
Una collana internazionale rivolta al grande pubblico: il ponte fra i mondi culturali e l'arte con i più autorevoli studiosi
L'Arte precolombiana della Mesoamerica costituisce un'introduzione ad un universo artistico lontano nel tempo e nello spazio, il cui carattere esotico lo ha troppo spesso condannato ad una profonda incomprensione da parte di chi è portatore di diverse concezioni del fare artistico e delle sue specifiche modalità. Per comprendere appieno l'arte mesoamericana è necessario non solo conoscere lo specifico contesto storico-politico in cui essa è maturata, ma anche i codici interpretativi di arti figurative sviluppatesi in un mondo dove i confini che separano rappresentazione, pittografia e scrittura appaiono labili ed evanescenti. Solo così il carattere apparentemente "barocco" dell'arte mesoamericana si rivela essere una funzione della complessità dei messaggi veicolati dalle immagini: imparare a "leggere" l'arte mesoamericana permette non solo di scoprire il suo valore di documento antropologico, ma anche di apprezzare appieno il valore estetico e formale di un linguaggio visuale che la tragedia della Conquista ha quasi completamente obliterato.
La costituzione di una disciplina presentata dal suo fondatore e analizzata nelle sue implicazioni con i più diversi ambiti del sapere
In cinquant’anni di ricerche, Julien Ries ha via via elaborato, attraverso centinaia di articoli, saggi, volumi, i tratti di un’antropologia del sacro che costituisce il suo contributo più importante e originale alle ricerche sulle religioni. Prendendo spunto dalla pubblicazione dei primi sei volumi delle Opere complete, che raccolgono i suoi scritti di carattere teorico e storiografico, questo libro, nato da un incontro svoltosi all’Università Cattolica del Sacro Cuore e introdotto dal Rettore Lorenzo Ornaghi, intende tracciare un profilo dello studioso e della disciplina che ha voluto edificare.
Dopo una presentazione, redatta dallo stesso Ries, dei caratteri fondanti della sua «nuova antropologia religiosa», Fiorenzo Facchini rintraccia le manifestazioni del senso religioso nella preistoria, mentre Régis Boyer esamina, alla luce dell’idea di homo religiosus, diverse versioni del termine «dio». Il tema dell’antropologia religiosa di Ries è quindi sviluppato in relazione a un campo specifico, quello delle arti, da Christine Kontler, che tratta del rapporto fra arte e sacro nella Cina antica, e da Roberto Mussapi, che studia il caso del teatro. La prospettiva interpretativa di Julien Ries da strumento di indagine si fa quindi oggetto di analisi nei saggi di Maria Vittoria Cerutti, Silvano Petrosino e Natale Spineto, che la prendono in esame nelle sue implicazioni storico-religiose e filosofiche.
Una biografia e una bibliografia completa di Ries concludono l’opera, che costituisce la prima indagine monografica sulla personalità scientifica dello studioso belga.
Questo volume fa seguito e completa la pubblicazione di La Chiesa dei Padri (2005), arricchendo líopera di tre ritratti di personaggi chiave dei primi secoli del cristianesimo: Giovanni Crisostomo, Teodoreto di Ciro e san Benedetto.
Questi profili si propongono di illustrare líaspetto personale e morale dei primi due santi presentati in un ritratto vivido, basato soprattutto su ´quel genere di letteratura che pi˘ di ogni altro riporta líabbondanza del cuore, la corrispondenzaª; mentre la figura di san Benedetto Ë introdotta da uníaccurata ricostruzione storica delle sue missioni e delle scuole da lui fondate, sottolineando il suo contributo fondamentale alla diffusione della cultura europea, che ne ha fatto, appunto, il santo Patrono díEuropa.
Si tratta di composizioni di carattere anzitutto storico in cui, inoltre, risalta un profonda attenzione della dottrina cristiana, che ha segnato líintera vita e attivit‡ scientifica di Newman, volta allíaccoglienza lucida e appassionata del mistero rivelato e insieme allíesigente e penetrante approfondimento delle risorse razionali della fede.
Sulle vie dell’Angelico, ossia un insieme di saggi nati percorrendo in compagnia di san Tommaso e dietro la sua guida alcuni suoi temi fondamentali, come la «contemplazione» e la «vita contemplativa», la conoscenza che sorge dalla «connaturalità» e dalla «inclinazione» affettiva, la «legge nuova», il significato dei lemmi «theologia» e «metaphysica», la relazione tra «scienza» ed «economia » nel progetto della Summa Theologiae.
Il metodo di questi percorsi: una rigorosa indagine testuale, con lo sforzo di trovare, di là dall’espressione, l’«intenzione profonda» del testo stesso e la sua «attualità» e «permanenza ».
Ma il denso volume contiene altro: il profilo di Marie-Dominique Chenu, l’avvincente maestro di storia della teologia medievale e il geniale iniziatore alla conoscenza di san Tommaso, il Tommaso concreto della storia, situato e compreso nelle vicissitudini e nella cultura del suo tempo. Ed ancora una serie di analitiche presentazioni e discussioni di opere di specialisti sempre attinenti al Dottore Angelico.
Chiude il volume un’ampia raccolta di recensioni di testi e di ricerche d’argomento tomistico o di scolastica medievale: recensioni che non raramente oltrepassano la forma di semplici descrizioni o informazioni, per diventare, a loro volta, delle piccole ma vere e proprie monografie.
<È facile avvertire la preziosa funzione rappresentata da questi lavori di accurata e assidua attenzione bibliografica e dall’elevata competenza scientifica dell’autore in ambito di teologia scolastica medievale e di teologia tomistica in particolare.
