
I movimenti e le nuove comunità sono realtà ecclesiali nate da doni carismatici che hanno conosciuto uno straordinario sviluppo nel periodo postconciliare, divenendo un prezioso veicolo di recezione delle acquisizioni del Concilio e coinvolgendo migliaia di persone in tutto il mondo. Di fronte a questo fenomeno, il canonista e il teologo non possono restare indifferenti, considerando il gran numero di fedeli che appartengono a tali realtà o che con esse intrattengono rapporti di diversa natura. Il presente volume — frutto dell'esperienza maturata nel corso di diversi anni di insegnamento da un gruppo di docenti di teologia e di diritto canonico, sotto la direzione del prof. Luis Navarro — intende offrire una riflessione serena e rigorosa, condotta con spirito scientifico, sguardo lucido e obiettivo e con quella disposizione di «apertura della mente e del cuore» che consente di riconoscere i frutti generati da tale fenomeno aggregativo, senza tuttavia trascurare le problematiche e le situazioni critiche emerse negli ultimi anni. I contributi raccolti seguono un percorso organico che prende avvio dall'analisi della collocazione teologica ed ecclesiologica dei movimenti e delle nuove comunità, per affrontare poi gli aspetti canonici più rilevanti del processo di istituzionalizzazione di queste realtà ecclesiali.
Il presente volume rappresenta uno strumento didattico a uso degli studenti e di quanti si vogliano avvicinare alla disciplina con mentalità di studio e di comprensione critica del processo canonico. I Lineamenti delle lezioni presentano i contenuti e le coordinate essenziali del corso istituzionale e si propongono di integrare e facilitare l’insegnamento orale e l’esposizione viva della materia.
Il volume si struttura in sei parti: i concetti generali fondamentali, i principali ambiti della giustizia ecclesiale (le cause matrimoniali, i procedimenti penali, il contenzioso amministrativo), l’organizzazione giudiziaria ecclesiastica, gli elementi dell’azione (competenza, soggetti, petitum, causa petendi), lo svolgimento del processo e le soluzioni extragiudiziarie. Il testo è completato da un glossario elementare e dalla bibliografia essenziale di riferimento. L’approccio della trattazione, conformemente alla destinazione accademica, predilige l’aspetto concettuale e d’inquadramento e il taglio formativo ed epistemologico.
Il testo interamente redatto e completato dal prof. del Pozzo cerca di recepire una parte del pensiero e della produzione del compianto prof. Joaquín Llobell, intende perciò essere un sentito e riconoscente omaggio al suo indimenticabile magistero docente.
Joaquín Llobell (Valencia 17.VII.1951- Roma 4.VIII.2022), ha conseguito la laurea e il dottorato in giurisprudenza e diritto canonico (Università di Navarra), ha insegnato Diritto processuale canonico dal 1985 presso l’Università della Santa Croce. È stato Segretario (dal 1995) e Direttore (2002-2016) della rivista Ius Ecclesiae. Ha ricoperto il ruolo di Referendario della Segnatura Apostolica, Giudice della Corte di Appello dello Stato Città del Vaticano e Consultore dell’allora Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi. La sua produzione scientifica (cfr. bibliografia dell’Autore) è vastissima e ragguardevole; ha all’attivo oltre un centinaio di articoli e contributi processualistici. Tra i testi più noti e apprezzati si annoverano Historia de la motivación de la sentencia canónica; Il libro «de processibus» nella codificazione del 1917. Studi e documenti; I processi matrimoniali nella Chiesa.
