
Il presente libro si propone i seguenti obiettivi: analizzare i valori che sono alla base della formulazione delle politiche e della legislazione sull’istruzione in Cina; introdurre la struttura di base delle politiche e della legislazione sull’istruzione in Cina; presentare le politiche educative che sono le pietre miliari dello sviluppo dell’istruzione cinese; sottolineare quattro aspetti di rilievo, ovvero le politiche dell’internazionalizzazione dell’istruzione, dell’istruzione privata, dell’apprendimento per la vita e della formazione degli insegnanti.
Il libro è articolato in otto capitoli. Il primo affronta la base teorica delle politiche dell’istruzione in Cina, dal punto di vista del ruolo, della qualità e dell’equità dell’istruzione. Il secondo presenta la storia e la struttura del sistema legislativo dell’istruzione cinese, nonché tre leggi e legislazioni importanti. Il terzo capitolo offre un’introduzione dettagliata del profilo e della pianificazione dello sviluppo dell’istruzione in Cina, che hanno una profonda influenza sulla riforma e sullo sviluppo dell’istruzione cinese. Il quarto capitolo è incentrato sulle politiche dello studio all’estero e sull’internazionalizzazione dell’istruzione superiore in Cina. Il quinto offre un’analisi dettagliata della storia, dello sviluppo attuale, e della legislazione e delle politiche dell’istruzione privata in Cina, considerando sia le difficoltà sia le opportunità che ci attendono in futuro. Il sesto capitolo passa alle politiche dell’apprendimento per tutta la vita. Il capitolo sette presta particolare attenzione al sistema della formazione degli insegnanti e alla legge sugli insegnanti in Cina. Nell’ultimo capitolo sono presentate le caratteristiche della politica e della legislazione sull’istruzione in Cina dal punto di vista dei contenuti, del processo e dei valori.
Il volume si presenta come un testo di notevole impegno, in quanto integra apporti di natura differente (filosofici, pedagogici, psicologici) al fine di impostare in maniera solida e fondata pratiche educative dirette allo sviluppo del carattere. Quest’ultimo deve essere inteso non solo come qualità morale della persona, ma anche come maturità personale sul piano delle competenze sociali, culturali e professionali. L’impianto si basa su un approccio antropologico ben strutturato, attento agli sviluppi più recenti sia teorici, sia operativi di impostazione aristotelico-tomista.
La sua possibile valorizzazione si prospetta assai aperta: dai percorsi formativi universitari nei vari ambiti di natura filosofica, pedagogica e psicologica; alla formazione continua degli educatori, degli insegnanti, degli psicologi; alla preparazione iniziale di quanti intendono avviarsi a professioni di natura educativa. Il lavoro colma una lacuna assai vistosa dell’ambiente culturale italiano e più in generale delle culture non anglosassoni.
(M. Pellerey, Prefazione).
Il volume raccoglie gli Atti del VI Convegno Internazionale di Bioetica organizzato nel 2013 dalla Confraternita della Misericordia di Trevi nel Lazio. Nasce dalla profonda esigenza di discutere su alcune problematiche bioetiche che derivano dalla necessità di un confronto sul valore della vita di ogni persona in qualunque condizione sia: in queste pagine, dopo la presentazione (Giuseppe Tarabonelli), si ritrovano le riflessioni proposte dai diversi relatori: Parole di vita: quale avvenire, quale speranza la Chiesa può dare alla bioetica? (Domenico Santangelo); La vita: dono di Dio o prodotto degli uomini? Come comunicare l’accoglienza e il rispetto della vita? (Domenico Pompili); Quanti anni avrebbe oggi? Aborto e inizio della vita umana: questioni bioetiche dal concepimento alla nascita (Pierluigi Bruschettini); Medicina e persona umana: quale relazione nella pratica clinica? (Alfredo Anzani); Dalla retorica alla realtà: perché si domanda una morte assistita? (Raymond Zammit); Famiglie fragili che nutrono il nostro vivere (Fulvio de Nigris); La messa alla prova di sé nell’adolescenza (David Le Breton); Escursioni bio-antropologiche nella sofferenza psichica (Fabio Gabrielli, Massimo Cocchi); La famiglia, la vertigine e il rischio dell’acrobata (Graziano Martignoni); Il dolore si cura e la sofferenza si accompagna (Pietro Grassi); Vivere la morte alla fine della vita (Flavia Caretta).
Interazione Educativa ClimaAttraverso l’esperienza fatta sul campo, si è voluto mettere in evidenza la centralità pedagogica della relazione educativa nella formazione della personalità degli studenti. Il tentativo è quello di non rinchiudere il concetto di relazione nella logica strumentale di una tecnica, ma fornire strumenti pratici per arrivare alla costruzione di relazioni efficaci e significative per le persone coinvolte.
