
Sin da quando fu composto, il Cantico delle creature di Francesco d’Assisi ha incantato per l’assoluta semplicità e il candore poetico, ma in realtà è un testo complesso e dalle mille risonanze teologiche e poetiche, come intende mostrare questo libro composto di tre capitoli dovuti a un teologo, un biblista e un critico letterario. Giuseppe Bonfrate rintraccia l’eco del Cantico nella poesia contemporanea di Mariangela Gualtieri e in quella del passato prossimo, da Borges a Whitman, sino a un altro Francesco, il Papa che per primo ha scelto il nome del Povero di Assisi, autore di un’enciclica intitolata appunto Laudato si’. Jean-Pierre Sonnet, unendo sensibilità poetica e sapienza biblica e teologica, mostra come la lode che scandisce il Cantico è quella che avvolge Dio, il canto di tutta la creazione ‘risvegliato’ da Francesco. Il Cantico è certo unico nella poesia del mondo, ma i suoi elementi, come i semi di tanti fiori, sono sparsi ovunque, e Piero Boitani li ritrova qui in un volo che risale dagli Inni omerici a Lucrezio, da Alain de Lille a Boezio, dalla poesia del Medioevo irlandese a Dante, per arrivare ai cantori moderni, come Rilke e Cardenal, fino a Marina Cvetaeva che scriveva: «Ti ringrazio, Signore, per l’Oceano e la Terra, / […]. Ti ringrazio per l’amore. / Ti ringrazio per ogni tempo».
Che cosa significa crescere oggi, in un tempo segnato da incertezza, crisi e trasformazioni profonde? E quali risorse permettono alle nuove generazioni di continuare a guardare al futuro con fiducia? Il volume esplora il mondo emotivo e valoriale delle Generazioni Zeta e Alpha, mettendo al centro la speranza: non un ingenuo ottimismo, ma la capacità di immaginare obiettivi, riconoscere strade possibili e sentirsi in grado di percorrerle. Attraverso i risultati di una ricerca condotta su un campione rappresentativo italiano di 815 adolescenti e approfondita con focus group, si indaga il rapporto tra speranza, valori, fondamenti morali, ricerca di significato, empatia, rabbia e paura di fallire. Ne emerge un ritratto articolato, lontano dagli stereotipi che descrivono ragazze e ragazzi come persone disorientate, individualiste o prive di riferimenti. Le nuove generazioni mostrano una forte sensibilità verso la cura, la giustizia e la reciprocità, ma anche la fatica di trasformare desideri e aspirazioni in progetti concreti. La speranza appare più solida quando riguarda il futuro personale, mentre diventa fragile di fronte alle grandi questioni collettive e alle trasformazioni del mondo. Il libro offre dati, interpretazioni e prospettive educative rivolte a insegnanti, genitori, professionisti e, in generale, al mondo adulto chiamato ad accompagnare l’adolescenza. Perché sostenere la speranza non significa invitare semplicemente a "pensare positivo", ma costruire contesti, relazioni e opportunità capaci di rendere il futuro realmente pensabile e accessibile.
Il rapporto amoroso viene spesso romanticamente inteso come una fusione, una riduzione del due all’uno, una reciproca totale trasparenza. Ma questo, ci dicono Isabella Guanzini e Silvano Petrosino, non rende affatto giustizia alla vera essenza dell’intimità, che invece nasce dall’accogliere una presenza che è irriducibilmente indisponibile. L’altro deve restare altro, mai completamente posseduto. La logica del controllo è sorpassata dalla logica dell’amore, che con discrezione entra in contatto con il segreto dell’altro e il suo incantesimo. Si stabilisce così un felice intreccio di due misteri che si toccano e si cercano dandosi spazio e costruendo non un progetto di futuro pianificato e rassicurante, ma un aprirsi insieme all’avvenire, tempo dell’avvenimento che accade senza avvisare. Una riflessione a due voci sul rispetto reciproco e sull’amabilità del segreto dell’altro che custodiscono la perenne fecondità del rapporto autentico.
