisce quasi una biografia spirituale dell'autore in cui egli raccoglie e testimonia l'esperienza travolgente del messaggio cristiano. Per coloro che si accostano a questo testo forse è importante ribadire un aspetto della scrittura di Pippo Corigliano: si ha subito l'impressione di un comporre solare, ricco di espressioni capaci di risvegliare l'aspetto più bello e contagioso del cristianesimo. Un continuo riferimento all'amore nella sua accezione più alta costituisce nella trama un filo rosso che bisogna seguire continuamente per poter gustare le profondità di riflessione che si sviluppano nel corso del testo. Stupisce che il Nostro citi con tranquillità Ornella Vanoni e sant'Agostino, testi napoletani e stralci del magistero pontificio di Benedetto XVI. L'impressione è quella di una fede che abbraccia ogni aspetto dell'umano divenire senza per questo intaccare il rispetto per la sacralità del Depositum Fidei.
Intorno al tema principale che è quello della vita eterna, Pippo Corigliano ne articola altri che ad esso conducono: il discorso sui novissimi, la tipologia della vita presente in rapporto alla vita futura, il giudizio, la grazia ed il perdono e così via.
Una costante piacevolissima è data...dal Vangelo. Egli cita con abbondanza i testi evangelici come pietre angolari della sua spiritualità. La freschezza che si evince dalle poche parole di commento ai testi permettono al lettore di percepire come e quanto il Vangelo, il rapporto e la frequentazione del Cristo siano la chiave di volta di una vita autenticamente cristiana, lontana dai luoghi comuni o dagli schemi precostituiti “in negativo”. Pippo guarda la fede nel suo aspetto trasfigurante, positivo e reale spingendo i lettori a fare lo stesso.
L'esposizione dell'Autore procede in compagnia di un altro gigante: san Paolo. La forza della coerenza di fede e della missione dell'Apostolo dei Gentili riempie il libro delle note vigorose cui siamo abituati nella frequentazione della letteratura paolina.
Virgilio, lo duca mio, accompagna Dante nel viaggio / visione nell'oltremondo; Pippo è accompagnato da san Josemaría Escrivà. Come lui stesso ammette, proprio il fondatore dell'Opus è stato colui che gli ha permesso di addentrarsi in un cristianesimo autentico e vitale.
Leggere Pippo Corigliano è facile ed il tutto è di immediata comprensione, un testo adatto a chiunque sia interessato a capire ed a sperimentare che il cristianesimo non appaga il naturale desiderio antropologico dell'ultraterreno, il cristianesimo realizza la partecipazione vera alla vita divina in cui siamo stati introdotti dal sacrificio redentivo di Cristo Signore.
Francesco Bonomo
Questo libro fotografa le difficoltà non della Santa Sede, perché la Chiesa cattolica rimane un’istituzione forte, radicata e prestigiosa. Ma certamente di “un” cattolicesimo: quello che in Occidente era maggioritario per antonomasia, viveva in una sfera di superiorità morale e di autoreferenzialità indiscusse, ed era in grado di mantenere i propri segreti o di distillarli come pillole di una sapienza bimillenaria. Quanto è accaduto negli ultimi anni sembra dire che il meccanismo si è inceppato, e forse rotto. E la coincidenza temporale con la crisi geopolitica degli Stati Uniti non può non portare a ipotizzare uno scoppio della “bolla etica” vaticana, parallela a quella finanziaria e militare dell’Occidente. Su tale sfondo, gli errori di comunicazione, gli scandali sulla pedofilia che riemergono dal passato, le guerre fra cardinali, sono sintomi più che cause di questa crisi. Ma contribuiscono a colpire la credibilità del Vaticano. Di queste difficoltà il pontificato di Benedetto XVI appare quasi il capro espiatorio. La crisi nasce forse dalla fi ne della Guerra Fredda, che lascia tutti più soli con le proprie contraddizioni, Vaticano compreso. E si rivela nella stessa Italia, dove l’influenza dei vescovi e del papa sull’elettorato è fortemente diminuita, e il cattolicesimo politico si è ridotto a una realtà quasi residuale.
