
Un'appassionata riflessione sulle possibilità e i limiti della condizione umana. Il dialogo contro i Pelagiani testimonia il coinvolgimento di Girolamo nella lotta contro Pelagio. Questi sottolineava l'impegno della creatura umana nel cammino verso la santità al punto da essere avvertito come negatore della Grazia. Il testo è di estremo interesse perché dà all'argomentazione pelagiana una risposta diversa da quella, destinata a maggior fortuna, proposta da Agostino. Il prologo alla traduzione del De Spiritu Sancto di Didimo contiene elementi che rimandano all'atteggiamento polemico tenuto da Girolamo nei confronti di Ambrogio di Milano.
In un tempo per tanti versi drammatico, nel quale l'uomo è sottoposto a innumerevoli minacce che mettono a rischio la sua stessa umanità, i 1700 anni del Concilio di Nicea costituiscono una preziosa opportunità per chiederci chi sia Cristo per la vita dell'uomo, di ciascuno di noi, una domanda che Gesù stesso pose ai suoi discepoli: «E voi chi dite che io?». Essa interpella in primo luogo la vita della Chiesa, sempre esposta al rischio di ridurre Cristo al suo esempio e non al dono della sua persona, una strada che finisce per portare a stanchezza, tristezza e smarrimento. Negando la divinità di Cristo, Ario lo riduceva a mediatore tra Dio e l'uomo, svuotando la realtà dell'incarnazione cosicché divino e umano restavano irrimediabilmente separati. Ma se Dio non si è fatto uomo, come può l'uomo diventare come Lui? Questo era in gioco a Nicea ed è in gioco oggi: la fede in Dio «che si è fatto come noi per farci come Lui», estrema convenienza per ogni singola persona: «Si tratta di te». Riprendendo con rigore il dibattito che si svolse a Nicea, l'autore ci conduce a contemplare con stupore e gratitudine la bontà del Signore e ciò che ha fatto «per noi e per la nostra salvezza», mosso da un amore infinito di Padre che ci vuole tutti figli.
A partire dal fin troppo citato "se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, chi sono io per giudicarla?" di papa Francesco, stiamo a assistendo nella Chiesa, da parte di teologi, pastori, documenti non ufficiali del magistero, iniziative diocesane, a una progressiva legittimazione dell'omosessualità, confondendo pastorale e teologia: dalla cristiana accoglienza della persona, indipendentemente dal suo orientamento sessuale, all'approvazione anche morale della condizione e soprattutto della relazione omosessuale, fino a considerarla di fatto quasi equivalente a quella eterosessuale. Un pensiero che, dal "politicamente", sta giungendo al "sessualmente" corretto, per cui qualsiasi distinguo è considerato ipso facto una pericolosa discriminazione. Tutto ciò, ripetendo in modo sospetto, come 'excusatio non petita': non si vuole cambiare la dottrina, solo rendere la Chiesa più fedele al vangelo nell'accogliere tutti, senza escludere nessuno. È possibile un pensiero diverso, non appiattito sulla narrazione dominante? È quanto si cerca di offrire in questo testo, senza pretese, con umiltà e con franchezza, tentando non di piacere al mondo, ma semplicemente di leggere in modo critico la realtà e offrire una riposta diversa alle sfide del presente.
Maria, tra i testimoni del Vangelo, è unica: il suo fiat, il suo ruolo nella salvezza, la sua vita con Gesù e il suo influsso sulla prima comunità cristiana la rendono una maestra che, con le sue parole, i suoi silenzi e i suoi gesti, insegna che cosa significhi essere veri discepoli.In ognuno dei sedici capitoli di cui è costituito il volume, l'autore si cala nel tempo e nel mondo in cui è vissuta Maria, raccontandone la storia dal di dentro, facendo rivivere dialoghi e sentimenti che immagina abbiano segnato la sua esistenza; quindi propone un'attualizzazione dell'episodio narrato, con un linguaggio concreto e coinvolgente, e infine suggella la «contemplazione» con una preghiera in tema.
