
"Fate che il volto di questa Repubblica sia un volto umano". Il 26 giugno 1946 Giuseppe Saragat, Presidente dell’Assemblea Costituente, rivolge un così profondo e impegnativo invito. Il contesto politico dell’epoca è ben noto: la forte polarizzazione tra universi ideologici assai distanti si combina con il desiderio di dare all’Italia un nuovo assetto istituzionale. Saragat ricorda che la democrazia è soprattutto un problema di rapporti umani, poiché specifica che, laddove esistono, esiste la democrazia, mentre dove non esistono, quest’ultima "non è che la maschera di una nuova tirannide". A ottant’anni da quella seduta, possiamo dire che l’invito a costruire una Repubblica dal volto umano è stato ampiamente accolto, grazie soprattutto all’attività di protagoniste come Tina Anselmi, Nilde Iotti e Lina Merlin. Il loro impegno civile ha contribuito a forgiare la nostra democrazia ed è dunque davvero lodevole lo sforzo di Leonardo Brancaccio nel ricordarne la passione e la tenacia. Dalla Prefazione di Elena Beccalli
Qual è il significato umano e spirituale del desiderio? È un ostacolo da eliminare o elemento da approfondire? Si può vivere senza affetti? Cosa significa "valere"? E quali risvolti può comportare per la vita spirituale? Rabbia e aggressività sono nemici da fuggire o degli alleati indispensabili? Perché hanno un rapporto così notevole con la speranza e la depressione? Che fare quando arriva il momento della crisi? È solo smarrimento o un’offerta di possibilità nuove? Perché il deserto, luogo di desolazione e morte, stranamente, è anche il simbolo-principe della crisi e della maturità spirituale? Il senso dell’umorismo può essere un segno di salute mentale e spirituale? E quando l’amicizia può considerarsi un aiuto per la propria vita? Quanto incide la paura nelle nostre scelte e nella più generale rappresentazione della vita, della società e della relazione con Dio? L'opera giunta alla quinta edizione che si presenta con una nuova preziosa veste grafica e editoriale, cerca di dare una risposta a questi ed altri interrogativi con cui, bene o male, ognuno di noi è chiamato a fare i conti...
Biografia illustrata di Madeleine Delbrêl, una delle figure più interessanti del cattolicesimo europeo del Novecento. Fieramente atea già da giovanissima, diventa credente da giovane e, in seguito, si mette al servizio del Vangelo nelle periferie comuniste della Parigi degli anni Trenta, lavorando come assistente sociale. Questo testo mette in risalto la peculiarità con cui la Delbrêl intendeva il ruolo della Chiesa nel mondo: una presenza che deve restituire il Vangelo a quanti non lo conoscono.
Oggi più che mai i popoli, ignari del progetto di sfruttamento conseguente al disordine mondiale, accettano un riordino violento e distruttivo, convinti di salvarsi dal caos e dall’ignoto. Leader e gente comune diventano protagonisti, spesso involontari, della ormai quotidiana sceneggiata bellica che serve soprattutto a tenere nascosti i sottostanti interessi finanziari del complesso militare-industriale globale e dei prepotenti che lo controllano. Il libro presenta fatti, testimonianze originali e studi approfonditi che dimostrano come la vera pace sostenibile richieda una transizione verso una pace positiva, onesta, disarmata e disarmante; essa è possibile solo a seguito di una collaborazione mondiale tra tutti i governi e le società civili che si fondi sul diritto internazionale, unica vera speranza di riconciliazione delle nazioni.
La guerra ha sempre significato morte e distruzione. La guerra dilania, smembra, annienta, saccheggia, deflagra, massacra; e questo è tristemente noto. Esiste però un aspetto meno visibile della guerra, capace comunque di produrre sofferenze per molte generazioni: sono gli effetti che provoca per decenni - se non addirittura secoli - sui terreni che coltiviamo, sulle acque che beviamo, sugli animali che ci circondano, sulla vegetazione che ci permette di respirare. In Guerra e clima Stefania Divertito esplora e racconta l'impatto ambientale a lungo termine dei conflitti e le iniziative messe in campo per affrontarlo e contrastarlo. Il suo è un reportage che attraversa le epoche e i continenti per andare al cuore di una questione da troppo tempo ignorata e nascosta: dalla piana di Verdun, dove il suolo conserva ancora livelli altissimi di arsenico a oltre un secolo dalla Prima guerra mondiale, a Gaza, dove bombe e detriti tossici hanno distrutto il 97% delle colture arboree; dalle foreste del Vietnam, segnate dall'irrorazione dell'«agente arancio», alla pioggia nera caduta su Teheran nel marzo 2026; dalle ricerche che misurano i danni ambientali e climatici dei conflitti all'accusa di «ecocidio» avanzata dalla procura di Kiev, fino ai programmi di bonifica e risarcimento per perseguire un autentico «disarmo climatico» a livello globale. In un presente segnato da guerre continue, quest’opera affronta quello che sarà uno dei grandi temi del nostro futuro. Guerra e clima è un osservatorio sull’onda lunga delle scelte sciagurate compiute da noi e dai nostri padri, che contiene già in sé la speranza di una resistenza. Perché ciò che ci insegna con le sue cicatrici il nostro pianeta è che nessuna guerra finisce davvero nel momento in cui finisce; l’unico modo per farla finire davvero è impedire che cominci.
