
Per quaranta giorni Andreas Knapp si ritira nel cuore del Sahara algerino. In questo libro - il suo diario intimo di un’esperienza radicale - narra di un viaggio nel deserto che diventa specchio di una profonda ricerca interiore, lontano dal frastuono e dalle certezze familiari. Nella solitudine e nel silenzio più assoluti, Knapp si confronta con le sue paure e i suoi desideri più intensi, riscoprendo il valore inestimabile della gratuità - l’esperienza che «tutto è un dono, tutto è grazia» - e la forza della fragilità umana. Meditando sui Salmi e sul Vangelo di Marco, peregrinando all’alba tra le dune e nella bellezza abbagliante della luce desertica, l’autore ci invita a vedere il paesaggio aspro come un "libro della natura" e un luogo privilegiato di incontro con Dio e con se stessi. Con un linguaggio accessibile e una sincerità disarmante, Knapp condivide intuizioni esistenziali che trasformano la prospettiva sul senso della vita e della fede. Un’opera che, come le impronte sulla sabbia, ispira a rallentare il ritmo, ad accogliere la transitorietà e a trovare la propria "Nàzaret" - la presenza divina - nella semplicità e nelle sfide della quotidianità, anche al ritorno nel proprio "deserto" urbano. Questo libro unico è un profondo incoraggiamento per credenti e cercatori di senso, una lettura che nutre il desiderio di pace interiore e riconnette con la propria vita e fede.
In un tempo in cui siamo invitati a riscoprire la sinodalità come dimensione costitutiva della Chiesa, emerge la necessità di ripensare a fondo prassi e strutture della vita ecclesiale. In questo volumetto Raúl Biord Castillo propone un percorso di riforma pastorale e strutturale nella diocesi. Partendo dalla consapevolezza che ogni diocesi è «Chiesa particolare», lo studioso e pastore venezuelano riafferma il ruolo originale del vescovo: non più dominus, ma servitore della comunione e «fondamento visibile dell’unità» nel popolo di Dio. Il vescovo viene così chiamato a esercitare il proprio ministero come cammino condiviso coni fedeli, in spirito di ascolto e corresponsabilità. La seconda parte del libro mostra come tradurre questa visione in realtà concrete: la diocesi diventa una comunità in cammino, in cui il vescovo e i suoi collaboratori costruiscono insieme al popolo di Dio un progetto pastorale condiviso, fondato sul dialogo e sulla partecipazione. Il testo illustra forme operative di corresponsabilità: l’elaborazione dei piani pastorale partecipati, il ricorso ad assemblee diocesane, il rilancio dei consigli (parrocchiali, zonali e diocesani) e l’organizzazione di sinodi diocesani. Questi strumenti concreti sostengono l’azione di una Chiesa in uscita, capace di decidere e vivere la propria missione insieme ai fedeli. Così ripensata, seguendo le intuizione del Vaticano II e del recente cammino sinodale, la diocesi si rivela un vero organismo di comunione: popolo che cammina, prega, decide insieme. È questo il motivo per cui Biord Castillo tratteggia un itinerario concreto per far germogliare, nel quotidiano delle diverse comunità, una Chiesa locale autenticamente sinodale.
Vivendo a Gerusalemme, il domenicano Olivier Catel racconta la città tre volte santa e mille volte divisa. Il suo sguardo non è quello di un turista né quello di un pellegrino: è lo sguardo di chi la abita, ne conosce le ferite e i segreti. Catel ci guida attraverso i suoi alti e bassi, tra muri e ponti, fra l’odio che lacera e la grazia che sorprende. Camminando al fianco di Catel, monumenti, strade e persone - insieme a memorie ed emozioni - assumono un senso nuovo, intimo e inedito. Gerusalemme rivive davanti a noi: ci parla, ci interpella, ci appartiene. Questo percorso biblico, storico, spirituale è vibrante di umanità. Dove troveremo la pace? Dove incontreremo l’altro? Dove riusciremo a scambiare parole e a costruire ponti? In quattordici capitoli che richiamano le stazioni della Via crucis, il lettore entra in una città senza eguali, portando con sé l’urgenza della riconciliazione e la speranza che solo l’Eterno sa donare.