Né va trascurato il sottotitolo del volume: «Teologia, storia, contemplazione». Dalla sua paziente lettura, infatti, ci si ritroverà iniziati alla figura della teologia secondo san Tommaso, alla sua sensibilità storica e alla dimensione contemplativa della «sacra dottrina».
Communio n. 218
ottobre - dicembre 2008
Testi di: Gianantonio Borgonovo, Maria A.Crippa, Michael Devaux, Elio Guerriero, Costante Marabelli, Marco Tullio Messina, Joseph Ratzinger, Julien Ries, Mark Sebanc, Claudio Stercal
La testimonianza del gesuita che da oltre 70 anni compie la sua missione al servizio dei poveri dell’India
Padre Ceyrac da quasi settant’anni aiuta i più poveri dell’India, dove, come Madre Teresa, è considerato una leggenda. In questo paese, egli rende la dignità a coloro che credevano di averla perduta, li aiuta a ridivenire padroni del proprio destino, apre loro un cammino di libertà e di felicità. Non dice mai «no» a un bambino in difficoltà e si dedica senza risparmio a più di 40.000 orfani. A oltre novant’anni padre Ceyrac è lungi dall’aver terminato la sua lotta e dichiara che vuole «fare gli straordinari per imparare ad amare».
In questo libro egli rende omaggio a coloro che ha incrociato sulla sua strada, ci affida la speranza che ha in sé al crepuscolo della vita e ci insegna a non disperare mai dell’essere umano.
Il testamento di un uomo di fede che ha trascorso tutta la vita ad aiutare gli altri, senza fare rumore.
Finalmente tradotta in italiano l’opera più importante di uno dei pensatori più indipendenti, poliedrici e lungimiranti dello scorso secolo
Questo saggio, pubblicato nel 1977 all’interno della collana «Liberté de l’Esprit» di Raymond Aron e per molto tempo introvabile in libreria anche in Francia, è la chiave di volta della trilogia di Jacques Ellul (La technique – Le système technicien – Le bluff technologique), ed è considerato il suo libro più riuscito.
La Tecnica, per Ellul, è il fattore determinante della società. Più della politica e dell’economia. Ed è attraverso l’informatica che la tecnica è divenuta tale e ha cambiato natura: unificando tutti i sottosistemi (ferroviario, postale, aereo, telefonico, di produzione dell’energia, militare ecc.), l’informatica ha permesso la nascita di un Tutto organizzato che modella, trasforma, controlla la società e tende a poco a poco a confondersi con essa. All’interno di questo sistema, a condizione di consumare, lavorare e divertirsi in modo conforme alle sue direttive, l’uomo è sicuramente libero e sovrano.
< Ma questa libertà è artifi ciale e sotto controllo. Proliferando, i mezzi tecnici hanno fatto sparire ogni fine.
Questo sistema autogenerativo è cieco. Non sa dove va, non ha alcun disegno. Non cessa di crescere, di artificializzare l’uomo e l’ambiente, senza correggere i propri errori.
Tuttavia la società non è per questo diventata una Megamacchina di cui gli uomini sono gli ingranaggi: il sistema tecnico “modella la società in funzione delle proprie necessità, la vitalizza come supporto, ne trasforma alcune strutture, ma c’è sempre una componente imprevedibile, incoerente, irriducibile al corpo sociale”. Ellul ha sempre affermato che il primo passo verso la libertà consiste proprio in una presa di coscienza delle proprie catene, delle proprie alienazioni: “Ai miei occhi l’importante è restituire all’uomo il massimo delle sue capacità di indipendenza, di invenzione, di immaginazione. Questo è ciò che tento di fare spingendolo a pensare. Provo, con la mia opera, a fornirgli le carte perché possa poi fare il suo gioco”. Pochi manuali di insubordinazione sono illuminati come questo.
Un movimento da riscoprire a fronte del buio degli storici, un’assoluta avanguardia per il medioevo e per la condizione femminile<
Al declinare del mondo feudale, tra il dodicesimo ed il quattordicesimo secolo, nelle Fiandre e in altre parti d'Europa, assistiamo ad un fenomeno di straordinaria modernità unito ad una grande profondità religiosa.
Delle donne laiche, in questo già precorritrici dei tempi, si fanno carico di opere di carità e di assistenza in una società sempre più divisa a causa degli sviluppi cittadini tra abbienti e nuovi poveri. Si tratta delle beghine e tra esse spiccano personalità di forte spessore.
beghine abbia, oggi, preso un carattere quasi simbolo di un pietismo superstizioso, fa parte di quelle sovversioni di significato che la storia conosce.
Spiritualità moderna che prepara figure come san Vincenzo de' Paoli con secoli di anticipo. Ma anche evento storico che mostra la crisi di un mondo che, modernizzandosi, si prepara, in nome dei nuovi lavori della vita cittadina, a lasciar indietro chi non è fortunato.
I saggi di questo piccolo volume trattano il tema della teologia come intelligenza del mistero di Cristo, sia nella sua prospettiva generale – si potrebbe dire il metodo –, sia nei suoi singoli e articolati contenuti.
Nella varietà dei temi trattati in questo libro l’idea di fondo è unica: la Rivelazione e quindi l’intera realtà è stata divinamente concepita in Cristo, così che non esiste spazio o tempo alternativo a lui.
Tutto il discorso riguarda quello che la Lettera a Diogneto definisce come il «disegno grande e ineffabile concepito nel cuore del Padre».
Una elaborazione compiuta e articolata richiederebbe una specie di nuova Summa Theologiae. Qui viene proposto solo un abbozzo o uno schema, tuttavia sufficiente ad alluderne i temi e gli orientamenti. E soprattutto ad indicare la radicale e avvincente reimpostazione che tutta la teologia dovrebbe avere per essere compiutamente cristiana, ossia per essere semplicemente l’unica concreta e possibile teologia.

