
Il rito romano della Messa, a cui partecipa la maggior parte dei cattolici nel mondo, si è formato gradualmente nel corso dei secoli. In questo sviluppo storico - dall’Ultima Cena alla riforma del Concilio Vaticano II, passando per la formazione delle prime preghiere eucaristiche, le diverse formulazioni nel Concilio di Trento, il periodo medioevale e le sue varie codificazioni - l'autore, Uwe Michael Lang, in questo saggio individua e sottolinea quali sono gli elementi caratteristici del rito romano, consegnando al lettore una sintesi originale e completa. L’autore attinge a solide risorse magisteriali, storiche e teologiche, non in una prospettiva polemica, ma con l’obiettivo di comprendere la fede. L’obiettivo è aiutare tutto il popolo di Dio a partecipare consapevolmente alla liturgia della Chiesa, che è l’espressione della sua identità più profonda.
«Quando ho avuto le bozze del lavoro di Andrea Cardullo – due volte dottore, in medicina e in teologia morale – e ho visto il titolo del secondo capitolo, Le neuroscienze del piacere, non ho avuto alcun dubbio nel cominciare la mia lettura, in modo metodologicamente discutibile, proprio da quello. Il solo titolo aveva elevato i miei livelli mesencefalici di dopamina e mi portava a immergermi con passione e curiosità in pagine dense di informazioni e di suggestioni. Riferendo più tardi questa mia condotta irrituale a don Andrea, egli mi confidava a sua volta che aveva iniziato le sue ricerche proprio dal meccanismo neurofisiologico del piacere e che quel secondo capitolo, in effetti, era stato steso per primo e con sua grande soddisfazione. Ritengo che l’essere entrambi medici e moralisti, nonostante il divario di età, spieghi a sufficienza tale sintonia intellettuale» (dalla Prefazione di p. Maurizio P. Faggioni, OFM).
Informazioni sull'autore
Andrea Cardullo (1973), presbitero della diocesi di Lucca, ha conseguito la laurea in medicina e chirurgia presso l’Università degli Studi di Pisa (2001), la licenza in teologia morale con indirizzo in bioetica (2016) e il dottorato (2023) presso la Pontificia Accademia Alfonsiana. Attualmente, nel medesimo Istituto, è professore invitato di bioetica.
In un tempo segnato da profondi mutamenti culturali e spirituali, la catechesi è chiamata a ripensare il proprio ruolo e il proprio linguaggio. Questo volume propone una riflessione teologica e antropologica che pone al centro l’esperienza di fede come luogo vitale dell’incontro con Dio. Superando un approccio prevalentemente nozionistico, l’autore mostra come la catechesi possa diventare un autentico servizio allo Spirito, capace di accompagnare le persone nei processi interiori di ricerca, discernimento e trasformazione. Attraverso il dialogo con la teologia contemporanea, il magistero e le scienze umane, il testo offre criteri e prospettive per una catechesi più esperienziale, mistagogica e missionaria, in sintonia con le sfide della Chiesa di oggi.
Il Pensiero cristiano ha una proposta precisa: risalire (quoad nos) al Padre da cui (quoad se) tutto discende. Ecco la proposta nella grande Forma di Occidente [tomo I: Agostino, Ildegarda, Bonaventura, Tommaso, Dante]: una sinfonia metafisica, stretta intorno alla Via, il Verbo Incarnato, riconduce all’Atto stesso dell’essere, il Padre donde la Generazione del Figlio (in cui è innestata la partecipazione degli enti) e con il Figlio la Processione dello Spirito co-amato. Ecco la proposta nella grande Forma di Oriente [tomo II: Cappadoci, Dionigi, Massimo, Damasceno... Italogrecità, Florenskij, Evdokimov]: lo Spirito nel creato concreto illustra Gesù teandrico, Volto del Padre, dal quale il Figlio è generato e lo Spirito - Ermeneuta divino - procede. Le Tradizioni occidentale ed orientale sono colte in dialogo con grandi teologi contemporanei (Balthasar, Ratzinger) in rapporto anche a nodi speculativi odierni, dall’antropologia alla liturgia [t. III].
