
È un giorno come tanti altri, per il vicequestore Michele Arlia, napoletano trapiantato nella capitale e, soprattutto, decisamente lontano dallo stereotipo del poliziotto giovane e atletico. Come ogni mattina è alla sua scrivania, con la pipa in bocca, spenta purtroppo, la giacca già macchiata nonostante siano solo le dieci e il cigolio della sedia a ricordargli che è ora di perdere almeno uno dei suoi centoquaranta chili, quando arriva quella maledetta telefonata: alla basilica di San Clemente una turista americana ha denunciato la scomparsa del marito durante una visita guidata e il caso ricade sotto la sua giurisdizione. Più seccato all’idea di dover lasciare le comodità dell’ufficio che preoccupato dal caso, in fondo si tratta di ordinaria amministrazione, il vicequestore raggiunge il luogo della sparizione.
Ad attenderlo, un’atroce scoperta: all’interno della nicchia ricavata in una parete giace l’uomo scomparso. Il corpo pare essere stato oggetto di un sadico rituale: evirato, con una ferita profonda sotto la scapola destra, le narici completamente ustionate. Per Arlia sarà il primo di una serie di omicidi eseguiti secondo la stessa procedura.
Solo la sua passione per la storia dell’arte e per l’archeologia lo porterà a capire che i delitti sono legati a un antico culto e che i luoghi in cui vengono lasciati i cadaveri non sono affatto casuali. Lottando contro il tempo e contro un assassino che vuole coinvolgerlo in un gioco perverso, Arlia si troverà solo e capirà di dover trasgredire alle regole per poter vincere la partita e salvarsi la vita.
In seguito alla nascita prematura, Rita si trova ad avere gravi problemi alle gambe, unitamente a una fragilità diffusa in tutte le membra. La mamma non si arrende, la piccola nemmeno, ed è l’inizio di un calvario fatto di una serie interminabile di esercizi fisici e sedute di fisioterapia. Fino all’intervento chirurgico, all’età di dieci anni, che pare prometterle di risolvere per sempre il problema di mobilità. E invece. Invece l’operazione non va come sperato e Rita si trova costretta su una sedia a rotelle.
Crollate tutte le illusioni di quella vita “normale” che neppure aveva avuto nei primi anni dell’infanzia, Rita cade nella disperazione, finché un giorno ficca gli occhi in quelli di sua mamma e le chiede: «Perché Dio mi ha abbandonata?». «Dio non ti ha abbandonato» risponde la madre «se ti è accaduto questo significa che Lui ha progetti per te sulla carrozzina, gli servi così.»
Questa risposta è stata la sua salvezza, l’inizio di un cammino che ha portato Rita a ritrovare la fede e, soprattutto, a ritrovare la vita, scoprendo in sé una insospettata forza interiore che l’ha aiutata a librarsi in volo, vivendo ogni giorno in modo assoluto e profondo, come se fosse l’ultimo, liberandosi da ogni ansia di guarigione e scoprendo finalmente il suo posto nel mondo.
Una testimonianza di vita commovente e carica di speranza.
Che cosa c'è di più rilassante di una passeggiata tra alberi esotici e fiori profumati? E quello che pensa la Misteri & Affini, in gita all'Orto Botanico. Ma quando una spaventosa pianta mannara ruba una rarissima e preziosissima orchidea, per i cinque amici scattano le indagini... Età di lettura: da 6 anni.
Per Sitchin la mitologia non è mera creazione fantastica, bensì confusa memoria di fatti realmente accaduti. Alla luce delle ipotesi dell'autore, tradizioni, leggende e ritrovamenti, da sempre circondati da un alone di mistero, diventano improvvisamente coerenti e comprensibili. Tutti i libri fondanti delle grandi religioni affermano che i segreti del futuro sono racchiusi nel passato. Ora, attraversando il confine fra storia e profezia, e decifrando l'origine e il significato autentico dei più antichi simboli alla luce delle più recenti scoperte scientifiche, Sitchin risponde alla domanda che era rimasta inevasa nella sua straordinaria controstoria dell'umanità: quando? Quando torneranno gli dei del dodicesimo pianeta?