Per i bambini non c'è differenza tra la magia e la realtà, perché entrambe sono nuove, inspiegabili e meravigliose. E trascinano i genitori in grandi scoperte di cui loro non si sentivano più capaci, paure a cui avevano smesso di pensare, sorprese per cui avevano smesso di stupirsi. Le spiegazioni, i giochi, le avventure che ne nascono sono al centro di un legame fortissimo, che Grossman racconta in storie che avvolgono i lettori con semplicità e tenerezza: come quella di Ruti che una mattina non vuole alzarsi per andare all'asilo. Il papà non la sgrida, ma le dice che nel frattempo gli altri giocheranno, si divertiranno, cresceranno e avranno i loro figli, mentre lei, dormendo, rimarrà bambina. Forse allora è meglio correre in cucina a fare colazione. E ad abbracciare mamma e papà che per fortuna da piccoli si sono alzati per andare all'asilo! Una raccolta di cinque racconti illustrati, in cui Grossman regala levità e poesia ai suoi lettori, piccoli o grandi che siano. Età di lettura: da 6 anni.
È questo il secondo atto dell'impresa di ritraduzione della narrativa di Mann, avviata nel 2007 dal Meridiano "Romanzi" ("I Buddenbrook" e "Altezza reale"). Con il titolo "La montagna incantata", il capolavoro di Mann, uscito a Berlino nel 1924, venne tradotto in Italia nel 1932 e poi da Ervino Pocar nel 1965. Con questa pubblicazione, il romanzo di Mann - una vera e propria "opera-mondo" - ritorna in libreria in una nuova traduzione corredata da un vasto commento analitico, viatico per penetrarne la complessità anche filosofica. La traduzione di Renata Colorni - traghettatrice dell'opera di Freud presso il pubblico italiano a partire dagli anni Settanta, oltre che traduttrice di numerose e importanti opere della narrativa tedesca - grazie all'attenzione verso i suoi caratteri linguistici distintivi, restituisce al dettato manniano la sua caleidoscopica unicità. La curatela è del germanista Luca Crescenzi, che oltre al commento firma anche una introduzione che si affianca allo scritto dello studioso tedesco Michael Neumann.
"Questa è la storia, ricucita, affastellata, ripensata, buttata lì sul filo della memoria, di una famiglia italiana. La nostra. Raccontiamo questa storia perché è una bella storia. Quella di una famiglia per certi versi privilegiata, ma per altri versi semplice, normale. è una storia di sentimenti, di sogni realizzati ma anche svaniti, di dedizione al lavoro, di rimpianti, di umorismo, di dolori profondi. Una storia che attraversa la storia recente del nostro paese, ricostruendo gli umori di un'Italia complicata e contraddittoria, ma anche meravigliosa. Intorno, una miriade di personaggi straordinari, attori, scrittori, pittori, registi, ma non solo, una lunga lista di uomini e donne celebri (e no), tutti visti attraverso la lente dell'amicizia. Speriamo che la lettura di questa piccola cronaca familiare possa suscitare emozioni. Siamo gente di cinema e per noi le emozioni sono la materia prima di una narrazione compiuta." È vero, c'è un po' di nostalgia in questo racconto, in questa italianissima commedia. Ma è davvero difficile evitarla, quando i ricordi hanno le facce amiche di Sordi e Mastroianni, quando la Roma era quella della dolce vita, la sera si andava in via Veneto, e la porta d'ingresso a questo grande mondo antico era il mitico Steno.
Come la Resistenza anche il Risorgimento, a 150 anni dall'Unità d'Italia, è negato. Dalla Lega, dalla sinistra, che con il Risorgimento è sempre stata critica, e dalla destra di Berlusconi. Ma oggi è in dubbio perfino la sopravvivenza stessa della nazione, stemperata nell'Europa e nel mondo globale, frammentata dalle leghe, dai particolarismi, dai campanili. Aldo Cazzullo ha scritto un libro di storia e, insieme, politico: il racconto - privo di retorica e ricco di tanti dettagli curiosi - dell'idea di patria, dei protagonisti del Risorgimento e della Resistenza, dei combattenti che sono morti gridando “Viva l'Italia”; con un capitolo sulla Grande Guerra - Ungaretti in uniforme, Gadda indignato da “La grande guerra” di Monicelli che considera antipatriottico - e un capitolo sui caduti dell'Iraq e dell' Afghanistan. Accanto al racconto, una forte tesi politica in difesa dell'Unità nazionale e di un dato storico: in epoche diverse gli italiani hanno dimostrato di saper combattere per un'idea di Italia che non fosse solo quella del Belpaese e del “tengo famiglia”.
