
Di terra ce n'è per tutti; di cibo, pure. Perché allora tanta ingiustizia, 1,2 miliardi di poveri "estremi" e 800 milioni di sottonutriti, quando il diritto all'alimentazione è ormai riconosciuto a livello universale? Il nodo è come si accede alla terra, fonte di vita e nutrizione. E pure lo scandalo della speculazione sulle risorse: c'è chi gioca in Borsa sul pane degli esclusi. Il sostegno ai piccoli produttori, il contenimento delle produzioni agricole a scopi industriali, lo spazio alle donne,... Così l'economia del cibo non sarà più omicida ma a servizio di una giustizia più grande. Il fenomeno dei Cash Crops e del land grabbing. I common pool goods e la finanziarizzazione dei beni agricoli. Realtà lontane da noi? Tutt'altro. Ecco perché.
Perché un cristiano deve occuparsi di "Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita"? Se nulla di umano rimane estraneo a un credente, questo vale ancor di più per la questione-cibo e la giustizia che ne deriva. Per l'uomo e la donna mangiare è narrazione e simbolo, cultura e affetti, richiamo alla costruzione di una terra abitabile per tutti, luogo in cui ciascuno possa saziare la propria fame di pane e di infinito. Il credente sa che, da quando il Figlio dell'uomo ha deciso di farsi mangiare, il cibo non è mero alimento bensì segno dell'essenza di Dio, compagno di ogni persona. "Non di solo pane". La parola di Gesù risuona mentre l'Expo ci porta il mondo in casa. Lasciamoci provocare da quel Pane.
L'ospedale di Basilio a Cesarea, fra i primi centri medici della storia; gli hospitia per pellegrini e impoveriti nel Medioevo, inedite forme di volontariato all'ombra delle cattedrali; la stagione dei santi moderni della carità (Giovanni di Dio, Francesco di Sales, Vincenzo de' Paoli, Alfonso Maria de' Liguori), fino a Frédéric Ozanam, protagonista di una generosità che dura ancor oggi. I duemila anni del cristianesimo sono stati (anche) un'ininterrotta storia di altruismo. La domanda di Cristo "Chi è il tuo prossimo?" è stata feconda per tanti. Qui si raccontano le loro gesta e i loro perché. "Dal buon Samaritano a Madre Teresa, i monasteri medievali e la Parigi del '700. Una cavalcata nei secoli per scoprire tanti eroi ed eroine della carità."
In questo volume dedicato allo shintoismo, una "via", più che una religione, costitutiva dell'anima giapponese, si parla di: La mitologia shintoista L'importanza dei templi e dei riti I kami: divinità concettuali o realtà da esperire? Salvezza: non trascendete ma nel qui e ora dell'esistenza Le preghiere rivolte alle divinità Il posto centrale riservato alla natura, in cui sono immersi i santuari e che è oggetto di venerazione privilegiata Flessibilità nel metabolizzare le sfide della modernità. Inoltre, una mappatura delle principali ramificazioni dello shintoismo.
In questo volume dedicato al giainismo e al sikhismo, due tra le principali religioni minoritarie dell'India, si parla di: Origini e storia dell' "eresia" giainista; I quattro cardini del giainismo; Culto, preghiere, simboli del giainismo; Originalità e monoteismo del sikhismo; La figura di Guru Nak e degli altri nove guru. La fede sikh. Inoltre, uno sguardo sul recente interesse occidentale per il giainismo e sulla diaspora sikh in Italia.
Dalla Chiesa "società dei veri cristiani" alla Chiesa "comunione", molta strada è stata fatta. O meglio, si è tornati alla Tradizione che significa "restare sé stessi, ma sviluppandosi continuamente. La Chiesa è sempre stata in costante evoluzione". Luigi Bettazzi, l'unico vescovo italiano presente al Concilio Vaticano II oggi vivente, racconta la "sua" Chiesa, frutto di un'esperienza lunga (quasi) un secolo: non una cittadella che si sente assediata dal mondo e dai "laici", bensì una comunità impegnata ad annunciare la vicinanza di Dio a tutte le donne e gli uomini, in particolare i più dimenticati e soli. Le figure di Giovanni XXIII, del cardinal Lercaro, di Helder Câmara, di Francesco, scorrono davanti agli occhi del lettore raccontate da Bettazzi che ben conosce e ha conosciuto quei pastori "con l'odore delle pecore". Insieme a questi esempi la Chiesa può operare un nuovo ritorno alla Tradizione: "Il punto di partenza è la priorità del "popolo di Dio", depositario dei doni dello Spirito, di cui la gerarchia, a tutti i livelli, è al servizio". "Un tempo pareva che compito della Chiesa fosse garantire la propria vita, struttura e libertà. Ci si è resi conto invece che la Chiesa deve farsi voce di quanti non hanno voce e deve promuovere i diritti di chi si sente emarginato."
Profondo e articolato saggio teologico su cosa deve essere la missione cristiana nell'era attuale. La categoria di "dialogo profetico" unisce due poli spesso messi in contrapposizione e che invece gli autori, grazie a lunghi studi, lavoro sul campo e confronto con diverse realtà, uniscono: il dialogo (con le religioni, con la cultura, con la società) è costitutivo della missione, così come lo è la profezia, ovvero la testimonianza del Regno di Dio nella storia.
Il racconto semiserio di una tranche di vita di una donna che insegue una forma di vita urbana fuori dagli schemi: dove sia più importante "essere-con" che avere; dove saper trovare la bellezza a un passo dalla monnezza; dove scovare perle di saggezza metropolitana sul bus come in condominio. Nella "città da condividere" l'autrice ha scopertola sua "vocazione", visto che non si erano aperte per lei le porte del monastero (era un 1° di aprile!).
"Se avessi detto, voluto dire o creduto quello cheloro mi attribuiscono, sarei davvero un eretico. Manon l'ho fatto". Così si esprime in queste pagine Jacques Dupuis, il gesuita e teologo famoso per la sua pionieristica "teologia del pluralismo religioso". Una posizione che, a cavallo dell'anno 2000, gli costò le critiche e l'indagine della Congregazione per la dottrina della fede, presieduta dall'allora cardinal Joseph Ratzinger. Per la prima volta viene qui presentata al lettore l'autodifesa di Dupuis - molto stimato nella Compagnia di Gesù - di fronte all'ex Sant'Uffizio: un'apologia di sé e del proprio lavoro di ricercatore, che Dupuis considerò sempre e solo "cattolico", nel senso di "universale".
Padre Vincenzo Barbieri (1931-2010) fu missionario fino all'ultimo giorno della sua vita, ma a modo suo: nel 1965 a Milano fondò COOPI, una delle prime associazioni italiane di laici volontari per l'Africa e per l'America Latina, rimanendovi impegnato fino alla fine. Pochi lo sanno, ma è stato uno dei "padri" della cooperazione italiana. Uomo instancabile e "burbero benefico", non si accontentò di gestire la sua Ong, ma ha continuato a spendersi in prima persona nel contatto con i bisognosi, nelle attività di sensibilizzazione e di raccolta fondi, nella lotta per la giustizia. "Ho incontrato questa realtà di laici che partivano, e anch'io sono andato dove soffiava il vento" padre Vincenzo Barbieri.