Il Libano rappresenta un’esperienza unica nel Medio Oriente contemporaneo. Un Paese che è "messaggio", come lo definì a suo tempo Papa Giovanni Paolo II, caratterizzato dalla convivenza tra cristiani e musulmani, messa in difficoltà delle crisi presenti. Ma ciononostante il Paese dei cedri resta un laboratorio di dialogo e di cittadinanza condivisa, capace di generare speranza anche oltre i propri confini, come dimostra questo testo, che è il catalogo dell’omonima mostra esposta al Meeting di Rimini nell’agosto 2026. Prefazione di Angelo Scola.
Un libro per ritrovare e mantenere il contatto e la consapevolezza, il miglior modo per preservare l'equilibrio mentale, emotivo e spirituale. Crescere non significa realizzarsi unicamente dal punto di vista esteriore, ma anche, e soprattutto, interiormente: da qui nasce questo diario di viaggio che propone riflessioni attraverso stimoli psicologici e spirituali, al fine di promuovere la ripresa e il recupero della crescita umana, compromessa per motivi diversi. Uno strumento attraverso il quale, nello scandire delle giornate e degli impegni, riuscire a ritagliarsi qualche momento di dialogo e riflessione, in compagnia di sé stessi. Gli stimoli, offerti come spunto di riflessione da cui partire, ricalcano i temi fondamentali della psicologia e della spiritualità, e sono raccolti, come le quattro stagioni, in quattro grandi argomenti, affrontati in chiave costruttiva. Il richiamo ai Vangeli, considerati anticipatori della moderna psicopedagogia e in dialogo armonico con essa, conduce al nucleo più profondo della salvezza della persona. La parte più preziosa di questo diario sarà però quella affidata al lettore: uno spazio personale in cui raccontarsi e riflettere su di sé. Attraverso alcune domande guida, sarà accompagnato in un confronto quotidiano con il proprio vissuto e con il cammino che sta compiendo. Soffermarsi per un mese intero su un singolo aspetto consentirà di andare oltre la superficie e di approfondire in modo autentico il rapporto con sé stessi. Se la superficie restituisce l'immagine del volto, l'ascolto interiore permette di accedere alla propria profondità.
Colleen Dulle è una giovane giornalista statunitense che segue le notizie dal Vaticano per America, una rivista gesuita. Educata fin dall'infanzia nel cattolicesimo, oggi scrive sulle brutture, come sulla bellezza, della Chiesa. In questo libro d'esordio, Dulle condensa il suo lungo lavoro d'inchiesta sugli scandali che hanno investito il Vaticano negli ultimi anni e sulle questioni che oggi si pongono con urgenza alla Chiesa cattolica. Tra le altre cose, il libro tratta gli abusi sui minori compiuti dal clero, il ruolo delle donne all'interno dell'istituzione, la speculazione economica attorno alle cause dei santi. Davanti a tutto ciò, l'autrice si domanda, come giornalista ma soprattutto come (giovane) credente: può la fede vacillare sotto i colpi che la Chiesa di oggi riceve (e dà), senza esserne abbattuta? Prefazione di James Martin.
Cosa vede una persona che ha vissuto un trauma infantile quando si guarda allo specchio? Spesso, un'immagine deformata, perturbante, che gli altri non riconoscono. Chi convive con le sue conseguenze riferisce che certe emozioni appaiono fuori scala e non si presentano in modo lineare. Lo specchio convesso è, allora, una metafora per raccontare come l'eredità involontaria del trauma continui a plasmare l'identità, il corpo, lo spazio e le relazioni, anche a distanza di anni. Questo libro nasce da una ricerca etnografica condotta tra persone sopravvissute ad abusi sessuali durante l'infanzia e l'adolescenza. Ne raccoglie le storie, i gesti quotidiani, i rituali di protezione, le architetture intime e invisibili che servono per convivere con i segni del trauma. Come società, siamo ancora reticenti a discutere apertamente il tabù dell'infanzia violata, salvo quando esplodono i casi di cronaca o le nefandezze dei grandi scandali. Un unico caso è un fulmine a ciel sereno e scuote le coscienze; una sequela di casi diventa il solito temporale, un brusio di fondo, e le cose vanno avanti per (quasi) tutti. Il libro è dedicato, anzitutto, a chi sperimenta in prima persona questo tipo di ardua elaborazione ed è alla ricerca di un nuovo equilibrio. Poi, è rivolto anche a chi è vicino a queste persone: famigliari, partner e amici. Infine, è destinato a chi opera al loro fianco, in ruoli di formazione, sostegno e cura: come insegnanti, allenatori, catechisti e operatori sanitari.
Preistoria, Medioevo, caccia alle streghe, Inquisizione e Far West sono, nel lessico dei media e nella cultura di massa, sinonimi di regressione, caos, arretratezza, inciviltà, imbarbarimento, violenza, oscurantismo. Ne deriva un boom di stereotipi. Una perdita d'acqua? Colpa di «tubi da preistoria». La svolta conservatrice degli Usa? Coincide con «la caccia alle streghe voluta da Trump». Viviamo tempi tristi? Sí, perché si è affermata «la nuova santa Inquisizione dei social network». Gli ospedali sono in tilt? «Rischio Far West in corsia». Sono metafore negative che non evocano solo disastri incombenti e caos, ma mettono a nudo la nostra incapacità di capire la storia, per cui preferiamo esorcizzare le nostre paure attuali scaraventandole in vari "altrove" legati al passato, reale o immaginario. Il libro svela uso e abuso di questi luoghi comuni: un vademecum, a tratti divertente, utile a giornalisti, storici, insegnanti e a tutti i lettori.

