
L'"In calumniatorem Platonis" di Bessarione è stato un testo capitale della storia della cultura occidentale, un testo che garantì il ritorno di Platone e della tradizione platonica nel pensiero occidentale. Dopo secoli nei quali il platonismo aveva avuto infatti un'esistenza sotterranea e limitata a pochi testi disponibili in versione latina, Bessarione si liberò dei limiti angusti dell'occasione polemica, per offrire un compendio e una giustificazione delle dottrine platoniche ai lettori latini. Naturalmente per poter confermare la bontà del platonismo, e salvarlo così dalle accuse di empietà, lussuria e inettitudine lanciate dal Trebisonda, Bessarione aveva bisogno di testimoni adeguati. Per questo l'avvicinamento del platonismo al cristianesimo miravano a confermare nel mondo latino un antico paradigma interpretativo, che vedeva in Platone un teologo, e in Aristotele un fisico. Il presente volume rappresenta la prima traduzione in lingua moderna del testo, che viene presentato attraverso una vasta selezione delle sue parti più significative e un rinnovato apparato di fonti.
Vengono qui raccolti alcuni testi di Enrico Nuzzo che, in ragione della loro dispersione in vari periodici o volumi collettanei, sono divenuti di non facile reperibilità. Sono così stati inseriti studi di natura diversa, legati ora da una prevalente mira teorica, ora da una precisa intenzione storiografica, rivolta ad autori differenti, prevalentemente moderni. Vi si ritroveranno alcune delle principali linee del lavoro di Nuzzo: l'intenso interesse rivolto alla 'metaforologia' e ai suoi possibili rapporti con le ragioni dello storicismo più avvertito; l'attento e innovativo corpo a corpo con i testi vichiani; la riflessione critica su temi quali la 'vita civile', la 'sapienza', le variazioni sincroniche e diacroniche nel linguaggio filosofico. Pur nella loro autonoma configurazione, gli studi contribuiscono, così, a delineare la cifra unitaria che caratterizza la riflessione di Nuzzo, in cui la profonda acutezza teorica si coniuga sempre con la ricchezza delle indagini storiografiche e il rigore metodologico.
Usciti nel dicembre del 1930, "I giorni incantati" inauguravano la collana "Nostro Novecento", promossa dallo stesso Fallacara con l'intento di adunare scrittori cattolici che, attenti alle nuove forme letterarie, rimanessero però fedeli alla concezione scolastica dello splendor veri, così da rendere la propria arte "espressione di tutto l'uomo".
Le narrazioni di sé di Vico e Croce e le intenzioni ad esse sottese consentono di ravvisare nell'autobiografia intellettuale una tipologia di scrittura filosofica che adotta una modalità comunicativa centrata sulla ostensività di un sapere che si fa azione e pratica di vita e sulla esortazione più o meno implicita, rivolta al lettore, a condividere liberamente e magari a ripetere in tutto o in parte l'itinerario esistenziale e professionale dell'autobiografato. Questo paradigma viene confermato dal Progetto di Giovanartico di Porcìa, ripubblicato nell'Appendice I, e si mostra efficace nel saggio, presentato nell'Appendice II, su di una diversa autonarrazione intellettuale: 'Le mie prigioni' di Silvio Pellico.