Sapevate che Gesù faceva giochi di parole? O che Paolo non chiama mai se stesso o le persone a cui scrive "cristiani"? O che ignoriamo chi abbia scritto la Lettera agli Ebrei, né se si tratti davvero di una lettera? James McGrath fa luce su questi e molti altri fatti sorprendenti. Sfatando miti comuni e malintesi su passaggi problematici, guida i lettori attraverso i meandri della critica più rigorosa. Lo studioso americano, in questa sua agile introduzione al Nuovo Testamento, mette a disposizione dei profani le sue conoscenza specialistiche. Ogni capitolo di questo volume fresco e accessibile inizia con un aneddoto o un fatto provocatorio, per poi svelare ai più curiosi fra i lettori come gli studiosi di professione affrontano la questione. Pagina dopo pagina McGrath spiega con umorismo e chiarezza la terminologia e la metodologia poco familiari ai non specialisti, per ravvivare la nostra conoscenza della seconda parte della Bibbia cristiana. In definitiva, questo non è semplicemente l’ABC per chi ambisce a conoscere il Nuovo Testamento: McGrath parte da lì, dai "fondamentali", ma conduce i lettori molto più lontano (e in profondità).
Vivendo a Gerusalemme, il domenicano Olivier Catel racconta la città tre volte santa e mille volte divisa. Il suo sguardo non è quello di un turista né quello di un pellegrino: è lo sguardo di chi la abita, ne conosce le ferite e i segreti più reconditi. Catel ci guida attraverso i suoi alti e basi, tra muri e ponti, tra l’odio che lacera e la grazia che sorprende. Camminando al suo fianco, monumenti, strade e persone, insieme a memorie ed emozioni, assumono un senso nuovo, intimo e inedito. Gerusalemme rivive davanti a noi: ci parla, ci interpella, ci appartiene. Il percorso che ne emerge - al tempo stesso biblico, storico, spirituale - è vibrante di umanità. Dove incontreremo l’altro? Dove riusciremo a scambiare parole e a costruire ponti? Dove troveremo la pace? In quattordici capitoli, che a modo loro richiamano le stazioni di una originale Via crucis nei luoghi più densi di simboli per le tre religioni monoteiste, il lettore entra in una città senza eguali, portando con sé l’urgenza della riconciliazione e la speranza che solo l’Eterno sa donare.
Da secoli i cristiani ripetono: «Gesù, morendo sulla croce, si è sacrificato per noi, per espiare i nostri peccati». Il cristianesimo come religione dell’amore può davvero basarsi su un sacrificio e lì trovare tutto il proprio significato? Se la croce non fosse un atto richiesto da Dio per redimerci, ma l’esito di forze storiche, avrebbe ancor senso la nostra fede? Stando ai vangeli, in effetti, Gesù non è venuto per morire, ma per annunciare la buona notizia del Regno . Meinrad Limbeck - senza timore di toccare un nervo scoperto - dimostra in modo sorprendente, e su un solido fondamento biblico, che il significato del cristianesimo non può essere la morte sacrificale di Gesù voluta da Dio. Il teologo tedesco sviluppa le linee fondamentali di una fede cristiana che mette al centro non un piano divino "sadico" e implacabile, ma il messaggio di un Dio amorevole e liberatore. Riscoprire quel Kérygma ci apre a una vita di desiderio e di speranza, di impegno e di gratuità, capace di trasformare il mondo. Il libro ideale per chi desidera una fede cattolica libera da interpretazioni colpevolizzanti e punitive, per chi pensa e agisce in vista di una Chiesa proiettata verso il futuro del Regno.
Cosa significa aiutare davvero? In un mondo in cui l’impegno sociale è spesso guidato da buone intenzioni ma povero di strumenti critici, Markus Fellinger sfida le nostre certezze sull’aiutare e sul fare volontariato. L’autore combina esperienza sul campo e riflessione teologica per smascherare i rischi nascosti di una assistenza mal gestita: la creazione di dipendenze, gli squilibri di potere, il burnout di chi aiuta. «L’aiuto non è sempre una vera assistenza»: questa provocazione attraversa tutto il libro, che analizza con lucidità i meccanismi psicologici e relazionali che si attivano quando decidiamo di "fare del bene". C’è infatti una inevitabile tensione tra il sostegno disinteressato agli altri e la ricerca, inconscia o meno, di prestigio e potere. Partendo dalla parabola del buon Samaritano, considerata il prototipo di un aiuto ben riuscito, Fellinger elabora dieci criteri concreti per un volontariato efficace che rispetti la dignità di chi riceve aiuto senza consumare chi lo offre. Arricchito da testimonianze provenienti dal mondo carcerario e da riflessioni poetiche sui volti incontrati, questo libro è una solida guida per operatori sociali, volontari e responsabili di comunità che vogliono trasformare l’impulso solidale in azione trasformativa. Non più "carità" vecchio stampo, i cui meccanismi nascosti esprimono paternalismo, ma relazioni autentiche, che liberano e costruiscono comunità. Perché "aiutare" è un processo relazionale altamente complesso.

