
Il cibo è l’espressione formidabile della cultura di un’epoca, oltre a essere un mezzo di sostentamento. Per molti secoli, farina e latte, erbe, carni e umori sono stati usati per invocare il sovrannaturale, penetrare l’occulto, compiere miracoli. Sulla base di un’ampia gamma di fonti storiche, come testi penitenziali, letteratura pastorale, agiografie, collezioni di incantesimi e rimedi medici e trattati di teologia, Andrea Maraschi getta luce sulle fluide barriere tra quotidiano e meraviglioso, come solo un oggetto di studio tanto universale e trasversale - il cibo, appunto - può permettere. Il centro dell’analisi è l’Occidente altomedievale ma con un più ampio sguardo all’intero Mediterraneo. Il libro consente non solo di conoscere aspetti meno noti della storia e della cultura riguardante molti alimenti, ma anche di approfondire il concetto di ‘magia’ nell’Alto Medioevo come realtà presente, quotidiana e in profonda continuità con la pratica medica e quella religiosa.
Tra la fine del Medioevo e la prima Età moderna, in alcune città e in alcuni Stati italiani la straordinaria vivacità commerciale rende necessaria l’invenzione di una serie di strumenti operativi e previsionali che avranno un grande successo nei secoli. Quello era il tempo in cui le obbligazioni erano scritte in genovese, i banchieri internazionali parlavano toscano, i broker assicurativi sottoscrivevano polizze in veneziano. Era il tempo in cui gli italiani - pur suddivisi in tanti Stati spesso in guerra fra loro - insegnavano al resto del mondo come accedere al credito senza incorrere nei fulmini ecclesiastici sull’usura, come consolidare il debito pubblico, come far fruttare i risparmi e come evitare di farsi rovinare da un naufragio. Sembra incredibile ma anche uno strumento così attuale come la criptovaluta mostra sorprendenti somiglianze con lo scudo di marco, una valuta virtuale e sottratta al controllo dei governi messa a punto dai banchieri di Genova tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento. Nei capitoli di questo libro, Alessandro Marzo Magno ricostruisce un affresco vivacissimo di un tempo lontano a cui dobbiamo così tanto del nostro presente.
Benedetto Croce non è stato soltanto uno dei più grandi intellettuali italiani del Novecento ma ha svolto una funzione fondamentale durante il Ventennio fascista, impedendo al regime di ottenere una egemonia assoluta sulla cultura del nostro Paese. Da solo, attraverso i suoi libri, la sua rivista e le sue relazioni, riuscì a tenere accesa la fiamma della speranza in tanti giovani. Franzinelli, oltre a seguire l’atteggiamento di Croce dinanzi al fascismo - accolto con simpatia, poi combattuto con tenacia e inventiva -, ricostruisce la biografia del filosofo e ricollega lo studioso liberale ai protagonisti della cultura italiana ed europea. Una storia esemplare dell’eterna battaglia tra libertà e asservimento della cultura.
La superficie del nostro pianeta è segnata da innumerevoli confini. Alcuni sono naturali, altri sono legati all’opera dell’uomo, marcati da frontiere, muri e barriere. Accanto a questi, ne esistono molti altri che sono meno scontati e tanto sottili da risultare quasi invisibili. Sono quelle linee che separano, dividono, porzioni del nostro mondo a vari fini: dividono popoli, custodiscono identità e culture, sono capaci di generare tensioni e conflitti anche molto gravi. Il geografo inglese Maxim Samson esplora, in modo sorprendente e originale, trenta di queste linee invisibili.
Dopo la morte di re Tancredi, nel febbraio 1194, venne incoronato il piccolo Guglielmo, suo secondogenito. Deportato oltre le Alpi pochi mesi dopo da Enrico VI, cominciano a circolare storie di orribili violenze e mutilazioni da lui subite. La vicenda ebbe una diffusione tale da colpire persino Giovanni Boccaccio, che ne fece un racconto toccante.