Massimo del Pozzo (Napoli 25.I.1966), ha conseguito la laurea in giurisprudenza e scienze politiche, la specializzazione in diritto del lavoro, la licenza e il dottorato in diritto canonico. Ha esercitato per oltre un decennio la professione forense prima dell’ordinazione presbiterale. È diventato Professore associato di Diritto processuale canonico nel 2009 ed è Ordinario di Diritto costituzionale canonico dal 2018. Ha prodotto una dozzina di monografie, tra cui Il processo matrimoniale più breve davanti al Vescovo (2016, Seconda edizione riveduta e ampliata: 2021), e oltre un centinaio di articoli e contributi di carattere costituzionalistico, processualistico e giusliturgico. Ha curato insieme ai proff. Llobell e Miñambres le Norme procedurali canoniche commentate e pubblicato (2013). Dal 2024 è Consultore del Dicastero per la Dottrina della Fede.
L'opera approfondisce il rapporto tra la comunione ecclesiale e il diritto canonico. Attraverso la presentazione degli approcci a questo tema di alcuni teologi e di alcuni canonisti, si offre una visione basata sulla concezione del diritto come bene giuridico. Ne deriva che il diritto nella Chiesa costituisce una realtà intrinsecamente comunionale, e che la comunione possiede in sé una dimensione di giustizia. Si augura che questo studio possa essere un contributo per un dialogo tra teologi, specialmente ecclesiologi, e canonisti.
Il volume invita il lettore a riconoscere come la riscoperta del Sacramentarium Gelasianum non sia un esercizio erudito fine a se stesso, ma un vero atto di memoria viva. Nel celebrare il XXV anniversario della Facoltà di Teologia dell'Università Niccolò Copernico di Toruń, l'opera mostra con chiarezza che la tradizione liturgica non è un deposito immobile: è un organismo che continua a parlare, a formare e a provocare l'intelligenza della fede. In questa prospettiva, il Gelasianum si rivela testimone privilegiato di una liturgia romana capace di accogliere e integrare elementi provenienti da altri contesti, offrendo un repertorio eucologico di straordinaria densità, la cui influenza si estende fino ai grandi processi di riforma e rinnovamento della preghiera ecclesiale quali si sono attuati in seguito alla riforma liturgica promossa dal Concilio Vaticano II. La "vitalità" di queste pagine antiche risiede soprattutto nel loro linguaggio. La latinitas liturgica, con la sua precisione e la sua forza sintetica, non solo conserva un patrimonio culturale di lungo periodo, ma rende percepibile una teologia pregata, pensata e trasmessa attraverso formule capaci di plasmare lo sguardo credente. Il volume evidenzia anche la storia della Facoltà di Teologia di dell'Università di Toruń. Se questo libro lascia un'eredità, essa consiste nell'invito a proseguire. Proseguire nella ricerca delle fonti, nella loro edizione e interpretazione; proseguire nella lettura teologica della lex orandi come via privilegiata alla lex credendi; proseguire nel custodire e trasmettere un patrimonio che non appartiene soltanto al passato, ma continua a offrire criteri, linguaggio e forme per il futuro della vita ecclesiale. Così il XXV anniversario diventa non solo un traguardo, ma un passaggio: un'occasione per riconoscere ciò che è stato compiuto e, nello stesso tempo, per rilanciare la ricerca, affinché la tradizione liturgica continui ad essere compresa, amata e pensata come luogo in cui la Chiesa, ieri come oggi e come sempre, trova parole per dire la fede e per vivere la speranza, sempre protesa verso l'eskaton!
Il volume raccoglie e approfondisce i contenuti della Giornata di studio e di formazione professionale per giornalisti promossa dall'Associazione ISCOM e dalla Pontificia Università della Santa Croce, dove si è svolta il 15 aprile 2026. I cambiamenti dell'informazione nell'ecosistema digitale contemporaneo e l'impatto dell'intelligenza artificiale sulla professione nel confronto tra grandi firme del giornalismo, insigni accademici, qualificati professionisti e autorevoli voci della Chiesa cattolica. Nel comune convincimento che le trasformazioni in atto non richiedono soltanto un adattamento tecnologico, ma un più profondo ripensamento culturale e formativo. Per un nuovo umanesimo dell'informazione come bene pubblico fondato su affidabilità, verità e servizio alla comunità. Contributi di: Manuel Sánchez, Lucio Adrian Ruiz, Massimo Martinelli, Flavia Perina, Pina Debbi, Giovanni Zagni, Alberto Puliafito, Marzia Antenore, Diego Contreras, Roberto Navigli, Luisa Di Giacomo e Vincenzo Quaratino. E un'intervista ad Andrea Ciucci.
