
Professore e poi Rettore dell’Università Cattolica, Padre costituente, laico cristiano impegnato nell’attuazione nel Concilio Vaticano II, Giuseppe Lazzati è una figura di rilievo del nostro Novecento. Mentre è in corso la causa di beatificazione, ecco un volume che raccoglie per la prima volta gli interventi pubblicati sulla rivista «Vita e Pensiero» dal 1968 al 1983, gli anni del rettorato. Testi che restituiscono il contesto storico-culturale nel quale furono scritti: il Sessantotto e la questione studentesca, gli anni Settanta e la fine del boom economico, il declino dei grandi partiti popolari, in particolare la Democrazia Cristiana, e la crisi della politica dei primi anni Ottanta, la difficile attuazione del Concilio Vaticano II e la cosiddetta "scristianizzazione" in atto in Italia. Ma soprattutto ci permettono di rileggere il suo pensiero ancora attuale sul rapporto tra la Chiesa e il mondo, sui fedeli cristiani laici e l’azione culturale, sul ruolo dell’Università Cattolica e quello dei cristiani nei confronti della "città dell’uomo", affrontando temi culturali, sociali e politici, con linee di pensiero e di azione del laicato cattolico italiano impegnato per il bene del Paese. Un’eredità da non disperdere, che ci ricorda, come scrive Lazzati, che «le provocazioni della realtà, lungi dal turbare, devono costituire uno stimolo permanente a cercare di operare al meglio perché la nostra presenza quaggiù, ciascuno nel posto cui è stato chiamato, sia la meno inutile possibile».
Stiamo vivendo un’epoca profondamente segnata da un’atmosfera di tristezza e dalla sensazione di non essere riconosciuti da nessuno. Alle radiazioni di questa malinconia si alimentano le "passioni pericolose", come le chiama il filosofo Guillaume Le Blanc - pigrizia, codardia, menzogna, invidia, gelosia, paura, odio, risentimento - sentimenti negativi replicati compulsivamente in risposta all’insoddisfazione per una vita che non desideriamo e con la quale non riusciamo a fare pace. Queste tonalità emotive non vanno attribuite alla sola responsabilità del singolo, ma sono anche l’esito degli insostenibili paradigmi dell’odierna società neo-liberista, che si insinuano nei desideri individuali rimodellandoli in profondità. Come uscire dall’irretimento nelle passioni tossiche che ci consumano, rendendoci degli eterni scontenti? Non bastano i tradizionali rimedi della psicologia o dell’etica, prospettive attente all’individuo ma non ai meccanismi sociali che generano e incoraggiano queste modalità nocive del nostro sentire. Il piccolo trattato di Le Blanc sulle forme contemporanee dei ‘vizi’ ci aiuta a nominarli e comprenderli attraverso un’originale e lucida analisi della loro dimensione sociale e politica. È il primo indispensabile passo per intraprendere un percorso che dia spazio al desiderio di vivere in altro modo, riconciliati con noi stessi e con gli altri.
Se è vero che nella vecchiaia l’inevitabile decadimento del corpo fa sentire fragili, questa non è una condanna senza appello. Anzi, se accettata, la vecchiaia è un tempo propizio per la crescita interiore. Come scriveva san Paolo, «anche se il nostro uomo esteriore si va disfacendo, quello interiore si rinnova di giorno in giorno». Si può crescere nell’amore, si può diventare meno impulsivi, più benevoli, più pazienti, meno severi e più comprensivi, più miti e misericordiosi. Quando ciò avviene, la vecchiaia non è tempo di sterilità, ma di una nuova feconda linfa che fa fiorire la vita. Paglia guida il lettore verso questa forza, tra citazioni bibliche e letterarie, ma anche traendo spunti dalle ultime ricerche di psicologia e neuroscienza. Una riflessione che affronta anche il tema della morte e dell’oltre cristiano, che ci assicura che tutto sarà accolto - e raccolto - al momento dell’uscita dal tempo storico della vita, per essere portato al suo compimento. «Sì, siamo mortali, ma non per la morte».