Si parte dal presupposto, infatti, che il modo di educare, aiutare e prendersi cura dell’altro riflette il modo di essere di ogni persona, e le relazioni che si instaurano con l’altro vanno a costituire la personalità dell’altro.
Partendo da questi concetti ci mettiamo nell’ottica di voler promuovere, attraverso degli interventi formativi, il benessere della persona e della relazione tra insegnante e studente.
Il presupposto di base dal quale si parte è che come il disagio di molte persone ha origine da processi interpersonali “disfunzionali”, così il benessere può essere recuperato e conservato attraverso processi interpersonali “sani”.
Un altro presupposto è che le relazioni interpersonali con le persone significative influenzano, attraverso processi di apprendimento, sia la percezione interpersonale che il comportamento interpersonale, e sono inoltre fondamentali per lo sviluppo della mente.
Un manuale indispensabile per coloro che vogliono apprendere l’uso del Rorschach, perché ne espone il know how in modo semplice, e propone molti esempi ‘veri’, tratti da protocolli somministrati nel corso di una lunga esperienza clinica.
Un manuale anche per gli esperti, perché propone una novità.
I suoi fondamenti possono essere riposizionati, dopo un secolo di riflessioni teoriche e di studi empirici, aggiornandolo alla nuova epistemologia personologica e alla metateoria funzionalista, soprattutto europea.
Da questa prospettiva il sistema di siglatura viene trasformato in un linguaggio propriamente umano, dotato di parole e di regole grammaticali. Queste consentono di tradurre le risposte espresse dall’esaminato alle macchie d’inchiostro, in modo tale da comporre frasi compiute e un testo finito, i quali verranno letti dall’esaminatore come reazioni contestuali da valutare come più o meno funzionali.
Ciò consente una lettura ermeneutica: lo strumento diventa l’interfaccia di un incontro in termini fenomenologici. L’Oggetto da conoscere, l’esaminato, è una Persona umana, caratterizzata da un mentale che produce significati e da processi attivi di interscambio con l’habitat; il Soggetto conoscente, l’esaminatore, va a comprenderli con il valore aggiunto dei propri significati, racchiusi consapevolmente in codici speciali.
Entrambi non restano ingabbiati dentro la apoditticità riduttiva di calcoli numerici, di diagnosi nosografiche, di simbologie precostituite. I giudizi vengono sospesi per una comprensione clinica; lo sguardo è positivo, e cerca risorse oltre che patologie.
Laura Maresca è psicologo clinico, psicoterapeuta da oltre un trentennio, con esperienze in campo scolastico, giuridico, di consulenza.
Docente di Tecniche d’Indagine della Personalità nella Facoltà di Scienze dell’Educazione dell’Università Pontificia Salesiana di Roma, è autrice di numerosi articoli.
Presso la Casa Editrice LAS ha pubblicato Storia del Rorschach. I contributi scientifici che hanno dato forma ai diversi metodi (2010).
Questo libro presenta al lettore il sistema di istruzione superiore in Cina. Dopo un breve excursus sulle origini e l’evoluzione storica, affronta approfonditamente aspetti quali la struttura, la gestione, i regimi di ammissione, lo stato occupazionale degli studenti laureati, l’istruzione universitaria di I ciclo e l’istruzione post-laurea, l’istruzione superiore non universitaria specialistica, il personale docente e di ricerca in istituzioni di istruzione superiore.
Il libro intende offrire ai lettori della comunità internazionale una descrizione esaustiva dell’apparato incredibilmente vasto e complesso dell’istruzione superiore in Cina, nella speranza che possa aiutarli a comprenderne meglio il funzionamento. Gli autori si sono impegnati a fondo nell’illustrare minuziosamente tutti gli aspetti di maggiore rilievo (storia e sviluppo, dimensioni e struttura, sistema operativo e di gestione, procedure di ammissione degli studenti e sistema di collocamento dei laureati), fornendo inoltre una panoramica dei diversi livelli di istruzione superiore in Cina, ovvero istruzione superiore non universitaria specialistica, istruzione universitaria di I ciclo e post-laurea, ricerca e personale docente. In sostanza, questo libro spiega che cos’è e come funziona l’istruzione superiore in Cina.
Reti Sociali: porte di verità e di fede; nuovi spazi di evangelizzazione è il titolo del volume ed anche il tema del Messaggio di Papa Benedetto XVI in occasione della XLVII Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali celebrata il 12 maggio 2013. Il testo del messaggio è stato l’ispiratore di dieci brevi saggi attraverso i quali il direttore dell’Ufficio Nazionale per le Comunicazioni Sociali della Conferenza Episcopale Italiana (mons. Domenico Pompili) ed alcuni docenti della Facoltà di Scienze della Comunicazione sociale dell’Università Pontifica Salesiana (Cosimo Alvati, Simonetta Blasi, Emanuela Coscia, Franco Lever, Mauro Mantovani, Fabio Pasqualetti, Maria Paola Piccini, Pietro Saccò, Carlo Tagliabue), hanno voluto commentare il Messaggio di Papa Benedetto XVI alla luce della propria esperienza accademica e professionale nel campo della comunicazione sociale.
