
Dopo il primo volume di Modernismo e modernisti che proponeva una panoramica generale sul tema – utile a rendere le diverse caratteristiche e le dinamiche intermittenti che connotarono indagini storico critiche, enunciazioni teoriche, indirizzi ideali e pratici, reazioni del magistero e degli organi disciplinati pontifici, entro la Chiesa latina, e in particolare italiana, all’aprirsi del Novecento – in questo secondo volume l’obiettivo punta a cogliere, da diverse angolature o punti di vista, qualche primo piano di tre personaggi, Semeria, Buonaiuti e Fogazzaro, per sondare, attraverso momenti dei rispettivi itinerari, concrete modalità in cui vennero declinati tipici paradigmi, focalizzandone all’occorrenza i riflessi in ambiti ecclesiali e in genere culturali.
"Giacomo Matteotti vide nascere nel Polesine il movimento fascista come schiavismo agrario, come cortigianeria servile degli spostati verso chi li pagava; come medioevale crudeltà e torbido oscurantismo verso qualunque sforzo dei lavoratori volti a raggiungere la propria dignità e libertà. C'erano in Matteotti, ancor più alla radice, una fondamentale incompatibilità etica e una antitesi istintiva con Mussolini e il fascismo". Quanti di noi sanno oggi chi fu veramente Giacomo Matteotti, la sua personalità, la sua azione politica, il suo modo effettivo e peculiare di propugnare la causa del socialismo, prima di diventare il primo grande martire del fascismo? Dietro questa immagine ormai oleografica, ecco un ritratto composto da Piero Gobetti a ridosso dei fatti, che ha l'asciutta solennità di una "Vita" di Plutarco e nel quale noi oggi, a distanza di novant'anni esatti, non possiamo non scorgere la terribile forza di premonizione nei confronti del suo stesso giovanissimo autore, anche lui perseguitato e colpito dalla violenza fascista. Postfazione di Marco Scavino.
Personaggio spesso accostato con interesse anche nel secondo dopoguerra per la sua parentela con il Sostituto alla Segreteria di Stato vaticana, il bresciano Lodovico Montini, per la sua stretta familiarità con i protagonisti di una stagione cruciale per la Chiesa e la società italiana, si rivela in queste pagine anzitutto un 'testimone d'eccezione' di quel lungo percorso intellettuale e religioso compiuto in seno al movimento cattolico italiano dal fratello minore don Battista, il futuro papa Paolo VI, col quale condivise il gusto per un confronto con il mondo contemporaneo libero da antiche condanne. Nei delicati incarichi ricoperti - l'Azione cattolica prima, le istituzioni democratiche poi - applicò con estrema originalità allo stesso progetto europeista propugnato da Alcide De Gasperi all'inizio degli anni Cinquanta molte delle intuizioni maturate decenni prima in terra bresciana insieme al fratello minore.

