
«Il termine “sacrificio” rimane una di quelle parole originarie e inaggirabili, in cui l’umano stesso è in gioco, con le sue ambiguità e promesse. È quindi una categoria fondamentale, che esige una paziente e rinnovata ripresa» (A. Cozzi).
«Con il sacrificio noi siamo al centro del mistero di Cristo e dell’esistenza cristiana. Per questo una comprensione autentica del sacrificio è di capitale importanza, e ogni errore, anche teologico, è così dannoso» (B. Sesboüé).
Informazioni sull'autore
Ezio Prato, sacerdote della diocesi di Como, è professore ordinario di Teologia fondamentale nella Facoltà Teologica di Milano.
Il volume si propone, attraverso la valorizzazione della dimensione interdisciplinare, di rendere ragione della speranza che abita l’esistenza del credente anche in situazioni di sofferenza e di malattia. Tale metodo consente infatti di allinearsi a quella antropologia che costruisce il proprio discorso attraverso la connessione tra le dimensioni biologica, psicologica, sociale, spirituale, che appartengono alla vita umana. Prende forma, in tal modo, un ripensamento della teologia pastorale sanitaria nel contesto vasto e complesso delle dinamiche biofisiche e psichiche che caratterizzano l’esistenza umana nel momento in cui si sperimenta nella condizione di corpo malato incapace di bastare a se stesso. Dall’assunzione di questa prospettiva nasce la possibilità di liberare la pastorale sanitaria da mentalità che la intendono unicamente come somministrazione di pratiche devote.
Dodici meditazioni su Getsemani, nate da una concreta esperienza comunitaria di veglia getsemanica, utili come aiuto e sussidio alla preghiera di singoli e gruppi durante la settimana santa. La convinzione unificante da cui muovono questi testi è che il racconto dell'agonia di Gesù a Getsemani alluda ad un evento sempre contemporaneo ai suoi ascoltatori. Come aveva capito Pascal ("Cristo è in agonia, nell'orto degli ulivi, fino alla fine del mondo"), esso si prolunga nella nostra storia in ogni grido umano levato nell'abbandono da parte del Padre, in ogni silenzio di Dio di fronte al dolore e alla morte. In questo senso, Getsemani è davvero un accadimento rivolto verso la fine del mondo, dove si dimora come compagni del soffrire di tutti e si spera che il mondo dell'ingiustizia e del sopruso 'finisca'. Ma ciò può accadere solo là dove si è amato fino all'estremo dell'amore ("li amò fino alla fine") e ci si è affidati nel silenzio ad un tu inafferrabile e presente.
Quale atteggiamento assumere, da una prospettiva cristiana, nei confronti della miriade di temi che vengono proposti nella società attuale e rimbalzano da un capo all’altro del mondo come in un villaggio globale? Come deve affrontare un cristiano temi come la famiglia, l’uso dei social network, l’ecologia, la guerra o l’intelligenza artificiale? Questo testo vuole presentare con semplicità e chiarezza una visione dell’esistenza sociale della persona fondata su verità che si possono conoscere con la ragione naturale, e che sono e sono state illuminate dalla fede lungo secoli di tradizione cristiana e, attraverso di esse, fare luce sugli argomenti che ci vengono continuamente proposti nell’odierno dibattito pubblico.
Essere uomini di Dio non è facile, in tempi di crisi spirituale, nel mondo secolarizzato. Il sacerdote è costantemente a contatto con le miserie materiali e spirituali degli uomini e proprie. E tiene in mano il Corpo di Cristo. Fulton Sheen, spinto dall’amore per il sacerdozio, incoraggia i propri confratelli a riscoprire la grandezza della chiamata a identificarsi con Cristo nel suo ruolo di Salvatore, con umiltà e responsabilità. Una riflessione intrisa di senso teologico, di riferimenti alla Sacra Scrittura e di buon senso nel suo stile, esigente e profondo, che ha sempre animato la sua predicazione fin da quando, negli anni ’60, ha iniziato a entrare nelle case di milioni di americani attraverso la radio e la televisione.
Questo volume offre una rilettura del pensiero di Bernard Lonergan in chiave etica, proponendo un metodo trascendentale capace di orientare il discernimento morale nell’epoca contemporanea. Muovendo dall’analisi della coscienza intenzionale e dei suoi quattro livelli - esperienza, comprensione, giudizio e decisione - l’autore mostra come l’«auto-trascendenza» possa costituire la base di una trasformazione personale e comunitaria. In un contesto segnato da relativismo e crisi di valori, il realismo critico di Lonergan si rivela una risorsa per fondare la ricerca della verità e del bene comune, evitando derive soggettivistiche. Attraverso il dialogo con il cinema, la riflessione sul progresso tecnologico e l’urgenza ecologica, il saggio dimostra la vitalità di un approccio che integra filosofia e teologia. La novità dell’opera risiede nel legame sistematico tra la struttura cognitiva lonerganiana e i problemi attuali - dall’innovazione scientifica all’ecologia integrale - proponendo un’etica radicata nella via pulchritudinis, capace di coniugare rigore intellettuale e apertura al dialogo.
