
Davide avanza per affrontare Golia. Non ha armatura, non ha spada. Ha solo cinque pietre lisce raccolte dal torrente, una fionda e una fiducia che viene da dentro di sé. È piccolo agli occhi del mondo, ma grande nella libertà di chi si affida a Dio. Da questa immagine semplice e potente prende vita il libro di don Roberto Faccenda: A(r)marsi con cinque ciottoli. Quello che ne viene non è un commento biblico, ma una proposta concreta di vita spirituale per chi -- come Davide -- ha anche oggi davanti a sé sfide grandi, e non vuole rinunciare ad affrontarle con il poco che ha: un cuore libero, occhi aperti e un'anima in ascolto. I cinque "ciottoli- che l'autore ci offre non sono armi convenzionali, ma atteggiamenti interiori: silenzio, essenzialità, fiducia, gratuità e gioia. Sono cose piccole, come pietre di fiume, ma capaci di far cadere i giganti che spesso ci bloccano dentro. Don Roberto non scrive per dare lezioni, ma per condividere un percorso. Le sue parole sono dirette, poetiche, disarmate. Ne viene un testo pensato per i giovani, per chi è in ricerca, per chi si sente piccolo di fronte alla vita ma non vuole rinunciare alla speranza. Un libro da leggere e da vivere, da portare nello zaino, in comunità, nei gruppi. Per scoprire che con cinque ciottoli -- se scelti bene -- si può davvero camminare lontano. E magari anche vincere i Golia che ci circondano e quelli che abitano dentro di noi.
«Sono un figlio di sant'Agostino, agostiniano, che ha detto "Con voi sono cristiano e per voi vescovo". In questo senso possiamo tutti camminare insieme verso quella patria che Dio ci ha preparato». Papa Leone XIV
Questo strumento vuole essere un tentativo di risposta al desiderio di preghiera e di interiorità espresso da molti in un mondo frammentato e caotico. Nasce dall'esperienza fatta in questi anni in cui assistiamo ad un crescente desiderio di riscoperta di una fede che non sia una vaga appartenenza culturale.
Un sussidio semplice e immediato per seguire le letture e le preghiere della Celebrazione Eucaristica. Pensato sia per chi partecipa quotidianamente alla Santa Messa sia per coloro i quali, non potendovi partecipare ferialmente, desiderano, tuttavia, accostarsi alla Parola di Dio proclamata in quel giorno nelle assemblee liturgiche.
Con rigore dottrinale e precisione clinica, Il Regno affronta il tema del discernimento dei fenomeni mistici e soprannaturali, integrando teologia, spiritualità e psichiatria. Frutto dell'esperienza pluridecennale dell'autore come sacerdote ed esorcista, oltre che medico psichiatra, il volume si colloca nel solco della Tradizione e del Magistero ecclesiale, aggiornandosi alle recenti Norme del Dicastero per la Dottrina della Fede. L'opera analizza i criteri per riconoscere l'autenticità dei fenomeni soprannaturali, denunciando le derive del falso misticismo, delle visioni fuorvianti e della spettacolarizzazione demonologica. Con uno stile accessibile ma fondato, Talmelli coniuga riflessione teologica e casistica clinica, offrendo uno strumento utile per formatori, teologi, operatori pastorali e studiosi del sacro. Un'opera lucida, capace di orientare nel complesso rapporto tra carisma, santità e salute mentale, alla luce del Vangelo e della comunione ecclesiale.
Padre Pio e don Dolindo: due uomini di preghiera, due cammini di sofferenza e tenacia, lo stesso abbandono alla volontà di Dio. In queste pagine, Wojciech Kudyba ricompone, con rigore storico e documentale, il racconto di un'amicizia mistica che ha attraversato le critiche, le incomprensioni delle autorità ecclesiastiche del tempo e la prova del dolore fisico e spirituale. Attraverso testimonianze e scritti originali, l'autore ci conduce dietro le quinte di quel legame fatto di stima reciproca - «avete un santo in casa», consigliava padre Pio ai napoletani - e di gesti colmi di tenerezza, come il dono di quei semplici tarallini benedetti dal frate cappuccino per gli infermi confortati da don Dolindo. Dagli aneddoti raccolti sul Gargano e a Napoli, dal racconto dell'incontro a San Giovanni Rotondo e dalle toccanti parole di addio che i due si scambiarono emerge un'unica, importante testimonianza: la potenza della vera amicizia spirituale, capace di conservarsi oltre ogni tramonto. Questo libro offre una riflessione profonda a partire dai punti di contatto tra le due biografie che esplora, ma rappresenta soprattutto un invito a riscoprire il valore della preghiera e della sofferenza redentiva, a lasciarsi sorprendere dalla fedeltà di due figure mistiche che hanno saputo trasformare la croce in luce.
Scrivendo dopo il Vangelo gli Atti degli apostoli, Luca ha firmato la prima storia del cristianesimo. Nessuno, dopo di lui, oserà fare altrettanto. Egli risulta così l'autore del Nuovo Testamento dall'imponente opera di cinquantadue capitoli. Primo storico del cristianesimo, Luca fu davvero uno storico? La ricerca moderna gli ha mosso diversi rimproveri: la sua opera sarebbe parziale e soprattutto partigiana, imprecisa, antigiudaica, e ci darebbe un ritratto deformato di Paolo. Daniel Marguerat insorge contro tali processi ingiustamente intentati all'autore degli Atti. Prima di condannare Luca quale falsificatore della storia cristiana, occorre interrogarsi sulle sue motivazioni teologiche e sui suoi procedimenti di scrittura. Come si scriveva la storia nell'epoca greco-romana? A quale esigenza di chiarire l'identità del cristianesimo risponde l'opera di Luca? Perché Paolo vi è divenuto l'eroe principale della cristianità nascente? Lo studio di Marguerat, per esplorare siffatte questioni, utilizza i nuovi strumenti dell'analisi narrativa. Il progetto storiografico di Luca è studiato là dove si realizza, nella costruzione del racconto. Si ricostruisce progressivamente il lavoro compiuto dall'autore sul significato degli eventi che egli riferisce, e il modo in cui egli intende farsi capire dal lettore. Una solida conoscenza degli storici del primo secolo, giudei e romani, aiuta a scoprire l'originalità degli Atti su temi cruciali quali: l'identità del cristianesimo tra Gerusalemme e Roma, l'opera dello Spirito, il conflitto tra giudei e cristiani, il dramma di Anania e Saffira, la conversione di Saulo e l'enigma del finale dell'opera.
All'età di 95 anni, don Antonio Mazzi risponde alla sua maniera all'appello che Papa Francesco ha rivolto più volte agli anziani: mettete a disposizione del mondo la vostra saggezza. Immagina, così, di tenere una sorta di "Lectio magistralis", pur senza perdere la sua umiltà e soprattutto il suo spiccato senso pratico. I temi: il rapporto tra le generazioni; l'educazione; la scuola; la comunicazione; la fede e la vita ecclesiale.
«Partendo dal Cantico dei Cantici e leggendo nel nostro cuore, vogliamo cercare di scoprire qual è l'itinerario dell'anima verso Dio, dopo che è stata toccata dalla sua grazia». Così Madre Cànopi apre questa lunga e puntuale meditazione su uno dei libri più belli e misteriosi della Bibbia, sul quale i più grandi mistici hanno sparso parole appassionate e sconvolgenti. Con la sua semplicità profonda, l'autrice ci conduce a cogliere il mistero del "libro d'amore- biblico, che può essere raccolto in un'unica frase, che dà il carattere della stessa carità divina: «L'amore discende, attira ciò che è in basso e lo solleva» a sé.