Questa pubblicazione è il secondo volume di Percorsi di comunicazione, un progetto editoriale e culturale avviato nel 2013 dalla Facoltà di Scienze della Comunicazione sociale dell’Università Pontifica Salesiana, con l’intenzione di proporre delle riflessioni e approfondimenti su temi specifici nel campo della comunicazione. Un cammino di conoscenza e di aggiornamento in quell’ambito scientifico che assume sempre più i tratti di «una nuova ‘agorà’, una piazza pubblica e aperta in cui le persone condividono idee, informazioni, opinioni, e dove, inoltre, possono prendere vita nuove relazioni e forme di comunità» (Benedetto XVI, Reti sociali).
La teologia morale e la teologia spirituale indagano il misterioso rapporto tra lo Spirito Santo che attrae all’altezza della vocazione in Cristo e la libertà umana che, sempre in azione, si lascia o meno a Lui conformare nel vivere la carità. Quali intersezioni e quali parallelismi sono riscontrabili tra teologia morale e teologia spirituale? In che rapporto stanno le due discipline, dato l’insistere di entrambe sulla teologia della vita cristiana? Vi è un apporto peculiare di ciascuna?
Il presente studio tenta di rispondere a queste domande. In un primo momento, di profilo storico, Donna Orsuto traccia L’evoluzione storica del rapporto tra teologia morale e teologia spirituale, e Diego Facchetti illustra Il contributo di un protagonista: Tullo Goffi. Nel secondo momento, di taglio sistematico, Basilio Petrà propone Una prospettiva della teologia morale sulla teologia spirituale, mentre Ezio Bolis offre La prospettiva della teologia spirituale sulla teologia morale. Nel terzo momento, di carattere prospettico, Jesús Manuel García delinea Le prospettive e linee di lavoro promettenti nel rapporto tra teologia spirituale e teologia morale, e Giuseppe Trentin ne coglie i Nodi problematici e orizzonti futuri. Il contributo finale di Sergio Bastianel fornisce alcune sintetiche Conclusioni.
La questione del rapporto tra teologia morale e teologia spirituale è sopraggiunta a seguito della disarticolazione della teologia avvenuta in epoca moderna. La revisione critica di questa disarticolazione ha indotto il ritrovamento dell’unità della vita cristiana che, secondo il dettato di Optatam Totius 16, è definita da «l’altezza della vocazione dei fedeli in Cristo e il loro obbligo di apportare frutto nella carità per la vita del mondo».
La formazione dei catechisti è un compito vitale perché dalla loro qualità dipende in gran parte la capacità evangelizzatrice delle nostre comunità. Pensata per un contesto di cristianità sociale, nel quale era sufficiente “nutrire” una fede già data, la formazione dei catechisti deve prendere atto della nuova situazione di pluralismo culturale e religioso, in cui la fede cristiana non è più un dato normalmente acquisito ma deve essere “generata” o “rigenerata”. Si avverte il bisogno di percorrere nuove vie ma si fatica a intuire la direzione verso cui muoversi.
In questo contesto si inserisce il presente studio che offre delle riflessioni teoriche e indicazioni operative stimolanti. Un primo elemento significativo è costituito dal ricorso a tutte e tre le dimensioni che animano la catechesi, quella teologica, pedagogica e comunicativa, strettamente intrecciate per dar vita a un quadro teorico capace di sostenere poi l’impianto formativo proposto. Un altro elemento qualificante è dato dall’opzione di pensare la formazione in termini di “competenze”. Per quanto riguarda le linee generali per una proposta formativa, nelle pagine del libro sono condensate le migliori intuizioni dell’attuale riflessione catechetica sulla formazione. Le scelte di metodo sono quattro: il gruppo di formazione inteso come micro-comunità empatica di pratica; il modello formativo del laboratorio, suggerito nella Nota pastorale del 2006; il “Progetto Personale di Formazione”, con le finalità di monitorare, valutare e orientare l’attività formativa; l’équipe dei formatori, che mette in campo un atteggiamento di cura qualificante e promovente l’autoformazione dei catechisti.
Il giornalismo è collocato all'interno della società e in quanto tale non può non rispondere a delle leggi e norme che ne definiscono gli ambiti e le responsabilità. Da qui il forte significato civile e sociale di questa attività. Il giornale non può non avere regole di gioco la cui osservanza ne fa crescere la valenza civile ed estetica.
Anche l'apprendimento del "mestiere" di giornalista non esce da questa logica: giornalisti non si nasce né si diventa smanettando tecnologie.