Da secoli e in tutte le culture, una domanda incalza pressantemente la mente degli uomini e delle donne: chi siamo veramente? I tentativi di risposta non sono mancati, eppure, al di là di tutte le forme di umanesimo che la storia registra, la domanda rimane aperta. Questo breve saggio cerca di addentrarsi, attraverso piccole suggestioni, nella risposta che il cristianesimo ci offre: l’umanità di Cristo.
Questa prima sezione dei saggi dedicati alla costellazione dei temi antropologici mette a fuoco lo stupore per l’enigma del soggetto: evento del Sé generato da Altro. La passione di scoprire nell’Altro il segreto del Sé - che è il vero motore del desiderio - pur tenendone ferma l’irriducibile differenza, ridefinisce l’Altro come tema di attrazione affettiva, ma anche di necessaria distanza. Di qui si dipana l’itinerario della ricerca che intende venire a capo di questa ambivalente relazione del Sé e dell’Altro. Il dono è qui pensato come categoria decisiva per la chiarificazione dell’intreccio capace di restituire all’inarrestabile scambio di parti fra il Sé e l’Altro la forma della libertà che definisce propriamente il legame umano. I capitoli di questo volume cercano di portare l’assetto della relazione del Sé e dell’Altro decisamente oltre la convenzionale opposizione del dono e dello scambio, della libertà e del comandamento. Questo superamento illumina la fecondità antropologica dell’inedito cristologico della pro-affezione del "Dio".
L'autore è mons. Bruno Forte, arcivescovo della diocesi Chieti-Vasto. Il libro è la raccolta delle omelie della celebrazione della Messa Crismale del Giovedì Santo dei ventidue anni dell'episcopato di mons. Forte.
«Cari amici, le apparizioni di Medjugorje si presentano come un giudizio divino sulla modernità, intesa come una "nuova era" che sostituisce il cristianesimo, relegato a inutile superstizione da abbandonare nel magazzino della storia. Questa straordinaria mariofania si comprende, nella sua importanza e originalità, se viene considerata non come un evento celeste finalizzato a risvegliare la devozione, come comunemente avviene, ma come una profezia divina che si realizza nella storia. In questo senso si comprende l’ampiezza del piano di Maria che, come lei stessa ha svelato, è incominciato a Fatima e si sta realizzando a Medjugorje. In questo arco di tempo, che abbraccia oltre un secolo, la modernità compie il suo tortuoso itinerario che la porta a rinnegare il cristianesimo e a perseguitare la Chiesa; il peccato contro Dio dilaga e si ritorce contro l’uomo, conducendo l’umanità sull’orlo dell’autodistruzione. È impressionante questo affresco della storia umana, così come è vista dal Cielo, dove la Luce e le tenebre, la Verità e la menzogna, il Bene e il male si confrontano e si scontrano in un duello globale, che coinvolge le anime e determina il destino eterno dei singoli e delle nazioni» (Padre Livio).
Tradurre è sempre un'attività che implica interpretazione, poiché le parole che vengono scelte sono il filtro attraverso cui si accede al senso originale di un'opera. Questo vale per ogni libro, ma nel caso della Bibbia, il testo sacro più letto e studiato nella storia dell'umanità, la questione è molto delicata: le Scritture, almeno per la dottrina cristiana, sono la Parola autentica di Dio, ispirata dallo Spirito Santo e trasmessa agli uomini per la loro salvezza. L'adeguamento del lessico biblico è parte del progetto che la Chiesa ha intrapreso dopo il Concilio Vaticano II, voluto per rispondere agli stimoli della modernità. Ma quando i santi diventano idoli e gli uomini nobili si trasformano in dèi potenti, quando l'inferno lascia il posto ad anonimi abissi tenebrosi e Lucifero scompare completamente da alcuni versetti, è lecito domandarsi se ci si trovi di fronte a semplici errori di traduzione, oppure a modifiche intenzionali. È proprio per denunciare questi travisamenti del messaggio originale che un consacrato, nascosto dietro lo pseudonimo Investigatore Biblico, ha deciso di fondare il blog da cui prende le mosse questo libro. Insieme a Saverio Gaeta e attraverso un'analisi scrupolosa delle Scritture, l'autore svela le distorsioni presenti nelle più recenti traduzioni della Bibbia CEI, dimostrando che, alla base delle progressive modifiche del testo, potrebbe celarsi un intento preciso: orientare il pensiero dei fedeli e sminuire la divinità di Cristo, depersonalizzare o rendere simbolico il demonio e cancellare il senso del peccato.
Il primo principio della ragione pratica dichiara che bonum est faciendum et prosequendum, et malum vitandum. Su questa linea, la filosofia e la teologia morale, a livello fondamentale, individuano e annunciano la priorità del bene sul male. La presente ricerca dottorale indaga su tale priorità a partire dall’affermazione dell’originarietà del bene rispetto alla radicalità del male, dal punto di vista filosofico e teologico-morale. L’originarietà del bene indica il primato ontologico e logico, nonché antropologico, teologico ed etico del bene riguardo al male nella sua complessità tragica. L’indagine si articola intorno ai contributi di Paul Ricoeur e Tommaso d’Aquino, i quali hanno cercato di mostrare la ragionevolezza di questa priorità, seppure con mentalità, metodologie e linguaggi differenti. In questa prospettiva, l’originarietà del bene diviene la condizione di possibilità di ogni discorso autenticamente morale.