Il diritto internazionale ‘non serve’, conta ‘fino a un certo punto’ o ancor peggio ‘non esiste’. Affermazioni simili, fino a pochi anni fa impensabili, sono oggi parte del discorso dominante. Lo smantellamento dell’ordine giuridico internazionale, cominciato sotto le bombe a Gaza, sembra far spazio a una nuova ideologia tribale, fondata unicamente sulla forza. È il lascito terribile delle atrocità compiute, con il supporto occidentale, da esecutivo ed esercito israeliani in Medio Oriente. A partire dal 2023, le linee rosse tracciate a protezione di civili, bambini, medici, giornalisti, operatori umanitari e diplomatici, sono state via via demolite. Il senso di norme volte a tutelare la coesistenza tra i popoli è stato completamente disintegrato. Luigi Daniele ricostruisce le violazioni più eclatanti a cui abbiamo assistito in questi anni, tra la campagna genocida a Gaza e gli attacchi in Siria, Iran e Libano, mostrando come l’Occidente abbia spianato la strada al ritorno di una violenza coloniale, dove la guerra diventa strumento ordinario nelle relazioni tra paesi. Uno schema che già si è ripetuto altrove e che si scaglia adesso anche contro lo stato di diritto.
Subito dopo l’Unità l’Italia si trovò a combattere una vera e propria guerra civile, quella per il Mezzogiorno. Una guerra che ebbe tra i protagonisti un brigante e un generale, Carmine Crocco e Emilio Pallavicini di Priola, lontanissimi per origine e formazione. Carmine Pinto racconta con le loro ‘vite parallele’ e attraverso gli episodi, i luoghi, le battaglie e le leggende, la guerra tra l’ultimo esercito dell’antico regime e il primo esercito nazionale, fino allo scontro finale e al sorprendente epilogo delle loro esistenze.
Dalla fondazione delle prime colonie greche nell’Italia meridionale all’unificazione della penisola sotto l’egemonia romana e alla decadenza del sistema politico e culturale della Magna Grecia, Domenico Musti disegna la storia dei territori interessati dal dilatarsi della grecità verso occidente tra VIII e II secolo a.C. Il confronto con la Sicilia - via via percepita come parte integrante della Megále Hellás - e con altre aree coloniali greche; il ruolo fondamentale del Pitagorismo; la ‘transizione’ culturale e lo ‘stato di sofferenza’ del IV secolo, quando la grecità è ancora economicamente e politicamente valida, ma subisce la pressione e l’influenza delle genti vicine, preludio di una fragile egemonia e dell’avvento finale del dominio di Roma. Un libro imprescindibile sulla storia della Magna Grecia, delle sue città e delle sue articolazioni, dalle origini sino alla definitiva decadenza, che si avvale di un’ottica diacronica interdisciplinare, tra letteratura e archeologia, storia religiosa, sociale e della mentalità.
La democrazia è antiquata: questa la provocazione da cui muove Marco Revelli, uno dei più acuti e illuminanti teorici della politica, per capire se la democrazia ha ancora un futuro. Una provocazione che non vuole certificarne la morte, ma serve a fotografare lo snaturamento in atto. Così, l’autore disseziona con rigore le forme del degrado democratico: dalla democrazia ‘esecutoria’, che sostituisce il Parlamento con l’efficienza del leader, alla democrazia ‘senza popolo’, dove l’astensionismo diventa ‘partecipazione negativa’; dalla democrazia ‘dei pochi’, sempre più oligarchica, alla democrazia del denaro, dove il mercato regola ogni relazione; dalla democrazia della disinformazione, deformata da media e algoritmi, a quella ‘delle armi’ e ‘del segreto’. Le democrazie contemporanee non fanno più promesse, si limitano a presentarsi come la forma di governo ‘meno peggiore’. E la distanza tra ideali e realtà è così abissale da renderne irriconoscibili i principi fondativi: rappresentanza, partecipazione, trasparenza, informazione. Ma Revelli non si ferma alla diagnosi: indica la necessità di un ‘nuovo inizio’, che riparta dal basso, nella convinzione che solo una critica radicale della democrazia reale può salvarne il futuro da costruire.
Sul finire dell’agosto del 1059, Roberto il Guiscardo giurò fedeltà e protezione al pontefice Niccolò II, ricevendo in cambio il riconoscimento solenne delle sue conquiste. Si gettarono così le fondamenta per la creazione di uno stato unitario nel Mezzogiorno, un progetto che sarebbe stato realizzato settant’anni dopo con la nascita del Regno di Sicilia.

