
Meditazione e silenzio sono due gemelli che nascono insieme, prima l'una o poi l'altro, e viceversa. Se tali dimensioni sembrano essere, in prima battuta, prerogative dell'Oriente, esiste invece un'ampia e ricca tradizione cristiana di meditazione silenziosa a partire già dai primi secoli. John Main, monaco benedettino John e una delle figure più significative del Novecento per la riscoperta della meditazione in Occidente, ci accompagna nelle affascinanti vie del silenzio che portano a riscoprire la presenza interiore di Dio, l'autentico tesoro di essere destinatari del suo amore, tanto da arrivare a lasciar andare ciò che non è essenziale, fino ad abbracciare il mondo intero. L'antologia, con Introduzione di Laurence Freeman, suddivisa in tre sezioni: «Lasciare andare», «Abbracciare il mondo» e «Cento pensieri sulla preghiera, Dio, l'amore», presenta alcuni testi rappresentativi dell'insegnamento di Main, portato avanti dalla Comunità Mondiale della Meditazione Cristiana (WCCM).
Tra 1774 e 1778 il filosofo Gotthold Ephraim Lessing dà alle stampe sette frammenti attribuiti a un immaginario Anonimo di Wolfenbüttel. In essi il vero autore, H.S. Reimarus, per primo osserva, con sguardo storicamente disincantato, la discontinuità tra il messaggio di Gesù e le forme della sua trasmissione. Il sesto frammento, qui proposto con ampio commento, esamina le contraddizioni presenti nei racconti evangelici della risurrezione, che rendono impossibile dimostrare se sia realmente avvenuta: i discepoli potrebbero aver sottratto il corpo dal sepolcro e attribuito alla morte del maestro un significato di redenzione che in origine essa non aveva. Queste riflessioni sono il fondamento del dibattito ancora aperto sulla figura storica di Gesù. Una chiave per comprendere il significato della risurrezione per la ricerca storica, ma anche della ricerca storica per la risurrezione.
Oggetto di notevole attenzione e di accesi dibattiti nel pensiero filosofico e teologico fino al XIX secolo, il tema del miracolo sembra esseri eclissato nella filosofia e nella teologia contemporanee. La progressiva secolarizzazione della prima e la pressione esercitata dal naturalismo sulla seconda hanno fatto apparire questo tema come superato e imbarazzante. Eppure, la credenza in quello che Goethe ha definito "il figlio più caro della fede" è ben lungi dall'essere tramontata anche nelle società occidentali e non tutti i filosofi e i teologi contemporanei trascurano di riflettere sul miracolo. Per mezzo di un sintetico sguardo storico al dibattito filosofico e teologico sul miracolo e di un'analisi dei principali problemi teorici che esso solleva nella filosofia della religione contemporanea, questo libro intende mettere in luce la significatività e l'importanza di questo tema per tutti quelli che hanno un interesse intellettuale e esistenziale nei confronti della religione.
Guardini ebbe per tutta la vita una frequentazione assidua del testo biblico, in vista della predicazione nella liturgia, della ricerca teologica e della proposta educativa. I due scritti qui pubblicati per la prima volta in lingua italiana, L'amore nel Nuovo Testamento e La fede nel Nuovo Testamento, testimoniano questo suo accostamento diretto e profondo alla sacra Scrittura, in un'epoca nella quale per i cattolici non era per nulla abituale. Lo sguardo del pensatore tedesco, formatosi alla scuola di Agostino, di Bonaventura e di Pascal, scorge nei testi neotestamentari un filo rosso costante: l'amore.
Sebbene le scoperte scientifiche e i progressi della tecnica illudano l'uomo di essere padrone della propria esistenza, egli è continuamente posto di fronte all'imprevedibile. Il mistero della realtà ci provoca a pensare per tentare di comprenderlo: quanto ci è dato vivere viene dal caso, dal destino o dalla Provvidenza? Il volume interroga la storia della fede e del pensiero per risalire alle origini filosofiche e bibliche dell'idea di Provvidenza. è un invito a riflettere sul rapporto tra azione divina e avvenimenti determinati da scelte umane, tra miracolo e leggi di natura, tra cura di Dio per le creature e presenza nel mondo del male. In prospettiva cristiana, sentirsi parte di un disegno diventa allora, da limite, occasione per realizzare se stessi nell'affidamento all'Altro.
Apparso nel 1959, questo saggio segna la svolta in Ricoeur dalla fenomenologia all'ermeneutica e rappresenta la cellula originaria di Finitudine e colpa, l'opera che consacrerà Ricoeur tra i maestri della filosofia contemporanea. Una svolta che avveniva attraverso il confronto con la fenomenologia della religione di Mircea Eliade, la psicoanalisi di Freud e Jung, gli studi sull'immaginazione poetica di Gaston Bachelard e la teologia della demitologizzazione di Bultmann. Il risultato è un'ermeneutica che, da un lato, giustifica il simbolo - sia esso religioso o culturale - in quanto "fonte non filosofica" della filosofia, dall'altro mostra come i simboli - i nomi dal senso molteplice attraverso i quali gli uomini hanno tentato di decifrare gli enigmi della vita - siano a pieno diritto cosa stessa del pensiero. Un'ermeneutica oggi più che mai attuale, in un tempo dove il ritorno del sacro e dei suoi simboli assume il volto violento degli idoli: «non avremo mai finito di distruggere gli idoli, al fine di lasciare parlare i simboli».
