
Nell’epoca in cui tutto è diventato user-friendly, quella della fede rimane un’avventura impegnativa e per questo degna della libertà. La prosa cristiana - comprensibilmente, in un tempo complesso come il nostro - ha preferito tacere il tema e rassicurare tutti: una certa retorica, poco accorta, rischia però di banalizzare l’insegnamento esigente di Gesù. Questo libro non offre soluzioni, ma è un invito a riscoprire la bellezza e i pericoli del cristianesimo. Forse, così, smetteremo di pensare che credere in Dio, una delle questioni che ha impegnato l’umanità per millenni, significhi confrontarsi con orizzonti di piccolo cabotaggio. Occorre piuttosto esporsi alle radicali domande che il vangelo pone al nostro modo di stare al mondo. Di attraversare i pericoli del cristianesimo ne vale senz’altro la pena: quando ci si cimenta con il difficile, la vita è sottratta alla legge della necessità e dischiude l’incanto che custodisce sotto la sua dura scorza.
Il volume, frutto della ricerca per il conseguimento del dottorato in Diritto Canonico, si inserisce nello sguardo rinnovato sul matrimonio e sulla famiglia, inaugurato dall’esortazione apostolica postsinodale Amoris Laetitia. Leone XIV, nel messaggio del 19 marzo 2026 in occasione del decennale della promulgazione, raccogliendo i frutti del discernimento operato dal suo predecessore Francesco, ha ribadito la necessità di custodire l’attenzione pastorale alle famiglie, le quali in modo speciale e specifico partecipano alla missione della Chiesa, tanto da convocare per l’ottobre 2026 i presidenti delle Conferenze Episcopali di tutto il mondo sul tema dell’annuncio del Vangelo alle famiglie oggi e sulle prassi delle Chiese locali. La prospettiva particolare del processo canonico per la dichiarazione di nullità matrimoniale, ed in essa la valutazione del fondamento antropologico della prova peritale, pur non essendo ambiti specificatamente pastorali, hanno una necessaria componente pregiudiziale, perciò da assumere nel vissuto delle parti coinvolte e da sviluppare nel contesto tecnico della procedura. Il lavoro presenta la prospettiva interdisciplinare come sede propria per il raggiungimento della verità sul vincolo matrimoniale, tenendo conto dell’unità della persona e dell’ottica collaborativa tra scienza e diritto. Esattamente in questa visione di cooperazione interdisciplinare, si è studiato il contributo della psicologia di padre Agostino Gemelli e dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, secondo le proposte del personalismo funzionalista gemelliano e il modello relazionale-simbolico della scuola dell’ateneo, in piena continuità con la visione conciliare del Vaticano II. L’ingaggio di padre Gemelli ha permesso di produrre uno schema nuovo, adeguato rispetto all’antropologia cristiana, eventualmente ripetibile, in cui trovare una prospettiva scientifica idonea alla visione integrale della persona coinvolta nel processo, destinataria non soltanto della verità del procedimento ma anche della salvezza sempre possibile. Il luogo del processo canonico si rivela come incontro tra verità, giustizia e misericordia: tre vie per comprendere tutta la realtà degli uomini e delle donne che vivono l’amore nel sacramento del matrimonio e ne scoprono la vulnerabilità.
Nell’ambito dell’impegno rivolto alla decifrazione del sacro, vengono percorse in questo volume due piste: la messa a punto della irriducibilità antropologica del sacro, che resiste anche a ogni secolarizzazione della vita civile; la riabilitazione del sacramento cristiano come grazia di una teofania che riapre la vita quotidiana all’affezione di Dio. La prima pista di approfondimento indaga l’universale ambivalenza del "fare sacro", come consacrazione, come sacrificio, che si impone a ogni comunità umana, religiosa o laica che sia. Che cosa deve essere consacrato, ossia salvato a ogni costo, e che cosa deve essere liberamente sacrificato, quando è necessario? La seconda pista mette in luce in quale modo il sacramento cristiano irradia la sapienza e il tocco dell’affezione di Dio su questa ingiunzione, illuminandola con la teofania della parola e dell’azione del Signore, che riscatta l’originaria benedizione della creatura, mai revocata.
Professore e poi Rettore dell’Università Cattolica, Padre costituente, laico cristiano impegnato nell’attuazione nel Concilio Vaticano II, Giuseppe Lazzati è una figura di rilievo del nostro Novecento. Mentre è in corso la causa di beatificazione, ecco un volume che raccoglie per la prima volta gli interventi pubblicati sulla rivista «Vita e Pensiero» dal 1968 al 1983, gli anni del rettorato. Testi che restituiscono il contesto storico-culturale nel quale furono scritti: il Sessantotto e la questione studentesca, gli anni Settanta e la fine del boom economico, il declino dei grandi partiti popolari, in particolare la Democrazia Cristiana, e la crisi della politica dei primi anni Ottanta, la difficile attuazione del Concilio Vaticano II e la cosiddetta "scristianizzazione" in atto in Italia. Ma soprattutto ci permettono di rileggere il suo pensiero ancora attuale sul rapporto tra la Chiesa e il mondo, sui fedeli cristiani laici e l’azione culturale, sul ruolo dell’Università Cattolica e quello dei cristiani nei confronti della "città dell’uomo", affrontando temi culturali, sociali e politici, con linee di pensiero e di azione del laicato cattolico italiano impegnato per il bene del Paese. Un’eredità da non disperdere, che ci ricorda, come scrive Lazzati, che «le provocazioni della realtà, lungi dal turbare, devono costituire uno stimolo permanente a cercare di operare al meglio perché la nostra presenza quaggiù, ciascuno nel posto cui è stato chiamato, sia la meno inutile possibile».