Lorenza Foschini sfi ora emozionata il liso cappotto appartenuto a Marcel Proust, scovato in un cartone dei fondi del Museo Carnavalet di Parigi, in capo a una ricerca volta a ricostruire il mondo degli oggetti dei quali l’autore della Recherche si circondò in vita. Il cappotto, in cui Proust si è avvolto per anni, anche mentre scriveva, è il pezzo più signifi cativo e raro, e la Foschini propone al lettore un’elegante e avvincente investigazione dei paesaggi proustiani: dimore, rapporti, conflitti, sentimenti e riflessioni, persone e carte perdute e ritrovate. Dietro gli oggetti si anima una galleria di personaggi, rappresentati anche in una serie di rare fotografi e. Sono coloro che hanno contribuito a tramandare la memoria di uno dei massimi scrittori del Novecento e a rendere più comprensibile il libro della sua vita: il raffi nato bibliofilo Jacques Guérin, il rigattiere e collezionista inconsapevole Werner, l’ombroso fratello medico di Marcel, Robert, e l’acida moglie di costui, Marthe. Di tutti, viene ricostruita in queste pagine la straordinaria e talora involontaria avventura all’ombra di un capolavoro e del suo grande protagonista.
Che cosa hanno in comune Socrate, Gesù e Buddha? Qual è il senso più profondo dei loro insegnamenti e dei loro messaggi spirituali? E perché questi messaggi sono così vivi ancora oggi? Frédéric Lenoir risponde a questi interrogativi attraverso una vera e propria inchiesta storica che è insieme anche un saggio filosofico e spirituale; ricostruendo infatti le biografi e dei tre maestri, attraverso un uso accurato delle fonti storiche, Lenoir ci mostra quali differenze, similitudini, punti di contatto si possono rintracciare nelle vite e negli insegnamenti dei tre saggi. Cinque grandi temi universali, la fede nell’immortalità dell’anima, la ricerca della verità, della libertà, della giustizia e dell’amore, riassumono i punti chiave del pensiero e della filosofia dei tre saggi, accomunati, nonostante le distanze temporali, geografi che e culturali, da un principio essenziale: quello di rivolgersi sempre all’essere umano nel suo insieme. Socrate, Gesù e Buddha sono tre maestri spirituali che prima di tutto ci insegnano a vivere, perché il loro messaggio non è mai freddamente dogmatico ma cerca sempre il significato delle cose, fa appello alla ragione ma riesce a parlare anche al cuore.
Con penetrante ed efficace stile narrativo, Jorge M. Reverte affronta in questo libro un aspetto di grande originalità, la strategia militare dei due schieramenti – quello franchista e quello repubblicano – che si sono affrontati durante la guerra civile spagnola. La dettagliata analisi di Reverte, che non trascura lo scenario europeo in cui si andava preparando la Seconda guerra mondiale, mette in discussione il mito che Franco fosse un grande stratega, ma aiuta a comprendere la sua abilità nel rispondere alle situazioni politiche nelle quali si muoveva. D’altro canto, non esita a individuare i limiti della Repubblica spagnola che, difesa in maniera molto diseguale dalle diverse formazioni politiche che parteciparono ai suoi governi, scontò la sua sfavorevole posizione internazionale e le rilevanti defezioni interne, ma anche i gravi errori commessi in campo militare.
Danilo Pulvirenti è un antiquario romano, un uomo che ha fatto della sobrietà e dell’intransigenza una regola di vita, ma che nel recinto dei propri desideri è fermamente convinto che l’individuo sia sovrano assoluto. In questo recinto, Danilo è divorato dall’ossessione erotica, che presto lo conduce alla creazione di un Rivale – nel delirio erotico, l’espediente più classico per riaccendere il desiderio nei confronti del partner. Ma il gioco gli sfugge di mano e fi nisce per contagiare tutti gli altri aspetti della sua esistenza. Walter Siti ci consegna un romanzo nel quale l’ossessione erotica trasmigra dalla fi ction per condensarsi in proposizioni fi losofi che. In tal senso, anche se ci parlano del protagonista, esse riguardano in realtà l’esperienza di tutti, poiché tracciano i lineamenti fondamentali degli impulsi più oscuri.

