
Come si fa a vivere liberi essendo sé stessi? A questa domanda, che ognuno di noi si è posto almeno una volta nella vita, Aniceto Masferrer prova a rispondere con questa piccola, preziosa guida, che accompagna il lettore in un percorso di graduale accettazione di sé. Questo, infatti, è il primo passo per vivere in libertà: conoscersi, accettarsi e perdonarsi, sono tre momenti fondamentali per costruire nel tempo il proprio «progetto personale», unico e irripetibile, che riempia di senso ogni istante della vita.
Così, giorno dopo giorno, possiamo conquistare una libertà vera, lontana dalla frenesia e dal rumore dei miti postmoderni. Una libertà ispirata dalla ricerca del bello e del buono, perché la nostra vita sia qualcosa di grande, con la consapevolezza che la felicità non è solo la fine del viaggio, ma il viaggio stesso.
Il racconto di un’esperienza maturata in quarant’anni di lavoro nella direzione di opere di cura ed accoglienza. Fatti, circostanze, incontri forieri di un giudizio sulla realtà capace di leggere il senso delle vicende e orientare l’azione. L’autore invita a riconoscere la centralità della relazione, della compagnia e del senso della vita nella cura, senza ridurre la sofferenza a un mero problema tecnico ma affrontandola come un mistero che interpella la ragione, la fede e la responsabilità personale e sociale. Una riflessione esistenziale e operativa, radicata nella realtà e aperta a tutti, credenti e non credenti, che si interrogano sul significato della cura e del prendersi cura degli altri.
Emily Dickinson (Amherst, 1830-1886) è una delle voci più radicali della modernità poetica, per l’originalità della sua riflessione su vita e morte, tempo e natura: la sua scrittura fu un’esperienza totalizzante ed eversiva, nel silenzio della Homestead, casa-prigione volontaria. La libertà della sua poesia si respira anche nei versi frammentati, nella punteggiatura innovativa e in un’intensa introspezione. Questo libro è più di un saggio biografico: è un viaggio intimo e poetico che attraversa le poesie e le lettere della Dickinson che ricordano «una torta fatta in casa, un utensile intagliato, una coperta fatta a mano». Come suggerisce l’autrice, dopo aver letto la poetessa americana non è più possibile tornare a una parola pacificata o trasparente: lettori e versi, infatti, si misurano sullo stesso piano per restituire la forza perturbante e il fascino oscuro della sua parola, una poesia che interroga e trasforma chi legge.
"La messa dell’uomo disarmato" è una storia corale che per felicità di scrittura e capacità di rievocazione ricorda la tradizione più nobile del romanzo storico, quella di Manzoni, Bacchelli, Fenoglio o Eugenio Corti. È un "romanzo mondo" ambientato nella pianura padana lacerata dalla Seconda guerra mondiale; a narrarla, la limpida voce di Franco, novizio costretto ad abbandonare anzitempo la sua abbazia. Franco sarà testimone dei drammi successivi all’armistizio dell’8 settembre 1943: la discesa dei tedeschi, i rastrellamenti, la guerra partigiana, il sangue degli innocenti; conoscerà personaggi indimenticabili; e imparerà, come tutti i suoi amici, quanto sia difficile restare uomini di fronte alle scelte estreme imposte dalla guerra.
Pietro ha sette anni e due sogni nel cassetto: incontrare il papà che non ha mai conosciuto e guarire da una malattia. La confidenza con il dolore gli ha però concesso una sensibilità speciale: sa rallegrare come nessun altro i medici che incontra in ospedale e un senzatetto, che gli insegna che ogni giorno può concludere la propria giornata dipingendo il ricordo più bello, anche nei momenti più tristi. A sostenerlo nelle lotte quotidiane c’è la giovane madre Aurora, che ha sacrificato tutto per lui e che nascostamente nutre ancora la speranza di un amore. Tra questi chiaroscuri, un giorno compare Tommaso, un giovane medico che ha una particolare sintonia con Pietro. Un incontro imprevisto può dare una nuova direzione alla vita?