I legami del corpo e dell’anima si intrecciano misteriosamente nell’invenzione generativa di ogni singolo essere umano. Il grembo di questo intreccio si forma nell’arco di una gestazione complessiva i cui estremi sono l’unione sessuale e le affezioni familiari. Il primo grande tema esplorato dalle riflessioni contenute in questo volume è la valorizzazione dell’intrinseca bellezza iscritta in tutte le figure - non solo erotiche - dell’affezione umana generativa. L’esperienza della ferita, che incrina la nostra spontanea adesione alla felicità di avere un corpo, passa da parte a parte anche l’anima. La situazione migliora, una volta che Dio sia messo fuori gioco? E la trasformazione della ferita nello strumento preferito della grazia contiene davvero più amore? La lotta contro la ferita mette alla prova un’alleanza di Dio e dell’uomo che non vuole lasciare alla ferita l’ultima parola: per l’anima, naturalmente, ma anche per il corpo.
Nell’epoca in cui tutto è diventato user-friendly, quella della fede rimane un’avventura impegnativa e per questo degna della libertà. La prosa cristiana - comprensibilmente, in un tempo complesso come il nostro - ha preferito tacere il tema e rassicurare tutti: una certa retorica, poco accorta, rischia però di banalizzare l’insegnamento esigente di Gesù. Questo libro non offre soluzioni, ma è un invito a riscoprire la bellezza e i pericoli del cristianesimo. Forse, così, smetteremo di pensare che credere in Dio, una delle questioni che ha impegnato l’umanità per millenni, significhi confrontarsi con orizzonti di piccolo cabotaggio. Occorre piuttosto esporsi alle radicali domande che il vangelo pone al nostro modo di stare al mondo. Di attraversare i pericoli del cristianesimo ne vale senz’altro la pena: quando ci si cimenta con il difficile, la vita è sottratta alla legge della necessità e dischiude l’incanto che custodisce sotto la sua dura scorza.
Il volume, frutto della ricerca per il conseguimento del dottorato in Diritto Canonico, si inserisce nello sguardo rinnovato sul matrimonio e sulla famiglia, inaugurato dall’esortazione apostolica postsinodale Amoris Laetitia. Leone XIV, nel messaggio del 19 marzo 2026 in occasione del decennale della promulgazione, raccogliendo i frutti del discernimento operato dal suo predecessore Francesco, ha ribadito la necessità di custodire l’attenzione pastorale alle famiglie, le quali in modo speciale e specifico partecipano alla missione della Chiesa, tanto da convocare per l’ottobre 2026 i presidenti delle Conferenze Episcopali di tutto il mondo sul tema dell’annuncio del Vangelo alle famiglie oggi e sulle prassi delle Chiese locali. La prospettiva particolare del processo canonico per la dichiarazione di nullità matrimoniale, ed in essa la valutazione del fondamento antropologico della prova peritale, pur non essendo ambiti specificatamente pastorali, hanno una necessaria componente pregiudiziale, perciò da assumere nel vissuto delle parti coinvolte e da sviluppare nel contesto tecnico della procedura. Il lavoro presenta la prospettiva interdisciplinare come sede propria per il raggiungimento della verità sul vincolo matrimoniale, tenendo conto dell’unità della persona e dell’ottica collaborativa tra scienza e diritto. Esattamente in questa visione di cooperazione interdisciplinare, si è studiato il contributo della psicologia di padre Agostino Gemelli e dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, secondo le proposte del personalismo funzionalista gemelliano e il modello relazionale-simbolico della scuola dell’ateneo, in piena continuità con la visione conciliare del Vaticano II. L’ingaggio di padre Gemelli ha permesso di produrre uno schema nuovo, adeguato rispetto all’antropologia cristiana, eventualmente ripetibile, in cui trovare una prospettiva scientifica idonea alla visione integrale della persona coinvolta nel processo, destinataria non soltanto della verità del procedimento ma anche della salvezza sempre possibile. Il luogo del processo canonico si rivela come incontro tra verità, giustizia e misericordia: tre vie per comprendere tutta la realtà degli uomini e delle donne che vivono l’amore nel sacramento del matrimonio e ne scoprono la vulnerabilità.