«Quando l'aquila che si credeva un pollo vide volteggiare nel cielo un'altra aquila, dapprima abbassò la testa sconsolata e si disse: "Io non sono che un pollo". Poi rialzò gli occhi e, a poco a poco, dispiegò le sue magnifiche ali. Non ebbe più paura e il cielo l'accolse...» Tutti i segreti del pensiero positivo di Antony De Mello per ritrovare energia nel quotidiano e coraggio nelle difficoltà della vita.
Il simbolo perduto di Dan Brown ha al suo centro i segreti della massoneria, che per lo scrittore statunitense custodirebbe i misteri più profondi della storia del mondo, gli stessi che faticosamente riscoprono gli scienziati moderni e che le oscure forze del “fondamentalismo” religioso vorrebbero tenere nascosti all’umanità. Il simbolo perduto – oltre, naturalmente, a un’avventura mozzafiato costruita per il successo nelle librerie – è insieme un’apologia della massoneria, uno sguardo alla storia delle società segrete che riprende diversi temi del precedente romanzo di Brown Angeli e Demoni, dedicato agli Illuminati, e una ricostruzione delle origini degli Stati Uniti che non sarebbero cristiane ma appunto massoniche e segretamente neo-pagane.
Spesso impreciso e fazioso, il romanziere offre tuttavia l’occasione per un dibattito serio: che cos’è la massoneria? Chi sono i Rosacroce, i neo-templari, gli Illuminati, tutti evocati nei romanzi di Brown? Le società segrete dominano davvero gli Stati Uniti e la politica mondiale? Sono temi che possono fornire materia – e lo hanno fatto – a innumerevoli romanzi e film, ma che possono essere studiati seriamente. I romanzi e i miti in questo libro diventano allora occasione per una grande indagine da parte di uno dei maggiori specialisti internazionali. Un’inchiesta sulla massoneria, gli Illuminati, gli ordini occulti, il loro ruolo dietro le quinte della storia e della politica, negli Stati Uniti e altrove, e sulle ragioni per cui la Chiesa Cattolica di Papa Benedetto XVI mantiene ferma la sua condanna delle società segrete e vieta in particolare ai cattolici di diventare massoni.
Cosa si prova quando si mette un assassino con le spalle al muro? Quando si smaschera un killer insospettabile? Quando si rende finalmente giustizia a una vittima da tempo dimenticata? Le storie raccolte in Blue Religion ci fanno entrare nel mondo e nella mente di chi affronta ogni giorno il crimine.
Da Harry Bosch, alle prese con un caso che tocca nel vivo il suo ruolo di padre, al poliziotto in pensione che, soffrendo di Alzheimer, si precipita nel cuore della notte sulla scena di un delitto; dai due detective che raccontano qualche trucco del mestiere a un corso di scrittura creativa, all’agente che finisce degradato per non aver obbedito al suo capo corrotto: in tutte le storie, più dell’indagine in sé conta l’aspetto umano, la vita e il carattere di chi conduce quell’indagine e ne è inevitabilmente influenzato. Sono uomini e donne che sulla scrivania, al posto delle foto dei loro cari, hanno le immagini delle vittime i cui assassini sono ancora in libertà, a memento del lavoro mai finito. Sono agenti che per compiere la loro missione si muovono in equilibrio precario sul confine tra legalità e crimine, giustizia e vendetta, bene e male. Rischiando spesso di superarlo.
Michael Connelly e altre diciotto importanti firme del thriller ci mostrano in questa imperdibile antologia cosa significhi il peso del distintivo.
Olanda, 1943. Al riparo da occhi indiscreti, Lieneke legge e rilegge la lettera dello zio Jaap, fino a impararla a memoria, prima che venga distrutta, come le precedenti, affinché non cada nelle mani sbagliate. Nessuno deve sapere che Jaap in realtà non è suo zio, ma suo padre. E che lei non si chiama Lieneke, bensì Jacqueline: un nome che ormai appartiene al passato, a una vita precedente in cui poteva andare a scuola con le amiche di sempre, passeggiare nel parco e correre in bicicletta. Senza una stella gialla appuntata sul petto.
Tutto è cominciato con il “gioco dei nomi”, quando la mamma ha spiegato a lei e alla sorellina più grande che tutti i membri della famiglia non si sarebbero più chiamati come prima. C’erano anche altre regole da rispettare: fuggire da Utrecht, separarsi e nascondersi. E non dire a nessuno di essere ebrei.