Stiamo vivendo un’epoca profondamente segnata da un’atmosfera di tristezza e dalla sensazione di non essere riconosciuti da nessuno. Alle radiazioni di questa malinconia si alimentano le "passioni pericolose", come le chiama il filosofo Guillaume Le Blanc - pigrizia, codardia, menzogna, invidia, gelosia, paura, odio, risentimento - sentimenti negativi replicati compulsivamente in risposta all’insoddisfazione per una vita che non desideriamo e con la quale non riusciamo a fare pace. Queste tonalità emotive non vanno attribuite alla sola responsabilità del singolo, ma sono anche l’esito degli insostenibili paradigmi dell’odierna società neo-liberista, che si insinuano nei desideri individuali rimodellandoli in profondità. Come uscire dall’irretimento nelle passioni tossiche che ci consumano, rendendoci degli eterni scontenti? Non bastano i tradizionali rimedi della psicologia o dell’etica, prospettive attente all’individuo ma non ai meccanismi sociali che generano e incoraggiano queste modalità nocive del nostro sentire. Il piccolo trattato di Le Blanc sulle forme contemporanee dei ‘vizi’ ci aiuta a nominarli e comprenderli attraverso un’originale e lucida analisi della loro dimensione sociale e politica. È il primo indispensabile passo per intraprendere un percorso che dia spazio al desiderio di vivere in altro modo, riconciliati con noi stessi e con gli altri.
A trent’anni dalla nascita di Popotus, l’inserto di «Avvenire» che dal 1996 racconta l’attualità ai più piccoli, questo volume torna ai diritti dei bambini per metterli alla prova. Alcuni dei principi della Convenzione per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza vengono riletti da voci autorevoli che parlano dai luoghi in cui i diritti si giocano davvero, dentro un mondo segnato da crisi ambientali, trasformazioni digitali e nuove forme di disuguaglianza. Ma, accanto ai diritti riconosciuti, emergono quelli che ancora non hanno nome ma già contano: il diritto a fare domande, a non capire subito, a cambiare idea... Diritti che riguardano il tempo della crescita e la libertà del pensiero - e quindi tutti. Perché i diritti non sono acquisiti per sempre: esistono solo se vengono conosciuti, compresi, esercitati. E difesi.
Se è vero che nella vecchiaia l’inevitabile decadimento del corpo fa sentire fragili, questa non è una condanna senza appello. Anzi, se accettata, la vecchiaia è un tempo propizio per la crescita interiore. Come scriveva san Paolo, «anche se il nostro uomo esteriore si va disfacendo, quello interiore si rinnova di giorno in giorno». Si può crescere nell’amore, si può diventare meno impulsivi, più benevoli, più pazienti, meno severi e più comprensivi, più miti e misericordiosi. Quando ciò avviene, la vecchiaia non è tempo di sterilità, ma di una nuova feconda linfa che fa fiorire la vita. Paglia guida il lettore verso questa forza, tra citazioni bibliche e letterarie, ma anche traendo spunti dalle ultime ricerche di psicologia e neuroscienza. Una riflessione che affronta anche il tema della morte e dell’oltre cristiano, che ci assicura che tutto sarà accolto - e raccolto - al momento dell’uscita dal tempo storico della vita, per essere portato al suo compimento. «Sì, siamo mortali, ma non per la morte».