Nell’ambito dell’impegno rivolto alla decifrazione del sacro, vengono percorse in questo volume due piste: la messa a punto della irriducibilità antropologica del sacro, che resiste anche a ogni secolarizzazione della vita civile; la riabilitazione del sacramento cristiano come grazia di una teofania che riapre la vita quotidiana all’affezione di Dio. La prima pista di approfondimento indaga l’universale ambivalenza del "fare sacro", come consacrazione, come sacrificio, che si impone a ogni comunità umana, religiosa o laica che sia. Che cosa deve essere consacrato, ossia salvato a ogni costo, e che cosa deve essere liberamente sacrificato, quando è necessario? La seconda pista mette in luce in quale modo il sacramento cristiano irradia la sapienza e il tocco dell’affezione di Dio su questa ingiunzione, illuminandola con la teofania della parola e dell’azione del Signore, che riscatta l’originaria benedizione della creatura, mai revocata.
Professore e poi Rettore dell’Università Cattolica, Padre costituente, laico cristiano impegnato nell’attuazione nel Concilio Vaticano II, Giuseppe Lazzati è una figura di rilievo del nostro Novecento. Mentre è in corso la causa di beatificazione, ecco un volume che raccoglie per la prima volta gli interventi pubblicati sulla rivista «Vita e Pensiero» dal 1968 al 1983, gli anni del rettorato. Testi che restituiscono il contesto storico-culturale nel quale furono scritti: il Sessantotto e la questione studentesca, gli anni Settanta e la fine del boom economico, il declino dei grandi partiti popolari, in particolare la Democrazia Cristiana, e la crisi della politica dei primi anni Ottanta, la difficile attuazione del Concilio Vaticano II e la cosiddetta "scristianizzazione" in atto in Italia. Ma soprattutto ci permettono di rileggere il suo pensiero ancora attuale sul rapporto tra la Chiesa e il mondo, sui fedeli cristiani laici e l’azione culturale, sul ruolo dell’Università Cattolica e quello dei cristiani nei confronti della "città dell’uomo", affrontando temi culturali, sociali e politici, con linee di pensiero e di azione del laicato cattolico italiano impegnato per il bene del Paese. Un’eredità da non disperdere, che ci ricorda, come scrive Lazzati, che «le provocazioni della realtà, lungi dal turbare, devono costituire uno stimolo permanente a cercare di operare al meglio perché la nostra presenza quaggiù, ciascuno nel posto cui è stato chiamato, sia la meno inutile possibile».
Stiamo vivendo un’epoca profondamente segnata da un’atmosfera di tristezza e dalla sensazione di non essere riconosciuti da nessuno. Alle radiazioni di questa malinconia si alimentano le "passioni pericolose", come le chiama il filosofo Guillaume Le Blanc - pigrizia, codardia, menzogna, invidia, gelosia, paura, odio, risentimento - sentimenti negativi replicati compulsivamente in risposta all’insoddisfazione per una vita che non desideriamo e con la quale non riusciamo a fare pace. Queste tonalità emotive non vanno attribuite alla sola responsabilità del singolo, ma sono anche l’esito degli insostenibili paradigmi dell’odierna società neo-liberista, che si insinuano nei desideri individuali rimodellandoli in profondità. Come uscire dall’irretimento nelle passioni tossiche che ci consumano, rendendoci degli eterni scontenti? Non bastano i tradizionali rimedi della psicologia o dell’etica, prospettive attente all’individuo ma non ai meccanismi sociali che generano e incoraggiano queste modalità nocive del nostro sentire. Il piccolo trattato di Le Blanc sulle forme contemporanee dei ‘vizi’ ci aiuta a nominarli e comprenderli attraverso un’originale e lucida analisi della loro dimensione sociale e politica. È il primo indispensabile passo per intraprendere un percorso che dia spazio al desiderio di vivere in altro modo, riconciliati con noi stessi e con gli altri.
A trent’anni dalla nascita di Popotus, l’inserto di «Avvenire» che dal 1996 racconta l’attualità ai più piccoli, questo volume torna ai diritti dei bambini per metterli alla prova. Alcuni dei principi della Convenzione per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza vengono riletti da voci autorevoli che parlano dai luoghi in cui i diritti si giocano davvero, dentro un mondo segnato da crisi ambientali, trasformazioni digitali e nuove forme di disuguaglianza. Ma, accanto ai diritti riconosciuti, emergono quelli che ancora non hanno nome ma già contano: il diritto a fare domande, a non capire subito, a cambiare idea... Diritti che riguardano il tempo della crescita e la libertà del pensiero - e quindi tutti. Perché i diritti non sono acquisiti per sempre: esistono solo se vengono conosciuti, compresi, esercitati. E difesi.