"Duc in altum" è un percorso di preghiera per i più giovani (e non solo). Dopo i volumi per la Quaresima e l’Avvento del 2025, arriva il testo in preparazione alla Pasqua per l’anno in corso. Dedicato a chi ancora non sa pregare e per chi vuole migliorare il suo rapporto con il Signore. Un personal trainer che accompagna passo passo nella meditazione, in accordo con la modalità di preghiera che don Pietro Margini (1917-1990, riconosciuto dalla Chiesa "servo di Dio") ha insegnato a giovani e famiglie come metodo per crescere nella fede e nell’amore del Signore. In queste pagine si propone un appuntamento quotidiano per imparare a raggiungere la profondità dell’anima, là dove si incontra Dio faccia a faccia.
Lo psichiatra e psicoterapeuta viennese Bonelli racconta 70 casi clinici e offre una rassegna di malattie immaginarie di pazienti impantanati dentro fisse e manie di vario tipo: dalla bellezza alla magrezza, dall’ansia di prestazione alla salute a tutti i costi. Da qui emerge che l’utopia di riuscire a fare tutto nel modo giusto e di essere impeccabili di fronte agli altri assicura fallimento e delusione di ritorno. Il quadro delle sofferenze spirituali odierne che Bonelli dipinge, dimostra che solo chi è in grado di accettarsi con i propri difetti e la propria imperfezione ha la possibilità di essere felice.
Come conciliare i grandi sogni con il fatto che non si può arrivare a tutto? È possibile vivere senza cadere nell’esaurimento, nella frustrazione o nella delusione? Si può crescere senza cinismo e senza manie mantenendo i propri desideri? L’autrice prova a rispondere a queste e ad altre domande svelandoci scenari inediti e desiderabili: una concezione del tempo piena di pace e gioia, la tenerezza come risposta adeguata ai limiti (propri e altrui), l’amore come fonte di una creatività che rende la vita feconda. Non è un libro di ricette o di istruzioni per l’uso ma una conversazione. Ne parliamo?
"La costellazione femminile di cui si compone il testo trova sintesi nel titolo Meno male che tu ci sei, che indica la propensione materna all'accudimento e incarna la certezza di una prossimità grata e promettente." dalla Prefazione di don Alberto Frigerio Attraverso un racconto autobiografico questo libro illumina il valore della maternità in riferimento al significato della vita e al suo destino. Il "cambiamento d'epoca" in cui stiamo vivendo ha forse il suo tratto più significativo in una concezione della maternità che viene sfigurata e ridotta, complice un contesto ideologico e una deriva tecnologica che ha interessato il processo di procreazione. In risposta all'illusione che l'uomo possa farsi da sé, la maternità si pone come la rappresentazione più incisiva del fatto che ogni "io" è generato da un "tu" e che di un "tu" ha bisogno per compiersi. A questa verità perviene l'autrice per il suo essere figlia, madre, nonna… e per la conoscenza di esperienze di maternità spirituale o di mamme incarcerate. Un particolare riverbero di questa verità nasce dall'incontro con madri che hanno vissuto il dolore per la perdita di un figlio o che hanno scelto l'aborto. Pur nella drammaticità dell'esistenza, queste pagine testimoniano la bellezza, la bontà e l'utilità per il mondo di un materno autentico, in qualsiasi forma esso si manifesti.
Essere uomini di Dio non è facile, in tempi di crisi spirituale, nel mondo secolarizzato. Il sacerdote è costantemente a contatto con le miserie materiali e spirituali degli uomini e proprie. E tiene in mano il Corpo di Cristo. Fulton Sheen, spinto dall’amore per il sacerdozio, incoraggia i propri confratelli a riscoprire la grandezza della chiamata a identificarsi con Cristo nel suo ruolo di Salvatore, con umiltà e responsabilità. Una riflessione intrisa di senso teologico, di riferimenti alla Sacra Scrittura e di buon senso nel suo stile, esigente e profondo, che ha sempre animato la sua predicazione fin da quando, negli anni ’60, ha iniziato a entrare nelle case di milioni di americani attraverso la radio e la televisione.