Signora del silenzio e della croce, Signora dell'amore e dell'offerta, Signora della parola accolta e della parola restituita. Signora della pace e della speranza, Signora di tutti quelli che partono, perché sei la Signora del cammino e della Pasqua. Anche noi abbiamo condiviso il pane dell'amicizia e dell'unione fraterna. Ci sentiamo forti e felici. La nostra tristezza sarà mutata in gioia, e la nostra gioia sarà piena, e nessuno ce la potrà rapire. Insegnaci, o Madre, la gratitudine e il gaudio di tutti i distacchi. Insegnaci a dire sempre sì, con tutta l'anima. Soccorri la fragilità del nostro cuore e pronunzialo tu stessa per noi. (card. Eduardo Pironio)
E se la missione non fosse un compito in più, ma il cuore stesso della fede? Questo libro nasce da una certezza: la missione non parte da noi, ma da Dio. È Lui che chiama, salva, invia. A noi chiede solo di entrare nel suo movimento d'amore. Attraverso un cammino appassionato nella Bibbia, Angela Maria Lupo ci accompagna a scoprire un Dio sempre in uscita, che coinvolge persone concrete, storie reali, popoli interi. Benedizione e salvezza sono i fili che uniscono le pagine dell'Antico e del Nuovo Testamento, rivelando una chiamata che attraversa i secoli e arriva fino a noi. Con uno stile accessibile e profondo, questo libro parla al cuore e alla mente. Non è solo per studiosi: è per chiunque voglia riscoprire la fede come missione, la Parola come invito, la vita come risposta. Non sei un semplice spettatore. Sei parte della storia che Dio vuole oggi scrivere con te. Con Lui, in missione.
Pubblicato sul finire del Concilio Vaticano II, "Teologia del probabile" è uno dei titoli più rappresentativi dell'opera e del pensiero di Adriana Zarri, prima donna ad aver rivendicato l'attributo di teologa nel contesto ecclesiale del Novecento italiano. Manifesto di una ricerca audace e profondamente mistica, questo libro condensa le questioni essenziali della riforma conciliare auspicandone una piena realizzazione a partire da una radicale riforma della "scientia theologica", da considerare non più come roccaforte del fissismo tradizionale ma disciplina fedele alla logica dell'incarnazione e perciò segnata dal limite e dalla relatività. Un testo che rimane scolpito nella storia della Chiesa e che assume oggi un particolare valore come invito ad aprirsi con fiducia alla chiamata sempre nuova dello Spirito, rintracciando nell'umiltà del conoscere il profetico seme della realizzazione cristiana. "Mentre la dottrina definita è la zona del certo, la teologia è solo l'ambito del probabile; di un probabile che a volte confina con la fede, ma che non la sua assoluta sicurezza." Postfazione di Giannino Piana.
Prosegue la pubblicazione dei "Ritratti di Santi": ecco il terzo della nuova serie, il diciottesimo nel totale. Afferma l'autore: "Il fatto che la Chiesa ci proponga dei santi "canonizzati" (che si possono, cioè, guardare come modelli sicuri), può lasciare all'inizio la falsa impressione di "irraggiungibile perfezione". La Madonna sarebbe invece d'accordissimo con quello che scriveva Georges Bernanos: "La casa di Dio è una casa di uomini e non di superuomini. I cristiani non sono superuomini. E nemmeno i santi. Anzi, i santi meno di tutti, perché sono gli esseri umani più umani. I santi non sono sublimi, non hanno bisogno del sublime; se mai è il sublime che avrebbe bisogno di loro. I santi non sono eroi come i personaggi di Plutarco. Un eroe dà l'illusione di superare l'umanità, mentre il santo non la supera, la assume. Si sforza di realizzarla nel miglior modo possibile, si sforza di avvicinarsi il più possibile al suo modello Gesù Cristo, cioè a colui che è stato perfettamente uomo" (I predestinati, Gribaudi, Milano 1995, pp. 73-93). Infatti, Maria l'ha visto accadere per trent'anni proprio nella sua casa, a Nazareth". Il libro contiene i profili di Angelo Paoli, Francesco Paolo Gravina, Teresa di Gesù Bambino, Charbel Makhlouf, Giovanni Fausti, Paolo Manna, Paolo Takashi Nagai, Stefan Wyszyski, Sandra Sabbatini, Carlo Acutis.