Che cos’è il bene comune? La sommatoria dei beni individuali di un gruppo sociale? Il maggior benessere del maggior numero di persone? Oppure il bene dello Stato? Si potrebbe - e si dovrebbe - rispondere che il bene comune non corrisponde a nessuna di queste cose. Tommaso d’Aquino averebbe detto piuttosto che il bene comune è certamente superiore al bene privato, ma rimane il bene più proprio dell’individuo stesso, dato che implica la più profonda condivisione con gli altri e la più intima comprensione del mondo. Tommaso lo descrive come un bene per la politica, ma non come un bene soltanto politico. L’esigenza di tenere fede a questo insegnamento tomista, di fronte ad un mondo come non mai minacciato dalle derive individualiste e totalitarie, ha spinto il filosofo belga-canadese Charles de Koninck a pubblicare nel 1943 Il primato del bene comune contro i personalisti, di cui offriamo qui la prima traduzione italiana. A quasi un secolo di distanza, quest’opera resta un’insuperata presentazione della posizione di Tommaso d’Aquino ed offre, nello stesso tempo, una riflessione acuta e profonda sull’autentica natura del bene comune. Immerso nel contesto polemico del suo tempo, De Koninck ci presenta un’analisi lucida - e profetica - dell’abisso a cui conduce la separazione tra il bene comune e il bene degli individui. Totalitarismo e «tirannia degli io» - come la chiama De Koninck - non sono che le due facce di una stessa medaglia: quando scompare il senso autentico del bene comune, si perde di vista anche la vera dignità di ogni persona.
ANNO 2025 · VOLUME 39 · FASCICOLO 2
Cristian Mendoza
Il bene comune intrinseco. Quale partecipazione alla vita pubblica e quale responsabilità verso di essa sono richieste ai fedeli della Chiesa?
Jean-Pierre Schouppe
La declaration Dignitatis Humanae (1965-2025). Perspectives juridiques et d’éthique politique
Pamela Salvatori
La bellezza del Christus totus nel “frammento” di Maria Assunta, Madre della Chiesa. Una pista di ricerca escatologica e soteriologica per la via pulchritudinis
Giuseppe De Virgilio
Significato e funzione del battesimo di Gesù in Mt 3,13-17: aspetti letterari e teologici
Mauro Gagliardi
Rivelazione ed ermeneutica della Bibbia secondo J. Ratzinger
Americo Miranda
«Qui vident in somnis vana». Agostino e i rapporti con il mondo pagano nei Discorsi sui Salmi
Alberto Frigerio
La presenza dei cristiani nella società plurale. Il caso serio della politica
Giovanni Russo
Progettare il servizio della carità
Luis Cano
Il sacerdozio di san Josemaría Escrivá. E la sua relazione con i sacerdoti diocesani (1925-1950)
Tommaso Catellani
Spiritualità liturgica: storia di un termine
La società contemporanea affronta una profonda crisi del concetto di fedeltà in un contesto culturale che eleva la libertà a valore primario. Ciò solleva una questione fondamentale: l’amore può configurarsi come oggetto di un vincolo obbligatorio? La problematica richiede un’analisi del significato stesso di libertà e della sua articolazione nella sfera decisionale, nonché una riconsiderazione del concetto di amore, frequentemente identificato con la dimensione emotiva. Le radici di questa crisi affondano in una cultura che privilegia il benessere materiale e la gratificazione immediata, generando confusione tra soddisfazione momentanea e autentica libertà. Nell’ambito ecclesiale, inoltre, si tende a percepire la fedeltà come un’imposizione esterna della norma ecclesiastica che vieta la poligamia e sanziona l’adulterio. La fedeltà, tuttavia, trascende queste concezioni riduttive. Essa costituisce una proprietà intrinseca della relazione coniugale, un vincolo che scaturisce da un atto d’amore e da una scelta libera di donarsi integralmente all’altro. La fedeltà rappresenta una promessa che si radica in un momento specifico ma si attua progressivamente attraverso l’esercizio della libertà. Il percorso coniugale, pur costellato di difficoltà, manifesta la dignità della libertà nell’impegno a mantenere la parola data. Compete alla comunità sociale ed ecclesiale valorizzare la bellezza del matrimonio, che esercita un’attrazione universale poiché bellezza e verità possiedono una forza attrattiva intrinseca. Il presente volume, che raccoglie i contributi della VII Giornata di Studio del Centro di Studi Giuridici della Famiglia della Pontificia Università della Santa Croce, intende essere un contributo a questo approfondimento della fedeltà matrimoniale.