Il Pensiero cristiano ha una proposta precisa: risalire (quoad nos) al Padre da cui (quoad se) tutto discende. Ecco la proposta nella grande Forma di Occidente [tomo I: Agostino, Ildegarda, Bonaventura, Tommaso, Dante]: una sinfonia metafisica, stretta intorno alla Via, il Verbo Incarnato, riconduce all’Atto stesso dell’essere, il Padre donde la Generazione del Figlio (in cui è innestata la partecipazione degli enti) e con il Figlio la Processione dello Spirito co-amato. Ecco la proposta nella grande Forma di Oriente [tomo II: Cappadoci, Dionigi, Massimo, Damasceno... Italogrecità, Florenskij, Evdokimov]: lo Spirito nel creato concreto illustra Gesù teandrico, Volto del Padre, dal quale il Figlio è generato e lo Spirito - Ermeneuta divino - procede. Le Tradizioni occidentale ed orientale sono colte in dialogo con grandi teologi contemporanei (Balthasar, Ratzinger) in rapporto anche a nodi speculativi odierni, dall’antropologia alla liturgia [t. III].
Nella collana «Storia delle teologie cristiane» la sezione Geografie descrive una teologia che si svolge nello spazio, ossia in determinati contesti culturali, e dunque è sempre una teologia contestuale. La sezione si apre con l'India, mosaico di culture e di religioni, che ha una lunga tradizione cristiana, a partire già dal I secolo dopo Cristo, e ha prodotto in questi secoli un modo indiano di fare teologia, che indaghiamo attraverso la partecipazione di dieci studiosi e studiose, otto di origine indiana e due italiani. Nella prima parte vengono presentati i suoi interpreti principali e le sue scuole; nella seconda parte vengono esplicitate alcune prospettive indicative di una teologia indiana per il XXI secolo; e nella terza parte, dal titolo "dalla parte degli altri e delle altre", si richiamano alcune intuizioni teologiche utili a ripensare la nostra tradizione cristiana occidentale. Con i contributi di Kochurani Abraham, Kala Acharya, Patrick Gnana, Aruna Gnanadason, Benedict Kanakappally, Gaetano Sabetta, Virginia Saldanha, Paolo Trianni, Y.T. Vinayaraj, Felix Wilfred.
Quando una società smette di essere cristiana per tradizione, che cosa resta della missione della chiesa? E i cristiani sono ancora capaci di una presenza significativa? Da queste e altre domande muove la riflessione sistematica di Paolo Carrara sulla teologia pastorale, disciplina chiamata a interpretare e sostenere l'azione ecclesiale nel tempo della "fine della cristianità". Il manuale procede in quattro movimenti. Si apre sulla condizione presente e si confronta con i modelli pastorali oggi emergenti; ricostruisce poi la storia della riflessione teologico-pastorale e il suo statuto accademico; indaga quindi la struttura di base della mediazione ecclesiale, il suo fondamento teologico e la sua dinamica in rapporto alla cultura; mette infine alla prova gli strumenti acquisiti su quattro azioni che decidono il volto concreto delle comunità cristiane: abitare un territorio, radunare e inviare, trasmettere la fede, accompagnare le storie di vita. Ne emerge un metodo di discernimento pastorale in tre tempi: riconoscere, interpretare, riconfigurare. La chiave ermeneutica che orchestra l'intero volume deriva dal riferimento agli Atti degli apostoli: la pericope con cui inizia ogni capitolo ricorda che un'adeguata apertura alla novità dei segni dei tempi esige che la chiesa non perda mai il riferimento normativo alla sorgente evangelica.
