
Qualità e merito sono la cifra della nuova università, dell'università italiana come sta emergendo dal rinnovamento in corso sia in sede legislativa sia attraverso il lavoro del mondo universitario. Qualità e merito sono riempite di contenuto dall'attività ormai secolare dei collegi, che negli ultimi decenni ha guadagnato una diffusione sempre più capillare. Queste sono anche le due parole che hanno animato dal di dentro la celebrazione del ventennale della Fondazione C.E.U.R. in occasione della quale è stato inaugurato un nuovo collegio, il Camplus Turro (Milano), e si è svolto un importante convegno sul tema: "Università di qualità per gli studenti meritevoli: il nuovo ruolo delle Regioni".
Questo libro nasce dal vivo, ovvero da incontri dell'autore con alcuni giovani che si preparano al sacerdozio. Predicando gli esercizi spirituali a questi seminaristi, Francesco Ventorino ha raccolto e proposto pensieri, da tempo coltivati nel suo cuore, sulla vocazione cristiana e sul ministero sacerdotale nella Chiesa di oggi.
Con l'esilio a Babilonia, gli ebrei iniziarono a parlare aramaico e ad abbandonar progressivamente la loro lingua materna, l'ebraico. Questo processo, durato molti secoli, li spinse a tradurre le Sacre Scritture nella nuova lingua. Queste nuove versioni della Bibbia sono denominate Targumin.
In questo volume è messa a confronto la versione arrampica del Libro di Geremia con il suo originale ebraico, secondo la recensione trasmessa da Masoreti. Il confronto tra i due testi è corredato di note filologiche che spiegano le differenze principali tra i due testi. In nota sono inoltre riportati i passi paralleli tratti dalla letteratura giudaica.
Giovanni Lenzi (1963) è membro della Piccola Famiglia dell'Annunziata. Ha studiato presso The Hebrew University di Gerusalemme, acquisendo i baccalaureati in Sacra Scrittura e in Lingue semitiche antiche.
Tra le sue pubblicazioni ricordiamo: Il Vangelo di Giovanni secondo l'antica versione siriana (Reggio Emilia, 1998); I salmi del pellegrinaggio (Roma, 2000). Per Marietti ha già curato Il Targum Yonathan. I. Isaia (2004) e Il Targum del Cantico dei Cantici e del Libro di Rut (2010).
Dopo "Prima che venga notte", ecco la seconda raccolta di articoli della rubrica di "Tempi". Cronache della quotidianità, dell'inosservato avvicendarsi delle stagioni; con uno sguardo quasi contemplativo. Teso a riconoscere nella realtà, oltre alla materialità misurabile delle cose unica verità ammessa dal nostro tempo - le tracce, i segni in filigrana, che rimandano ad altro.
Questa fortunata opera di Severino Dianich è stata ripubblicata più volte dal 1975 ad oggi.
Per questa nuova edizione l'autore l'ha completamente rivisitata e riscritta, giudicando che l'idea originaria oggi poteva risultare ancor più interessante, a partire dai suoi studi degli ultimi anni, che sono venuti a confermarla ed arricchirla di nuove e positive conseguenze.
è l'idea che tutta la struttura della chiesa trovi la sua ragion d'essere nel semplice avento che le dà origine: il credente, grazie al dono divino della comunione, comunica la sua fede ad un interlocutore che lo accoglie, dando così vita ad una relazionalità nuova, fondata sulla fede.
L'opera fu giudicata a suo tempo "uno strumento prezioso" per le scuole di teologia e per la catechesi di alto livello: "Il suo valore non è tanto nella mole delle pagine-scriveva Tullio Citrini - bensì nell'intelligente intreccio dei temi", per cui è "degna di essere definita geniale".
"Il libro di Padre Manuel Nin costituisce una valida proposta per quanti vogliono conoscere meglio l'anno liturgico della Chiesa bizantina.
Questo libro ci mostra l'anno liturgico in tutta la sua divina dolcezza.
La celebrazione delle feste diventa perciò più chiara al nostro spirito e gli eventi salvifici celebrativengono meglio compresi: attraverso le feste ci è dato di amare maggiormente Dio Uno e Trino. ogni evento che Dio ha compiuto nella storia del suo popolo è stato deciso nel suo amore per la nostra salvezza. Sicchè, conoscendo bene le feste e celebrandole con dignità e ardore, rendiamo grazie a Dio per tutto ciò che ha fatto per noi"
Dalla prefazione di S.E.R. Cyril Vasil'
Tre romanzi brevi o tre respiri lunghi, i passi di un endecasillabo: queste le storie raccontate da tre voci di donne che hanno in comune la stessa radice di male e di bene.
Il Sutra del diamante, opera indiana del II secolo, è la base di tutta la “mistica” del buddismo mahayana. Tradotto e commentato qui per la prima volta in italiano, è accompagnato da un’introduzione al senso del Sutra oggi, una disamina ermeneutica della classe di testi a cui appartiene e un’analisi dello sviluppo degli studi sul testo. Nella seconda parte del libro, il saggio di Gennaro Iorio, filosofo, già collaboratore di Raimon Panikkar al progetto The spirit of religion (2006-2008), percorre le analogie linguistiche tra il Sutra del diamante e la mistica occidentale ed esplora l’ambiente culturale in cui quelle analogie si sono sviluppate. È un breve, denso studio comparato delle due anime della mistica, quella orientale e quella occidentale.
Mauricio Yushin Marassi, responsabile della comunità Stella del Mattino, insegna Buddismo e Religioni dell’Estremo Oriente presso l’Università di Urbino. Tra le ultime pubblicazioni: La via maestra (2005); Il Vangelo secondo Matteo e lo Zen. Vol. II (2006); Il buddismo mahayana attraverso i luoghi, i tempi e le culture. Vol. I: L’India e cenni sul Tibet (2006); Il buddismo mahayana attraverso i luoghi, i tempi e le culture. Vol. II: La Cina (2009).
In questo secondo volume dedicato all'economia, Mchel Henry porta a termine la lettura innovativa del pensiero di Karl Marx. Contro la teoria dello scambio propria dell'economia classica, che riduce il lavoro ad una categoria oggettiva che fa sì che il lavoro possa essere misurato e quantificato, Marx mette in luce che il lavoro è tutt'altro: è reale, vivente, soggettivo e creatore di valore. Esso costituisce la possibilità trascendentale dell'economia stessa e in modo specifico di quella capitalistica. Per Henry è compito della filosofia mostrare come l'economia riposi sulla "vita", ossia in ciò che Marx chiama la prassi, vale a dire il "lavoro vivente" del lavoratore.