Il volume in ricordo di Vittorio Cigoli raccoglie i contributi di colleghi e allievi di diverse generazioni, italiani e stranieri, che hanno lavorato con lui su temi e in ambiti che riguardano la psicologia clinica e la psicologia sociale, le pratiche di ricerca e quelle dell’intervento, la formazione e l’insegnamento. A partire dal pensiero teorico e applicativo di Vittorio Cigoli, gli Autori evidenziano diversi aspetti peculiari del fare psicologia, riconducibili però a un medesimo modo di sentire e vedere la scienza psicologica nella sua complessità e sempre in ricerca di verità. Il libro si articola in tre parti, precedute da una bibliografia ragionata delle pubblicazioni di Vittorio Cigoli e da una selezione delle sue parole, raccolte come frammenti di un’eredità che continua a interrogare e a generare. La prima parte del volume è dedicata ai fondamenti epistemologici del Modello Relazionale-Simbolico a cui Cigoli ha rivolto grande parte dei suoi studi e delle sue ricerche: l’origine psicodinamica, il dialogo con altri paradigmi teorici contemporanei, l’importanza del livello simbolico nelle relazioni, la funzione dei rituali e delle feste nell’esperienza umana, il ruolo dell’immagine per accedere alla relazione, lo sguardo relazionale delle dinamiche comunitarie e l’intreccio indissolubile tra ricerca e clinica. La seconda parte tratta alcuni temi che hanno attraversato tutto il lavoro di Cigoli: la continuità e la trasformazione dei legami familiari a fronte di eventi come la separazione e il divorzio, l’affido e l’adozione, la malattia. I contributi evidenziano inoltre gli apporti del suo pensiero clinico alla terapia e alla mediazione familiare, nonché le opportunità del lavoro in ambito sociale e comunitario. La terza parte, infine, restituisce il dialogo profondo con i colleghi italiani e internazionali che Vittorio Cigoli ha coltivato con generosità e curiosità intellettuale. Contributi di: Monica Accordini, Caterina Arcidiacono, Filippo Aschieri, Marta Bonadonna, Donatella Bramanti, Scott W. Browning, Giulio Costa, Antonello D’Elia, Federica Facchin, Paola Farinacci, Stephen E. Finn, Chiara Fusar Poli, Marialuisa Gennari, Caterina Gozzoli, Ondina Greco, Raffaella Iafrate, Davide Margola, Elena Marta, Costanza Marzotto, Aldo Mattucci, Sara Molgora, Marina Mombelli, Matteo Moscatelli, Corrado Pontalti, Camillo Regalia, Rosa Rosnati, Emanuela Saita, Eugenia Scabini, Giancarlo Tamanza, Carles Pérez Testor, Luciano Tonellato, Marcellino Vetere.
Capitano nella vita certi momenti in cui nel grigiore della quotidianità si apre uno squarcio inaspettato, un balenio di qualcosa che ci sorprende ma nello stesso tempo sentiamo familiare. Sdraiati in mezzo all’erba di un prato o davanti all’acqua ferma di un lago la mattina presto, per un attimo ci sembra di essere circondati da una vastità smisurata al di là di ogni percezione, eppure avvertiamo che è sempre esistita, solo non l’avevamo notata prima. E può capitare anche in certe situazioni di crisi o di sofferenza, così come nell’ordinarietà della giornata. Per un istante ci sentiamo vibranti e insieme tranquilli, consapevoli di un mistero e avvolti da un’epifania che ci acquieta. Capita anche ai bambini, veri maestri di stupore silenzioso. Questi momenti sono un assaggio di cosa sia la contemplazione. Uno stato non solo dei grandi mistici, ma alla portata di tutti. Proprio ad accompagnare sulla via della contemplazione chi ne sentiva il desiderio si è dedicato per gran parte della vita Franz Jalics, che in questo libro ci mostra il cammino da intraprendere in un modo preciso ma semplice, quasi da ‘eserciziario spirituale’, e soprattutto condividendo la sua esperienza personale. Un cammino fatto di fede, di filosofia, di meditazione della Scrittura, di preghiera, ma anche di vita attiva. Perché il lavoro spirituale riguarda il nostro essere più autentico, una specie di presentimento della nostra vera patria, e la contemplazione non va separata dalla vita quotidiana, che anzi inonda di luce.