"Il nostro autore, servendosi dei suoni neutri della matematica e organizzandoli in accordi e in forme narrative, ha ottenuto un corale che ha "cantato" un prezioso spartito di cristianesimo. Accompagna il lettore con un linguaggio strettamente scientifico e tecnico e, in parallelo, con un linguaggio intuitivo, per cui offre la possibilità anche ai non addetti ai lavori di non scoraggiarsi e di non chiudere il libro dopo le prime pagine". (Dalla Presentazione di Renato Rosso). "Questo affascinante piccolo grande libro introduce in modo efficace il lettore a concetti matematici complessi e li collega alla fede cristiana. Attraverso essi Malaspina ci costringe a pensare, ci fa riflettere sui grandi problemi della vita umana e riesce a comunicarci il suo modo profondo di vivere la fede e il suo grande entusiasmo per la matematica" (Dalla Prefazione di Antonio Ambrosetti). "Si tratta di recuperare un modo di pensare capace di vedere le cose non solo in se stesse come nell'approccio scientifico, ma anche come simboli. E anche in questo senso il confronto con la matematica, che vive di simboli, appare di grande interesse. Come altri hanno utilizzato altre arti per parlare della bellezza del cristianesimo, così ci si può legittimamente servire della astratta e limpida bellezza della matematica per parlare di Gesù Cristo" (Dalla Postfazione di Ferruccio Ceragioli)
La gioia è contagiosa, passa da persona a persona, in modo impercettibile. Si genera stupore quando chi trasmette una buona notizia lascia intendere che prima ha toccato con mano, ha sperimentato in prima persona. La comunità cristiana condivide quello che ha udito, visto e toccato e, così, chi ascolta sente "a pelle" che ci si può fidare. Una credibilità che traspare dal testimone che pone tutto se stesso a servizio dell'annuncio. Nella Quattro giorni delle Comunità educanti, i catechisti, battezzati, discepoli missionari, ricevono il mandato di annunciare la gioia del Vangelo e della vita cristiana, accompagnati e incoraggiati dalle parole dell'Arcivescovo. Poi sono convocati per riflettere insieme sulla dimensione corporea e sensibile della trasmissione della fede. Innanzitutto, si desidera esplorare come la catechesi possa coinvolgere i sensi per accedere al mistero di Dio e della persona. Non si manca di approfondire, inoltre, l'esperienza sportiva che è centrale nella vita dei ragazzi e perciò può entrare in dialogo con la catechesi e, non da ultimo, il linguaggio espressivo teatrale che coinvolge il corpo e può aiutare a "toccare" il testo biblico.
Le sfide di oggi chiedono di aprire nuovi percorsi di ricerca, domandando uno speciale contributo a livello di progetti e di dialogo reciproco tra teologia e bioetica. Nel testo non si affrontano i problemi base della bioetica, ma si indaga il necessario ampliamento di orizzonti, a volte anche provocatorio, per offrire nuovi e più adeguati strumenti ermeneutici per la valutazione dei problemi bioetici e, al tempo stesso, per la loro correlazione al sapere teologico. Nel testo si approfondiscono gli aspetti teologici più specificamente correlati ai nuovi ambiti bioetici come l'intelligenza artificiale o le biotecnologie ripensando, in rapporto a essi, la teologia della creazione, della corporeità, dell'evoluzione, l'escatologia, l'antropologia teologica, ecc.
Tra voi, però, non sia così. Con questo titolo l'Arcivescovo rivolge alla diocesi la proposta pastorale annuale, che ha come obiettivo la ricezione della sinodalità nella prassi quotidiana di ogni comunità cristiana perché sia veramente missionaria. Ma che cosa significa questa ricezione della dimensione sinodale per la vita e la missione della Chiesa?Noi ci troviamo di fronte a un cammino di sinodalità che ha ricevuto un impulso decisivo da papa Francesco. Lui stesso ha riconosciuto valore di magistero petrino al documento finale dell'assemblea dei vescovi. Questo processo è stato impegnativo, prolungato, a volte complicato, con consultazioni capillari in tutto il mondo che hanno riscontrato una risposta straordinaria come interesse, come numero di persone che hanno desiderato esprimersi. E tuttavia, nonostante la diffusione del termine tra gli addetti ai lavori, per molte persone la parola "sinodalità" rimane o sconosciuta o enigmatica. È dunque fondamentale tradurre il concetto nella vita ordinaria delle comunità.La sinodalità - come ha detto l'arcivescovo Mario ai decani - è «un rinnovamento spirituale» e «una riforma strutturale».«Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore» (Mc 10,42-43).

