
Uno sguardo lucido, disincantato e, però, partecipe della vita del prete oggi. In queste pagine, don Manuel Belli raccoglie riflessioni nate dall’esperienza quotidiana di un prete immerso nella complessità e nella bellezza della vita ecclesiale. Tra momenti di stanchezza e slanci di speranza, "Le confessioni del parroco imbruttito" restituiscono, con linguaggio diretto e coinvolgente, il volto umano del ministero pastorale, oltre a proporre cammini, percorsi nuovi e inquietudini che non possono essere dimenticate. L’autore, con equilibrio tra ironia e profondità, attraversa le dinamiche della parrocchia contemporanea, interrogandosi sulle sue luci e ombre, senza rinunciare a uno sguardo evangelico. Ne emerge un racconto sincero, capace di far riflettere, sorridere e talvolta commuovere, rivolto non solo a chi vive da vicino la realtà ecclesiale, ma anche a chi desidera comprenderla meglio. Un libro autentico, pensato per sacerdoti, operatori pastorali, educatori e lettori in ricerca, che trovano nella Chiesa un luogo da abitare con verità e passione.
In un tempo come il nostro, in cui l’immagine è ovunque ma spesso svuotata di significato, riscoprire la forza del simbolo è più che mai necessario. Questo volume nasce dal desiderio di restituire profondità al linguaggio visivo della fede cristiana, ripercorrendo la storia millenaria dei segni e delle immagini che, fin dalle origini, hanno veicolato il mistero del Vangelo. Dalle catacombe paleocristiane agli affreschi rinascimentali, attraverso la pittura, l’epigrafia, l’arte musiva e l’architettura, il lettore è accompagnato in un viaggio che non è solo artistico, ma spirituale e culturale. La croce, l’acqua, il fuoco, l’eucaristia e la risurrezione vengono analizzati nella loro valenza simbolica, con uno sguardo attento sia alle opere più celebri sia a quelle meno note, ma non per questo meno eloquenti.
«Stupore e meraviglia». Con questi sentimenti Papa Francesco apre la presente Lettera Apostolica sul significato e valore del presepe. Egli vuole sostenere, con semplicità di linguaggio, questa antica e preziosa tradizione delle nostre famiglie, trasmissione di un gesto che la Chiesa da secoli ha fatto proprio per tenere viva la memoria del grande mistero della nostra fede: l’incarnazione di Gesù. Il Papa si sofferma sui vari segni del presepe, offrendo per ognuno di essi una spiegazione simbolica che tocca le profondità del mistero che viene ricordato, perché si venga coinvolti in questa meravigliosa storia dell’amore di Dio, il Dio che si è fatto bambino per dirci quanto è vicino ad ogni essere umano.
Mentre circa il 65% della popolazione mondiale è connesso ed è presente sui social, oltre tremila missionari digitali hanno raccolto una sfida inedita: abitare gli spazi virtuali per annunciare il Vangelo e mettersi in ascolto, là dove la vita oggi si racconta. Questo volume dà voce ad alcuni di loro — laici, religiosi e sacerdoti —, protagonisti di una nuova forma di evangelizzazione che nasce dal basso, si nutre di autenticità e si intreccia con le traiettorie sinodali della Chiesa. Chi sono queste donne e questi uomini che parlano di Dio su Instagram, TikTok o YouTube? Che lingua usano? Quali ferite raccolgono? Quali sogni coltivano per la Chiesa? Animati dall’esortazione di papa Francesco a portare il Vangelo a «todos, todos, todos», i missionari digitali non rincorrono follower, ma cercano volti. A partire dall’esperienza de "La Chiesa ti ascolta", nata in occasione del Sinodo, queste pagine raccolgono testimonianze che mostrano come il digitale non sia solo un mezzo, ma un luogo reale da abitare oggi con prossimità e fede. Perché anche nel tempo degli algoritmi, la missione resta la stessa: camminare insieme, ascoltare tutti, annunciare Dio con parole comprensibili e gesti d’amore. E testimoniare come anche nei feed e nelle chat possa sbocciare una Chiesa viva, accogliente, umana.
Gesù amava porre domande, molto più che dare risposte. E la maggior quantità di domande da lui poste rispetto a quelle ricevute - almeno stando alle attestazioni evangeliche - ne è una chiara testimonianza. È tenendo conto di questi due semplici elementi che diversi anni fa (per l’esattezza all’inizio del 2013), Ludwig Monti, monaco di Bose e biblista, ha cominciato a interessarsi alla questione, stilando un elenco delle domande di Gesù, suddivise per attestazioni evangeliche e per destinatari, da cui è scaturito poi questo libro, pieno di sorprese. Ad esempio, si pensa che Gesù nei Vangeli abbia formulato solo qualche domanda, e in realtà sono ben più di 200. Così come si ritiene che spesso le sue sono solo domande retoriche e invece le questioni sollevate da Gesù sono di grande interesse per gli uomini e le donne di oggi. I temi affrontati da Gesù nelle sue domande offrono, infatti, una "planimetria" della vita umana. Un libro per conoscere, approfondire e meditare tutte le domande poste da Gesù nei Vangeli. Le sue domande saranno compagne preziosissime che ci procureranno un tesoro incalcolabile a cui attingere sempre. Prima, durante e dopo ogni possibile risposta.