Cento anni fa, nell’ambito dell’esperienza della Gioventù Femminile di Azione Cattolica Italiana, Armida Barelli presentava, sulle pagine della rivista «Fiamma Viva» nel numero di ottobre 1926, il valore della ricorrenza, evidenziando l’attualità del "Santo di Assisi". Lo faceva in un tempo che ha molti collegamenti con il nostro: tempo di lotte e di guerre, di divisioni e di paure, di grandi disuguaglianze economiche; tempo di sfide come quella posta da una rinnovata presenza delle donne nella chiesa e nel mondo, dall’esigenza di uno stile più fraterno nelle relazioni e nella partecipazione alla vita sociale e alla ricerca del bene comune. Armida Barelli sollecita altri come padre Agostino Gemelli, Maria Sticco, mons. Saverio Ritter, attraverso le pagine della rivista, a scrutare, con lo sguardo della fede, i segni dei tempi, i germi di futuro e di speranza che, testimoni come Francesco, sono capaci di ispirare e di sollecitare. Partendo dal testo di «Fiamma Viva» (che viene trascritto integralmente), ritroviamo così in filigrana suggestioni forti anche per il cammino di questo ottavo centenario del Transito di Francesco, che muore mostrando tutta la sua umanità che i testi agiografici non riescono a nascondere; muore, infatti, come un uomo che vuole vicino a sé le persone care, che ricorda i dolci di frate Jacopa, che non dimentica il suo legame con la madre Terra, che accoglie la morte come sorella. Come allora anche oggi questa lettura sull’attualità del messaggio di Francesco di Assisi è affidata a voci diverse, contemporanee e significative, che ci aiutano, da una parte a meglio conoscere la figura di Armida Barelli, ma spingono avanti anche la riflessione, perché questo centenario non sia solo uno sguardo al passato, ma tracci linee per il presente e il futuro.
Con l’Osservatorio Permanente Educazione Civica, Diritti, Sostenibilità "In memoria del prof. Franco Anelli", l’Università Cattolica del Sacro Cuore e l’Associazione Robert F. Kennedy Foundation of Italy Onlus hanno posto al centro della riflessione, e di possibili itinerari di ricerca futura, il monitoraggio dell’insegnamento dell’educazione civica nelle scuole di ogni ordine e grado (come da legge 20 agosto 2019, n. 92). Questa pubblicazione presenta la prima indagine quantitativa condotta a livello nazionale per osservare la situazione attuale in relazione all’organizzazione, alla metodologia didattica, alle tematiche dei diritti umani, alla partecipazione degli studenti, al coinvolgimento delle famiglie e del territorio e ai processi di formazione del personale docente. L’indagine ha coinvolto più di 4000 docenti, dalla scuola dell’infanzia a quella primaria e secondaria, di primo e secondo grado, distribuiti negli Istituti scolastici di tutto il territorio nazionale. L’analisi dei dati restituisce agli insegnanti, ai dirigenti e all’amministrazione scolastica elementi concreti di conoscenza non solo sull’attuazione dell’insegnamento dell’educazione civica, ma anche sui processi attraverso cui i valori costituzionali e democratici ispirano e orientano la vita e il curricolo della scuola. Si offre così uno strumento per le scuole che desiderano avviare processi di valutazione del ruolo dell’educazione civica nella propria realtà e mettere a fuoco orientamenti e scelte coerenti. Si delineano inoltre le ipotesi di ricerca che l’Osservatorio intende intraprendere nel prossimo futuro, mettendo in sinergia la scuola, le università, il tessuto sociale e civile per la promozione della cittadinanza attiva. Prefazione di Elena Beccalli e Stefano Lucchini.