Accostare i Salmi e i Cantici alla luce delle orazioni salmiche costituisce un’occasione per sperimentare il modo secondo cui la Chiesa lungo la tradizione valorizza il testo salmodico alla luce di Cristo. Pregare i singoli Salmi anche con l’aiuto delle orazioni salmiche offre una lezione di esegesi e di spiritualità quanto mai unica. È in definitiva la risposta a quanto Gesù stesso ricorda ai discepoli di Emmaus: «… cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui» (Lc 24,27). In continuità con la preghiera del tempio e della sinagoga, la Chiesa fin dall’inizio ha scelto i Salmi come fondamento della propria preghiera liturgica, accogliendoli e valorizzandoli però sempre alla luce del mistero di Cristo. Da questa prospettiva traggono origine le orazioni salmiche: quei testi, cioè, che sono stati elaborati a partire dai temi del Salmo, e che a loro volta danno origine alla supplica della Chiesa. La tradizione antica e recente racchiude una serie abbondante di simili composizioni; tutto questo certifica l’inesauribilità della tematica offerta dal singolo Salmo o Cantico. Come si presentano i contenuti del Supplementum? Percorrerne la loro distribuzione secondo lo schema dei Salmi e Cantici presenti nella Liturgia Horarum permette di osservarne la presenza e l’uso. I testi delle Orationes sono raccolti in questo volume seguendo la struttura dell’Ordinario della Liturgia delle Ore; inoltre sono riportati senza il Per Christum o il Qui vivit, ma con l’aggiunta del numero che rinvia alle pagine dove le Orationes sono elencate in ordine alfabetico secondo l’incipit. In attesa che le Conferenze Episcopali donino alle rispettive Chiese i nuovi testi per ravvivare la preghiera con i Salmi e i Cantici, queste pagine si presentano come sussidio per coloro che sono impegnati nelle nuove edizioni della Liturgia Horarum, a cominciare dall’impegno della traduzione in linga viva. In questa linea la Concordanza verbale permette di facilitare la comprensione e la traduzione di testi o sintagmi paralleli. Per coloro poi che intendono approfondire la ricchezza teologico-liturgica racchiusa in queste composizioni, la Concordanza si presenta come uno strumento essenziale. In dialogo con il testo biblico del Salmo o del Cantico, l’orante o lo studioso può cogliere i tesori che scaturiscono dal testo biblico, pregato sempe alla luce del mistero di Cristo. La Liturgia delle Ore valorizza i Salmi e i Cantici secondo una prospettiva che alla luce dela tradizione permette di offrire o l’intero testo o una parte di esso. Per questo, l’Indice dei Salmi e dei Cantici posto al termine facilita la comprensione di quanto adottato. Presentazione di sua Em. il cardinale Arthur Roche.