Il volume in ricordo di Vittorio Cigoli raccoglie i contributi di colleghi e allievi di diverse generazioni, italiani e stranieri, che hanno lavorato con lui su temi e in ambiti che riguardano la psicologia clinica e la psicologia sociale, le pratiche di ricerca e quelle dell’intervento, la formazione e l’insegnamento. A partire dal pensiero teorico e applicativo di Vittorio Cigoli, gli Autori evidenziano diversi aspetti peculiari del fare psicologia, riconducibili però a un medesimo modo di sentire e vedere la scienza psicologica nella sua complessità e sempre in ricerca di verità. Il libro si articola in tre parti, precedute da una bibliografia ragionata delle pubblicazioni di Vittorio Cigoli e da una selezione delle sue parole, raccolte come frammenti di un’eredità che continua a interrogare e a generare. La prima parte del volume è dedicata ai fondamenti epistemologici del Modello Relazionale-Simbolico a cui Cigoli ha rivolto grande parte dei suoi studi e delle sue ricerche: l’origine psicodinamica, il dialogo con altri paradigmi teorici contemporanei, l’importanza del livello simbolico nelle relazioni, la funzione dei rituali e delle feste nell’esperienza umana, il ruolo dell’immagine per accedere alla relazione, lo sguardo relazionale delle dinamiche comunitarie e l’intreccio indissolubile tra ricerca e clinica. La seconda parte tratta alcuni temi che hanno attraversato tutto il lavoro di Cigoli: la continuità e la trasformazione dei legami familiari a fronte di eventi come la separazione e il divorzio, l’affido e l’adozione, la malattia. I contributi evidenziano inoltre gli apporti del suo pensiero clinico alla terapia e alla mediazione familiare, nonché le opportunità del lavoro in ambito sociale e comunitario. La terza parte, infine, restituisce il dialogo profondo con i colleghi italiani e internazionali che Vittorio Cigoli ha coltivato con generosità e curiosità intellettuale. Contributi di: Monica Accordini, Caterina Arcidiacono, Filippo Aschieri, Marta Bonadonna, Donatella Bramanti, Scott W. Browning, Giulio Costa, Antonello D’Elia, Federica Facchin, Paola Farinacci, Stephen E. Finn, Chiara Fusar Poli, Marialuisa Gennari, Caterina Gozzoli, Ondina Greco, Raffaella Iafrate, Davide Margola, Elena Marta, Costanza Marzotto, Aldo Mattucci, Sara Molgora, Marina Mombelli, Matteo Moscatelli, Corrado Pontalti, Camillo Regalia, Rosa Rosnati, Emanuela Saita, Eugenia Scabini, Giancarlo Tamanza, Carles Pérez Testor, Luciano Tonellato, Marcellino Vetere.
Il volume documenta per la prima volta la diffusione dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, nata a Milano nel 1921, nelle diocesi del meridione d’Italia. Già nei primi anni di vita l’Ateneo costituisce nel Sud, attraverso la Gioventù Femminile di Armida Barelli, la Giornata universitaria e l’Associazione Amici, una rete di sostegno che assicura un intenso legame con l’intero Paese. La ricerca ha interessato in particolare Basilicata, Calabria, Puglia, Sicilia e Sardegna. Vi hanno partecipato ricercatori locali e docenti di varie università, confermando la vocazione nazionale della Cattolica, riconosciuta come Ateneo dei cattolici italiani. Un compito che si realizza in vari modi: elaborando, accanto ai corsi curriculari, una cultura di riferimento per la vasta ed articolata realtà della cattolicità italiana e perseguendo una formazione piena e autentica della persona. Contribuire allo sviluppo intellettuale e morale di ogni studente significa, come scriveva Padre Gemelli, preparare una gioventù alla quale «è affidato il compito arduo di promuovere in se stessa e negli altri e quasi di sintetizzare nella propria azione lo sviluppo della vita nazionale». I saggi raccolti nella pubblicazione fanno emergere un panorama interessante della società e della sensibilità culturale delle regioni coinvolte e un’articolata rete di relazioni umane. Una rete di cui fanno parte anche gli studenti che, recatisi a studiare a Milano, una volta rientrati nei luoghi d’origine e divenuti professionisti stimati si sono posti al servizio dello sviluppo del territorio, impegnandosi anche sul piano amministrativo in numerose città. Nell’insieme le ricerche offrono un’immagine inedita della Cattolica, vista dalla "periferia" e un ricco spaccato della realtà culturale dell’Italia meridionale nei decenni centrali del Novecento, in cui si integrano le interessanti testimonianze di numerose figure in contatto con l’Ateneo e con il suo Rettore. Sono così offerti numerosi spunti e sollecitazioni per ulteriori approfondimenti. Prefazione di Elena Beccalli.
Capitano nella vita certi momenti in cui nel grigiore della quotidianità si apre uno squarcio inaspettato, un balenio di qualcosa che ci sorprende ma nello stesso tempo sentiamo familiare. Sdraiati in mezzo all’erba di un prato o davanti all’acqua ferma di un lago la mattina presto, per un attimo ci sembra di essere circondati da una vastità smisurata al di là di ogni percezione, eppure avvertiamo che è sempre esistita, solo non l’avevamo notata prima. E può capitare anche in certe situazioni di crisi o di sofferenza, così come nell’ordinarietà della giornata. Per un istante ci sentiamo vibranti e insieme tranquilli, consapevoli di un mistero e avvolti da un’epifania che ci acquieta. Capita anche ai bambini, veri maestri di stupore silenzioso. Questi momenti sono un assaggio di cosa sia la contemplazione. Uno stato non solo dei grandi mistici, ma alla portata di tutti. Proprio ad accompagnare sulla via della contemplazione chi ne sentiva il desiderio si è dedicato per gran parte della vita Franz Jalics, che in questo libro ci mostra il cammino da intraprendere in un modo preciso ma semplice, quasi da ‘eserciziario spirituale’, e soprattutto condividendo la sua esperienza personale. Un cammino fatto di fede, di filosofia, di meditazione della Scrittura, di preghiera, ma anche di vita attiva. Perché il lavoro spirituale riguarda il nostro essere più autentico, una specie di presentimento della nostra vera patria, e la contemplazione non va separata dalla vita quotidiana, che anzi inonda di luce.