In un villaggio prossimo alla città costiera di Putian, nella Cina meridionale, all’inizio del XX secolo, Yong Sheng è figlio di un cesellatore e carpentiere che fabbrica fischietti per colombe addomesticate. Gli abitanti adorano questi fischietti che, legati alle penne degli uccelli, fanno sentire meravigliose sinfonie girando sopra le case. Andato a pensione presso un pastore americano, il giovane Yong Sheng, che segue gli insegnamenti di sua figlia Mary, istitutrice della scuola cristiana, ritiene di essere a sua volta chiamato a una vocazione di pastore. È così che, pur continuando a svolgere il proprio lavoro di costruttore di fischietti, Yong Sheng diviene il primo pastore cinese della città. Dopo gli studi di teologia e varie peripezie, torna a svolgere il proprio ministero nella sua città natale. Ma tutto crolla con l’avvento della Repubblica popolare, con la quale comincia per lui e per tanti altri Cinesi un’epoca di tormenti, che culmineranno con la Rivoluzione culturale. Grazie al suo meraviglioso talento di narratore, Dai Sijie riscrive la sorprendente storia di suo nonno, uno dei primi pastori cristiani in Cina.
Non sono molti gli autori della letteratura cristiana antica che, come Agostino, possono vantare anche oggi un seguito così largo e fecondo. Non è solo perché egli si trova all’incrocio di tante strade della teologia e della filosofia su cui ha lasciato la sua originale impronta. È anche perché alcune sue opere continuano ad esercitare un particolare richiamo, per il dono che hanno di saper sempre parlare in modo nuovo all’intelletto e al cuore. Nel novero di tali scritti ci sono indubbiamente Le Confessioni: un libro di grande intensità spirituale e umana, che questa edizione aiuta a scoprire in tutta la sua ricchezza e profondità.
La famiglia afroamericana dei Watson vive a Flint, nel gelido Michigan, affrontando le difficoltà quotidiane con una buona dose di umorismo. Kenny è un ragazzino ingenuo e studioso, spesso preso in giro dai compagni, Joetta una bambina docile e allegra. A dare grattacapi a mamma e papà è invece Byron, l’esuberante figlio maggiore. Per evitare che Byron si cacci ancora nei guai, i genitori decidono di mandarlo dalla nonna a Birmingham, in Alabama. Così, approfittando delle vacanze scolastiche, tutta la famiglia parte per il Sud degli Stati Uniti. È l’estate del 1963. Folle di neri protestano pacificamente contro la segregazione razziale in atto. Per i Watson sarà un viaggio memorabile, che li vedrà coinvolti in uno degli avvenimenti più drammatici della storia del Movimento per i diritti civili e della lotta contro il razzismo. Di lì a poco Martin Luther King pronuncerà il suo immortale discorso: «Io ho un sogno, che i miei quattro figli piccoli vivranno un giorno in una nazione dove non saranno giudicati per il colore della loro pelle, ma per ciò che la loro persona contiene. Io ho un sogno oggi!» Età di lettura: da 10 anni.
In Italia il carcere fa "notizia" solo quando si segnalano, con poche righe di commento, l’ennesimo caso di suicidio di un detenuto (o di un agente di Polizia Penitenziaria), o la violenza degli agenti contro i detenuti, oppure un episodio di protesta che agita la popolazione in custodia dello Stato costretta a condizioni di vita inaccettabili per un Paese civile. La nostra gestione della pena e del reinserimento dei condannati è sotto osservazione da molto tempo da parte delle autorità europee e ha anche subito gravi condanne per la mancata difesa dei diritti umani in carcere. Il quadro descritto da questa situazione potrebbe far pensare che — oltre a una messa in discussione dello strumento carcere — sia necessaria una radicale riforma del sistema penitenziario, complessa e di difficile attuazione. Ma non è così. La "rivoluzione normale" che Luigi Pagano illustra e motiva in questo libro consiste nell’applicazione coerente delle leggi che riguardano il sistema penitenziario che già fanno parte del nostro ordinamento. Esse applicherebbero alla pena il dettato dell’art. 27 della Costituzione (che definisce che essa deve mirare al recupero e al reinserimento del detenuto nella società), ma non vengono rispettate e applicate. Se ciò avvenisse, potremmo dire che, se proprio abbiamo bisogno di un carcere, esso sarebbe all’altezza della civiltà di un Paese democratico.