Da quel giorno, la sopravvivenza della famiglia dipende dall’aiuto della resistenza olandese. Lieneke, che ha dieci anni, vive in un villaggio con un certo dottor Kohly e sua moglie, che fingono di essere i suoi zii. Le piace aiutare il dottore a preparare le medicine nel retro della farmacia, il cui odore le ricorda quello del laboratorio dove, prima dell’entrata in vigore delle leggi razziali, lavorava il suo papà. Lui, scienziato dal cuore d’artista, riversa ora il suo talento sui biglietti che manda a Lieneke, con quei disegni colorati e buffi che tengono accesa la speranza di una vita normale. Sarà proprio quella corrispondenza segreta ad aiutare la bambina a sopportare la fame e la paura, il freddo e la lontananza dai suoi cari. E a farle mormorare con convinzione ogni sera, prima di addormentarsi: «Ci vediamo a casa, subito dopo la guerra».
La vita di Calcedonio Bonfanti, barone di Linera, è sempre stata tranquilla, quieta, scandita dal ritmo lento e dal languore tipici della campagna. Il giorno in cui Garibaldi mette piede in Sicilia, però, tutto cambia. Come per gioco, si unisce alle truppe del generale, con l’entusiasmo e la partecipazione di un giovane di circa vent’anni annoiato e desideroso di sperimentare la vita. Ma, giunti sull’Aspromonte, Garibaldi e i suoi vengono sbaragliati dai soldati piemontesi e il nobile siciliano è costretto a fuggire e a rifugiarsi a San Giovanni in Fiore, presso dei parenti.
Dovrebbe fermarsi solo per qualche giorno per far perdere le tracce al nemico e rimettersi in forze, e poi tornare a casa, ad Acireale. Dagli zii, però, non trova solo di che riprendersi, conosce anche Fortunata, sua cugina, gli occhi scuri a mandorla, il sorriso aperto, la mente svelta, pronta a ribattere a ogni sua frase. Per la prima volta in vita sua desidera il matrimonio.
Ma un destino triste lo attende: Fortunata è già promessa a un altro, e la parola data non può essere rimangiata. I due innamorati sono costretti ad allontanarsi per rivedersi solo anni dopo, più vecchi, infelici, con il cuore pesante e il rimpianto di non aver avuto il coraggio di sfidare le tradizioni. I tempi, però, stanno cambiando e forse anche a loro sarà concessa un’altra possibilità.
Per cinquant’anni della sua vita, il 25 dicembre Greg ha festeggiato con la famiglia il Natale e il compleanno di sua madre. E neppure un giorno, per mezzo secolo, ha sospettato quale enorme segreto potesse nascondersi dietro le candeline soffiate, i regali e gli addobbi. Un segreto che sua madre, a più di ottant’anni, decide di svelare.
Ed è così, all’improvviso, che la storia, la Grande Storia, entra nella vita di Greg, con un consunto spartito di Chopin che la donna, musicista di talento, conserva religiosamente.
Il racconto inizia molto tempo prima, in Ucraina, dove la piccola Zhanna, sostenuta dal padre, un pasticciere di Minsk, studia pianoforte rivelando da subito un talento non comune. Ma quando, nel 1941, i tedeschi invadono l’Ucraina e moltissimi ebrei, compresa la sua famiglia, vengono deportati verso i campi di sterminio, il suo sogno di bambina si trasforma in incubo. «Ci hanno messi in colonna, diretti a nord. Sapevamo che ci avrebbero uccisi, perché a nord non c’era niente. Mio padre allora mi diede la sua giacca e mi disse: “Non m’importa come, ma vivi”.»
Da quel giorno, Zhanna non sarà più Zhanna. Si chiamerà Anna, invece. Avrà un nuovo atto di nascita, un nuovo compleanno, una nuova religione. Solo quello spartito di Chopin nascosto sotto i vestiti a proteggerla dalla follia e dall’orrore del mondo, unico brandello di infanzia che le è rimasto.
Poco alla volta, la storia di Zhanna rivive agli occhi di Greg, che scoprirà che quelle note che nelle sue notti di bambino lo accompagnavano nel sonno, erano il modo dolce di sua madre di renderlo partecipe del suo segreto. Come una confessione sussurrata a mezza voce.