Perché ciò che si celebra all'altare dovrebbe avere a che fare con ciò che si decide nella vita? E che cosa resta di quel legame, quando i riti che scandiscono davvero le nostre settimane sono altri? Si può essere buoni cristiani senza mettere piede in chiesa? E, all'inverso, che cosa cambia nella vita di chi celebra? Dietro queste domande "da catechismo" si cela uno dei crocevia più caldi della teologia contemporanea. La teologia latina ha oscillato a lungo fra due riduzioni speculari: il culto ricondotto all'etica, l'etica ricondotta al culto. Grillo e Martino rompono l'alternativa assumendo la categoria di «cooriginarietà» (E. Jüngel): vita quotidiana e azione rituale sono entrambe culto, ma la liturgia non è un mezzo al servizio della condotta morale, bensì è un'interruzione della comunicazione ordinaria - e proprio per questo è originaria. Il libro ricostruisce il dibattito postconciliare da entrambi i versanti - Häring, Piana, Angelini, Chauvet, Lacoste, Bonaccorso, Hameline -, ne cerca il fondamento nella Scrittura e nella tradizione liturgico-sacramentale, e mette poi la tesi alla prova su tre soglie: l'iniziazione cristiana e il paradosso dello sbattezzo, l'esperienza della malattia e della cura, la responsabilità per la casa comune. Ne esce una tesi antropologica netta: la libertà non la si dimostra, ma la si riceve. E il rito è il luogo in cui l'essere umano fa memoria di non essere né il proprio inizio né al proprio inizio.
Perché la madre di Gesù, di cui i vangeli parlano poco e con estrema sobrietà, è diventata la vergine purissima, la mediatrice celeste, il modello di ogni obbedienza femminile? E che cosa resta di lei, se si toglie tutto ciò che venti secoli di devozione e di politica ecclesiastica le hanno sovrapposto? Anne Soupa e Sylvaine Landrivon procedono in tre tempi. Decostruiscono l'immagine ereditata: l'opposizione con Eva, l'ossessione per la verginità, la maternità eretta a destino di tutte le donne. Raccolgono poi le prove nei testi: le quattro donne irregolari della genealogia di Matteo, il Magnificat riletto dai teologi della liberazione. E ricostruiscono infine una figura più nitida (e più scomoda): una donna ebrea del I secolo che decide da sé, che infrange un tabù del suo tempo, che prende la parola. Profetessa prima che madre, discepola prima degli apostoli, sorella prima che regina. Non è un libro contro la devozione mariana: è un libro per la sua verità. L'edizione italiana si apre con una Prefazione inedita delle autrici sulla nota vaticana Mater populi fidelis, con cui nel novembre 2025 il Dicastero per la dottrina della fede ha dichiarato inappropriato il titolo di "corredentrice": la stessa strada - osservano, non senza ironia, le autrici - che queste pagine avevano già percorso.
La discesa agli inferi di Gesù è stata definite «un articolo di fede dimenticato». H.U. von Balthasar vi ha dedicato attenzione puntuale e duratura, lungo l'intero arco della sua nutrita produzione teologica. Per tale teologo è centrale l'esperienza della morte di Gesù, colta non solo come "atto del morire" al Venerdì Santo, ma anche nel suo "esser morto" del Sabato Santo, la sua discesa agli inferi. Il presente studio si prefigge di evidenziare la rilevanza per la teologia balthasariana di questo nucleo centrale, come momento apicale della kenosis avvenuta nella sua incarnazione e come cardine della storia della salvezza.
Tra i riferimenti più importanti per comprendere le origini del cristianesimo gli autori dei primi scritti cristiani di poco successivi al Nuovo Testamento sono fondamentali: parliamo del piccolo trattato della Didachè, della lettera e del racconto del Martirio di san Policarpo, delle lettere di san Clemente Romano, di sant'Ignazio di Antiochia e di Barnaba, oltre a quella, di autore ignoto, a Diogneto. Questi testi vengono qui riproposti in una edizione, corredata da schede che aiutano la comprensione e la possibilità di utilizzo per i singoli e nelle comunità cristiane di oggi. Il volume è il primo di una serie con la quale la casa editrice intende riproporre ai suoi lettori e lettrici gli scritti fondamentali della Chiesa dei primi secoli, non come opere appartenenti a un lontano passato, da tramandare passivamente, ma come testi vivi, preziosi tanto per la loro originalità quanto per la capacità di parlare ancora oggi agli uomini e alle donne di fede.