I mutamenti che vanno investendo il nostro tempo sono così radicali e repentini da sembrare una fine. Il clima che cambia, la tecnologia che spadroneggia, vecchi fantasmi nucleari che tornano, e le turbolenze geopolitiche che agitano il mondo, sono ombre lunghe gettate sul domani che ci attende. Il sentimento apocalittico sembra dominare il nostro sguardo sul futuro, e il suo immaginario spopola ovunque. Un antico mondo letterario, prosperato attorno alla cultura biblica, torna a offrire le sue suggestioni, specie nella loro versione catastrofica, che fa della fine del mondo uno scenario nello stesso tempo terrorizzante e spettacolare. Ma il senso cristiano dell’apocalisse, che significa rivelazione di Dio nella storia, non parla della fine catastrofica del mondo, quanto piuttosto del riscatto promesso alla storia degli umani, già operante nel mondo a dispetto di ogni apparenza. La vera rivelazione riguarda il bene che vince, grazie all’avvento di Cristo, e orienta ogni contraddizione della storia al suo compimento, al suo giungere alla giustizia che il mondo contemporaneamente calpesta e reclama. Nella nostra epoca, agnostica e secolare, occorre riportare il sentimento apocalittico al suo tratto genuinamente evangelico, che invita a leggere anche le contraddizioni della storia alla luce della giustizia che esse invocano, e a scommettere sul bene che ha già vinto, una volta per tutte.
Questo libro è pensato come una guida metodologica e laboratoriale per accompagnare il lettore in un percorso di crescita comunicativa e per fornire strumenti concreti attraverso cui incrementare le doti relazionali indispensabili sia nella vita sociale che nella realtà competitiva del lavoro. Ogni capitolo è dedicato all’approfondimento dei pilastri della comunicazione interpersonale, come la comprensione delle dinamiche del linguaggio e delle strategie di storytelling con cui valorizzare il proprio potenziale e la propria intelligenza emotiva. Il volume è destinato agli studenti universitari che si affacciano al mercato del lavoro e ai professionisti che affrontano un cambiamento di carriera: in queste pagine troveranno approfondimenti e indicazioni pratiche su come migliorare la propria autostima, sviluppare la leadership, lavorare in gruppo, allenare le competenze trasversali. Attenzione particolare è dedicata alle fasi cruciali del personal branding, con indicazioni mirate per la stesura strategica del curriculum vitae e per la realizzazione di un innovativo strumento di autopromozione, il video curriculum.
Questa prima sezione dei saggi dedicati alla costellazione dei temi antropologici mette a fuoco lo stupore per l’enigma del soggetto: evento del Sé generato da Altro. La passione di scoprire nell’Altro il segreto del Sé - che è il vero motore del desiderio - pur tenendone ferma l’irriducibile differenza, ridefinisce l’Altro come tema di attrazione affettiva, ma anche di necessaria distanza. Di qui si dipana l’itinerario della ricerca che intende venire a capo di questa ambivalente relazione del Sé e dell’Altro. Il dono è qui pensato come categoria decisiva per la chiarificazione dell’intreccio capace di restituire all’inarrestabile scambio di parti fra il Sé e l’Altro la forma della libertà che definisce propriamente il legame umano. I capitoli di questo volume cercano di portare l’assetto della relazione del Sé e dell’Altro decisamente oltre la convenzionale opposizione del dono e dello scambio, della libertà e del comandamento. Questo superamento illumina la fecondità antropologica dell’inedito cristologico della pro-affezione del "Dio".