«Dal punto di vista artistico-letterario il Vangelo secondo Luca è nel suo insieme il più elegante e forbito di tutti i Vangeli. [...] Tale perizia viene ravvisata dai moderni soprattutto nel fatto che egli sa adoperare con naturale maestria e buon gusto letterario forme stilistiche diverse, da quella classica, a quella biblica, a quella popolare, a seconda delle fonti e del materiale che ha sotto mano, infondendo alla narrazione una grazia semplice e composta che raggiunge qualche volta il sublime e l'universale» (dall'Introduzione di Pietro Rossano).
«Poeta, profeta, disturbatore delle coscienze, uomo di fede, uomo di Dio, amico di tutti gli uomini»: così l'arcivescovo di Milano Carlo Maria Martini salutava padre David Maria Turoldo celebrandone il funerale l'8 febbraio 1992, restituendo in pochi tratti un'esistenza cristiana tra le più intense del Novecento italiano, spesa per la salvezza de «L'Uomo» - nome emblematico di una testata promossa in gioventù - e volta alla penetrazione del silenzio di Dio. Nella Milano della Resistenza e del dopoguerra, nella Firenze di Giorgio La Pira, a Sotto il Monte - terra di Giovanni xxiii - negli anni precedenti e successivi al Concilio Vaticano ii, dentro e fuori i canoni dell'Ordine dei Servi di Maria a cui con convinzione appartenne, Turoldo diede corpo e voce alle aspirazioni di rinascita religiosa, civile, sociale della sua generazione, guadagnando consensi e suscitando dissensi. Le censure e le sanzioni in cui incorse per via gerarchica non gli impedirono - consolato da una vena poetica che si completò negli anni con una fertile ispirazione di traduttore dei Salmi e creatore di inni per la liturgia - di esprimere in molteplici forme comunicative le domande di libertà, giustizia, pace, che animavano gli scenari e le coscienze del suo tempo. Questo volume ricostruisce per la prima volta, attraverso un'accurata indagine d'archivio, l'intera vicenda esistenziale di David Maria Turoldo, nell'intento di restituire alla storia una figura più volte rievocata in termini mitizzanti o aneddotici: la ricchezza dei suoi incontri permette di recuperare la memoria di ideali, tensioni, disincanti che, in ambito cattolico e oltre, hanno percorso il secolo scorso.
A lungo subordinata alla morte quale cifra costitutiva dell'essere umano, la nascita si impone alla riflessione filosofica del Novecento e dell'età contemporanea come tema ineludibile. Per Hannah Arendt è l'inizio di un'avventura di libertà, per Martin Buber l'irruzione nel mondo di un Io radicalmente nuovo, unico e irripetibile, che si forma solo in relazione a un Tu. L'essere umano, ricorda María Zambrano, nasce incompleto e riceve in dono il tempo per portare a compimento ciò che in lui è soltanto abbozzato. Acconsentire alla vita, allora, è per Jean-Luc Marion rispondere a una chiamata che ci precede, a un dono di fiducia inestimabile. Ne risulta una "filosofia della nascita" nuova e, con rare eccezioni (quali Emil Cioran e Günther Anders), positiva. Il volume approfondisce il pensiero dei suoi maggiori esponenti e delle diverse correnti (fenomenologica, del pensiero dialogico, della differenza di genere...), in una «sinfonia con accenti e sfumature diversi», ma un punto fondamentale in comune: la nascita non è solo un evento passato, è una domanda di significato, che coinvolge in prima persona chi la pone e influenza l'orientamento di senso dell'intera esistenza.
Questo bel libro ci introduce ai Vangeli dell'infanzia nonché all'infanzia (all'adolescenza, e alla giovinezza) nei Vangeli; e insieme ci guida all'esplorazione e alla comprensione di una delle grandi periferie dell'esistenza, quella degli inizi della vita e della minore età. Il suo contributo aiuta a calare nell'oggi le pagine sapienziali del Vangelo. Gulotta e Marazzi riflettono la ricca esperienza di una Comunità ecclesiale come Sant'Egidio, che dalla fine degli anni Sessanta del secolo scorso si è fatta vicina al mondo dei bambini e degli adolescenti in difficoltà, partendo da Roma per giungere via via in tanti angoli del pianeta. Questa esperienza e questo vissuto rifluiscono evidentemente nel libro che si apre con i Vangeli dell'infanzia, quindi con Gesù da bambino, per muovere poi verso gli episodi evangelici che vedono come protagonisti o coprotagonisti bambini, adolescenti e giovani, ritraendo il modo in cui il Signore si rapporta ad essi, parla con loro, risponde al loro bisogno. Questo libro infonde coraggio, in una stagione di ripiegamento e di pessimismo. È qualcosa di prezioso mentre stiamo per entrare in un anno giubilare dedicato, appunto, alla speranza.

